Cos’hanno a che fare una corda, un biglietto, una mela e un’ascia l’uno con gli altri? Generalmente niente, ma non è questo il caso, considerando che stiamo parlando di Perception.

Perception, appunto, è un indie horror sviluppato da The Deep End Games (di cui fanno parte sviluppatori veterani di esperienze come Bioshock, Bioshock Infinite e Dead Space) e pubblicato da Feardemic su Steam. Il titolo è già disponibile anche per Xbox One e PlayStation 4.

A scapito della nostra salute cardiaca, abbiamo seguito l’avventura di Cassie, una ragazza cieca dalla nascita, all’interno di una vecchia magione nel New England che da tanto tempo tormentava i suoi sogni, cercando di risolvere i suoi misteri e svelare i suoi segreti.

CASSIE

Il primo aspetto per cui Perception sicuramente merita un elogio è Cassie, la protagonista. Come già anticipato, la ragazza è cieca, e gli unici strumenti che ha per muoversi e orientarsi sono il suo udito, il suo bastone, che può picchiare a terra per sfruttare l’ecolocalizzazione, e il suo smartphone, tramite l’applicazione “Delphi text to speech”.

Prima di iniziare a giocare possiamo decidere come vivere l’esperienza, scegliendo una Cassie loquace, che commenterà spesso la propria situazione e ciò che accade intorno a lei, o una Cassie più laconica, che aprirà bocca solo per dire cose strettamente necessarie alla trama. Scegliendo la versione chiacchierona della protagonista si accede alla versione integrale dei dialoghi di Cassie, sia interiori che a voce alta, assistendo così all’eccellente recitazione della voice actress che interpreta la protagonista, affiancata da un cast altrettanto competente che si è occupato di dar voce ai personaggi secondari.

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Almeno per la prima volta, sarebbe un vero peccato zittire la nostra Cassie.

Seguendo Cassie e la sua voce entreremo quindi in un’antica casa nel New England che, come lei stessa ci dice, tormenta da tempo i suoi sogni insieme ad alcuni oggetti: una corda, un biglietto da viaggio, una mela, un’ascia. Gli eventi si snoderanno seguendo questi quattro elementi, uno per ogni atto della trama; in ciascuno di essi Cassie si ritrova ad affrontare le storie di quattro persone Felicia, Betty, Henrik Bosch e Faith– vissute in quattro epoche diverse, accorgendosi man mano di come tutte siano in realtà collegate da un unico mistero che avvolge la casa.

LA CASA ASCOLTA…

Posta la condizione di cecità di Cassie, è naturale che tutti gli altri aspetti del gioco siano strutturati di conseguenza: tanto per dirne qualcosa di ovvio, non si vede niente.

Ora, questo ovviamente non è del tutto vero, altrimenti il titolo di questa recensione sarebbe “Alcune ore di schermo nero con voci – Recensione – PC”. Come già anticipato, Cassie usa un bastone come ecolocalizzatore, proprio come i pipistrelli. Dando un colpo di bastone al pavimento o agli oggetti vedremo il suono –letteralmente– riflettersi come un’alone blu sulle superfici circostanti.

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Per lo stesso motivo, sono visibili tutti gli oggetti che emettono suoni per conto proprio, come radio, gli spifferi dei termosifoni o gli esterni sferzati dal vento.

L’unico problema è che la casa è in ascolto. E fare troppo rumore attirerà il nemico, ovvero la Presenza, l’entità paranormale che infesta la casa. Non si può fermare, non si può uccidere, Cassie può soltanto nascondersi, distrarla con oggetti rumorosi e aspettare che se ne vada. La Presenza farà le sue comparse obbligate per un numero di volte davvero risicato: è sufficiente usare il bastone solo quando è strettamente necessario per evitare di incapparvi per tutto il resto del gioco.

La scarsa presenza dell’entità brutta e cattiva certo non rende l’atmosfera meno inquietante; camminare per la casa, al buio, con visioni e apparizioni di ogni tipo non è certo paragonabile a saltellare in un campo fiorito in piena primavera.

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Ecco qua la Presenza che fa il suo ingresso trionfale con un aspetto assolutamente amichevole e innocuo. Ispira fiducia.

Oltre a sfuggire alla Presenza quando richiesto, lo scopo del gioco è molto semplice: seguire la trama. Piuttosto semplice, direte. In effetti tutto ciò che bisogna fare è seguire la scia di oggetti e visioni all’interno della casa, e ognuno di essi darà voce -tramite i ricordi- ai personaggi della storia.

Per chi ha avuto fra le mani la famosissima saga di Bioshock, non è nulla di nuovo: ricorda in tutto e per tutto gli audiodiari dei primi due capitoli e i voxafoni di Bioshock Infinite. Dopotutto, gran parte degli sviluppatori di The Deep End Games proviene dal mondo di Irrational Games, e vuole comunicarcelo con qualche strizzata d’occhio sparsa qua e là: dalle registrazioni del medico dell’Atto I, a una frase della stessa Cassie, che ammette di “cavarsela piuttosto bene con la chiave inglese”, evidente riferimento al primo Bioshock.

Tornando a Perception, l’unica vera difficoltà nel trovare gli oggetti concernenti la trama è il labirinto di stanze immerse in un’oscurità quasi totale e che compongono la casa nel quale ci troviamo: un ostacolo non irrilevante, ma neanche impossibile da scavalcare.

E, ovviamente, la Presenza.

ECOLOCALIZZAZIONE

Che parolone complicato e allitterante. Nessuno si allarmi, era solo per dare un titolo altisonante al paragrafo che tratta del comparto artistico di Perception.

Uno dei pregi del gioco è appunto lo stile grafico originale e innovativo che ha permesso di rendere su schermo l’impressione della cecità della protagonista. Naturalmente, per lo stesso motivo non è stata necessaria una cura così dettagliata delle texture; invece, raramente si nota una certa approssimazione nei modelli e in alcune animazioni, per esempio il gufo, che pur vedendosi poco risulta abbastanza legnoso nei movimenti.

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I modelli e gran parte delle texture sono piuttosto semplici, ma grazie alle fattezze visive dell’ecolocalizzazione non ci si pone il problema.

Per quanto riguarda il comparto audio, sicuramente la colonna sonora è stata arrangiata con cura e aiuta nel dare un tono all’ambiente e nel migliorare l’immersività della narrazione. Insieme alle musiche, gli altri due fattori importanti sono il silenzio e gli effetti sonori, anch’essi gestiti con evidente maestria. La colonna sonora fa appunto la sua comparsa solo in determinati momenti, mentre gran parte dell’esplorazione si svolge nel più totale silenzio, disturbato soltanto dai normali rumori che farebbe una casa vecchia di secoli e infestata da una presenza maligna. Avete presente, no?

Infine, urge un’ultima menzione per l’ottima qualità della recitazione e del doppiaggio. Soltanto cinque doppiatori hanno dato voce a dodici personaggi, riuscendo -chi doveva- a diversificare il timbro per ogni ruolo. In particolare Angela Morris ha compiuto un lavoro stupendo nel caratterizzare Cassie e le sue emozioni.

PRO CONTRO
  • Trama interessante e ben curata
  • Ottima recitazione nel doppiaggio
  • Trovate artistiche innovative
  • Atmosfera coinvolgente
  • Davvero breve
  • Infarti multipli
  • Grafica non curata al meglio