Frictional Games è un team indipendente svedese specializzato nella realizzazione di videogiochi survival horror. Dopo le fortunate saghe di Amnesia e Penumbra, nel 2015 è arrivato su PC e Playstation 4 Soma che a differenza dei primi due titoli di Frictional ha un’ambientazione decisamente più fantasy. Circa due anni dopo il gioco è approdato su Xbox One e noi di 17K Group non abbiamo perso l’occasione di provarlo sulla console di casa Microsoft.

 

Una terrificante avventura sui fondali marini

Soma è l’angosciante storia di Simon Jarett, un giovane ragazzo di Toronto, che a seguito di un importante incidente stradale, vedrà la sua vita cambiare totalmente fino a ritrovarsi catapultato in un’avventura decisamente inquietante in una stazione sottomarina sui fondali dell’Oceano Atlantico del nord.

“LA realtà è ciò che si rifiuta di sparire anche quando smetti di crederci
– Philip K. Dick

 

L’incidente, oltre ad averci portato via Ashley una giovanissima ragazza alla quale eravamo tremendamente affezionati, ci ha causato svariati problemi cerebrali e per trovare una soluzione al nostro malessere ci affideremo alle cure del dottor David Munshi, che ci utilizzerà come cavia per un cura sperimentale basata sulla scansione virtuale del nostro cervello. Sarà proprio Munshi a interrompere, con una telefonata, l’incubo del filmato iniziale di gioco: dopo essere stati svegliati bruscamente dal cellulare, quindi, ci ritroveremo nel nostro piccolo monolocale e dopo aver preso confidenza coi comandi, inizieremo a scoprire di più sul passato del protagonista tramite vari documenti, mail e foto sparse per la casa. Una volta trovata la bottiglietta di liquido di contrasto che servirà al dottore per simulare al meglio il nostro cervello, usciremo di casa per non tornarci mai più. Arrivati nello studio di Munshi, avremo a che fare con il primo enigma del gioco. Difatti, all’ingresso dello studio, saremo davanti a una stanza vuota senza nessuno ad accoglierci. La porta che ci separa dal nostro medico è bloccata e dovremo trovare  un modo per accedere alla sala della scansione. Una volta risolto il primo degli enigmi presenti nel gioco, ci saranno una serie di dialoghi con Munshi, per poi dare inizio all’esperimento sul nostro cervello e cadere in un profondo sonno.

Pronti per la scansione?

Il gioco riprende ancora una volta al nostro risveglio, in una stanza buia che ha tutta l’aria di non essere lo studio medico in cui ci eravamo addormentati. Una volta attivata la corrente saremo circondati da tubi e tute da palombaro. Simon ancora non lo sa, ma siamo a Pathos II, una stazione sottomarina costruita con l’obiettivo di lanciare missili nello spazio, fungendo da setting che ci accompagnerà durante tutto il gioco. Le cose sulla terra oramai sono cambiate, siamo nel 2104 e girovagando tra i documenti sparsi nella stazione, scopriremo che il pianeta come lo conosciamo è, tristemente, finito a causa di una meteora abbattutasi sulla terra e probabilmente, per quanto ne sappiamo, siamo gli ultimi esseri umani sulla terra. La stazione sottomarina è una tetra location che ci ricorda la vecchia Ishimura di Dead Space, ma al contrario del gioco sviluppato da Visceral Game, Pathos II non è abitata da temibili necromorfi, ma da delle macchine dalle sembianze umanoidi comandate da un’intelligenza artificiale di nome WAU. Le domande relative al nostro presente, passato e futuro a quanto pare saranno un bel po’ e durante tutto il gioco saremo impegnati a sopravvivere sui fondali marini, cercando le risposte di cui Simon ha bisogno per portare a termine una missione che poi si rivelerà molto più grande e complessa di quello che all’inizio credevamo.

L’ultimo uomo sulla terra… Forse.

La nostra avventura, quindi, proseguirà per circa nove ore scarse in uno scenario davvero terrorizzante; il gioco punta totalmente sul comparto narrativo, tanto che le fasi di gameplay somigliano ad una lunga passeggiata su Pathos II, alla scoperta di tutti i dettagli della storia grazie a vari documenti e file audio che troveremo in giro sui computer o sui cadaveri sparsi per la stazione.

L’unica arma a nostra disposizione è l’omnitool, una specie di telecomando che ci permette di interagire con porte, mezzi e pannelli della stazione. Sfortunatamente il nostro magico attrezzo non sarà efficace sulle creature ostili che abitano la stazione e ci ritroveremo costretti a sorpassare i nemici senza la possibilità di affrontarli direttamente. La mancanza di qualsivoglia tipo di combattimento all’inizio può sembrare una delle più grandi pecche di Soma, ma una volta riusciti ad entrare completamente nello spirito del gioco capiremo che l’assenza degli scontri è solamente un modo per mantenere alta la tensione che risalta, quindi, il vero punto di forza del gioco: la narrazione. Stabilire delle strategie per evitare in maniera stealth i mostri-robot, tra l’altro, non sarà molto complicato ma bisognerà muoversi con attenzione perché al contrario di altri horror game del genere, non avremo modo di nasconderci se ci beccheranno.

Uno dei punti di forza del gioco sono gli enigmi: durante la nostra esplorazione ci troveremo davanti alcuni quesiti da risolvere per andare avanti. Sicuramente non rappresentano un grande ostacolo per la mente dei giocatori, ma contribuiscono a spezzare la monotonia del gioco.

Con la versione Xbox One del titolo, è stata inserita una nuova modalità di gioco chiamata modalità sicura che ci permetterà, come comprensibile dal suo nome, di vivere l’esperienza completa di Soma in un ambiente più sicuro dove non esistono macchine ostili. Per quanto sia eccellente la sceneggiatura del gioco, però, la modalità sicura toglie a Soma uno dei suoi punti di forza, ovvero, le sensazioni di ansia che ti danno i nemici che popolano Pathos II; è quindi consigliabile giocare la modalità sicura solo dopo aver finito il gioco nella maniera classica per cercare tutti i documenti e i dettagli presenti nella stazione sottomarina che magari durante una prima run avevamo dimenticato di guardare.

Qualcuno qui è nei guai

Tecnicamente…

Per quanto riguarda la parte tecnica del gioco, Soma mette in mostra ancora una volta il motore proprietario di Frictional Games, HPL Engine 3 che riesce a portare Soma su Xbox One S senza eccessivi problemi a 1080p per trenta frame al secondo, fatta eccezione di alcuni momenti dove abbiamo potuto notare alcuni cali di frame. Le texture per quanto riguarda l’interno della stazione sottomarina sono state ben curate, al contrario di quelle esterne, ed è stata molto apprezzata la possibilità di poter interagire con i tantissimi oggetti presenti sullo schermo. Essendo comunque un porting di un gioco datato 2015, quindi, Soma si è comportato in maniera egregia sul lato tecnico, sopratutto per la gestione delle luci che ha aiutato a mantenere terrificante l’atmosfera anche in assenza di nemici. Il comparto sonoro del titolo è molto ben curato, non spezza mai il clima di ansia che circonda Pathos II e anzi, aiuta molto spesso a mantenere la tensione durante alcune sessioni di gioco. Per quanto riguarda la componente puramente artistica, è apprezzabile il lavoro fatto da Frictional Games, ma nel complesso il valore artistico del team risulta più evidente per quanto riguarda l’aspetto dei nemici che per le ambientazioni molto anonime seppur ben realizzate tecnicamente.

 

Soma, quindi, risulta essere estremamente originale nel panorama videoludico moderno nonostante sia uscito più di due anni fa. Il gioco difatti non solo propone una storia molto ben scritta, ma riesce anche a essere un gioco dell’orrore incredibilmente efficace senza ricorrere ai soliti jumspcare del panorama horror videoludico moderno, puntando tutto sull’atmosfera e le sensazioni che il giocatore vive durante il gioco.

PRO  CONTRO
  • Comparto narrativo coinvolgente
  • Mantiene la tensione molto alta senza ricorrere a Jumpscare
  • Alcuni cali di framerate
  • La nuova modalità introdotta ridimensiona totalmente l’aspetto horror del titolo