NOTA: le immagini presenti in questo articolo derivano da sessioni di gioco, riprese direttamente indossando il visore Playstation VR. La qualità delle stesse apparirà differente da quanto lo sia in realtà, in virtù di una esperienza diversificata in ambito VR.

The InpatientNelle lande innevate di Alberta, sulle cime di Blackwood Pines, si erge un istituto psichiatrico il cui scopo è quello di ridare una nuova speranza e un inizio di nuova vita a tutti i pazienti sofferenti di disturbi mentali. Alternando lo sfondo evocativo, tra le alte vette montuose ed il clima da vacanze invernali, Supermassive Games dette inizio ad una delle avventure più affascinanti in esclusiva PlayStation 4: Until Dawn.
Dopo una breve parentesi formata da Until Dawn: Rush of Blood, il team di sviluppo britannico utilizza nuovamente la tecnologia basata sulla realtà virtuale per riproporre un proseguo di ciò che aveva iniziato nel 2015, ma modificando alcuni aspetti. The Inpatient nasce con l’obiettivo di espandere le vicende che ruotano attorno alla località di Blackwood e cerca di riempire quei buchi narrativi che si trascina il primo capitolo.

Alcuni sogni non sono mai banali

Quando Supermassive Games lanciò la sua nuova esclusiva per la console Sony, alimentò una serie di ricordi, specie nei videogiocatori di lungo corso. L’idea di poter rivivere un’avventura grafica vecchio stile, un po’ come accadeva al buon vecchio Phantasmagoria, senza interazioni particolari ma tutto basato su un comparto narrativo solido, poteva portare nuova linfa a questa attuale generazione. Attraverso un gameplay semplice e ridotto alle operazioni basilari, compresi momenti dove il quick time event era associato alla tensione di dover osservare qualunque elemento su schermo, Until Dawn si presentava come un film interattivo, composto da una serie di attori ed una resa visiva sbalorditiva. A parte alcune idee bene sviluppate, come il sonoro dal DualShock 4 o l’utilizzo del suo accelerometro e giroscopio, ci si ritrovava in uno scenario su binario ben delineato. Non vi era un open world da esplorare o attività da portare a termine, tutto si riduceva alla naturale conseguenza di un finale dopo aver terminato la visione.
Eppure, la banalità di queste meccaniche furono ampliate dalla possibilità di alterare la trama, sviluppando degli esiti e dei risvolti imprevisti, facendone la felicità del giocatore. Tenendo a mente la teoria del caos (svilupparla in toto significherebbe assistere ad un simposio universitario), l’imprevedibilità di un fenomeno è dato dal un cambiamento di stato iniziale. L’effetto farfalla non fa altro che confermare la tesi, dove il battito d’ali dell’insetto scatena un uragano dall’altra parte del pianeta. Per questo motivo, ogni causa determina una conseguenza.

The Inpatient
Benvenuti al Sanatorio di Blackwood Pines…

La particolarità di questo fenomeno ha indotto gli sviluppatori ad incastrare narrativamente una serie di sequenze, che svilupperanno una catena di eventi differenti a seconda delle scelte effettuate dal giocatore. Non solo la trama verrà modificata sulla base di decisioni cruciali, ma anche il rispettivo finale dell’avventura può mutare e riservare delle sorprese. In aggiunta, sarà anche possibile apprendere certe informazioni che tempo addietro non erano state svelate, ed è proprio per questo che l’inganno degli sviluppatori è stato quello di costringere lo spettatore a rivivere ulteriormente l’esperienza, favorendone una rigiocabilità mai fine a sé stessa. Superato questo scoglio, Until Dawn ha conosciuto anche un suo erede. Abbandonato l’aspetto puramente di intrattenimento statico, Supermassive Games si è lanciata a capofitto nella realtà virtuale, partorendo uno di titoli più divertenti per PlayStation VR: Rush of Blood. Se l’atmosfera del parco divertimenti su rotaia ben si amalgama con il concetto simil-tagliaerbe, il concept si allontana da quella struttura narrativa, lasciando spazio all’azione dettata dal corpo del giocatore attraverso il caschetto PSVR e controller Move. Nonostante appaiano personaggi provenienti da quello stesso universo, Rush of Blood ha poco da spartire con Until Dawn, cosa inversamente proporzionale con il nuovo The Inpatient.

The Inpatient
Il Dottor Bragg sembra proprio una persona socievole…

I veri pazzi sono fuori, nel mondo reale

The Impatient ha il compito di far rivivere i ricordi, attraverso PSVR, di un paziente curato nel sanatorio di Blackwood, svariati anni prima delle vicende narrate in Until Dawn. Il nostro primo flashback ci mostra una sequenza confusa fuoriuscita da una reminescenza e le cure del professor Bragg non sembrano poi sortire l’effetto sperato, anzi le sensazioni spiacevoli e i ricordi confusi faranno star male ancora di più il nostro paziente. Nonostante gli addetti al servizio sanitario siano molto cordiali ed i pasti non sono poi così rancidi come la tradizione vorrebbe, il vero punto di svolta giunge non appena nella nostra stanza arriva un paziente. Relativamente giovane e dal fare spigliato, il nostro compagno di cure ci infonderà sicurezza, pur non conoscendo né il nostro nome, né la patologia che intacca il nostro cervello…

The Inpatient
I corridoi del sanatorio non sembrano poi così accoglienti.

Improvvisamente, col passare dei mesi, potremo osservare la neve fuori dalle finestre ed un allarme che comincerà a pigolare, il tutto condito da urla raccapriccianti come apripista di una situazione non del tutto serena. Dialogare con un altro pazzo non giova nel trovare la pace dei sensi, ma sicuramente risulta di maggior aiuto piuttosto che parlare da soli. Tutto quello che dovremo fare sarà trovare una spiegazione logica e razionale, visto che ci viene anche accennato ad un incidente nelle miniere di Blackwood dove alcuni operai trascorrono il resto della loro vita nella struttura psichiatrica.

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Inizialmente non conosciamo né il nostro nome, né il motivo per il quale siamo seduti su una sedia a rotelle…

La storia si ripete

Via i clown, parchi divertimento e montagne russe, spazio ad ambienti claustrofobici e narrazione vecchio stile. Dal punto di vista logico, ripercorreremo eventi precedenti ad Until Dawn, ma non per questo privi di tensione. Lasciando da parte l’esperienza di Rush of Blood (mero divertimento), The Inpatient carica il peso sullo svolgersi delle vicende in un tubinio di colpi di scena e jumpscare che ricordano i primi tempi di Resident Evil. Sovente ci si ritroverà a socchiudere gli occhi e imprecare per lo spavento ottenuto dal sanguinamento delle orecchie. La paura di essere sopraffatti da infarti improvvisi a causa del volume delle cuffie troppo alto è difatti la sensazione più ricorrente.

The Inpatient
Non sempre ci saranno i neon a far luce… Che dire, atmosfera niente male.

Essendo stato concepito come un titolo che segue un binario, dovremo farci strada lungo i corridoi angusti della struttura, con in mano qualsiasi fonte luminosa e leggendo le indicazioni sulle pareti. Dialogare con il personale ci farà assaporare la storia del sanatorio, con tutte le urla dei pazienti e la pazzia che permea attraverso i muri, per poi trarre delle conclusioni che nemmeno in Shutter Island potevamo apprendere. Proprio per questo motivo, l’effetto farfalla è nuovamente presente e ad ogni azione vissuta ne corrisponde una di conseguenza. Un game design così progettato tende a far evolvere la narrazione modificando anche il finale, come da tradizione Supermassive Games.

The Inpatient
Le varie scelte influiranno attivamente sul proseguo della narrazione.

Restare alla luce nuoce alla vista

Fatta conoscenza del nostro alter ego, compresi tutti i suoi problemi, elucubrazioni mentali, source monitoring e amnesie, potremo concentrarci sul mistero che aleggia all’interno del sanatorio. Supermassive Games, avendo intrapreso la strada della realtà virtuale, ha sapientemente dirottato i comandi di gioco verso un’esperienza più immersiva, senza limitarsi ai soli spostamenti di direzione o alle interazioni. In alcune sequenze con illuminazione scarsa o carente, avremo bisogno di una torcia per poter osservare con un occhio più critico i vari elementi che ci circondano. Il movimento della torcia è affidato al giroscopio del controller. Basterà muovere il DualShock 4 per vedere la nostra torcia illuminare una determinata zona. Anche il poter ingerire del cibo sarà analogamente possibile attraverso il movimento del controller. Con una coppia di Move si potrà avere più libertà di manovra a discapito di controlli macchinosi e poco intuitivi.

The Inpatient
Sembra di essere a Silent Hill, ma forse è meglio così…

Dal punto di vista dei dialoghi con altri personaggi secondari, potremo avvalerci del riconoscimento vocale dato dal microfono integrato nel PSVR. Si tratta di una feature molto interessante che ne aumenta l’immedesimazione. Ovviamente è possibile anche utilizzare i soli tasti per una scelta selettiva. Il riconoscimento vocale funziona abbastanza bene, anche modificando leggermente le frasi ed interpretando a piacimento il proprio ruolo, compreso un timbro vocale attoriale o neutro. Sì, potremo finalmente giocare ad essere dei veri attori, anche se in alcuni frangenti abbiamo dovuto ripetere più volte le frasi. Visivamente The Inpatient è uno dei migliori titoli sviluppati su PSVR, capace di regalare allo spettatore momenti di puro piacere. I personaggi sono stati modellati con dovizia e gli ambienti appaiono renderizzati con precisione. I giochi di ombre, l’illuminazione in generale e il level design hanno spremuto l’hardware a disposizione quasi come è stato fatto per Resident Evil 7: Biohazard. Peccato per la fluidità nei movimenti del protagonista e l’effetto pattinamento, dove il moveset non è stato proprio implementato. Vedremo i piedi del nostro alter ego immobili mentre cammina, fluttuando sul pavimento. Sorvolando su compenetrazioni e vari glitch, come se non bastasse, molte volte abbiamo riscontrato un difetto dei movimenti in merito alla vista alla nostre spalle. Si potrà in qualunque fase guardare dietro di noi e proseguire in quella direzione, ma molto spesso i controlli sono così sensibili da farci voltare senza una ragione particolare e creando qualche fastidio. Quest’ultimo è amplificato dalla presenza di motion sickness, davvero troppo accentuata. Con la camera puntata un po’ troppo avanti rispetto al modello del personaggio, i punti di riferimento del nostro corpo non sono visibili, causando la sensazione di nausea e chinetosi durante il movimento. Nonostante le opzioni che regolano l’angolatura orizzontale, anche i più navigati su PSVR dovranno muoversi con sapiente lentezza per evitare il malessere; per questo motivo si consiglia una pausa ad ogni sessione di quindici minuti.

The Inpatient
Occhio alle indicazioni sui muri…

The Inpatient va preso per quello per cui è nato. Il suo fine è quello di concedere al videogiocatore un’esperienza interattiva, primogenita di Until Dawn. Paragonarlo appunto ad un titolo come Resident Evil 7 non giova allo scopo. Non è nemmeno assimilabile al walking simulator standard, invero risulta un film in prima persona, il cui finale e l’esecuzione vengono modificati dalla mano di un regista esterno. Nonostante le quattro ore totali che serviranno a portare a termine una prima parte del mistero, ne serviranno altrettante per rigiocarlo e decidere diversamente l’esito dell’avventura. Ad onor del vero, le ore potrebbero essere addirittura inferiori, diluite a causa di una lentezza accentuata nei movimenti e nell’esplorazione che smorzano forzatamente la tensione (interrompendo anche il pathos) in svariati frangenti. Supermassive Games inverte i binari per PSVR, sostituendo l’azione con l’atmosfera cupa, tenebrosa e terrificante di Blackwood Pines, dove tutto non è come sembra e l’oscurità non rappresenta l’unico modo per nascondersi, in quanto i meandri più bui si annidano nelle regioni più remote della mente umana…

PRO CONTRO
  • Una terrificante avventura psicologica
  • Atmosfera surreale
  • Immersione totale
  • Trama coinvolgente e ben strutturata
  • Ottimo audio ambientale
  • Buona rigiocabilità
  • Sensibilità dei comandi da migliorare
  • Animazione dei movimenti da rivedere
  • Motion sickness elevato
  • Presenza di svariati problemi tecnici
  • Longevità ridotta
Conclusione
The Inpatient
7.6
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Programmatore, analista software e scrittore, appassionato del mondo videoludico e cinematografico fin dalla tenera età. Iniziando con un Vic-20 ho cavalcato tutta l'evoluzione fino alla next-gen, riuscendo a mettere a disposizione tutta l'esperienza al servizio dei 17K.