Sono passati già sei anni da quel, non troppo lontano, 2011 in cui uscì la prima versione di The Binding of Isaac e moltissimi videogiocatori urlarono al capolavoro. L’ottimo gameplay, la grafica retrò ed una direzione artistica semplice ma dannatamente ispirata lo consacrarono come uno dei migliori titoli Indie degli ultimi anni trasformando il piccolo Isaac in un’icona del panorama videoludico. Consapevoli del valore dell’opera partorita dalla mente dell’ormai noto Edmund McMillen, Nicalis Inc., ha iniziato a realizzare svariate espansioni e riedizioni del gioco originale, rinnovandone il comparto grafico e aggiungendo costantemente nuovi contenuti, fino ad arrivare a quest’ultima versione “definitiva”, che si pone lo scopo di concludere il viaggio del piccolo Isaac. Vediamo insieme perché The Binding of Isaac: Afterbirth +, per Nintendo Switch, merita di essere giocato da chiunque, anche da chi abbia già acquistato in passato le precedenti versioni del gioco.

Una gioco di proporzioni Bibliche

Prima di addentrarci nell’analisi puramente tecnica, spendiamo due righe per tutti quegli utenti che non conoscono ancora il mondo deviato del piccolo Isaac. La storia di The Binding of Isaac: Afterbirth + riprende, in chiave moderna e particolarmente malata, il racconto biblico del sacrificio di Isacco. La madre del piccolo Isaac, un giorno come tanti altri, riceve un messaggio da Dio che chiede come prova della sua fede il sacrificio di suo figlio. Il povero Isaac, trovandosi la madre di fronte alla porta della sua cameretta con un poco rassicurante coltello da cucina in mano, si rifugia nella cantina di casa, dove incontrerà mostri e abomini di ogni tipo. Se la narrativa non si pone lo scopo di settare nuovi standard dello storytelling, ma viene asservita principalmente per contestualizzare e giustificare le assurdità che incontreremo livello dopo livello, il vero fulcro dell’esperienza è tutto lasciato nelle mani dell’ottimo gameplay.
The Binding of Isaac: Afterbirth + è uno shooter old school con meccaniche roguelike: con il pad di sinistra muoveremo Isaac nelle otto direzioni previste, con il pad di destra potremo sparare le lacrime del piccolo infante nelle quattro direzioni possibili (per i più vecchi vi sembrerà di rigiocare a Smash TV o ad Apocalypse per la prima Playstation o un qualunque “Two-Stick Shooter” apparso negli ultimi anni su Mobile) e con i dorsali potremmo richiamare ed utilizzare i vari oggetti che troveremo lungo il nostro cammino. Con questi basilari comandi dovremmo farci strada, stanza dopo stanza, nella cantina in cui ci siamo rifugiati fino ad arrivare al classico boss di fine livello che, una volta battuto, ci farà scendere ad un piano inferiore, più complesso ed impegnativo di quello precedente.

Uno scantinato veramente capiente

Se ad una prima e poco attenta analisi, sembra tutto molto semplicistico e non attraente e dopo il primo Game Over che si rivela la vera particolarità del sistema di gioco. Tutti i vari livelli sono generati randomicamente, così come i nemici ed i boss che incontreremo e gli oggetti che troveremo; ogni singola run sarà sempre diversa dalla precedente e non per forza più equilibrata o con una difficoltà più bilanciata. La quantità elevatissima di contenuti, che enunceremo più avanti, garantisce una longevità sorprendente. A rendere la formula ancora più competitiva e punitiva, ci pensa la permadeath, meccanica tipica dei roguelike. Ogniqualvolta Isaac morirà prima di giungere alla conclusione di un livello, si dovrà ricominciare dal principio in una nuova partita generata randomicamente. Questo sistema, oltre a permetterci di comprendere i pattern dei nemici, dei boss e gli effetti degli oggetti che troveremo lungo il nostro cammino, instillerà nel giocatore quella sensazione da “ancora una partita e poi smetto”. Nicalis, con la versione Rebirth di The Binding of Isaac, oltre ad aver ri-sviluppato da zero il gioco con un engine grafico più moderno (la prima versione era programmata in Flash e peccava di tantissimi problemi di fluidità), aveva già aggiunto una moltitudine di feature fra: nuovi personaggi giocabili, nuove varianti dei nemici base e dei boss, nuove stanze, nuove sfide, numerosi nuovi potenziamenti e le “sinergie“, effetti addizionali sbloccati dopo aver raccolto determinati potenziamenti che donano peculiari capacità sia offensive che difensive. Con Afterbirth +, McMillen ha voluto definitivamente consacrare e ultimare la sua creazione e lo  ha fatto inserendo davvero una moltitudine di nuovi elementi, rendendo in effetti il titolo pressoché infinito. The Binding Of Isaac: Afterbirth + conta infatti, 21 finali differenti (20 più un epilogo), oltre 90 boss, più di 600 oggetti con effetti differenti (alcuni anche negativi per il giocatore) e circa 180 nemici differenti. Se l’impatto iniziale sembra mastodontico ci viene in aiuto un comodo tracker, posto nel menù principale, che partita dopo partita terrà nota non solo dei collezionabili trovati (includendone una descrizione per poter comprenderne meglio l’effetto) ma anche degli effettivi HP dei nemici, dei finali già scoperti e di tutto quello che il mondo del piccolo Isaac ha da offrirci. Altre modifiche, puramente tecniche, comprendono una pixel art ulteriormente rifinita e migliorata ed una nuova colonna sonora dinamica per le battaglie in stile rock/metal che si aggiunge a quella già interamente ricomposta per la versione Rebirth. Tutte queste aggiunte renderanno ancora più interessanti e complessi i vostri tentativi di completare una run, non mancheranno le volte in cui premerete un dorsale per testare un oggetto comprendendo che forse non era la scelta migliore da fare, che sbufferete di fronte ad un boss posto in una stanza di dimensioni troppo piccole per permettervi una battaglia “alla pari” o che semplicemente sprecherete chiavi, o valuta di gioco, per accedere a luoghi o acquistare oggetti privi di qualsivoglia utilità per il vostro viaggio… ma il bello di questo gioco è proprio come riesce a stimolare la curiosità del giocatore run, dopo run, dopo run.

Isaac dove vuoi, con chi vuoi…

La versione per Nintendo Switch di Afterbirth + è tecnicamente ineccepibile e porta in dote un’ottima implementazione del multiplayer locale. Oltre a girare a 1080p e 60 FPS, sia in versione Dock che Portatile, permette un inserimento rapidissimo dei nuovi giocatori che verranno in nostro aiuto negli oscuri meandri della cantina. Il riconoscimento automatico dei pad, e la totale rimappatura di ogni singolo pulsante anche durante una run, permetterà semplicemente di sganciare un Joy-Con o di premere start su un Pro Controller e, al prezzo di un singolo cuore del piccolo Isaac, avere fino a tre compagni di brigata per tentare di soppravvivere alle amenità presenti stanza dopo stanza. Non è purtroppo presente la localizzazione in Italiano ma i pochi contenuti scritti saranno facilmente comprensibili anche per i non avvezzi alla lingua inglese. Un piccolo plauso va fatto alla versione “Day One” per il mercato Retail (confermata di recente anche per il territorio Europeo), ricchissima di contenuti aggiuntivi e dove troneggia un meraviglioso libretto di istruzioni ispirato a quello del primissimo The Legend Of Zelda per NES, a cui McMillen si è ispirato nei primissimi concept del gioco.

The Binding of Isaac Afterbirth + per Nintendo Switch, in uscita il 28 Luglio 2017, si pone come la versione  definitiva del titolo dedicato al piccolo Isaac.  Nel corso di questi sei anni il gioco è diventato estremamente più vario e complesso e l’impressione, per chi giocò al titolo originale, potrebbe essere simile a quella di trovarsi di fronte ad un sequel, talmente il gioco originale è stato ampliato e migliorato. Se non vi siete mai addentrati nel mondo oscuro e deviato creato da Edmund McMillen, l’acquisto è tassativo. La longevità di questo titolo, unito alla portabilità di Nintendo Switch, lo rendono di fatto uno dei migliori titoli presenti nell’attuale catalogo della nuova console della casa di Kyoto. Un gioco capace di rendere delle piccole partite “mordi e fuggi” delle sessioni di gaming selvaggio da svariate ore.

PRO CONTRO
  • Artisticamente semplice ma molto ispirato.
  • Longevità altissima e contenuti sempre vari ed appaganti.
  • Le poche informazioni date al giocatore generano un effetto di assuefazione nel tentativo di scoprire tutti i contenuti…
  • Il sistema procedurale di generazione delle partite può portare a livelli di difficoltà innaturali.
  • … ma allo stesso tempo lo stampo Old School potrebbe far desistere i giocatori meno hardcore