WolfensteinDopo averci deliziato con le imprese del famoso soldato di origini polacche, Bethesda Softworks decide di continuare la tradizione ed affidarsi quindi all’estro di MachineGames per proseguire un’epopea nata venticinque anni fa. Il successo ottenuto con DOOM non ha frenato la voglia di far leva, ancora una volta, sulla nostalgia di chi osservava il volto cruento o doloroso di quel soldato, immortalato nei ricordi, che mistificava la sua forza di volontà con quella di vendetta verso i propri nemici. Dalle ceneri di una guerra spietata, risorge l’ultimo baluardo in grado di porre fine ad una corsa alle armi tecnologiche anche a costo della sua stessa vita e dalla flebile voce, leggendo una lontana poesia, si erge al pari di un monolito il cui nome riecheggerà nel tempo come Wolfenstein II: The New Colossus.

Wolfenstein
Anche chi non ha potuto gustarsi i capitoli precedenti avrà modo di vedere un breve riassunto…

Mein Führer!

William “BJ” Joseph Blazkowicz e Doomguy hanno certamente parecchio in comune: essere nati come gemelli del destino, ma dal fato diametralmente opposto. Partoriti dalla geniale intuizione della id Software, possiamo confermare che insieme hanno sancito un punto di partenza per il genere FPS (First Person Shooter). Difatti, condividendo lo stesso volto (o quasi), sono caratterizzati da due obiettivi separati, avente in BJ il carisma del soldato pieno di ideali, nel secondo l’approccio alla sopravvivenza. La trama in un videogioco è come la trama in un film porno; ti aspetti che ci sia, ma in fondo non serve a niente. Questo è quanto Carmack pronunciò riferendosi al concept di DOOM. In effetti la particolarità di Wolfenstein fu quella di avere uno spunto più originale sulla trama rispetto al suo fratello gemello. Stiamo parlando di circa venticinque anni fa, dove gameplay e grafica erano ritenuti più importanti rispetto ad un comparto narrativo e con il primo inizio dell’avventura di BJ, probabilmente in pochi si sarebbero aspettati nei giorni nostri un eroe che non appare per nulla invecchiato, portando comunque dietro di sé i segni del tempo.

Ad onor del vero, Wolfenstein non è stato il solo promotore di un ideale che porta avanti un sogno visionario, nel quale il regime nazista continui la sua espansione dopo aver vinto la seconda guerra mondiale. Possiamo naturalmente ricordare l’opera letteraria dalla quale (forse) il titolo prende a piene mani il concept, ossia quella Svastica sul Sole di Philip Dick, dove la Germania nazista e l’egemonia giapponese unirono i propri ideali sovrastando quelli del mondo intero. Che dire invece di Iron Sky di Vuorensola, iconico prodotto cinematografico ispirato alla teoria del complotto e falsi miti, modificando la storia verso un universo parallelo dominato dalla tecnologia nazista. Bene, Wolfenstein riprende il medesimo concetto e lo amalgama in chiave videoludica, il cui risultato farà ancora discutere negli anni a venire…

Wolfenstein
Lo scontro con Strasse porterà delle conseguenze indelebili…

Die Another Day

Le vicende di Blazkowicz riecheggiano nei lustri, ma ci eravamo lasciati con The New Order in una delicata fase. Il regime nazista tentava invano di costruire un proprio dominio attraverso la mutazione geopolitica in ogni stato del mondo. Attuare un piano di questo tipo comprendeva uno sviluppo bellico e tecnologico della Germania sotto il controllo di Adolf Hitler. Qui entrano in gioco le forze americane e di ribellione, cercando di porre fine allo sviluppo di armi ed eliminando il principale promotore, nonché scienziato del regime, quale Wilhelm Strasse, noto anche come Deathshead per via del suo volto. Dopo aver colpito (metaforicamente) al cuore uno dei suoi ufficiali delle SS, il Tenente Colonnello Irene Engel, uccidendo il suo compagno sotto gli stessi occhi della perfida signora, Blazko riesce a catturare Strasse sulla torre della London Nautica, ma lo stesso Generale prima di morire lascia detonare una granata che mette a rischio la vita di BJ. Sulle parole lette in riferimento al Nuovo Colosso, poesia incisa ai piedi della Statua della Libertà, si chiude il capitolo di The New Order, lasciando presagire il futuro di Terror-Billy e dei suoi commilitoni.

Wolfenstein
Blazkowicz sarà costretto a convivere con il suo passato, oltre che a passare i suoi giorni su una sedia a rotelle.

Dopo aver passato quattordici anni in balia tra la vita e la morte, il nostro Blazko si risveglia dopo quattro mesi nell’infermeria dell’U-Bot rubato tempo addietro. Nel Martello di Eva le cose non sembrano andare per il verso giusto. Convalescente, esausto, pieno di ferite di guerra e con Anya in attesa di due gemelli, BJ apprende fin da subito che il regime nazista è riuscito a trovare la base operativa della resistenza. Frau Engel, grazie anche all’uso della tecnologia e della sua fortezza volante Ausmerzer, non si darà pace e cercherà in ogni modo di dare la caccia a Blazkowicz per vendicarsi soprattutto dal punto di vista personale. In un susseguirsi di colpi di scena, cambi di ambientazione e furia omicida di Terror-Billy, tanti nazisti troveranno la morte, soccombendo sotto i colpi di una libertà che ha ripreso nuovamente a volare.

Wolfenstein
Anche se costretto a stare su una sedia a rotelle, BJ non sembra aver perso la ferocia nello sterminare nazisti.

Andiamo a caccia di nazisti

MachineGames sfoggia tutta la propria esperienza e la fonde con Wolfenstein II: The New Colossus. Attraverso l’id Tech 6, lo stesso motore grafico utilizzato su DOOM e Dishonored 2, permette di dar vita ad uno sparatutto in prima persona vecchia scuola. Come da tradizione, avremo una barra della salute che si rigenera parzialmente (con valore dimezzato nei primi momenti di gioco per coerenza narrativa) ed una gestione delle risorse più oculata. Wolfenstein II non è solo un titolo dove la parola d’ordine richiesta è solo quella di far pulizia di nemici su mappa, ma il modo con il quale si affronta una missione alla volta. Già nelle primissime fasi di gioco, avremo modo di poter osservare Blazkowicz che si serve di una sedia a rotelle per farsi largo tra i nazisti che occupano il Martello di Eva e oltre a sfoggiare la solita forza bruta, potremo effettuare anche uccisioni silenziose.

Wolfenstein
Potremo voler un approccio differente, silenziosi o letali come macchine da guerra.

Da questo presupposto nasce una solidità per quanto riguarda il gameplay. Affrontare le missioni richiederà uno stile differente di gioco. Come nel precedente capitolo, la furia omicida di BJ può essere aiutata dall’utilizzo simultaneo di una doppia arma. Imbracciando due fucili potremo gridare al fianco del nostro eroe di guerra, mentre corpi di nazisti si accatasteranno sul pavimento, oppure far sapiente uso del silenzio per eliminare uno ad uno i nemici, nonché sfruttare l’ampiezza della mappa ed i ripari per uno scontro a fuoco più ragionato e riflessivo. In ogni caso, bisognerà tenere a mente che munizioni, pezzi di armatura e antidolorifici dovranno essere recuperati onde evitare di concedere a Blazko una prematura dipartita.

A rendere tutto più interessante ci pensano gli ufficiali tedeschi, riconoscibili dalle inconfondibili maschere e soprabiti, intenti a coordinare le truppe per renderci la vita meno facile. Difatti se non vorremmo assistere ad un plotone di esecuzione che ci verrà incontro, ci converrà eliminare prima suddetti ufficiali ed evitare ai rinforzi di correre in suo aiuto. Il discorso è analogo, potendo agire in totale libertà, utilizzando al meglio la conformazione della mappa ed attuando l’approccio più congeniale.

Wolfenstein
Il panorama sconquassato dalla guerra è desolante, ma non tutto andrà perduto…

Si possono fare un sacco di cose con un’ascia e un nazista

Oltre all’aspetto action del titolo, i ragazzi di MachineGames hanno introdotto una serie di migliorie interessanti. Sul campo di battaglia ci conquisteremo una serie di obiettivi che andranno a modificare dei particolari bonus, accrescendo così la nostra tabella di Talenti. Principalmente avremo a disposizione tre rami distinti: Furtività, Caos e Tattica. L’utilizzo di ciascun bonus non è legato a punti esperienza o livello da raggiungere, ma solo alla nostra condotta nel proseguo dell’avventura. Più uccisioni precise effettueremo, più danni potremo fare con un’arma con mirino, così come più nazisti periranno sotto i nostri colpi silenziosi, più sarà la velocità con la quale riusciremo a muoverci di soppiatto.

Wolfenstein
I bonus offerti dai Talenti aumenteranno al completamento delle sfide.

Discorso un po’ differente andrebbe fatto per la gestione delle armi. Seppur non siano numericamente molte, vi è una varietà sulle modifiche da effettuare per ogni strumento bellico a disposizione. All’interno del mondo di gioco saranno presenti dei kit speciali di potenziamento, utilizzabili per aggiornare una componentistica particolare. Ad esempio, il fucile d’assalto Sturmgewehr può essere modificato installando un mirino di precisione (attivabile a seconda delle situazioni), oppure aggiungendo cartucce Jungle permettendoci di ricaricare più rapidamente la prima volta, nonché impiegare delle munizioni perforanti per i nemici più corazzati. Ciascuna arma possiede dei potenziamenti in grado di modificarne la bocca di fuoco o l’installazione di particolari upgrade.

Oltre ai sopracitati kit, come da tradizione Bethesda, all’interno della mappa di gioco saranno presenti anche dei collezionabili, come Carte Stella, Bozzetti o altri documenti che ci spiegano il mondo su cui si poggia Wolfenstein, compresi i diari degli ufficiali nazisti.

Wolfenstein
Ogni arma può essere personalizzata tramite l’installazione di kit di potenziamento.

Non solo adrenalina

Da un punto di vista del gunplay possiamo certamente notare come il dinamismo sia preponderante, ma non è tutto. Il comparto narrativo sembra soppiantare il gusto di imbracciare le armi ed annientare qualsiasi nemico che voglia rallentare la nostra corsa (per quella basterà utilizzare la tuta Da’at Yichud). Nonostante l’inserimento di un universo alternativo prendendo spunto da teorie ancora vive, come velivoli extraterrestri di costruzione nazista o esperimenti genetici, la regia scorre in maniera avvincente e non priva di colpi di scena. A tal proposito è doveroso fare una premessa. Con The New Order ci è stata data l’opportunità, ad inizio gioco, di effettuare una scelta che ricadeva in una mera semplicità morale, non aggiungendo qualcosa di profondo alla trama. Wolfenstein II invece, ci farà assaporare la stessa visione, ossia il sacrificio dello scozzese Fergus o il soldato semplice Wyatt. La scelta di per sé può sembrare solo un déjà-vu, ma i cambiamenti si ripercuoteranno anche nel gameplay. Ad esempio, la vita di uno o dell’altro ci daranno l’opportunità di provare un’arma aggiuntiva, di far fronte a missioni differenti, oppure farci assistere alla caratterizzazione differente del compagno risparmiato. Senza rovinare l’esperienza di coloro che intendono intraprendere il viaggio in compagnia di Terror-Billy, in una fase avanzata ci sarà anche l’occasione di modificare ulteriormente il proprio stile di gioco, trasformando BJ in una autentica macchina da guerra.

Wolfenstein
La scelta iniziale, che sa di qualcosa di già visto, ci permetterà una rigiocabilità maggiore.

Ma non è finita. Il Martello di Eva rappresenterà per noi l’hub principale, non solo da un punto di vista di progressione nella trama, ma anche per altre attività secondarie. Tramite l’uccisione di ufficiali nazisti, oltre ad evitare ingenti rinforzi nel tempo presente, potremo recuperare dai loro corpi esanimi uno speciale codice criptato. Tale codice ci servirà, attraverso un mini gioco, per scoprire la posizione di atri ufficiali tedeschi e continuare a mietere vittime anche dopo aver completato il titolo. Con un gameplay che si evolve ad ogni missione, è importante menzionare quanto narrazione e meccaniche di gioco si incastrino quasi alla perfezione. Le piccole sbavature sono prettamente legate alla struttura del titolo stesso, dove reclutare membri e soldati per contrastare il potere nazista, visto che il lavoro più duro verrà fatto da un solo uomo quale Blazko, risulta effettivamente di poco conto, oltre ad assumere una logica non proprio esaltante.

Di contro, i personaggi presenti nell’avventura sono caratterizzati in modo impeccabile. Posto BJ da una parte, così come tutti i compagni di viaggio, anche il villain di turno si presenta come la vera e propria incarnazione del cattivo. Frau Engel fin dalle battute iniziali risulta essere un personaggio caratterizzato in modo eccellente, non scadendo nel solito stereotipato antagonista dal dialogo scontato e dal carisma inesistente. L’ufficiale tedesco riesce a convincere anche per la sua interpretazione, grazie anche a Nina Franoszek che ne ha prestato il volto e la voce. Tramite espedienti narrativi coerenti, sentiremo la presenza asfissiante di Frau Engel, concedendoci il sapore dell’odio verso le sue azioni. Lo stesso Blazkowicz, da canto suo, non sarà relegato al solito super soldato, tutto muscoli e senza cervello, ma al contrario rischia di essere sopraffatto dalle ombre provenienti dal suo passato e cadrà spesso prigioniero dei propri ricordi.

Wolfenstein
Frau Engel è l’esatta incarnazione del cattivo…

Un capolavoro annunciato?

Se il solo comparto narrativo sembra sorreggere da solo tutta l’avvincente avventura di Wolfenstein II, coadiuvata da un gameplay solido e variegato, possiamo anche affermare che tecnicamente il titolo si presenta in veste migliorata e potenziata. L’id Tech 6 ci da modo di soffermarci su animazioni ben realistiche, dirette in maniera meticolosa, così come l’alternanza degli ambienti, da stretti e angusti corridoi a lande devastate dalla guerra nucleare, mostrandoci quanto studio e pianificazione ci possano essere stati dietro un titolo de genere. Il frame rate, seppur non stabilissimo sui 60 fps come mostrato in DOOM, difficilmente soffre i tanti elementi a schermo e reggerà fino alla fine. Tuttavia è presente l’effetto pop-in dovuto al caricamento ritardato di alcune texture. La durata complessiva per portare a termine l’obiettivo di Blazkowicz si attesta sulle quindici ore, aumentate dalle attività secondarie e da una rigiocabilità non scontata. Per godere appieno dell’atmosfera surreale dell’universo alternativo donato da Wolfenstein bisognerà utilizzare l’audio in lingua originale, anche se la localizzazione italiana è di ottimo livello con tanti doppiatori che danno la voce ai nostri beniamini. Di grande spessore anche il comparto audio, con Mick Gordon e Martin Stig Anderson sugli scudi a riproporre lo stesso spunto rock di DOOM (essendo anche lì compositori della colonna sonora), pompando adrenalina a suon di assoli metal.

Wolfenstein
Ah, guarda un po’ chi si rivede…

Ad ogni pregio però corrisponde qualche difetto. Non risulta tutto perfetto, seppur la qualità finale del titolo sia molto alta. Nonostante la varietà degli ambienti, il level design non è spesso impeccabile, capace di alternare soluzioni interessanti a qualche difetto nel superare gli ostacoli, così come spesso e volentieri si resterà incastrati in qualche sezione stretta o a ridosso di qualche muro pericolante. La varietà di nemici non è eccelsa e fa il verso al numero delle armi a disposizione, così come gli scontri con i boss più impegnativi potevano essere diretti meglio. L’intelligenza artificiale dei nemici fa il resto, alcune volte meno reattiva del solito ed in alcuni frangenti molto puntigliosa, visto che alcuni ufficiali o corazzati tendono a vederci anche dietro i ripari, senza possibilità alcuna. A limare il tutto c’è una curva di difficoltà che si amalgama al proprio concetto di sfida, con ben sette livelli totali (uno da sbloccare una volta giunti al termine), ma giocare a Wolfenstein II non richiederà mai la staticità ed il movimento repentino sarà spesso necessario per la sopravvivenza, portandoci ad un finale che forse non sarà nemmeno l’ultimo…

Pro Contro
  • Puro sollazzo narrativo
  • Ottima caratterizzazione dei personaggi
  • Ambientazione ed atmosfera eccezionali
  • Colonna sonora da urlo
  • Gameplay solido e variegato
  • Buona rigiocabilità
  • Level design da rivedere in alcuni frangenti
  • Poca varietà di nemici e boss
  • Intelligenza artificiale da migliorare
Conclusione
Wolfenstein II: The New Colossus
9.0
CONDIVIDI
Articolo precedentePokémon Ultrasole&Ultraluna – Arriva il Team Rainbow Rocket e molto altro
Prossimo articoloSistemata l’animazione dell’acqua in Horizon: Zero Dawn
Programmatore, analista software e scrittore, appassionato del mondo videoludico e cinematografico fin dalla tenera età. Iniziando con un Vic-20 ho cavalcato tutta l'evoluzione fino alla next-gen, riuscendo a mettere a disposizione tutta l'esperienza al servizio dei 17K.