O muori da eroe, o vivi tanto a lungo da diventare il cattivo“, così disse un certo Cavaliere Oscuro in uno dei suoi film e questa citazione calza a pennello su ciò che la saga di Assassin’s Creed è diventata negli anni: strepitosa e straripante fino ai capitoli del nostrano Ezio Auditore, un’eroe capace di rubare i cuori di tutti i giocatori, gradi e piccini, per poi decadere e naufragare, fino all’ultima iterazione, in una marea di errori e luoghi comuni, attirandosi il disprezzo e le critiche di quelli che una volta erano fan accaniti.
Ed è con queste premesse, che dopo ben 4 anni di sviluppo e un doveroso anno sabbatico, il brand torna alla ribalta con Assassin’s Creed Origins, tra scetticismo e altissime aspettative per quello che deve essere il capitolo della rinascita, del cambiamento, per far tornare ai vecchi fasti una serie degna di essere ricordata nel modo giusto.

Il mago incaricato di tirare il coniglio fuori dal cilindro è Ashraf Ismail, che già fu Game Director di Black Flag, il quale ha visto nel genere RPG Open World la chiave di volta per rivitalizzare il titolo e l’ambiente ad esso circostante.
La soluzione non è sicuramente delle più innovative, vista la ormai diffusissima moda di riportare quasi tutti i giochi a questo genere, inoltre i più avvezzi a questa tipologia di titolo ritroveranno alcune delle meccaniche e degli elementi che più stanno funzionando all’interno del panorama videoludico.

Come abbiamo quindi già potuto constatare durante il nostro provato alla scorsa GamesWeek, Assassin’s Creed Origins non farà gridare al miracolo, ma sicuramente incarna una netta rivoluzione per la saga, dove la sapiente mano di Ismail ha unito tutto ciò che di buono ha sempre caratterizzato la saga, a ciò, come anticipato, che l’esperienza nel mondo dei RPG può offrire di garantito.

Ispirazioni a parte, Assassin’s Creed Origins si presenta come un buon titolo, ed ora andremo ad analizzare nel dettaglio ogni suo aspetto, non lasciando nulla in questo nuovo capitolo al caso.

 

Alla ricerca delle origini, tra Amore, Sangue e Sabbia

Per capire chi davvero siamo, dobbiamo guardare alle nostri origini“, questo deve essere stato più o meno il pensiero che gli sviluppatori di Origins hanno avuto al momento di decidere dove, e soprattutto come, sarebbe stato raccontato il nuovo episodio della saga.

La scelta è dunque ricaduta sull’Egitto, all’epoca tolemaica, quindi ben prima che il Credo nascesse e Altair iniziasse a sgozzare Templari, in un periodo di rivoluzione per l’intero Mediterraneo, con un regno ormai giunto ai titoli di coda, in uno sfarzoso decadimento.
Scelta quanto mai azzeccata di periodo storico, che ben si adatta alla trama con spunti davvero interessanti e intrecci continui con la vera storia dell’umanità.

Siamo nel 49 a.C. e ai vertici del regno infuria lo scontro tra la regina Cleopatra e il fratello Tolomeo per la supremazia sull’Egitto mentre, tra le ombre delle Piramidi, trama l’Ordine degli Antichi, ed è qui che la storia inizia a fondersi con la vita dei nostri personaggi.

Assassin's Creed Origins
Siwa è il paese natale del nostro Medjay, e da qui inizierà la nostra storia e quella del Credo

Sì, il plurale è volutamente utilizzato, perché in Origins il plot proposto non è incentrato solo sul nostro eroe, Bayek di Siwa, ma anche sulla splendida e astuta moglie Aya, però andiamo con ordine.
Bayek non è ancora un assassino, ma bensì è un Medjay, uno sceriffo del deserto facente parte di un gruppo scelto, a guardia della libertà e della giustizia, difensore degli oppressi, ma è soprattutto un uomo in balia delle emozioni e degli avvenimenti.

Emozioni che saranno la chiave di volta dell’intera trama, dove passione, onore, ma principalmente vendetta saranno il motore che spingerà il nostro personaggio a intrecciarsi con gli avvenimenti e farne parte in maniera consistente.

La narrazione tuttavia, e per fortuna, abbandona la leggerezza delle ultime interazioni della saga, impostando un’atmosfera atroce, cupa, feroce, in contrapposizione alla sfarzosa cornice egiziana, dove Bayek si dimostrerà essere un personaggio meno carismatico ed astuto dei suoi predecessori, mostrando un lato molto selvaggio e istintivo, come se fosse una bestia ingabbiata da questo tumulto di eventi, ma proprio in questo frangente entra in scena la consorte.

Infatti, se da una parte troviamo una buona, ma forse troppo spesso piatta e monocromatica, caratterizzazione della figura maschile tutta muscoli e rabbia, Aya rappresenta l’altro lato della medaglia, mettendo in mostra tutta la sagacia e l’intelligenza femminile.
La profondità del personaggio permette spesso e volentieri alla donna di rubare la scena al marito, mostrando sfaccettature curatissime, nonché risultando a conti fatti uno dei migliori personaggi dell’intero gioco.

Bellissima, intelligente e spietata, Aya sarà la controparte femminile della nostra avventura, risultando un personaggio chiave all’interno della storia

Come in ogni buon capitolo della saga non poteva mancare nemmeno la controparte contemporanea, quella la stessa che in Origins compie un netto salto di qualità.
La protagonista, di nome Layla, mostra un carattere deciso e definito, dando finalmente importanza e spessore alle scene ambientate nel presente, scalzando la figura spesso vacua e indistinta di Desmod Miles.

La sceneggiatura quindi risulta davvero ottima, rivaleggiando a livello di citazionismo ed enfasi con i primi capitoli, portando il giocatore ad appassionarsi alla quest principale e incalzandolo verso un finale davvero intrigante; in questo modo è scemato il timore che ci era sorto durante il nostro provato, dove lo spettro delle eccessive e fuorvianti Side Quest poteva direzionare fuori strada il giocatore, portandolo a scordarsi della Main Quest.

Solo due piccoli difetti non permetto alla narrativa di Origins di scalzare i suoi predecessori e impossessarsi del primo gradino del podio: il mancato utilizzo sapiente delle scene nel presente e la caratterizzazione, spesso superflua, di molti villain.

Se infatti la protagonista contemporanea risulta davvero ben sviluppata, la scelta di farla comparire saltuariamente si rivela essere un evidente spreco, dove una figura così carismatica poteva ben dire di più all’interno delle vicende narrate.
Per quanto riguarda i villain, invece, il problema risulta essere contrario. Messi da parte alcuni, veramente ben fatti e definiti, molti risultano non approfonditi abbastanza, dei quali viene fornita una descrizione mediocre, senza troppo esagerare su quale sia il vero e profondo motivo per cui andrebbero eliminati.

Il tutto ci comporterà, senza contare le attività di esplorazione ed endgame, l’impegno di una trentina di ore, facilmente dilungabili con le Side Quest, mostrando una longevità discreta, ma non eccessiva.

 

Pellegrini del deserto a guardia del Nilo

Per tutta la durata dell’arco temporale, precedente all’uscita, il tema caldo che teneva banco era il tanto chiacchierato cambio di genere, che portava Origins lontano dalla saga, tipicamente Action, facendolo approdare nel mondo degli Open World RPG.
Ebbene, già dal nostro provato, avevamo potuto constatare come l’impronta RPG, ma soprattutto Open World, fosse più che marcata (forse anche troppo e il titolo definitivo non è da meno), ma ci ha fatto in parte ricredere sul precedente giudizio.

Se prima giudicavamo l’influenza RPG asfissiante, a tratti opprimente, ora che possiamo mettere mano allo sviluppo di Bayek, sin dai primi livelli sorge spontaneo l’interesse nella crescita del personaggio, grazie soprattutto ad un ottimo sistema di building.

Eagle Eye

Una importante novità che aveva fatto scalpore al suo annuncio era la presenza di Senu, la nostra fidata aquila, quale mezzo di esplorazione ed avanscoperta. Sin dal nostro provato questa aggiunta aveva lasciato non pochi dubbi, visti i vantaggi che apportava, soprattutto nella pianificazione degli scontri e delle infiltrazioni. Il suo funzionamento infatti è del tutto simile a quello svolto dai droni in Ghost Recon Wildlands, ma nonostante questo, risulta davvero indispensabile viste le dimensioni abnormi della mappa. Senu infatti non avrà solo il compito di localizzare i nemici, ma anche quello di mostrare la posizione di punti strategici, e tanto altro. Insomma, un’amica fidata di cui non potremo mai fare a meno.

Crescita, di cui parleremo specificatamente più sotto, che si intreccia inestricabilmente con la componente Open World del titolo, dove solo la parola open potrebbe risultare restrittivo.
La mappa, che ricopre la stessa estensione di quella precedentemente proposta da Ismail in Black Flag, si staglia enorme all’orizzonte, suddivisa in regioni in base al livello di difficoltà tra le quali il giocatore sarà libero di destreggiarsi senza obblighi lineari di trama, riproponendo l’approccio che Ubisoft ha utilizzato per la mappa di Ghost Recon Wildlands.

Suddivisione che comunque, nonostante la libertà concessa, porterà il giocatore a seguire una certa consequenzialità per evitare scontri impossibili e che inconsciamente invita ad esplorarla in lungo e in largo, poiché ogni azione in Origins comporta un guadagno di esperienza, utile per salire di livello e sbloccare abilità.

L’esplorazione gioca dunque un ruolo chiave in Origins, dove con il supporto dell’immensa e ricchissima mappa trascende il classico ruolo di passatempo, diventando un punto cruciale per la buona riuscita della missione in tale regione.
Depredare tombe, cercare antichi manufatti, o scrutare e sincronizzare la mappa dai classici punti di osservazione non saranno però le uniche, e nemmeno le più redditizie, attività che l’immensa mappa di Origins ci offrirà.

Assassin's Creed Origins
Un Egitto intero da esplorare suddiviso in zone completamente e liberamente eplorabili, cosa può esserci di meglio?
Assassini oltre che esploratori

Non fraintendete, la nostra vita come Medjay non sarà solo esplorazione e combattimenti a viso aperto. Origins non si dimentica del suo vero Credo e nel gameplay traspone senza troppe modifiche tutte quelle che erano le nostre abitudini da assassini: infiltrazioni stealth, arrampicarsi dinamicamente sulle pareti scoscese, muoversi tra le fronde e cespugli, tutto torna praticamente immutato, ma con un peso ben diverso. Saranno infatti rare le occasioni dove la situazione si trasmuterà in un bagno di sangue, quasi come se gli sviluppatori abbiano voluto incentrare l’attenzione sul nuovo Combat System.

Essa sarà infatti costellata di subquest di ogni genere, utili a livellare velocemente il nostro Medjay, che non oscureranno mai la Main Quest ma anzi, sarà essa stessa a incalzarci nel loro completamento per non rimanere mai impreparati a uno scontro importante.

Questo aspetto però oggettivamente potrebbe mostrare il fianco alla noia e alla ripetitività, ma fortunatamente lo sviluppo è vario e abbastanza profondo, evitando un ridondante farming di punti esperienza fine a sé stesso.

Usualmente, nei titoli Open World, un buon gameplay comporta una scenografia scadente e viceversa, ma in questo caso Ubisoft ha giocato d’astuzia ed è riuscita nell’impresa di connubiare entrambe le cose.
L’ampia mappa infatti permette di alternare terre selvagge, deserti, oasi e montagne con lo splendore delle città egizie del periodo Tolemaico, dove la fusione degli stili architettonici romano, greco ed egizio dà vita a centri abitati di assoluta bellezza scenografica, mostrando una cura per il dettaglio non indifferente, con alle spalle un lavoro eccellente.

Assassin's Creed Origins
Scenari mozzafiato saranno all’ordine del giorno, mostrato un art design davvero sopra le righe

La mappa dunque rappresenta il primo caposaldo della rinascita della saga degli assassini anche se, come sottolineammo a suo tempo, non rappresenta nulla di davvero nuovo nel panorama videoludico, dove la moda del momento vede questo genere di ambientazione spopolare senza freni.

 

Un vento caldo di rinascita

La rinascita di Origins però non passa solo per l’enorme mappa proposta e tutte le attività a essa annesse, ma anche dalle meccaniche vincenti inserite dal mondo RPG a rimpolpare l’offerta del titolo.

Il nostro cruccio principale era, ed è stato fino ad oggi, il Combat System, vero tallone d’Achille dell’intera saga sin dalle sue prime iterazioni, che però in questo capitolo si presenta in una veste totalmente rinnovata e ristrutturata.
A mostrarsi totalmente cambiata risulta innanzitutto la IA, la quale non segue più l’approccio one by one, lasciando al giocatore tutto il tempo di gestire anche enormi quantità di nemici, ma coinvolge più avversari per volta, soprattutto dalla distanza, dimostrando anche un netto aumento dell’aggressività che questi dimostrano nei confronti del nostro protagonista.

Distanza o corpo a corpo poco importa, il Combat System ci permetterà di scegliere qualsiasi stile

Se infatti nel corpo a corpo non avremo a che fare con più di 4 o 5 avversari per volta, dalla distanza i nemici restanti ci utilizzeranno come un vero e proprio paglione d’addestramento, sforacchiandoci con frecce continue e incredibilmente precise, mettendoci in difficoltà talune volte nella gestione dei combattimenti.
Difficoltà data anche, però questa volta non per merito, dalla visuale della telecamera non proprio perfetta a livello tecnico.
A rincarare la dose vi è la presenza di un sistema lock-on per nulla semplificativo, anzi, spesso e volentieri porta a ritagliare fette troppo piccole di visuale, soprattutto negli scontri affollati, portando fuori dalla visuale e dall’attenzione del giocatore parecchi nemici che sbucheranno alle spalle con attacchi insidiosi, aprendo spesso e volentieri la nostra guardia.

I passatempi del Medjay

Un buon medjay, dopo l’ennesimo assassinio, dovrà pur rilassarsi prima di rimettersi in viaggio verso il prossimo obiettivo ed ecco che l’Egitto propone quindi una serie di attività collaterali grazie alle quali rimpolpare l’endgame di Origins, mettendo in mostra il nuovo Combat System in tutta la sua integrità. Sarà infatti possibile ‘distrarsi’ in incontri ad ondate nell’arena gladiatoria, sfogando a piena la propria sete di sangue, ma non è il solo passatempo. Ad esso infatti si affianca anche la possibilità di partecipar a gare su bighe all’ippodromo e tanto altro, per non lasciare nessun tempo morto durante la nostra avventura.

A tal proposito, anche la meccanica della Guardia vede importanti novità che vanno a influire nettamente sullo svecchiamento del Combat System, come l’inserimento del celeberrimo “Parry“, tanto amato e conosciuto dai giocatori del mondo Souls.
Questa meccanica, nuova in Assassin’s Creed, una volta sbloccata nello Skill Tree sul ramo del Guerriero, aiuterà notevolmente il giocatore, che con un minimo di pratica e coordinazione riuscirà con una parata ad aprire la guardia di qualsiasi avversario, spostando l’ago della bilancia negli scontri melee decisamente a nostro favore.

Guardia che vede, purtroppo, nel sistema di hitbox utilizzato, un nemico nemmeno troppo celato, poiché non sarà un evento raro essere penetrati da una freccia, nonostante lo scudo alzato, solo perché la nostra visuale non è perfettamente perpendicolare al tiratore avversario.
Questo, dunque, è un problema nemmeno troppo trascurabile visti i difetti di cui soffre la videocamera durante i combattimenti, ma con un minimo di pratica il problema è ampiamente gestibile.

Un altro stratagemma per evitare fendenti è rappresentato dalla schivata, che vede in Origins la totale perdita di automaticità, diventando totalmente a carico del giocatore che dovrà utilizzarla sempre con il giusto tempismo, anche se la mancanza di una barra di stamina permette di poterla utilizzare (o sarebbe meglio dire abusare) come via di fuga più che efficiente. Tuttavia il suo uso è meno immediato di quanto sembri, grazie anche alle già citate hitbox non perfettamente riuscite.

Se il sistema di difesa, nonostante a conti fatti con un po’ di pratica risulti abbastanza efficace, non riesca a brillare, a stupire è la parte offensiva, dove la combinazione di attacchi rapidi e pesanti (frecce e oggetti porterà scontri assai dinamici e spettacolari) porterà la novità più gradita di tutte: l’introduzione di una modalità Ultra.

Questa modalità, che ricalca a grandi linee l’idea delle Super presenti negli FPS, permette al giocatore di riempire una barra Adrenalina man mano che mette a segno fendenti, per poi sfogarla in un pirotecnico momento di puro hack and slash, dove il nostro Bayek diventerà un’autentica macchina da guerra capace di manovre sorprendenti e altamente letali.

Tirando le somme, il Combat System riesce nel suo intento di cancellare l’onta dei precedenti capitoli, portando una nuova boccata d’aria fresca capace di smentire, anche se non del tutto, i più scettici.
Tuttavia non è esente da alcuni difetti, come il feedback dei colpi, la fluidità dei movimenti, delle hitbox non troppo funzionali e la conseguente gestione di scontri con più avversari.

Come in un vero RPG, in aggiunta, va menzionata la variazione di danni inflitti in base alla zona colpita, il che dà una certa profondità tattica ai combattimenti, invogliando il giocatore a destreggiarsi in modo tale da bersagliare le zone più sensibili dei nostri avversari.

La rinnovata verve mostrata dal sistema di combattimento comunque non è l’unica arma utilizzata da Origins per sconfiggere i pregiudizi, proprio come scudo e spada, a lavorare sinergicamente con il Combat System troviamo un, ben sviluppato e in pieno spirito RPG, Leveling System davvero completo.

Questo comparto, sviluppato a livello secondo il metodo più classico, fonda il suo successo su due colonne portanti: un comprovato sistema di building del personaggio e un articolato, ma non troppo, Skill Tree.

Entrambi non mostrano segni distintivi rispetto ai corrispondenti già presenti sul mercato, ma ben si inseriscono e amalgamano con il Combat System, permettendo al giocatore di sviluppare il proprio Medjay secondo il proprio stile di gioco.
Guerriero, Veggente e Cacciatore, questi sono i vari rami di abilità disponibili, e combinandoli potremo direzionare facilmente il gameplay verso lo stile a noi più consono senza però rinunciare a nessuna delle specializzazioni.

Assassin's Creed Origins
Le vie del Medjay sono infinite, starà al giocatore scegliere la propria grazie alle mille possibilità offerte dallo Skill Tree

Menzione particolare va per l’aspetto più ampio della parte di building del personaggio, ovvero la varietà di armi disponibili.
Spade, Khopesh, lance e tanto altro sarà brandibile senza difficoltà, ognuna con i propri pregi, difetti e moveset, dando un’ulteriori profondità e varietà allo stile di gioco perseguibile.

Infine, da non trascurare, è apprezzabile la parte relativa all’equipaggiamento e al suo sviluppo.
Origins infatti attinge a piene mani dal mondo RPG e propone al giocatore la possibilità di collezionare, e potenziare, ciascun elemento del proprio equipaggiamento, classificato secondo la più canonica scala di rarità: raro, leggendario, esotico e maledetto.
Purtroppo quest’ultimi non risulteranno più di tanto difficili da collezionare, per cui com’è facile pensare, tendono a sbilanciare eccessivamente l’equilibrio dei combattimenti, portando il tutto verso gli errori dei precedenti capitoli.

Assassin's Creed Origins
Dalle armi agli abiti, tutto in Origins è a totale personalizzazione del giocatore, per permettergli di esprimere il proprio stile senza limitazioni

Tuttavia non sarà cosi facile potenziare l’equipaggiamento base di Bayek, poiché saranno richiesti materiali specifici, raccattabili dai loot, cacciando animali o depredando tesori nascosti e corrieri, che costringeranno il giocatore ad alcuni momenti di farming sfrenato.

Tutto sommato, quindi, la scelta di inserire questa nuova meccanica di building è apprezzabile, in primis per la profondità che dona al titolo, poi per il semplice fatto di invogliare il giocatore a ricercare equipaggiamenti sempre più forti, estendendo la longevità del titolo.

 

Tecnicamente parlando

Se gameplay, esplorazione e Combat System sono la gioia di questo nuovo capitolo della saga degli assassini, i dolori provengono dal lato tecnico, soprattutto sulle console convenzionali.

Il comparto visivo è indiscutibile sulla parte di sceneggiatura e art design, ma pecca enormente sul lato prettamente tecnico: il motore grafico mostra la scarsa indulgenza del tempo, risultando forse un po’ troppo obsoleto per il compito affidatogli.
L’utilizzo di una risoluzione dinamica non premia di certo la scelta, con frame rate non a livelli altissimi, che per rimanere quanto meno stabili portano a volte a risoluzioni non troppo brillanti, soprattutto durante alcune animazioni come le esecuzioni.

I modelli poligonali non sono certamente il massimo, ma su tutto questo aspetto ci sarà da ricredersi probabilmente con la prossima uscità di Xbox One X, dove sicuramente l’asticella sarà alzata e non di poco.

Decisamente apprezzabili invece la scelta di risolvere il problema della draw-distance sfruttando l’effetto distorto dato dal calore del deserto, e l’inserimento di una gestione dell’illuminazione che la pone come protagonista per la risoluzione di alcuni enigmi.

Assassin's Creed Origins
Luci e ombre nel deserto saranno fondamentali, soprattutto per risolvere alcuni enigmi legati ai ricordi di Bayek

Nulla da dire sul comparto sonoro, dove le colonne sonore di Sarah Schachner fungono da accompagnamento azzeccatissimo alle nostre esplorazioni, eccezion fatta per il doppiaggio in italiano, che ci ha lasciato perplessi su alcuni punti, ma onestamente non è su questo che verte l’intero titolo.

 

Un accenno di Multiplayer

Se durante le nostre esplorazioni incontreremo cadaveri di altri assassini, o vedremo sulla mappa strane foto di altri giocatori non spaventatevi, si tratta del comparto Multiplayer del titolo.

Di tanto in tanto infatti potremo trovare sul nostro percorso alcuni corpi di amici morti durante le loro esporazioni, i quali fungeranno come le macchie di sangue di Dark Souls e ci daranno la possibilità di vendicarli in cambio di esperienza e loot.

Escluso questo aspetto, purtroppo, il comparto multiplayer si limita effettivamente all’arena e all’ippodromo, attività che arricchiranno l’endgame, dove potremmo sfidare i nostri amici, senza permetterci nulla di più.

 

Pro Contro
  • Buona trama e sceneggiatura
  • Caratterizzazione dei personaggi approfondita
  • Rinnovato combat system
  • Building del personaggio stimolante
  • Ottimo utilizzo della mappa
  • Comparto tecnico non perfetto
  • Livello di sfida facilmente aggirabile
  • Troppi difetti tecnici nelle meccaniche del combattimento
Conclusione
Assassin's Creed Origins
8.5
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Studente di Ingegneria prima e appassionato di videogame poi, possessore di una PS4 ha concretizzato la sua passione per il mondo videoludico sposando il progetto del 17KGroup.