The Evil Within 2Quando uscì The Evil Within, nell’Ottobre 2014, l’attesa per la nuova creazione del padre di Resident Evil, Shinji Mikami, fu altissima. Si trattava di un Survival Horror lineare, con una trama contorta ma intrigante, in grado di omaggiare il meglio delle produzioni degli anni precedenti e amalgamarli in un prodotto che, pur non innovando il genere, risultava coerente e all’altezza delle aspettative. A tre anni di distanza, il team di Tango Gameworks, prosegue la propria opera con The Evil Within 2 che, seppur con uno Shinji Mikami in veste di “semplice” producer, si pone l’obiettivo di far breccia nei cuori di quella fetta di giocatori da troppo tempo orfani di un survival horror “vecchia scuola” e di provare a cambiare le carte in tavola, rinnovando la formula del precedente capitolo, tentando di imporsi in questo 2017 che, sicuramente, non è stato privo di produzioni di rilievo.

The Matrix Within

The Evil Within 2 prosegue l’arco narrativo intrapreso nel precedente capitolo cercando di evitare gli errori di alcune produzioni del passato, contestualizzando con alcuni exploit quello che succede ai vari protagonisti senza rendere l’insieme poco credibile o compatto. Onde evitarvi alcuna anticipazione sulla trama, visto che fin dai primi fotogrammi sarete completamente immersi all’interno dell’universo di gioco, proveremo ad analizzare per “sommi capi” l’opera dei ragazzi di Tango Gameworks.
La Mobius, organizzazione paragonabile alla Umbrella Corporation, prosegue i propri esperimenti con lo STEM una macchina che, dopo aver immerso i pazienti in delle apposite vasche, è in grado di connettere diverse menti ad una sola e di garantire una vita fittizia in una fattispecie di mondo onirico e pacifico. Qualcosa, però, va storto e il nucleo principale dello STEM, un’innocente bambina che si trova all’interno del mondo generato dalla macchina e la cui mente garantisce la pace e la tranquillità all’interno della macchina, non comunica più con i tecnici Mobius, rendendo necessario l’intervento di una nostra vecchia conoscenza. Sebastian Castellano, il protagonista del gioco, è un ex detective con un passato tutt’altro che piacevole. Alcolizzato e psicologicamente distrutto dagli avvenimenti del precedente capitolo, la nostra controparte videoludica appare, fin da subito, ben distante dai personaggi, tutto muscoli e armi da fuoco, di quel Resident Evil che coniò Shinji Mikiami con il titolo di padre del Survival Horror. Non stupisce, quindi, che una volta che verrà reinserito nello STEM, il nostro protagonista non disporrà di alcuna abilità che lo renda un combattente eccellente o un tiratore scelto. Gli unici punti di forza di Sebastian, almeno nelle prime fasi di gioco, saranno il suo talento deduttivo e il suo passato, cucito a doppio filo agli avvenimenti che accadranno all’interno dello STEM.
Questo semplicissimo espediente narrativo permette intrinsecamente a The Evil Within 2 di non ripetere gli errori delle storyline di altre celebri saghe. Sebastian, al di fuori dello STEM, è un uomo normale, privo di un qualsivoglia addestramento militare specifico. Solo all’interno del mondo virtuale, generato dal macchinario della Mobius, può migliorare le sue abilità fisiche per fronteggiare gli orrori presenti al suo interno. In egual maniera lo STEM, essendo una sorta di Matrix degli orrori, permette agli sviluppatori di non avere letteralmente freni nell’inscenare un Circo degli Orrori, a tratti disturbante per l’eccessiva follia mostrata, che si presenterà ai nostri occhi mentre esploreremo la tranquilla cittadina di Union, vera novità di questo The Evil Within 2.

The Evil Within 2
Un piccolo esempio del talento artistico di uno degli antagonisti della nuova opera di Tango Gameworks

Se gli ambienti marci, distorti, decadenti e lineari del precedente capitolo sono ancora tutti presenti, in The Evil Within 2 la vera novità risiede in Union, la cittadina virtuale creata dalla Mobius all’interno dello STEM, in grado di donare una natura maggiormente Sandbox al titolo di Tango Gameworks.

Esplorare la “ridente” località di villeggiatura americana, non solo ci permetterà di evadere momentaneamente dal senso di oppressione generato dalle creazioni delle menti instabili dei volontari al progetto STEM, ma ci permetterà di accedere a tutta una serie di missioni secondarie e di indizi atti a espandere la storyline del gioco e di ottenere oggetti in grado di potenziare le abilità e l’arsenale di Sebastian. Se le fasi di gioco più lineari richiamano per ambientazioni e sensazioni il capitolo precedente, girare per le stradine di Union ci riporterà  alla mente quella Silent Hill tanto amata dagli amanti del genere. É da apprezzare sicuramente il tentativo fatto dal team di sviluppo di rompere con il passato riuscendo comunque a mantenere, anche nelle fasi maggiormente open world, un senso costante di tensione che si dirada solo nei rifugi, inattaccabili come da tradizione, posizionati in vari punti della mappa di gioco. Proprio in merito al fattore paura, rimanendo in una cerchia ovviamente soggettiva visto il tema trattato, possiamo dirvi che The Evil Within 2 riesce a mantenere alta la sensazione di tensione, specialmente se giocato a livello di difficoltà Incubo, ma difficilmente riesce a spaventare. I jump scare non sono frequenti, così come le situazioni in cui l’ansia detterà legge in voi, sarà invece frequente trovare disturbanti le situazioni più macabre e splatter così come sarà costante il senso di oppressione nel dover costantemente fuggire dalle creature partorite dalle psicotiche menti degli abitanti di Union.

The Evil Within 2
Sembra una mostra interessante… quasi quasi chiediamo se accettano la tessera studenti

Spara, scappa, nasconditi!

Iniziamo la nostra analisi del Gameplay di The Evil Within 2 partendo dal sintomo di paura e da come, quest’ultimo, muterà in base al livello di difficoltà selezionato. Rispetto al precedente capitolo si può notare come il team di Tango Gameswork abbia ritoccato il livello di sfida generale verso il basso per rendere maggiormente accessibile il gioco ad un pubblico poco esperto di titoli Survival Horror. Abbiamo particolarmente apprezzato il fatto che le semplificazioni influenzano solamente i primi due livelli di difficoltà dei quattro selezionabili, garantendo il giusto tasso di sfida ai giocatori più pretenziosi con le modalità Incubo e Classica (sbloccabile solamente dopo aver completato il gioco la prima volta). Per quanto riguarda le prime due scelte: Casuale e Sopravvivenza, ci troveremo di fronte ad un gioco che muterà letteralmente in un Action con elementi da Third Person Shooter. L’inventario non sarà presente, in quanto gli oggetti trasportabili saranno illimitati, la mira assistita sarà attivabile e le munizioni e i potenziamenti non richiederanno grossi sforzi da parte del giocatore per essere ottenuti. In poche parole, il titolo manterrà tutta la sua atmosfera surreale e disturbante ma la sensazione di tensione verrà completamente spazzata via dalla sicurezza di poter sempre fronteggiare le creature che si pareranno di fronte a noi grazie alle numerose risorse presenti nel gioco.

The Evil Within 2
I vari rifugi sparsi per Union, vi permetteranno di rifornirvi prima di tornare a passeggiare per la ridente cittadina americana.

Discorso completamente diverso va fatto per la modalità Incubo che, come dichiarato dagli sviluppatori, ricalca la difficoltà standard del precedente capitolo, riducendo al minimo le risorse disponibili, obbligandovi costantemente al crafting (la creazione di munizioni e medikit tramite materiali di scarto), eliminando la mira assistita e imponendovi un inventario limitato durante l’intera avventura. Infine, per i giocatori più temerari, la modalità Classica implementerà il precedente livello di difficoltà con l’inabilitazione dei checkpoint, la possibilità di salvare solo sette volte durante tutto l’arco dell’avventura e l’impossibilità di sviluppare le abilità di Sebastian, lasciandolo con le statistiche iniziali per tutto il gioco. Ovviamente le due modalità più difficili muteranno completamente l’esperienza di gioco, portandovi non solo a considerare al pari dell’oro le vostre munizioni e i vostri kit medici, ma anche a muovervi per le strade di Union in maniera cauta e furtiva utilizzando tutto ciò che è a vostra disposizione per risolvere ogni conflitto in maniera silenziosa e mai diretta.
L’implementazione di elementi ambientali, sfruttabili durante le battaglie, è una delle novità che più abbiamo apprezzato nel gameplay del gioco. Valutare l’ambiente circostante, per usarlo a nostro favore durante gli scontri, si rivelerà indispensabile prima di affrontare i mostri più grossi e ostici ed è in grado di rendere varia e appagante l’esperienza di gioco garantendoci un discreto ventaglio di scelte per gestire le situazioni più concitate, specialmente quando si opta per giocare ai livelli di difficoltà più elevata.
Per quanto riguarda i movimenti di Sebastian, le differenze con il precedente capitolo sono minime e gli sviluppatori hanno semplicemente messo in atto un opera di rifinitura atta a rendere più varie e fluide le azioni del protagonista. La sensazione di pesantezza, percepibile nei movimenti del nostro sfiancato detective, rimane presente così come ritorna, in The Evil Within 2, la possibilità di migliorare i nostri parametri fisici utilizzando un Gel Verde, ottenibile dopo aver eliminato le creature che popolano Union, che potrà essere usato come valuta di scambio per sbloccare i vari slot di un albero delle abilità completo anche se non eccessivamente grosso.

The Evil Within 2
Chi ha giocato il primo capitolo si ricorderà di questa amabile sedia…

Horror in a frame

The Evil Within 2 si presenta con un comparto grafico decisamente migliore rispetto al suo predecessore. Le fastidiose bande nere, presenti nel primo capitolo, sono un vago ricordo e sia gli scenari che i modelli poligonali dei protagonisti hanno ricevuto un significativo miglioramento in termini di texture e dettagli. Il level design, grazie alla licenza poetica determinata dallo STEM, rimane di altissimo livello con scenari distorti e ricchi di dettagli disturbanti e alcuni scorci ambientali sono altamente evocativi e capaci di creare la giusta atmosfera. Quello che non convince appieno è che non ci si trova mai di fronte a situazioni in cui si rimane estasiati dal comparto grafico. Costantemente ci si trova di fronte ad alcune imperfezioni, che a tratti paiono come delle dimenticanze da parte del team di sviluppo, che si alternano a momenti dannatamente ispirati. Soventemente si potranno notare, in alcuni degli interni, delle texture non rifinite, così come i modelli poligonali dei personaggi secondari risulteranno più robotici e innaturali nelle movenze. Non si tratta di nulla che renda meno immersiva l’esperienza di gioco, ma si tratta comunque di sbavature piuttosto evidenti che non elevano mai il comparto grafico del titolo di Tango Gameworks alle vette di eccellenza della attuale generazione. Ottimi, invece, i modelli delle creature che popolano Union e, soprattutto, dei Boss e delle creature meno ricorrenti. Interessante come, Game Over dopo Game Over, si noti che i modelli delle creature base differiscano da un tentativo all’altro come a mostrare una sorta di randomicità all’interno del mondo di gioco. Un piccolo escamotage che riesce a rendere varia l’esperienza visiva del giocatore anche quando si trova a ripetere la stessa sezione più e più volte.
Ottimo il comparto audio che, seppur orfano di composizioni che rimarranno impresse nelle vostre menti, riesce ad aumentare la sensazioni di tensione durante le situazioni più importanti, grazie all’utilizzo di piccoli estratti dei temi principali e un ottima realizzazione degli effetti sonori che vi permetteranno, specialmente se giocherete utilizzando delle cuffie, di percepire chiaramente ciò che accade attorno a voi.

The Evil Within 2, inoltre, è localizzato interamente in Italiano, con un doppiaggio credibile e ben recitato e una scelta di attori che si adatta perfettamente ai personaggi messi in scena dai ragazzi di Tango Gameworks.

The Evil Within 2
Le ambientazioni di The Evil Within 2 non saranno sempre così… a volte saranno ben peggiori!
PRO CONTRO
  • L’inserimento di alcune meccaniche Sandbox lo rendono più vario…
  • Il comparto grafico rinnovato rende le ambientazioni dannatamente ispirate…
  • Il bilanciamento delle difficoltà lo rendono fruibile a tutte le tipologie di giocatori.
  • L’enfasi sul survival, nelle difficoltà più elevate, lo rende un ottimo esponente del genere.
  • …anche se l’effetto More Of The Same è elevato.
  • …anche se alcune sbavature evidenti non lo fanno eccellere graficamente.
Conclusione
Voto
8.8
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