Ammettiamolo: nell’ultimo decennio il signor Ridley Scott si è lasciato andare un po’ troppo. Si, da contratto deve produrre o dirigere un film all’anno (o anche più, essendo questo il secondo da lui fatto nel 2015, dopo Exodus-Dei e Re) e questo implica che tutti i film su cui mette mano non è detto che vengano fuori dei bei lavori. Dai grandi capolavori che ci ha regalato nel secolo scorso, negli anni 2000 a partire da Il Gladiatore la qualità dei suoi film ha iniziato a decadere, lasciandoci con un po’ di amaro in bocca. Lo scalpore dopo l’uscita di Prometheus (2012) nessun altro suo lavoro l’aveva creato e di certo la sua mano dietro ad Halo: Nightfall (per non allontanarci troppo dalla natura del nostro sito) si è fatta sentire, non migliorando di certo il prodotto. Quest’anno tuttavia la situazione è leggermente migliorata. Come già citato, nella prima parte dell’anno è uscito nelle sale il suo nuovo kolossal Exodus-Dei e Re e dopo molti fallimenti e film non particolarmente eccellenti, finalmente Scott rinsavisce, dirigendo un bel film con alcuni degli attori più noti dello star-system hollywoodiano (Christian Bale, Joel Edgerton, John Turturro, Aaron Paul, Ben Kingsley e la sua musa Sigourney Weaver). Prima che qualcuno fraintenda: Exodus non è il capolavoro perla delle perle, è un bel film e sicuramente migliore dei lavori di Ridley Scott degli ultimi anni.

Al di là dei suoi altri progetti, Blade Runner 2 e seguiti, la trasposizione di una serie tv da 3001: Odissea Finale (l’ultimo della quadrilogia di Odissea nello Spazio di Arthur C. Clarke), i nuovi progetti del franchise di Alien (Alien: Paradise Lost, ovvero il sequel di Prometheus, e la produzione del nuovo Alien diretto da Neil Blomkamp) e altre chimere di cui ignoriamo l’esistenza, ecco che esce in sala la sua ultima fatica: The Martian (o in italiano Sopravvissuto-The Martian), trasposizione cinematografica del libro best-seller di Andy Weir con protagonista Matt Damon.
Generalmente quando pensiamo a Ridley Scott, lo associamo ai suoi filmi kolossal con effettoni visivi e speciali, lunghi e pesanti (ma non per questo obbligatoriamente brutti, anzi) come ad esempio i capolavori come Blade Runner, Alien o altri come 1492-La Conquista del Paradiso, Le Crociate o Black Hawk Down. Filmoni, insomma. Stavolta invece la questione è assai diversa. The Martian si presenta come un film d’intrattenimento più che un survival o un kolossal Scottiano e riesce molto bene nel suo intento. A tal punto che non sembra nemmeno girato dallo stesso Ridley Scott per quanto la regia di questo film si allontana dai sopracitati. Il film ci riporta nelle atmosfere aliene del pianeta rosso, su cui sono ambientati molti film che sono passati alla storia. Mai più di adesso, lo spazio è totalmente apatico nei confronti dell’uomo ed esattamente come dice Mark Watney (il personaggio interpretato da Damon), “lo spazio non collabora“. Infatti lo vediamo alle prese con la sopravvivenza, creando un piccolo campo di coltivazione all’interno della base per la missione ARES III. Il dettaglio che gli ha salvato la vita è che lui è un botanico e grazie alle sue abilità è stato in grado di coltivare patate. Se fosse stato specializzato in qualche altro campo, non sarebbe sopravvissuto così a lungo.themartian-damon-copertina
Vediamo un Matt Damon in una grande interpretazione. Curioso notare come nel corso degli anni abbia vestito i panni di personaggi in diversi generi cinematografici. Ultimamente l’abbiamo visto l’anno scorso in Interstellar, di Christopher Nolan, e c’è stata persino una confusione (ai limiti dell’ignoranza) tra il pubblico secondo il quale The Martian sarebbe un prequel di Interstellar… e qui ci fermiamo onde evitare ulteriori spoiler.

Man mano che gli eventi scorrono lo vediamo sempre più in difficoltà, anche a livello fisico: a inizio film ha un corpo muscoloso fino a ridursi quasi a pelle e ossa verso la parte finale. Molto piacevole è stata l’assenza di siparietti comici ridicoli o puerili che avrebbero spezzato il ritmo del film. L’intrattenimento verso cui hanno puntato è invece più ordinario (e spesso proprio per questo risulta più godibile di altri generi di intrattenimento) e sopratutto è ben piazzato e giustificato. Oltre al montaggio e alla regia, un altro dettaglio che distacca maggiormente questo film dagli altri di Rdley Scott è la colonna sonora. Oltre alle musiche troviamo anche una piccola lista di musiche disco di vecchia data, nel film appartenenti al comandante della missione, al centro di una gag ricorrente ma senza infastidire.

Oltre a Matt Damon, abbiamo un cast ricco di nomi ben noti al pubblico. Il resto della squadra per la missione ARES III è composto da Jessica Chastain (il comandane dal dubbio gusto musicale), Michael Pena, Sebastian Stan, Kate Mara e Askel Hennie, mentre sulla terra, alla NASA,  abbiamo volti del calibro di Jeff Daniels, Sean Bean (con tanto di strizzata d’occhio al Signore Degli Anelli), Kristen Wiig e molti altri. Tutti piuttosto azzeccati per la parte che interpretano, nonostante non ci sia un chissà quale approfondimento .

Nonostante alcuni dettagli che possono risultare ridicoli e un paio di inesattezze, il film gode di una buona accuratezza scientifica. Già per scrivere il libro originale Andy Weir si era documentato molto e stavolta nell’équipe degli sviluppatori c’è James L. Green, direttore della Planetary Science Division della NASA, che ha lavorato come consulente scientifico per il film. Oltre a ciò, la NASA ha anche assistito la produzione del film fornendo basi scientifiche e tecnologiche per una  realizzazione il più vicino possibile alla realtà.about-bg.jpg-5632839792

Una cosa di cui si è sentita la mancanza è senza dubbio la drammaticità. Mark Watney, in fin dei conti, non sembra affrontare la cosa in maniera impaurita. Certo, è un astronauta ben addestrato, ma in una situazione del genere prima di acquisire il suo perfetto autocontrollo, la paura e la disperazione dominano senza dubbio. In effetti il primo trailer ha mostrato il film sotto un’altra luce: voleva presentare il film come carico di tensione (un po’ alla Gravity, se vogliamo), ma già dal secondo trailer l’atmosfera era diversa proprio perché The Martian non punta ad essere un filmone drammatico, ma bensì un film d’intrattenimento. Molte persone stanno paragonando il film ai su citati Interstellar e Gravity, ma francamente è una cosa ridicola. Si, ultimamente i film fantascientifici che hanno come tema principale l’uomo in confronto allo spazio sono molto pochi, sopratutto negli ultimi anni, per cui in fin dei conti fare un minimo di paragone è quasi normale, ma la gente non tiene presente che si tratta di 3 film TOTALMENTE differenti. Mentre Gravity puntava verso il tema del “viaggio” mettendo l’uomo da solo contro il vuoto cosmico e Interstellar puntava ai limiti della coscienza umana esplorando la lotta tra i sentimenti e la ragione, The Martian dal canto suo punta semplicemente ad intrattenere lo spettatore con un pizzico di tensione (sopratutto verso la parte finale) e la pericolosa bellezza dell’inesplorato. Il modo migliore per godersi il film (ma non solo questo, tutti i film) è di entrare in sala senza aspettative, non sapendo cosa ci si troverà davanti.

Ovviamente questo The Martian non è un Capolavoro del cinema, tuttavia si tratta di un buon film mirato ad intrattenere lo spettatore con un’avventura di 2 ore e 20 al di fuori della stratosfera.