L.A. NoireLa chiusura di uno studio di programmazione, o la fine prematura di un progetto a lungo termine, non è obbligatoriamente da associare a risultati fallimentari o scelte errate. L.A. Noire, piccola perla videoludica della precedente generazione, fu una chiara ed effettiva dimostrazione di quanto appena sostenuto. Le cause che portarono alla chiusura prematura del compianto Team Bondi non furono mai del tutto definite ma, fra voci che sostenevano un abuso dei dipendenti (utilizzando la tecnica del Crunch), una disorganizzazione dilagante, un progetto avveniristico per l’epoca e l’intervento di Rockstar che voleva trasformarlo in una sua filiale, l’unica cosa che rimane certa è il loro unico titolo: L.A. Noire. Un gioco che riuscì a scuotere il mercato videoludico dell’epoca per le sue innovazioni e che oggi, grazie a Rockstar Games, vive una seconda giovinezza per tutti quei giocatori che non gli diedero la giusta fiducia all’epoca. Abbiamo analizzato ambedue le versioni rilasciate per questa riedizione e, visto il voto analogo per entrambe le varianti, abbiamo optato per fornirvi una recensione diversa dal solito che vi permetta, al termine della lettura, di optare se vivere le vicende dell’agente Phelps in 4K, comodamente seduti sul divano di casa, o se affrontare la Los Angeles del 1947 in mobilità durante le vostre trasferte quotidiane.

L.A. Noire

L.A. Noire Ieri

Nel 2011 l’ottima narrazione, le animazioni facciali incredibili e un pizzico dell’inconfondibile stile Rockstar, resero L.A. Noire una ventata d’aria fresca per il panorama videoludico dell’epoca. Chiamati ad impersonare un ex marine durante la sua ascesa all’interno del Los Angeles Police Department, il titolo ci catapultava in una L.A. in pieno dopo guerra offrendoci un gameplay, atipico per l’epoca, capace di miscelare una costante ricerca di indizi e prove, rocamboleschi inseguimenti a bordo della nostra “volante“, interrogatori che nulla avevano da invidiare alle migliori avventure grafiche e qualche sparatoria per vivacizzare il tutto. Proprio in merito agli interrogatori, fu impressionante il lavoro sulle animazioni facciali (garantite da una produzione in motion capture avveniristica per quel periodo) a renderli una parte pressoché predominante all’interno dell’esperienza finale. L’attenzione, richiesta al giocatore, nell’analizzare le espressioni degli indiziati per capire se stessero mentendo o affermando il vero e la possibilità di scegliere fra un bacino di risposte che permettessero di scavare sempre più a fondo alla ricerca della verità si mescolava perfettamente con un sistema di crescita del personaggio che premiava o puniva le nostre decisioni, donandoci dei punti intuito che permettevano di velocizzare la quasi totalità delle nostre operazioni, quali individuazione di prove e di indizi o l’eliminazione di reazioni errate durante i colloqui, all’interno delle indagini che si susseguivano. A rompere la linearità del titolo, e del ciclo continuo dato dalla ricerca di prove e conduzione degli interrogatori, fu proprio la presenza di Rockstar Games, di cui vi accennavamo poco prima, che si poteva respirare nelle atmosfere fortemente Noire della Los Angeles che faceva da teatro alla nostra avventura e da tutta quella serie di missioni secondarie, ricolme di protagonisti caratterizzati magistralmente e scontri a fuoco che rivelarono un sistema di combattimento solido e consistente, che riuscivano, sapientemente, a variegare le oltre trenta ore che servivano a completare L.A. Noire.

L.A. Noire

L.A. Noire su Xbox One e Playstation 4

A distanza di quasi sette anni, dunque, Rockstar ripropone L.A. Noire in un edizione che, pur non sfoggiando la canonica eccezione di “remastered“, ne porta comunque in dote tutte le peculiarità a cui siamo stati abituati negli anni precedenti. La risoluzione, su Playstation 4 e Xbox One, è stata aumentata considerevolmente (raggiungendo il picco dei 4K nativi sulle varianti PRO e X delle due console) svecchiando marcatamente le texture originarie e rendendo decisamente più definiti i modelli poligonali dell’ambiente e dei protagonisti. Un rinnovato sistema d’illuminazione garantisce una resa maggiore dei panorami e risalta maggiorente i dettagli più piccoli, come i riflessi sulle cromature dei veicoli o i giochi di luci e ombre dati dalle fumose strade di Los Angeles nelle ore notturne. I veri problemi di quest’opera di restauro, però, risiedono tutti nelle sbavature tecniche che costellavano le produzioni open world della generazione precedente e che, oggi, risultano ancor più visibili e decisamente meno piacevoli da percepire. I modelli poligonali sono gli stessi di, circa, sette anni fa e seppur le animazioni facciali e le prove d’attore dei protagonisti risultino contemporanee tutt’ora, le fisionomie dei personaggi e le geometrie degli ambienti sentono particolarmente il peso dell’età e dei limiti tecnici dell’epoca. Lo stesso “capo d’accusa” va mosso anche agli spazi aperti, specialmente quando li si percorre a bordo di un veicolo, che presentano pop-up costanti e “nebbie tattiche” che servivano a occultare l’incapacità del motore grafico di renderizzare rapidamente oggetti e persone in lontananza. Meno impattante, e molto più comprensibile, in termini di godibilità del titolo la povertà di popolazione degli ambienti che, in taluni frangenti prettamente diurni, faranno apparire Los Angeles molto meno viva di quello che ci si potrebbe aspettare. Ottimo, invece, il riadattamento dei testi che ora risultano più vari e completi, aggiungendo alcune variabili all’interno degli interrogatori assenti nella versione originale. Come da previsione l’intero gioco è sottotitolato in Italiano per non alterare l’ottimo lavoro di doppiaggio, perfettamente sincronizzato con il labiale, operato dal Team Bondi originariamente. Rimangono invariati i 30fps, anche in questo caso per non alterare il gigantesco lavoro di motion capture effettuato originariamente. Se, alla fine di questa breve analisi, possiamo riscontrare che in ambiti tecnici “l’anzianità di servizio” di L.A. Noire si fa sentire ampiamente in questa versione ad Alta Risoluzione, l’ottimo prezzo a cui viene proposto, l’inserimento di tutti i DLC usciti precedentemente, un gameplay tutt’ora diverso dagli standard odierni e una trama ancora oggi attuale e coinvolgente, rendono questa piccola perla videoludica un acquisto caldamente consigliato a tutti gli amanti dei titoli single player.

L.A. Noire su Nintendo Switch

Il sapientissimo lavoro di porting e ottimizzazione, effettuato dai ragazzi di Rockstar Games per a versione Nintendo Switch di L.A. Noire, ci ha positivamente sorpreso in fase di recensione. Laddove pensavamo di ritrovarci di fronte ad un prodotto analogo, seppur tecnicamente inferiore, a quello per Xbox One e Playstation 4 ci siamo, invece, trovati dinnanzi al miglior esempio di come sia possibile, con il giusto lavoro, effettuare una conversione per la neonata console di casa Nintendo che ne valorizzi al meglio le caratteristiche peculiari. In modalità TV (o Docked se preferite) non ci allontaniamo troppo dai timori iniziali sul comparto tecnico, seppur con qualche sorpresa per quanto riguarda i controlli. L.A. Noire si presenta con una risoluzione di 1080p e un framerate di 30fps. Le arretratezze tecniche, delle versioni precedentemente analizzate, sono presenti anche in questa edizione con il deficit addizionale che sui monitor odierni che supportano il 4K, la risoluzione minore rende l’impatto visivo ancor più spigoloso e ancorato alla generazione videoludica precedente. La prima sorpresa, però, la si riscontra nell’adattamento dei controlli di gioco ai Joy-Con di Nintendo Switch. Sfruttando ampiamente il giroscopio posto all’interno dei controller potremmo interagire attivamente con gli oggetti di gioco (ruotandoli in maniera naturale e completamente libera), rendendo l’interazione con le scene del crimine maggiormente appagante e meno meccanica. I controlli risultano, invece, invariati rispetto alle controparti per Xbox One e Playstation 4 quando utilizzeremo il Pro Controller o i due Joy-Con agganciati al corpo di Nintendo Switch. Anche l’innovativo sistema di vibrazione Rumble HD viene sfruttato ampiamente all’interno di L.A. Noire. I feedback tattili che riceveremo costantemente durante il gioco risulteranno sempre molto dettagliati e curati minuziosamente. Dall’individuazione di un indizio alla differenziazione dello scoppiettio del motore in base alle vetture che useremo tutto è posto in maniera tale da aumentare l’immersività generale all’interno dell’avventura del detective Phelps. Ma il vero fattore sorpresa di questa versione di L.A. Noire lo si riscontra quando si utilizza il gioco in modalità portatile.

L.A. Noire

E’ in questo atipico contesto che il titolo del Team Bondi acquisisce una nuova gioventù, risultando straniante e innovativo allo stesso tempo. L’affermazione che stiamo per fare sembrerà assurda ma possiamo assicurarvi che la risoluzione minore, unità alle migliorie grafiche attuate in fase di restyling donano a L.A. Noire la dimensione perfetta per essere goduto perfettamente. I soli 720p, scelta obbligata dalle specifiche tecniche di Nintendo Switch, riescono a coprire tutte le arretratezze tecniche di cui parlavamo prima, donando una resa finale dell’immagine coerente con l’attuale panorama videoludico della console Nintendo. L’inserimento, inoltre, di tutta una serie di controlli touch per poter interagire quasi totalmente con l’ambiente di gioco, con le prove, i documenti e gli interrogatori, rendono l’esperienza portatile maggiormente appagante e interattiva svecchiando maggiormente il titolo e facendolo competere “alla pari” con i titoli attualmente in commercio per la console ibrida di Nintendo. Inoltre poter giocare in mobilità un titolo di questa portata restituisce una sensazione particolare e difficile da spiegare ma in grado di rimette in discussione tutto il gaming in mobilità a cui si faceva riferimento finora. Non fraintendeteci, sappiamo benissimo che ci sono esponenti come Super Mario Odyssey e Breath Of The Wild che già mostravano ampiamente il potenziale di Switch ma è proprio il raffrontarsi con un titolo Tripla A, di un universo diverso da quello Nintendo, che enfatizza maggiormente questa sensazione di innovazione e di apertura, o ritorno, verso un panorama più variopinto e meno costellato da titoli eccellenti ma proprietari. Se tutte queste peculiarità ci porterebbero a sostenere di trovarci di fronte alla migliore versione di L.A. Noire attualmente in commercio, sono proprio le politiche interne di Nintendo a sedare l’entusiasmo e ad abbassare, purtroppo, la valutazione complessiva del titolo. Le cartucce proprietarie della grande N per i titoli Switch hanno ancora un costo elevato rispetto ai “canonici” Blu-Ray e, proprio per questo motivo, il prezzo di numerosi titoli Third Party ha subito un aumento rispetto alle controparti per Playstation 4 e Xbox One. Come se questo non bastasse i supporti di archiviazione al momento distribuiti alle Software House di terze parti, non sono ancora di una capienza tale da garantire un accomodamento di una grande mole di dati. Questi due fattori hanno portato Rockstar Games non solo a dover aumentare il prezzo della versione Switch di L.A. Noire di dieci euro rispetto alle controparti per Playstation 4 e Xbox One (cifra ancora tollerabile considerando le caratteristiche implementate), ma di richiedere obbligatoriamente una scheda di memoria SD per poter scaricare una parte del titolo in remoto prima di potervi giocare, facendo lievitare corposamente il prezzo necessario per poter fruire del titolo e rendendo meno appetibile una conversione dalle indubbie qualità e che ci sentiamo, comunque, di consigliare a tutti i possessori di Nintendo Switch.

Conclusione
Voto
8
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Come dice spesso ai suoi colleghi, nella sua famiglia è entrato prima un Atari 2700 di lui. Cresciuto sulle ginocchia di una madre innamorata di Pitfall, i videogiochi sono sempre stati una costante nella sua vita. Amante della cultura Pop degli anni 80 e 90 se dovesse auto-descriversi, probabilmente citerebbe un’amica definendosi: “nerd before it was cool”.