Sono passati ventitré anni da quando il primo capitolo di una serie conobbe il debutto. I più nostalgici ricordano l’evoluzione come se il tempo si fosse fermato, ma ogni anno, puntuali come il fischio d’inizio, l’ingresso in campo sancisce un nuovo inizio. Sono ormai lontani i periodi dell’introduzione della mitica telecronaca in lingua originale, primi ad adottarla e seguiti dalle innumerevoli partite in salotto con gli amici. Pronti quindi al giro di boa, o meglio, al primo dribbling, calcando il rettangolo verde con FIFA 18.

FIFA 18
Nuovo anno, nuovo testimonial…

Strade diverse, stessi sogni

Diamo per scontato la finta attesa che ci attanaglia non appena giunge l’estate, conoscendo già ciò che ci aspetta una volta varcata la soglia che ci conduce verso un nuovo capitolo della serie. Proprio come ogni anno, il dubbio amletico è sempre il medesimo: il prossimo FIFA rimarrà sempre lo stesso? Puntualmente, Electronic Arts trasforma la monotonia in divertimento. Avevamo già compreso che la direzione intrapresa dalla casa di sviluppo americana era stata tracciata in maniera precisa. Con FIFA 17 avevamo avuto modo di sperimentare un comparto single player sotto forma di campagna interattiva, calandoci nei panni di Alex Hunter, figliol prodigo del mondo calcistico nonché nipote dell’ex campione inglese Jim Hunter. Il cammino verso l’ascesa dei campioni è raccontata al pari di una sceneggiatura cinematografica e invero le somiglianze con Goal! sono palpabili. Non a caso l’inizio di questa nuova modalità prende il nome di The Journey. Proprio come le migliori serie, la prima parte del viaggio di Alex si esaurisce con una sua probabile convocazione in nazionale, lasciando tutti ansiosi di conoscere il suo futuro. Ecco quindi che da buon sequel, il ragazzo prodigio approda nuovamente in FIFA 18, continuando la sua cavalcata che lo porterà al cospetto dei grandi mostri sacri del calcio passato e presente.

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Alex Hunter è tornato!

Con il buon punto di partenza concesso da EA che dà una sferzata differente rispetto ai concorrenti, The Journey prosegue la strada intrapresa rendendoci partecipi di una storia appassionante che, oltre alle sfaccettature puramente estetiche, tende la mano a fondere interazione e gameplay senza risultare frustrante o superfluo. Bene, si parte subito dalle inquadrature che ci portano direttamente in Brasile, precisamente a Rio De Janeiro, lì dove i grandi campioni come Pelé, Roberto Carlos e Ronaldinho hanno imparato a conoscere il loro amico più fidato: il pallone. Sostanzialmente ritroveremo gli stessi protagonisti dello scorso episodio, compreso quel Danny Williams così tanto odiato all’inizio ma inseparabile successivamente, che ruotano attorno alle vicende di Alex, desideroso di un posto in nazionale. Il percorso è arduo e non esente da ostacoli. Partita dopo partita ci ritroveremo a fare i conti con la vita privata di un giovane calciatore, appena maggiorenne, compresi i problemi legati alla sua famiglia, fino ad arrivare ad un epilogo che francamente vorremmo non arrivasse mai.

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Tutto ha inizio a Rio De Janeiro, patria di grandi campioni.

Il ritorno di Hunter

Avendo già toccato con mano il cambio di testimone con il nuovo Frostbite, FIFA 18 si presenta in una veste ancor più migliorata rispetto al predecessore. Stesso motore grafico, ma evoluzione evidente. Proprio per questo, The Journey rappresenta una delizia per la vista. Le scene di intermezzo, pur occupando la maggior parte della modalità, sono realizzate tramite l’impiego dello stesso Frostbite, mostrando il fianco all’utilizzo del performance capture, dove le espressioni, i movimenti ed i tratti somatici dei personaggi rasentano un realismo incredibile, anche su console. Potremo addirittura personalizzare Alex modificandone capigliatura, abbigliamento ed accessori. L’immersione è tale da farci immedesimare nel protagonista e renderci parte integrante della sua vita, anche sul campo da gioco. Difatti il passaggio dal film al gioco non è traumatico, anzi le due parti appaiono sempre più complementari. Il gameplay ha subito qualche piccolo cambiamento, dalla velocità di gioco, fino al raggiungimento di determinati obbiettivi, ma andiamo con ordine.

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Nel corso dell’avventura potremo personalizzare Alex a nostro piacimento.

La trama di The Journey si snoda attraverso le vicende vissute dal nostro giovane alter ego, dove noi stessi andremo a modificare il suo carattere ed alcune scelte che fungeranno come bivio per il futuro. A dire la verità non vi è molto su cui prestare attenzione fatta eccezione per un paio di scelte che ne delimitano una certa rigiocabilità, ma in fin dei conti si tratta di salire su un treno i cui binari sono già delineati, portandolo alla stessa stazione. Tra stile registico ed aspetto estetico, EA ha ritenuto opportuno calcare la mano sulla caratterizzazione dei personaggi, in modo da differenziarli e renderli più credibili, peccato solo che questa caratteristica non sia stata approfondita maggiormente, relegando il resto del cast a brevi comparse e stereotipi già visti in vari ambiti. Lodevoli invece i messaggi morali che l’esperienza lascia trasparire. Nel mezzo del cammin di nostra vita calcistica, le cose si fanno più interessanti quando dovremo affidarci alla nostra abilità per affrontare i match. In questa modalità specifica ci si rende subito conto della differenza con il suo diretto predecessore. Le partite sembrano meno pilotate e scriptate, dandoci l’opportunità di completare sfide specifiche assegnate dall’allenatore. Questi ci richiamerà a bordo campo, tra una pausa e momenti a gioco fermo, ricordandoci i nostri compiti. Sia chiaro, il fallimento non preclude la fine della nostra carriera, ma serviranno soltanto per sbloccare qualcosa di particolare. Alcune soluzioni narrative risultano interessanti, tenendoci incollati per oltre dieci ore, ma da buona serie televisiva, il finale risulterà scontato e saremo ancora in trepidante attesa di un nuovo capitolo che concluda l’ipotetica trilogia.

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Un selfie con Ronaldo non si nega mai…

Una carriera tra Allenatore o Giocatore

The Journey non rappresenta il solo comparto single player e al netto dell’avventura interattiva, FIFA 18 ci consente di intraprendere una carriera professionale nelle vesti di giocatore professionista o allenatore. La prima opzione sembra scontata in quanto ripercorre la stessa modalità trita e ritrita in tutti gli altri capitoli della serie. Potremo personalizzare il nostro giocatore virtuale, attribuirgli un ruolo e donargli le caratteristiche necessarie a diventare un grande campione. Partita dopo partita gli daremo l’opportunità di crescere fino a competere con i migliori giocatori, sempre attraverso il termine del campionato costellato da competizioni europee.

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La modalità allenatore ci consentirà di gestire il club in tutte le sue funzioni.

La novità è senza dubbio quella dettata dalla carriera come allenatore, dove avremo il pieno controllo delle finanze, allenamenti, gestione trasferimenti e merchandising del club selezionato. Non siamo in presenza di uno strumento manageriale del calibro di Football Manager, ma è sicuramente un passo in avanti se rapportato alle vecchie produzioni. Oltre a competere in campionato e nelle coppe, avremo a disposizione vari strumenti per far crescere la squadra. Assumere osservatori ci garantirà di avere una fitta rete di giovani promesse da tesserare, oppure ci fornirà informazioni specifiche su giocatori più blasonati, rendendoci partecipi dei loro possibili acquisti. L’interattività di The Journey si sposta anche in questa particolare modalità, dove da bravi allenatori avremo un ruolo fondamentale nelle trattative con gli agenti dei giocatori e quindi decidere clausole o prezzo dei cartellini sia per i calciatori in entrata che per quelli in uscita. Tenere d’occhio le finanze del club, le scadenze dei contratti e tutta la gestione degli allenamenti, che seppur limitati a cinque slot ci devono far riflettere sulle priorità, ci dà una visione a 360 gradi più completa in ambito di strategia manageriale. L’interfaccia di gestione è molto semplice e nonostante certi aspetti non siano molto approfonditi, lasciando comunque una gestione semplificata, si tratta di una modalità che fa ben sperare in futuro, magari con la creazione di settori specifici per l’allenamento, ampliamento dello stadio e tutte quelle caratteristiche che fecero la fortuna del buon vecchio PC Calcio.

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Occhio a passare di prima!

Si vince insieme e si perde insieme

Nonostante The Journey e la modalità carriera abbiano qualcosa in comune, dal punto di vista del gameplay ci sono state delle migliorie e cambiamenti. Calcare il rettangolo di gioco in FIFA 18 è una delle più belle esperienze a livello visivo. Ci sembrerà di assistere a delle vere partite in onda, anche grazie all’ottimo contributo di Pierluigi Pardo e Stefano Nava, ai quali va l’arduo compito di farci sorridere con il loro interloquire, anche quando la situazione non ne richiede. Telecronaca a parte, sono state introdotte le sostituzioni rapide, in grado di cambiare calciatori senza dover entrare in pausa e gestire la rosa, compreso un miglioramento per quanto riguarda le tattiche da adottare. Ogni giocatore può essere personalizzato sulla mentalità da adottare nei match, nella fattispecie se più propenso all’attacco o all’interdizione, nonché nella fase difensiva. Stesso discorso per la modifica ripartendo dal portiere, dove il baricentro della squadra può essere alzato o abbassato a seconda delle situazioni.

FIFA 18
I calci di rigore si possono sbagliare facilmente, sangue freddo quindi…

La velocità di gioco ha subito una lieve accelerazione, mostrando più frenesia a discapito di una sequenza più ragionata. Anche l’intelligenza artificiale ha subito delle modifiche e varia a seconda degli attributi dei calciatori. Un giocatore stanco arrancherà e sbaglierà anche i passaggi più elementari, mentre la gestione della palla risulta meno telecomandata sulla base del movimento del calciatore. A tal proposito, il nuovo sistema denominato RPMT (Real Player Motion Technology) ha permesso una modifica sostanziale nei movimenti degli atleti. Le loro movenze risultano meno artificiali, permettendoci di notare più realismo quando ci sono contrasti o accelerazioni sui passaggi filtranti, nonché finte e veli. Di contro, nella fase difensiva, un tackle o una scivolata errata, dovuto ad un tempismo non impeccabile, sarà cruciale, favorendo un recupero più prolungato e compromettendo la nostra tattica. La curva di difficoltà prosegue a fasi alterne, accentuandosi in fase di cross e calci d’angolo, ma deficitaria sui tiri da fuori area, dove la reattività dei portieri viene messa a dura prova. Se risulta più complesso segnare a distanza ravvicinata rispetto al passato, ciò non si può dire dalla lunga distanza.

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Bisogna essere abbastanza lesti a recuperar palla dopo un rinvio.

Crea la squadra dei tuoi sogni

Ed eccoci qui, il fiore all’occhiello di FIFA 18, ovvero la modalità FUT. Come per gli altri capitoli, FIFA Ultimate Team permetterà di aggiungere un’innumerevole mole di ore da spendere nella creazione della propria squadra. A differenza del comparto single player, FUT offrirà l’interazione con altri giocatori presenti in rete, permettendoci di costruire il nostro club acquistando e vendendo giocatori sulla base di una valuta virtuale, oltre ai FIFA Points. Non solo, avremo a disposizione due differenti esperienze complementari. Il Road to Division a cui siamo abituati si sdoppierà tra match in giocatore singolo, contro AI, oppure in multiplayer.

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Anche quest’anno ritorna la modalità FUT, consentendoci di creare la nostra squadra dei sogni.

Oltre ai soliti crediti accumulati dalle statistiche dei match, ci saranno anche degli obbiettivi giornalieri e settimanali, nei quali dovremo vincere una serie di partite, far segnare un determinato calciatore, acquistare un giocatore ed altre sfide supplementari. Attraverso la valuta ci sarà sempre l’opportunità di scambiarli con pacchetti speciali dove troveremo al loro interno una serie di bonus oppure nuovi calciatori da inserire in rosa. Resta invariato il sistema di intesa, dove membri della stessa nazione aumenterà il loro grado di affiatamento. Se tutto ciò non sembra bastare, ecco che Squad Battles aumenta ancor di più la longevità del titolo. Potremo sfidare le migliori rose a disposizione, tramite un mini torneo e ricevere ricompense ancora più corpose. Ancora una volta FIFA 18 dimostra di avere al suo interno una miriade di modalità adatte alle proprie esigenze e soprattutto ora la modalità FUT risulta molto più bilanciata.

FIFA 18
Occhio ad acquistare giocatori al giusto prezzo!

Croce e delizia

Il vero punto di forza di questo FIFA 18 è indubbiamente l’impatto visivo che viene donato ai giocatori. Il Frostbite in questo caso specifico sembra essere stato spremuto al limite delle proprie potenzialità, fornendoci una resa grafica nettamente migliorata rispetto al passato. L’illuminazione dinamica è stata rivista, proponendo zone d’ombra provenienti dalla struttura degli stadi, miste alla luce del sole o dell’impianto di illuminazione sportivo. I modelli dei calciatori più blasonati restano fedeli, ma molti altri risultano prototipizzati (non ce ne voglia Jack Bonaventura, il cui modello non gli somiglia per nulla). Stesso discorso per i movimenti, dove l’RPMT ha assunto un valore fondamentale per ricalcare le movenze reali su sfondo digitale.

FIFA 18
La Real Player Motion Technology consente di poter osservare dei movimenti più realistici.

Come per ogni titolo, anche FIFA 18 soffre di alcuni difetti strutturali. Parliamo certamente dell’intelligenza artificiale dei portieri e di alcune meccaniche di base, come i tiri da fuori area e le deficitazioni in ambito difensivo, dove sbagliare un contrasto permetterà all’avversario di involarsi verso la porta con troppa facilità. La fisica funziona abbastanza bene, tranne quando gli eventi atmosferici modificano il terreno di gioco. In presenza di acqua il pallone sembra non apportare la giusta dinamica dovuta all’attrito, risultando tutto sempre molto fluido. Lasciando da parte il comparto narrativo presente in The Journey, avremmo voluto più libertà di scelta, visto che in alcuni frangenti, a difficoltà elevata, sembra impossibile portare a termine una sfida decisa a priori. Il comparto audio invece è eccellente, come suo solito, facendoci assaporare l’atmosfera dello stadio, con annessi cori provenienti dalle tifoserie, fino a giungere alla colonna sonora gradevole ed indicata. La telecronaca non è sempre impeccabile e benché le frasi dei commentatori siano state arricchite, alcune volte c’è stata una sfasatura su quanto succede in campo e ciò che viene riferito.

FIFA 18
E’ sempre una grande emozione poter scendere in campo…

Al netto dei pregi e difetti, FIFA 18 resta un titolo che ha deciso di puntare verso una strada ben precisa, dove la quantità di contenuti è così vasta da concedere una longevità molto alta. FUT permetterà di spendere un periodo di tempo elevato, così come gli amanti del single player potranno prendere parte alle avventure di Alex Hunter o sfidare i propri amici in match locali.

PRO CONTRO
  • Ottimo comparto visivo
  • Un ritorno di Alex Hunter più appassionante
  • Tante modalità disponibili al lancio
  • Modalità Carriera migliorata e divertente
  • Esperienza più coinvolgente
  • Comparto audio eccellente
  • Ottima longevità
  • Intelligenza artificiale da migliorare
  • Presenza di alcuni difetti grafici
  • Qualche problema con la fisica di base
  • Piccoli difetti di reattività nei comandi
Conclusione
FIFA 18
8.5
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Programmatore, analista software e scrittore, appassionato del mondo videoludico e cinematografico fin dalla tenera età. Iniziando con un Vic-20 ho cavalcato tutta l'evoluzione fino alla next-gen, riuscendo a mettere a disposizione tutta l'esperienza al servizio dei 17K.