BrawloutChe i possessori di una console Nintendo siano affamati di picchiaduro dallo stampo “Brawl”  non è di certo una novità e le oltre 50.000 copie vendute di Brawlout, dal giorno dell’uscita sul Nintendo eShop, sono un chiaro segnale di questa loro evidente necessità. Il fighting game di Angry Mob Games, infatti, prende ampiamente come ispirazione la storica serie Smash Bros e prova, uscendo prematuramente da una fase di early access su cui verte ancora la versione per PC, a giocare d’anticipo su Nintendo Switch proponendosi, prepotentemente, a tutta quella schiera di fan sfegatati dell’opera originale di Masahiro Sakurai.
Ma saranno bastati un Roster con alcune guest star del panorama indie, una natura votata al competitive online ed alcune  modifiche al sistema di gioco originale per non farlo sembrare un pallido clone del suo più illustre mentore?

Super Brawlout Bros

Per chi non ne avesse mai sentito parlare, Super Smash Bros è un fighting game nato nel 1999 per Nintendo 64. A differenza di moltissimi altri titoli dell’epoca, che raggruppavano un nutrito roster di volti noti dei videogiochi facendoli combattere in scontri 1 contro 1 decisamente discutibili, il gioco di Hal Laboratory schierava in campo 12 personaggi iconici di Nintendo e li lanciava in una vera e propria rissa con un gameplay a metà stratta tra il picchiaduro, il party game e il platform. Invece di vincere abbassando la barra dell’energia dell’avversario, in Smash Bros, bisognava concentrarsi a scagliare i personaggi nemici fuori dallo scenario. Per farlo era necessario infliggere un determinato ammontare di danni, rappresentato da una percentuale, pari da permettere di lanciare l’avversario il più lontano possibile dall’area di gioco, solitamente strutturata su più livelli e situata in scenari aperti. Per riempire di botte gli altri contendenti al podio, inoltre, si potevano usare tutta una sorta di metodi leciti (attacchi, schivate e parate) e illeciti (gli oggetti più disparati e l’aiuto di qualche assistente) che facevano virare, inevitabilmente, il gioco verso le sponde del più selvaggio dei party game. Il titolo si rivelò un successo di pubblico e di critica tale da elevare il brand Smash Bros a “serie canonica” di Nintendo che al momento conta quattro titoli (uno per generazione di console) e un Roster di personaggi che dai 12 della prima iterazione, si è esteso ai 58 dell’ultimo Super Smash Bros per WiiU e Nintendo 3DS.
Ovviamente un tale successo non fu esente da copie e cloni di ogni genere, creati per tutte quelle piattaforme che non potevano godere del fighting game esclusivo di Nintendo (molti di voi si ricorderanno di PlayStation All-Stars Battle Royale) e dei quali, Brawlout, è l’ultimo illustre esponente.
Il cuore pulsante dell’ultima fatica degli Angry Mob Games risiede tutta nelle meccaniche che hanno reso celebre il primo Smash Bros per Nintendo 64, con piccole aggiunte al gameplay originale e la sostanziale differenza di rimuovere completamente ogni componente “casual” a favore di una deriva più competitiva e ragionata. In Brawlout non è presente alcuna tipologia di oggetto atto a ribaltare le sorti degli scontri, così come i combattenti non dispongono di alcuno scudo ne possono effettuare alcun tipo di proiezione. L’esito dello scontro verte tutto sui riflessi del giocatore e la sua capacità di inanellare colpi su colpi ai suoi avversari utilizzando i due attacchi disponibili. A variegare parzialmente la semplice ma efficace formula proposta da Brawlout troviamo una barra, posta sotto la percentuale di danno subito, che permetterà di attivare un contrattacco, atto a rompere le combo degli avversari, o una modalità “Berserk” che renderà il nostro lottatore più forte e agile per qualche secondo.

Brawlout
Risulta davvero difficile evitare un confronto fra Super Smash Bros e Brawlout

Botte fra dubbi e compromessi

La natura intrinseca dei fighting game è da sempre quella di titoli pensati per essere giocati in compagnia e sotto questo punto di vista, Brawlout, non è da meno. Le modalità single player sono solamente due e in meno di un paio di ore risulteranno, purtroppo, scarne e prive di contenuti. Gli incontri con la CPU non hanno molto da offrire così come la modalità arcade che, con i suoi tre livelli di difficoltà tarati sul numero di avversari sempre maggiori presenti a schermo, risulterà semplicemente un compitino da svolgere di tanto in tanto per progredire all’interno del titolo e sbloccare i vari combattenti e le differenti arene. Proprio in merito al Roster non bisogna farsi ingannare dai 18 combattenti presenti al suo interno. Purtroppo solo i 6 combattenti iniziali e le due guest star (Juan da Guacamelee e Drifter di Hyper Light) sono ben caratterizzati e dotati di moveset ben definiti e interessanti, riducendo tutti gli altri personaggi sbloccabili ad essere dei meri re-skin di quanto offerto inizialmente da Brawlout. Discorso diverso invece va fatto per le arene di gioco. Oltre alle tre inizialmente disponibili se ne potrà sbloccare una “tematica” per ogni combattente presente nel roster, portando al decimo livello di esperienza quest’ultimo, garantendo una sfida seppur non impegnativa, per lo meno duratura e interessante visto l’ottimo level design e la varietà delle arene presenti all’interno di Brawlout.
Come sostenevamo in apertura a questo paragrafo la natura del titolo di Angry Mob Games è intrinsecamente multiplayer e bisogna prendere atto che seppur i contenuti per giocatore singolo risultano poco appettibili, al punto da far vertere la totalità dell’interesse verso il solo comparto multigiocatore del titolo, fin da quando Brawlout esordì, lo scorso 20 Aprile 2017 su Steam, fu in grado, proprio grazie alla sua formula immediata, di stagliarsi sopra alle altri varianti del celebre titolo di Nintendo riuscendo, in pochi mesi, a vantare una corposa community online votata ai tornei competitivi che risulta ancora oggi attivissima e coesa… peccato che nella versione per Nintendo Switch sia praticamente impossibile giocare online a causa di un netcode ferruginoso e di un matchmaking lunghissimo che generano match al limite dell’ingiocabile se non in pochi fortuiti casi.
Un vero peccato, per un titolo celebre per la sua natura immediata e votata al competitive online, ridursi ad un semplice picchiaduro godibilissimo in multiplayer locale. Allo stato attuale, Brawlout per Nintendo Switch, necessità di un ingente intervento nella sua componente online da parte di Angry Mob Games per non risultare al pari di una versione Early Access e rischiare di venir presto abbandonato da chi si avvicinerà per la prima volta al titolo tramite l’eShop di Nintendo.

Brawlout
Purtroppo il Roster di Brawlout non ha molto di più da offrire di quello mostrato in questa immagine.

Tecnicismi e Mazzate

Eppure, al netto degli evidenti problemi analizzati precedentemente, Brawlout non merita ne una sonora insufficienza e neppure una pallida sufficienza. La totale assenza di input lag con tutte le periferiche di controllo, un gameplay efficace ed immediato e un framerate ancorato a 60 fps rendono il titolo ampiamente godibile sia in modalità Docked che in mobilità. La possibilità di giocare in multiplayer locale, utilizzando i due Joy-Con in maniera indipendente, aprono ad una serie di combattimenti “mordi e fuggi” che in compagnia si riveleranno dannatamente divertenti e ampiamente convincenti. Infine il prezzo budget a cui viene proposto lo rende un acquisto che, seppur non consigliato a tutti, permetterà di saziare la fame da Smash Bros dei vari possessori di Nintendo Switch. Resta indubbio che sia necessario un intervento massiccio da parte di Angry Mob Games per evitare che Brawlout, nel momento in cui verrà annunciato il nuovo fighting game di Nintendo, si ritrovi ad essere solo una valida alternativa per chi non possiede la nuova console della casa di Kyoto.

Brawlout
Paco è sicuramente il personaggio più iconico e carismatico di Brawlout
PRO CONTRO
  • Input Lag completamente assente.
  • Gameplay semplice e immediato.
  • Framerate solido.
  • Uno Smash Bros votato al competitive
  • Netcode e Matchmaking indecorosi.
  • Presenza di troppe re-skin nel Roster
  • Senza una modalità online è altissimo il rischio di diventare ripetitivo
Conclusione
Voto
7
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Come dice spesso ai suoi colleghi, nella sua famiglia è entrato prima un Atari 2700 di lui. Cresciuto sulle ginocchia di una madre innamorata di Pitfall, i videogiochi sono sempre stati una costante nella sua vita. Amante della cultura Pop degli anni 80 e 90 se dovesse auto-descriversi, probabilmente citerebbe un’amica definendosi: “nerd before it was cool”.