Se siete amanti del genere Survival segnatevi il 22 Maggio 2018 sul calendario poiché da quel giorno potrete mettere le mani su quello che probabilmente merita di essere uno dei titoli di maggior spicco del genere: State of Decay 2, esclusiva Microsoft per Xbox One e PC. Per chi ha preordinato la Ultimate Edition, invece, il titolo sarà invece disponibile già dal 18 Maggio.

State of Decay 2 è, sotto certi aspetti, il seguito del riuscitissimo titolo Survival Horror Open World dello studio statunitense Undead Labs, e come il suo predecessore porterà alta la bandiera del genere, visti anche i vistosi miglioramenti rispetto alla scorsa iterazione della serie, uscita nell’ormai lontano 2011 per Xbox 360 (con conseguente versione successiva per console next-gen) e PC.

Detto ciò, diventa fondamentale fare un’importante premessa: il nuovo capitolo non sarà né rivoluzionario né sarà uno scialbo more of the same, ma attinge a piene mani da tutto quello che di buono avevano fatto i ragazzi di Seattle nel primo capitolo, lo trasporta nella sua nuova avventura e lo amplia ulteriormente, segno di come gli sviluppatori vogliano dare un senso di continuità alla serie, senza stravolgere nulla, dando le giuste garanzie ma senza servire una minestra riscaldata.

Ma bando alle ciance e andiamo a vedere nel dettaglio la nuova fatica di Undead Labs, e quanto di buono è stato cambiato e introdotto dal precedente capitolo, vera silent hit del mondo Survival.

Sopravvivere non è l’unica cosa che conta

Se avete giocato al primo capitolo più o meno sapete cosa vi attende là fuori, ma se State of Decay 2 sarà il vostro primo titolo Survival preparatevi, fisicamente e mentalmente, a scontrarvi con la riproduzione più fedele della realtà, e con la sua infinità di meccaniche che compongono un gameplay ricchissimo, rasentando la perfezione del genere.

Il mondo, ambientato 18 mesi dopo le vicende del primo capitolo, è allo sbaraglio: l’esercito ha disertato a causa della Piaga del Sangue, che trasforma gli infetti in feroci zombi grondanti di sangue e pare non esserci un freno a questo catastrofe. Questa è la premessa che nel breve prologo ci illustra la situazione, dove i nostri sopravvissuti dovranno lottare per arrivare al domani.
La trama è delle più classiche, ma a conti fatti come nel primo capitolo non è assolutamente il fulcro centrale dell’esperienza.

La Piaga del Sangue è una delle novità per quanto riguarda la narrativa, la quale non presenta una vera e propria trama, ma crea una necessita nel giocatore, il quale sarà indotto a crearci una storia attorno.

Una volta scelta una fra le coppie iniziali che ci verranno proposte, affronteremo un breve tutorial con il compito di immergerci in questa nuova avventura, spiegandoci le basi del gioco e le relazioni che intercorrono all’interno della coppia selezionata.

Da notare assolutamente che i membri del gruppo iniziale vengono generati dinamicamente dalla CPU ad ogni nuova partita, con background, caratteri e abilità casuali; così facendo, Undead Labs vuole far intendere che il vero obbiettivo del gioco è sopravvivere, anche se vedremo che non è l’unica cosa che conta.

Infatti, una volta passato questo breve preambolo, verremo catapultati, senza troppi complimenti, nel cuore del gameplay, dove come veri sopravvissuti dovremo imparare sulla nostra pelle cosa vuol dire saper gestire un enclave di personalità diverse fra loro.

Partiamo dalla prima scelta, anche se non fondamentale, al quale il titolo ci porrà davanti: il luogo dove instaurare la nostra comunità iniziale.
A differenza del primo capitolo, ambientato esclusivamente a Trumbull Valley, State of Dacay 2 ci lascia libera scelta su quale ambientazione vogliamo usare come sfondo per la crescita del nostro gruppo tra tre possibili alternative, anche se inevitabilmente più avanti nel gioco saremo costretti a migrare alla ricerca di altre risorse, ma questo non succederà prima di svariate ore di gioco.

Pianura, collina o montagna, tutte con mappe dall’estensione uguale all’unica area presente nel predecessore della serie e piene zeppe di materiale utile ai nostri scopi, completamente esplorabili sin dall’inizio e senza veri e propri punti chiave, denotando a pieno l’aspetto free-roaming e open world del titolo.

State of Decay 2
Infezioni, luoghi d’osservazione e tanto altro riempiranno la nostra mappa

Questo invoglia il giocatore ad avventurarsi nella marea di zombi che infestano l’area alla ricerca di ogni oggetto e risorsa utile alla causa, oppure gettarsi al salvataggio di uno dei tanti incontri casuali che di tanto in tanto spunteranno, grazie ai quali andremo ad ampliare la nostra comitiva di sopravvissuti.

In precedenza abbiamo detto che non esiste una vera trama principale da seguire durante il gioco, ma ciò non toglie che una storia effettivamente esista all’interno del titolo, ed è lo stesso giocatore a crearla in base alle decisioni che prenderà durante l’intero arco della partita.
In aggiunta al predecessore, State of Decay 2 aggiunge alle semplici interazioni fra i vari personaggi che incontreremo anche un background per ciascuno di essere, una vera e propria caratterizzazione a 360 gradi, che influirà sull’andamento dell’intero enclave di sopravvissuti.

Il morale all’interno del nostro gruppo infatti non andrà mai sottovalutato e non dipenderà esclusivamente dalla qualità di vita che riusciremo a garantire alla nostra comunità: litigi, risse, tradimenti e persino suicidi potranno accadere se non diamo la giusta importanza a ciascun membro, dedicandoci anche ai suoi bisogni personali oltre a quelli primari necessari alla sopravvivenza.

State of Decay 2
Le esigenze sono tante e mai da trascurare, tenere alto il morale è fondamentale

Questa scelta da parte degli sviluppatori ha un impatto dunque devastante sulla profondità del gameplay e sull’esperienza di gioco che ogni player avrà mettendo mano al titolo, garantendone un ampio margine di personalizzazione, grazie anche alla meccanica del permadeath che il gioco porta in dote dal primo capitolo, e della grande influenza che la morte di un membro cardine può portare, stravolgendo totalmente il gruppo e i nostri piani.

Il lupo solitario muore, il branco sopravvive

Come in ogni buon Survival che si rispetti, la coesione all’interno del nostro gruppo sarà fondamentale, ma anche un’organizzazione efficiente non sarà da meno e qui State of Decay 2 mostra un lato gestionale di tutto rispetto.

Il proprio insediamento va infatti amministrato e fatto crescere, decidendo quali strutture costruire per ampliarlo e come gestire manovalanza e risorse.
Se un ospedale da campo è sostanzialmente obbligatorio sin dall’inizio per poter trattare feriti e infetti della Piaga del Sangue, il resto delle scelte logistiche è lasciato completamente in mano all’utente.

State of Decay 2
Potremo tenere sott’occhio tutto l’accampamento da questo comoda schermata

Una cucina di lusso, un impianto energetico, un poligono di tiro dove raffinare la propria abilità di mira e tanto altro potranno essere implementati al nostro rifugio per migliorarne la qualità, ma attenzione, qui viene a galla un altro aspetto fondamentale nella gestione del nostro enclave: il ruolo che ciascun membro ha al suo interno.

La parte gestionale è fondamentale nell’economia generale del titolo, la capacità di gestire al meglio il proprio gruppo influirà sulle nostre chance di sopravvivere più a lungo.

Una cucina infatti non potrà mai essere sfruttata a pieno senza un abile cuoco, o un centro medico non sarà mai utilizzabile al 100% senza un esperto di medicina, ed è qui che il giocatore ricopre un ruolo fondamentale nella crescita di ciascuno degli elementi del gruppo, sviluppando le loro capacità, e della comunità stessa, reclutando sopravvissuti con le giuste capacita da poter coltivare.

State of Decay 2
Le abilità di ogni personaggio saranno d’aiuto dentro e fuori al rifugio

Si delinea così anche un aspetto ruolistico non trascurabile all’interno del titolo, grazie al quale andremo a creare dei punti di riferimento all’interno della nostra comitiva, dando dei compiti ben precisi a ciascun membro, grazie anche alla possibilità, e necessità, di intercambiare l’utilizzo del personaggio in mano al giocatore.

Ciascun membro della comunità, infatti, avrà i propri bisogni fisici e tenderà a stancarsi se utilizzato troppo a lungo, necessitando di un meritato riposo e lasciando il testimone in mano a chi è più in forma.
Grazie a questo stratagemma l’utente entrerà in contatto con tutti i membri del proprio gruppo e i loro bisogni, fattore importantissimo per poterne capire il carattere e soddisfarne le necessità per farli integrare al meglio, ma soprattutto per poterne sviluppare le capacità durante l’utilizzo.

Dalla semplice resistenza fisica a capacità più peculiari determinate dal background o apprese durante l’avventura, ogni personaggio sarà sviluppabile in svariati modi, in base alle necessità, stratificando ulteriormente il gameplay.

Tuttavia non bisogna scordarsi le basi del genere di cui State of Decay 2 si fa portavoce: il bisogno di sopravvivere all’incessante scorrere dei giorni raccogliendo le risorse necessarie a mandare avanti la baracca.
Medicinali, cibo, carburante e materiali da costruzione saranno solo alcuni dei materiali fondamentali da reperire periodicamente durante le nostre gite in giro per la mappa per poter ampliare la nostra base, garantire un buon livello di umore e fornirci tutti i mezzi utili alla sopravvivenza.
Guai dunque a rimanerne senza, poiché il passo da una bella famigliola felice a un gruppo di battibeccanti frustrati è breve, soprattutto se il cibo in tavola scarseggia o se c’è da combattere per l’ultimo letto disponibile.

Inoltre, a rimarcare ancora una volta un gameplay modellato alla perfezione dai ragazzi di Undead Labs, il tutto è gestibile attraverso schermate semplici ma complete, di facile accesso, quasi nel tentativo di rendere agli occhi dell’utente la gestione più facile di quanto in realtà non sia, rendendo intuitivo qualcosa in realtà estremamente delicato.

Una buona reputazione è fondamentale

Gestire una comunità in modo che funzioni al meglio non è per nulla semplice, soprattutto all’inizio dove i mezzi a propria disposizione non saranno dei migliori, e la strada verso il successo e l’autonomia è lunga, ma tutto dipenderà dalla nostra reputazione.

Quest’ultima sarà la moneta di scambio principale all’interno del titolo, e ci servirà negli ambiti più disparati, dal commercio all’occupazione di nuovi insediamenti e avamposti.
Sarà infatti necessario, all’espandersi del nostro gruppo, un trasferimento in una nuova base per evitare che i nostri ragazzi rimangano senza letto e che quindi non calino di morale, oppure per la necessità di più spazio sul quale costruire per rendere totalmente autonoma la nostra colonia, e sfruttare al massimo nostri avamposti, fondamentali sia a livello di economia, sia a livello strategico, soprattutto all’inizio grazie anche ai loro bonus, e che saranno quindi uno dei nostri primi investimenti in fatto di reputazione guadagnata.

Il guadagno di reputazione sarà lento ma graduale, dato che dipenderà dalle azioni compiute in giro per la mappa, costringendo il giocatore a non pochi sacrifici, soprattutto nella fase iniziale, il quale andrà a scontrarsi con un avanzamento faticoso, che richiederà tempo e dedizione, ma che saprà ricompensare in maniera gratificante, grazie anche alla nuova funzione del Leader.

Per diventare Leader serve essere rispettati, ammirati, essere pragmatici ma anche attenti ai problemi di tutti, riuscirete nel’impresa?

Una volta portato a termine l’implicito compito di debellare la Piaga del Sangue, entreremo in una seconda fase del gioco dove, in base al rispetto accumulato da uno dei nostri personaggi, da non confondere con la reputazione, potremo elevarlo a leader del nostro enclave, iniziando un’impresa personale in base al membro scelto per il ruolo.

State of Decay 2
Mai lasciare vacante per quanto possibile il ruolo di leader, questo causerebbe disordine e scompiglio nel gruppo

Questo ci porterà verso la conclusione della nostra avventura, poiché una volta portata a termine l’impresa avremo concluso l’avventura, ma badate bene, avremo la possibilità di avere al nostro seguito tutti i sopravvissuti e iniziare così nuovamente, con alcuni bonus, dando un senso di continuità e una longevità pressoché infinita al titolo.

Da notare la presenza di altri enclavi durante la nostra avventura, con i quali potremo commerciare, stringere alleanze o addirittura entrare in guerra, anche se questo offrirà poche soddisfazioni, vista la scarsa aggressività mostrata dagli altri essere umani.

Combattere ed esplorare insieme

Il fulcro del gioco risulta palese essere dunque l’esplorazione, dato che da essa traiamo i materiali necessari e guadagniamo la reputazione che tanto ci serve per progredire nel gioco e commerciare, e affrontarla in totale solitudine a volte non è la scelta migliore.

Avremo infatti svariati motivi per portare al nostro fianco un compagno fidato, sia per un supporto fisico nei momenti di difficoltà, sia per un mero supporto logistico; basti pensare che la nuova meccanica per le auto non garantisce più carburante infinito e che nei nostri striminziti zaini non possiamo mettere solo riserve di carburante.

Ecco quindi che sovvengono in nostro aiuto due possibili soluzioni: la capacità di chiedere ad un membro del gruppo di seguirci, ma in quel caso sarete solo in 2, oppure la nuova modalità cooperativa, tramite matchmaking o invito, introdotta rispetto al precedente capitolo che ne era orfano.

La modalità Multiplayer è stata richiesta a gran voce dai giocatori e Undead Labs ha accontentato i propri giocatori. Ma il risultato è non proprio quello atteso.

La modalità cooperativa permette a 3 amici al massimo di partecipare alla nostra partita per aiutarci nelle nostre spedizioni, ricordando che anche loro non saranno immuni dai bisogni e quindi sarà necessario bilanciare a dovere i propri equipaggiamenti.

Il funzionamento è del tutto simile a quello visto su Monster Hunter World: si lancia un fumogeno d’emergenza e si attende l’arrivo della cavalleria che però, nonostante i bisogni in comune, non posso fare altro che aiutarci in modo temporaneo, non guadagnando nulla se non qualche materiale e nessun progresso nella loro partita.

Anzi, per chi aiuta il multiplayer può rivelarsi un’arma a doppio taglio dato che il permadeath del proprio personaggio persiste, ma c’è da constatare che il grande vantaggio di essere in un gruppo da 4 è l’abbassamento drastico per quanto concerne la difficoltà, arrivando addirittura a snaturare un po’ quelle che sono le intenzioni base del genere.

Dal canto positivo rimane solo la sensazione di aiuto reciproco e di sicurezza che un amico più esperto può dare e l’impagabile piacere di giocare in compagnia, cose non trascurabili ma che potrebbero essere amplificate non poco da un comparto multiplayer magari più variegato e completo.

Tecnicamente parlando

Se son rose fioriranno diceva un proverbio, ed effettivamente i ragazzi di Seattle un passo avanti sotto il lato tecnico lo hanno fatto e ne va dato merito, anche perché un passo indietro rispetto al primo capito, dopo più di 5 anni d’esperienza, difficilmente sarebbe stato possibile.

Il passaggio da Cry Engine 3 a Unreal Engine 4 per quanto riguarda il motore grafico è forse la più grande novità introdotta dallo studio statunitense, e gli effetti si vedono eccome migliorando sensibilmente l’esperienza di gioco, ma purtroppo le nostre rose non sono sbocciate completamente.

Sotto il lato puramente stilistico purtroppo si risente enormemente delle limitate capacità dei ragazzi di Undead Labs in termini di budget e personale. Il gioco quindi non può, ma non vuole nemmeno, competere con le altre esclusive Microsoft, mettendo in risalto la propria origine indie: strutture poligonali molto semplici, le texture non sempre perfette e il riciclo di strutture e alcuni elementi grafici sono riscontrabili a colpo d’occhio.

State of Decay 2
Una grafica semplice e una HUD pulita ed essenziale, una scelta stilistica tutto sommato gradevole

Attenzione però, questa non vuole essere una critica gratuita al titolo anzi, visti i mezzi e alla luce del fatto che il titolo è disponibile a prezzo di budget nella versione standard, ovvero 30 euro, il risultato ottenuto risulta gradevole e in linea con quelle che sono le premesse, anche se oggettivamente le potenzialità del motore grafico utilizzato potrebbe dare risultati ben più qualitativi, ragion per cui siamo disposti a chiudere un occhio sotto quest’aspetto.

Di tutt’altro canto invece non siamo disposti a far passare in sordina altri aspetti del comparto tecnico soprattutto per quanto riguarda l’ottimizzazione del codice, come la collisione tra alcuni poligoni, che portano inevitabilmente ad alcuni momenti di pura frustrazione.

Tante possono essere le attenuanti per i ragazzi di Undead Labs, ma dal cmparto tecnico ci aspettava un salto di qualità molto più netto rispetto al passato, quando invece alcuni dei problemi ancora persistono fastidiosi.

Non sarà infatti raro vedere zombi piovere dal cielo, o rimanere incastrati in elementi dello scenario senza via d’uscita, tanto che gli sviluppatori hanno voluto inserire, quasi come mezzo d’emergenza, la possibilità dal menù di spostare il proprio personaggio di qualche metro dalla posizione attuale.
Nemmeno troppo rari saranno i cali di frame rate, soprattutto nei momenti più concitati di combattimento, e questo potrebbe causare non pochi fastidi.

Da menzionare che la nostra prova è avvenuta su PC, dove il titolo arriva grazie a un porting nudo e crudo, senza dunque le dovute ottimizzazioni, e che probabilmente i driver adatti a far girare al meglio il titolo arriveranno al day one con i dovuti aggiornamenti, ma ciò non toglie che un lavoro quantomeno più certosino sarebbe stato d’uopo, visto anche il grandissimo sforzo profuso nella costruzione di un gameplay vastissimo e completo sotto ogni aspetto.

Non è esente da qualche colpo al fianco anche la IA che caratterizza il titolo, con zombi totalmente disattenti a eventuali luci, con un range d’interazione visiva di pochi metri, ma dotati di un udito ferino ed una risposta immediata al minimo rumore fatto dal giocatore, rendendo a volte imprevedibile il comportamento dei nemici.

Positivo invece è risultato il comparto audio, arricchito di una piacevole colonna sonora che ci accompagnerà durante le nostre spedizioni.

State of Decay 2 si porta dietro il meglio e il peggio del proprio predecessore, accentuandolo o smussandolo in base agli aspetti, ma la sensazione è quella di avere in mano un motore degno di Enzo Ferrari, ma montato su una vecchia utilitaria.
La nostra speranza dunque è di un forte supporto post lancio, e magari di una futura nuova versione Enchanted, in grado di alleviare le mancanze di questo titolo a volte acerbo, ma che ha davvero tanto da dire al panorama videoludico, rivelandosi ancora unico nel suo genere.


PRO CONTRO
  • Gameplay profondo e variegato
  • Longevità potenzialmente infinita
  • Inserimento della modalità Co-op
  • Mantenimento delle costati che ben hanno figurato nel primo capitolo
  • Venduto a prezzo di budget
  • Grandi lacune tecniche
  • Modalità Co-op non pienamente sfruttata
  • Visivamente non il massimo per il livello attuale medio
  • Mantenimento di molte lacune derivanti dal primo capitolo
Conclusione
State of Decay 2
8
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Studente di Ingegneria prima e appassionato di videogame poi, possessore di una PS4 ha concretizzato la sua passione per il mondo videoludico sposando il progetto del 17KGroup.