CupheadSpiegare in poche righe l’enorme attesa nei confronti di Cuphead è molto semplice. Prendete le Silly Symphonies, i celebri corti animati degli anni ’30 prodotti dalla Walt Disney, unitele ai videogiochi Shoot ‘em Up degli anni ’90, amalgamate il tutto con una colonna sonora Jazz di ottima fattura e capirete subito come mai, durante la conferenza Microsoft all’E3 2014, il pubblico presente si è subito interessato al titolo prodotto e ideato dallo Studio MDHR. Capirete anche perché, tre anni più tardi, un semplice Indie a prezzo budget sviluppato da una software house di sole 20 persone, si è rivelato essere il secondo titolo più atteso dopo Destiny 2 in questo settembre 2017. Ora, dopo tre anni di attesa, svariate ipoteche, modifiche al concept originale e tonnellate di matite, Cuphead giunge finalmente sul mercato rivelandosi una delle esclusive migliori per Xbox One e un acquisto obbligato per gli amanti del videogioco come forma d’arte.

Tazzine al Casinò

CupheadLa trama di Cuphead risulta semplice, fiabesca e distorta come la migliore delle Sinfonie Allegre a cui si ispira. In una tranquilla giornata di sole, Cuphead e Mughead si allontanano dalla loro casa, ignorando gli avvertimenti del saggio Elder Kettle, e si ritrovano di fronte a un Casinò in cui decidono di spendere la giornata giocando d’azzardo. La loro indole innocente attirerà la curiosità del proprietario della Casa da Gioco, il Diavolo in persona, che con una semplice scommessa inganna i due protagonisti, vincendo conseguentemente le loro anime. Cuphead e Mughead, in preda alla disperazione, chiedono clemenza ottenendo dal compassionevole Mefistofele un’alternativa: eliminare tutti i debitori presenti su una lista per permettere al proprietario del Casinò di ottenere le anime che gli spettano in tempi brevi. Se ci riusciranno, potranno considerare ripagato il loro debito con il Diavolo.
Questo semplicissimo canovaccio, perfettamente in linea con gli archi narrativi dei più canonici Run ’n’ Gun game, permette al titolo di aprirsi a una struttura tutt’altro che standardizzata. Dimenticatevi il classico sistema che alterna livelli e boss finali, Cuphead offre una struttura diversa, atipica, e in grado di permettere al giocatore di scegliere sempre, seppur parzialmente, come proseguire nell’avventura. Chi ha seguito il travagliato sviluppo di Cuphead saprà già che, originariamente, il concept del titolo era basato solamente sul susseguirsi di Boss Battle, senza alcun elemento Platform o livello intermedio fra uno scontro e l’altro per variare l’esperienza. Tuttavia, dopo aver attentamente valutato i feedback dei giocatori, il piccolo team di Studio MDHR ha optato per inserire un po’ di varietà alla loro creazione e, per non snaturare la natura delle ottime Boss Fight, hanno virato su una struttura differente, che offrisse la corretta dose di varietà a gran voce richiesta dall’utenza.

Cuphead
No! Non è un immagine a bassa risoluzione. Cuphead ricalca pienamente lo spirito degli anni ’30 anche nei filtri grafici.

Dopo un breve tutorial, totalmente facoltativo ma che vi consigliamo di provare anche solo per lo splendido comparto artistico con cui è stato realizzato, vi ritroverete all’interno di una coloratissima World Map, liberamente esplorabile. Quest’ultima vi permetterà di scegliere fra le diverse tipologie di attività disponibili quali Boss Fight, Livelli di stampo Run and Gun con sparuti elementi platform, e alcuni mini-giochi sotto forma di piccole sfide atte a testare le vostre abilità con alcune componenti specifiche del moveset a disposizione. A popolare la mappa di gioco troverete inoltre alcuni personaggi pronti a darvi suggerimenti, oggetti, e piccole sfide addizionali, dei negozi dove potrete comprare potenziamenti utili per modificare le vostre abilità e alcune scorciatoie, attentamente nascoste, utili per raggiungere anzitempo alcune aree del gioco. Se le poche modalità di gioco potrebbero far storcere il naso ad alcuni, pretenziosi, utenti, sicuramente la struttura con cui i vari contenuti sono stati distribuiti all’interno del mondo di gioco vi permetterà di variarne l’esperienza, garantendovi un minimo di scelta nella maggior parte delle situazioni.

Cuphead
La pratica World Map vi permetterà di scegliere in che ordine affrontare alcune delle sfide presenti in Cuphead.

Corri! Spara! Ripeti!

Il Gameplay di Cuphead ricalca in maniera eccelsa i punti cardine che hanno reso celebri i Run and Gun negli anni ’80 e ’90. I comandi sono ridotti al minimo indispensabile e permetteranno alle nostre tazzine antropomorfe di saltare, sparare, schivare, lanciare un super attacco ed effettuare un parry che, seppur principalmente sembrerà una piacevole aggiunta alle meccaniche basilari del titolo, si rivelerà indispensabile durante gli scontri più complessi. Come anticipato nel paragrafo precedente, in origine il gioco fu ideato come una successione di Boss Battle a difficoltà crescente, che potessero riportare alla mente la complessità e la struttura a fasi tipica degli Shoot ‘em Up in due dimensioni, pilastri degli anni d’oro dell’industria videoludica. Non c’è quindi da stupirsi se ogni scontro con i vari Debitori del Diavolo si rivelerà un concentrato puro di azione frenetica, pattern sempre più complessi da memorizzare, e l’obbligo di avere dei riflessi adeguatamente allenati.

CupheadPer cominciare una disputa basterà recarsi sul livello desiderato direttamente dalla world map, scegliere la difficoltà e iniziare la battaglia. Escludendo l’ottimo comparto artistico, di cui parleremo in seguito, è davvero incredibile notare come ogni avversario sia stato caratterizzato magistralmente, risultando sempre differente dal precedente, e senza mai generare nel giocatore una sensazione di noia man mano che gli scontri si susseguono. A rendere ancor più piacevole l’esperienza di gioco, il team di Studio MDHR, ha inserito alcuni elementi moderni atti a rendere ancor più varie e additive le battaglie. Innanzitutto i pattern d’attacco di ogni singolo Boss sono differenti e mai ciclici, quindi oltre a non trovare quasi mai due soluzioni simili in scontri diversi, non potrete memorizzare il susseguirsi di attacchi durante una sfida poiché, se la ripeterete, questi cambieranno l’ordine o addirittura muteranno grazie a un fattore di casualità che, seppur sembri diabolico e crudele, premia maggiormente i riflessi e le skill del giocatore rispetto a una più canonica formula di “trial, error, memorize, and repeat”.

CupheadInizialmente, la canonica barra della vita del vostro avversario non sarà presente a schermo (si potrà sbloccare in un secondo momento e la sua visualizzazione rimarrà comunque a discrezione del giocatore) ed è stata sostituita con una tabella che, una volta che sarete stati sconfitti, vi mostrerà quanto vi sarebbe mancato per portarvi a casa la vittoria. Questa infida e machiavellica scelta scatenerà nel giocatore un’innata voglia di ritentare, con maggior concentrazione, lo scontro appena perso, specialmente se il traguardo mostrato a fine battaglia risulterà dannatamente vicino.

Dall’intero impianto di Cuphead è stato inoltre rimosso il Game Over.

Se quando fu annunciata questa scelta il timore iniziale fu quello di una semplificazione generale atta a venire incontro ai giocatori moderni, una volta che ci si ritroverà con il pad alla mano si comprenderà appieno quanto sia stata invece un’idea vincente. Non dover incappare in Game Over, con conseguente caricamento del salvataggio precedente per ritornare a sfidare lo stesso avversario, vi permetterà di ripetere all’infinito uno scontro fino a che non lo porterete a termine positivamente, evitando così di interrompere l’azione di gioco con fastidiosi tempi morti passati fra i menù del titolo. A terminare l’ottima stratificazione delle Boss Fight, troviamo un sistema di gestione e modifica delle abilità delle nostre tazzine che vi permetterà di affrontare ogni battaglia provando soluzioni diverse e rendendo più personale e variopinto un Gameplay che, per sua stessa natura, si basa su pochi comandi e tanto Button Smashing.

Cuphead
Arriverete a odiare alcuni Boss per la randomicità con cui eseguiranno i loro pattern d’attacco.

Parlando dei livelli di stampo più Platform, o meglio Run And Gun, vi anticipiamo subito che il timore di assistere a una forzatura, inserita successivamente per accontentare un maggior bacino di utenza, è stato completamente diradato nel momento in cui ci siamo avventurati nei vari stage più “canonici” di Cuphead. Come vi accennavamo qualche riga più in alto, il team di Studio MDHR ha optato per separare completamente dalle Boss Fight tutti i livelli più standardizzati, donandogli uno scopo ben preciso all’interno dell’ecosistema del gioco e lasciando il loro completamento alla volontà del giocatore, rendendoli opzionali e non indispensabili per terminare l’avventura. Tutti questi stage, infatti, saranno necessari per ottenere delle monete che vi permetteranno di acquistare, presso il negoziante presente sulla World Map, le varie abilità atte a potenziare l’arsenale delle vostre tazzine. Una soluzione decisamente interessante e capace di donare quel minimo di varietà fra uno scontro e l’altro senza snaturare l’intera esperienza di gioco.

Gli stage Run And Gun offrono tutti un level design sufficientemente variegato da non risultare mai troppo simile o tedioso e il livello di sfida richiesto per portarli a termine, seppur non paragonabile agli scontri più complessi del gioco, richiederà comunque una buona dose di riflessi e di tentativi, soprattutto se si vorranno ottenere tutte le monete presenti al loro interno.

Pur non essendo numerosi come le Boss Fight, abbiamo apprezzato l’inserimento di questi stage più canonici che, oltre a non eccedere mai con soluzioni troppo scontate e ripetitive atte solo ad allungare l’esperienza finale, si sono dimostrati degli ottimi esempi di Run And Gun vecchia scuola. Nei confronti delle mini-sfide presenti nei Mausolei, invece, non abbiamo riscontrato lo stesso stupore delle soluzioni precedenti. Le abbiamo trovate più come un breve divertissement senza reali giustificazioni all’interno del titolo. Attenzione: non si tratta di stage brutti o poco riusciti, tuttavia la loro facilità e la loro struttura molto basilare,ci hanno resi completamente indifferenti nei loro confronti, non facendoci comprendere appieno il loro inserimento all’interno di Cuphead.

Cuphead
Gli stage più “canonici” sono perfettamente integrati nell’ecosistema di Cuphead.

Concludendo questa lunga analisi del Gameplay spendiamo due parole in merito alla longevità e alla difficoltà della prima opera degli Studio MDHR.

La longevità del gioco è sicuramente altalenante e dipende moltissimo dalla tipologia di giocatore che affronterà Cuphead.

I tre livelli di difficoltà presenti per ogni Boss Battle (uno dei quali sbloccabile al termine della prima run), gli stage opzionali e l’ottenimento di tutte le abilità aggiuntive per le vostre tazzine, offrono sicuramente una sfida impegnativa e il completamento del gioco al 100%. unito al conseguimento di tutti gli obiettivi disponibili, vi porterà via approssimativamente 12 ore nel tentativo di conseguire un punteggio perfetto in una determinata Boss Fight, o di rincollare i tasti del Joypad appena distrutto dopo l’ennesima sconfitta. Il discorso cambia sostanzialmente nel momento in cui deciderete di affrontare solo gli scontri principali, settando magari la difficoltà verso il basso in quelli più impegnativi così da arrivare rapidamente al termine dell’avventura. In questo caso Cuphead può essere terminato in un tempo che oscilla fra le cinque e le sette ore, sicuramente non una longevità disarmante ma perfettamente in linea con altri esponenti del genere.
CupheadMagistrale e crudele allo stesso tempo è il bilanciamento della difficoltà del gioco. La curva con cui viene incrementata la complessità degli scontri contro i Boss è ottima e non porta mai il giocatore ad avere un senso di frustrazione a causa di una sfida all’apparenza impossibile. La rimozione del Game Over viene bilanciata dai pochi danni che il nostro eroe può accusare durante uno scontro prima di morire. Nonostante le battaglie con i Debitori del Diavolo ricevano un costante incremento delle differenti fasi e dei loro pattern d’attacco man mano che l’avventura prosegue, non subiranno mai degli sbalzi impressionanti di difficoltà, permettendo al giocatore di poter affinare le proprie abilità scontro dopo scontro. Abbiamo trovato molto interessante anche il mutamento degli scontri in caso si volesse affrontare l’avventura in Co-Op locale (una modalità cooperativa on-line è già stata annunciata e arriverà in un secondo momento) poiché la possibilità di resuscitare all’infinito il proprio partner, e la doppia potenza di fuoco ottenibile giocando in due, viene bilanciata da una difficoltà maggiore data dai pattern d’attacco dei Boss che, oltre a essere maggiori, risulteranno più rapidi nella loro esecuzione e saranno affiancati da un numero maggiore di danni necessari per eliminare l’avversario. Cuphead, in sintesi, non è un gioco per nulla facile ma il gameplay immediato e l’ottimo bilanciamento del livello di difficoltà riescono a renderlo un titolo complesso, appagante e mai frustrante.

Cuphead
Giocato in compagnia Cuphead è dannatamente divertente.

Cuphead Symphony

Cuphead è una gioia per gli occhi, su questo non si discute. Il gioco si ispira e celebra sia le Silly Symphonies di Walt Disney che lo stile di disegno di Max Fleischer, animatore di origini polacche naturalizzato statunitense, che vanta nel suo curriculum l’aver portato su schermo personaggi come Betty Boop e Popeye (Braccio di Ferro per noi italiani). L’intero gioco è stato disegnato a mano, colorato ad acquerello e animato in un secondo momento per dare la costante impressione di giocare a un cartone animato interattivo del 1930. La cura dei dettagli è minuziosa e trasuda l’amore e la passione di Jared e Chad (i due fratelli ideatori del titolo) verso i corti animati dei primi del novecento e i videogiochi Shoot ‘em Up della cultura pop degli anni ’90.

CupheadNon basterebbero le poche righe a nostra disposizione per elencare tutti i particolari che ci hanno colpito del comparto artistico di Cuphead ma sicuramente siamo di fronte a uno dei picchi più alti dell’unione fra videogioco e arte. L’accompagnamento musicale dell’intero titolo rispecchia completamente gli stilemi tipici di quegli anni e comprende oltre tre ore di brani inediti incisi per l’occasione da un ensemble rag-time di 10 elementi, una big-band di 13 musicisti, un quartetto barber shop e un ballerino di Tip-Tap. Un dispiegamento di forze impressionante per conferire una colonna sonora Jazzy di ottima qualità e che si amalgami perfettamente in ogni fotogramma del gioco.
Concludendo con i meri tecnicismi, invece, Cuphead mantiene granitici i 60 FPS in tutte le circostanze, anche quelle più caotiche, con una risoluzione massima di 1440p su Xbox One S (se dotati di uno schermo 4K, ovviamente) e la risposta ai comandi risulta sempre immediata come richiesto dal genere di appartenenza. Smentendo definitivamente le voci di corridoio spuntate nelle scorse ore, non è presente una modalità a 24 FPS che ricalchi fedelmente il framerate degli anni ’30, ma i filtri video applicati all’intero titolo, e il rumore tipico dei grammofoni dell’epoca, riusciranno a immergervi adeguatamente nell’atmosfera di quei gloriosi anni.
Cuphead è disponibile su Xbox Marketplace, Microsoft Store e Steam al prezzo di 19,99€ ed è localizzato solamente in lingua Inglese, fattore che non ne intacca minimamente la fruibilità a fronte delle poche righe di testo presenti nel gioco.

Cuphead
Cara tazzina… è ora di tirare le somme!
PRO CONTRO
  • Comparto artistico magistrale!
  • Gameplay solido e immediato.
  • Rapporto qualità prezzo ottimo!
  • Ottimo bilanciamento della curva della difficoltà…
  • Alcuni stage aggiuntivi peccano di eccessiva semplicità e di spunti interessanti
  • …anche se a tratti l’eccessivo tasso di sfida potrebbe scoraggiare alcuni giocatori.

 

Conclusione
Voto
9
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