Broken AgeTim Schafer, con il suo Broken Age, giungono sul mercato in un periodo in cui avere a che fare con le avventure grafiche è sia difficile che più facile rispetto a qualche anno fa. Ultimamente stiamo assistendo, anche se in minima parte, a un ritorno in pompa magna di questo genere che sembrava oramai abbandonato. Che si parli di Telltale Games, dove la narrazione fa da padrona e tutto si svolge in funzione di essa, o di altre produzioni, come The Wardrobe, dove il gameplay e gli enigmi sono la parte preponderante, è innegabile che ci si trovi di fronte ad una sorta di riscatto di questo genere che, ormai, si stava dando per sorpassato, abbandonato e morto. Vediamo cos’ha da dire a tal proposito Tim Schafer, vero e proprio maestro del genere e grande nome che sta dietro a produzioni classiche, ormai divenute cult del medium videoludico. Nomi importanti come Grim Fandango, Day of the Tentacle, The Secret of Monkey Island, Psychonauts e Brutal Legend hanno in comune il “tocco magico” di Schafer e del suo team, capace di trasformare dei semplici giochi in vere e proprie esperienze. Non divaghiamo oltre e andiamo ad analizzare questo, vero e proprio, ritorno alle origini per il buon Tim.

Un viaggio tanto atteso

Broken Age si struttura secondo il classico modello dell’avventura grafica quindi in maniera differente rispetto al modello proposto da Telltale Games che, ribadiamo, è più incentrato sulla narrazione piuttosto che sul vero e proprio giocare, rendendo i titoli simili a dei film interattivi. Il gioco racconta la storia di due ragazzi che conducono, apparentemente, due vite molto diverse, completamente avulse e staccate l’una dall’altra. Vella, una ragazza proveniente da un villaggio di fornai, si ritrova coinvolta, suo malgrado, in una cerimonia a metà fra il macabro e il grottesco. Tale cerimonia prende il nome di Banchetto delle Fanciulle e consiste in una sorta di concorso di bellezza dove bisogna risultare il più appetibili possibili per un mostro, Mog Chotra, che, se non riceve il tributo di alcune ragazze, minaccia la distruzione dei villaggi che incontra. Tutte le altre giovani sono entusiaste di offrire la propria vita al mostro per garantire la salvezza al villaggio ma Vella no. Vella è la classica eroina che si stacca dalle tradizioni per intraprendere la propria strada e crescere durante le vicende che vengono narrate: è un personaggio forte che pone da sé i propri obiettivi. Shay, il ragazzo dello spazio, imbocca anch’egli la strada della crescita personale. Il giovane è parte dell’operazione Dandelion, un programma volto alla ricerca di mondi abitabili, assistito dai propri genitori che lo sorvegliano giorno e notte, costantemente trattandolo come un bambino. L sua nave ha comandi giocattolo, possiede diversi personaggi simili a peluches per infanti e presenta addirittura un’intera stanza dedicata ai ricordi della sua infanzia. Il ragazzo, ormai cresciuto, non riesce più a svolgere le attività che da bambino era costretto a fare: salvare i peluches da valanghe di gelato, da incidenti su treni giocattolo o da un “attacco di abbracci”. E questa situazione, a tratti assurda, lo porta alla ribellione e al mettersi in contatto con un losco individuo di nome Marek che indossa un costume da lupo… facendogli cominciare il suo viaggio. Entrambi i protagonisti, quindi, si staccano dal nido sicuro della casa dove i parenti indicano cosa sia meglio per loro e intraprendono un viaggio che sconvolgerà per sempre le loro vite, che metterà in dubbio tutto quello in cui credono e che muterà per sempre la loro visione del mondo.

Broken Age
Shay… ma che occhioni grandi che hai.

Colpo di scena!

La storia di Broken Age ha basi solidissime. La narrazione iniziale attrae benissimo il giocatore, presentando le assurdità della quotidianità di Vella e Shay, e le basi della storia si dimostrano ottime, peccato che ci sia un piccolo problema… la storia, di realmente forte, ha solo le basi. La narrazione, durante il secondo atto, diventa lievemente piatta e condita da qualche colpo di scena completamente inaspettato che non da nemmeno la soddisfazione al giocatore di speculare su cosa potrebbe succedere dopo. I collegamenti fra le storie di Shay e Vella sono intuibili ma solo a posteriori. Di fatto, il tema della crescita è presente solo nel primo, meraviglioso, atto, non vi sono elementi che possono ricondurre a tale tematica in tutto il resto del gioco, dando l’impressione di un abbozzo di significato trattato con approssimazione. La narrazione, nella seconda parte del titolo, non scava mai in profondità, rimane sempre in una sorta di “safe-zone” superficiale… non rischia. Vella si ribella e Shay finalmente è indipendente ma poco altro rimane. I grandi colpi di scena sono un fulmine al ciel sereno e totalmente imprevedibili, quasi al limite dell’incoerenza e purtroppo fanno scemare, gradatamente, l’interesse che si crea nel giocatore dopo l’ottimo Climax che si raggiunge al termine del primo atto.

Broken Age
Lo stile grafico di Broken Age riporta alla mente i libri Pop-Up dedicati ai bambini.

Un gameplay di altri tempi

Il Gameplay di Broken Age è un vero e proprio classico: è come se non ci fossimo mossi dagli anni d’oro della Lucas Arts, pieno di enigmi da risolvere e relazioni fra i vari oggetti. Destreggiarsi negli ambienti di gioco potrebbe non risultare semplicissimo a chi non è abituato a questo genere di giochi ma, l’ottimo lavoro effettuato con il porting su console, non lo rende inaccessibile ne troppo macchinoso. Siamo davanti ad un gioco che ti dà tutti gli strumenti per capire cosa fare anche quando sembra non ci sia niente da fare. Capiterà di essere spaesati di fronte ad una nuova zona ma tutto presto si risolve. In particolare, è stata ottimamente gestita la questione delle storie parallele: Shay e Vella si incamminano nell’avventura contemporaneamente e il giocatore può decidere se seguire Vella o Shay quando meglio crede, rendendo facile anche riposare la mente ogniqualvolta non si viene a capo di un enigma con un personaggio piuttosto che con l’altro. In questo modo, viene fornito un ottimo metodo per portare avanti il gioco anche in frangenti in cui ci si ritrova letteralmente bloccati. Il gameplay non è la parte fondamentale di un’avventura grafica, questo è vero, ma l’elevata interattività del titolo e alcune scelte azzeccate lo hanno reso piacevole da giocare per tutta la sua durata e mai noioso.

 

Anche l’occhio vuole la sua parte

Nulla da dire. Broken Age, è graficamente ineccepibile. In particolare è molto azzeccato lo stile grafico che rende tutta l’avventura simile ad un libro pop-up o un libro di fiabe per bambini. Siamo davanti ad un prodotto perfettamente confezionato e dalle ambientazioni tutte diverse, uniche e con caratteristiche peculiari. In particolare è stata apprezzata l’idea di scambio di location, nella seconda parte dell’avventura, per rendere più attraente una fase ricca di Backtracking. Vella si ritroverà sulla nave di Shay e Shay visiterà gli stessi posti che ha visitato Vella. Anche se vengono riutilizzate vecchie location, scelta attuata per evitare di sforare con il budget ottenuto tramite crowdfunding, il team di Schafer è comunque riuscito a diversificare tutti i paesaggi. Il paese sulle nuvole, la capanna del boscaiolo, la baia e il bosco vengono arricchiti con altri personaggi e dialoghi in più ma la nave di Shay è la vera e propria protagonista del cambiamento: quasi distrutta, senza luce e con le porte tutte da sbloccare. Dal punto di vista estetico, il gioco non presenta nessun tipo di sbavatura e gli occhi dei giocatori saranno gratificati costantemente dalle immagini su schermo. Ottima anche la localizzazione integrale in italiano. Oltre ai molteplici dialoghi, anche le scritte facenti parte degli ambienti sono state tradotte, elemento che spesso non viene nemmeno preso in considerazione, in fase di traduzione, nei progetti a budget contenuto.

Broken Age
La localizzazione in Italiano è stata eseguita in maniera certosina.

Nel complesso, Broken Age è un’ottima avventura grafica, capace di saziare la fame di chi si aspettava titoli di questo genere da anni, anche se presenta alcuni difetti che purtroppo non lo fanno elevare a capolavoro. La narrazione, a tratti, è un po’ debole, anche se non farà mai vacillare la solida base su cui si pone, e li enigmi e i puzzle sono tutti ottimamente calibrati, anche se nelle fasi finali potrebbero risultare davvero complessi per i giocatori non avvezzi alle avventure grafiche.

PRO CONTRO
  • Comparto artistico sempre notevole.
  • Concept del gioco molto interessante.
  • Colonna sonora e dialoghi ottimi.
  • La narrativa perde di spessore durante
    il secondo atto.
  • Backtracking molto presente, anche
    se ben giustificato.

 

Conclusione
Voto
8
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Appassionato di videogiochi fin dall'infanzia, nonché "Cacciatore della Cripta" esperto. Poliedrico: apprezza il mondo del gaming a 360 gradi senza mai disdegnare le produzioni indipendenti.