Drifting Lands appartiene a quel genere videoludico meglio conosciuto come Shot’em up (trad. Spara a tutti), molto in voga tra gli anni ’80 e ’90. Anzi è, molto probabilmente, il genere videoludico più amato fino alla fine degli anni ’90, quello che ha permesso ai videogiochi di diffondersi ovunque e di ricevere consensi; ma andiamo con ordine.

In molti ritengono che il capostipite del genere sia Spacewar del 1977, ma era un gioco davvero troppo poco diffuso (praticamente solo nelle università o qualche sporadica sala giochi d’annata); molto più facile ed onesto riconoscere il primato a Space Invaders della Taito (sospiro … ndMax) nel lontanissimo 1978 (siamo nati insieme, eh … ndMax).

E’ facile definire il genere: prendiamo il controllo di un oggetto (sprite, navicella o veicolo) e, muovendolo, dobbiamo sparare a qualsiasi cosa ci venga incontro. Lo scorrimento dei livelli avviene in maniera guidata, semiguidata o fissa e può essere sia orizzontale che verticale. Ricordate una definizione più semplice di questa per un genere videoludico?!
Infatti è proprio la semplicità che ne ha decretato il successo e ,nel corso degli anni, sono stati sfornati veri e proprio capolavori come: Asteroids e Galaxian. La massima espressione del genere (IMHO ndMax) è probabilmente la saga di Thunderforce di Technosoft, per la precisione l’episodio 4 uscito nel 1992 per il SEGA Megadrive (Genesis in USA).

Dopo questa piccola premessa storica andiamo ad analizzare Drifting Lands.

La nostra navicella è l’arma.

Le nostre avventure sono ambientate in un futuro dove l’umanità è stata devastata da eventi di portata planetaria, che hanno frammentato la terra. Le vestigia della nostra società gravitano attorno a delle “Arche“, nelle quali possiamo svolgere le nostre attività tipiche, come la compravendita e la socializzazione. La gerarchia di questi ecosistemi è di tipo militare, quindi tutte le nostre azioni e socializzazioni vertono su tali argomentazioni.
Il nostro obiettivo è quello di garantire, alla colonia cui apparteniamo, un futuro, proteggendola da creature ostili ed eliminando ogni minaccia.
Chiaramente lo storyline è abbastanza elementare, ma ciò non ha mai rappresentato un problema per questo genere di giochi.

Facciamo un po di Tuning.

Drifting Lands aggiunge delle novità interessanti al genere che rappresenta: il crafting e una interessante componente GDR.
Possiamo selezionare il livello di difficoltà base tra: Normal ,in cui morire o fallire una missione comporta delle perdite permanenti di carico trasportato o addirittura della stessa astronave, oppure con la Forgiving, esente dalle punizioni descritte.
In seguito potremo scegliere 3 diverse navicelle: la classica agile ma fragile, la corazzata ma lenta e una più equilibrata che racchiude la media delle caratteristiche delle altre due. Ovviamente ognuna di esse dispone di un albero delle abilità, sia attive che passive, e che potremo perfezionare con l’avanzamento di livello e l’ottenimento di denaro, il quale servirà anche ad acquisire progetti. Con l’ottenimento di vari materiali prelevati dai nemici potremo invece potenziare e costruire nuovi armamenti e corazze. Tuttavia in seguito potremo acquistare anche le altre navicelle con circa 1000 crediti.

In base alle nostre compravendite e settaggi di armi e abilità, con il tempo costruiremo la nostra navicella e la adatteremo al nostro stile di gioco. Tutto ciò affrontando livelli e livelli di nemici sempre più agguerriti e numerosi, per un totale di circa 100 stage.

La difficoltà è crescente e poche volte siamo andati in affanno facendo scostare Drifting Lands dal genere shimps, che ricordiamo richiede riflessi al limite dell’umano. Il gioco quindi si affronta con divertimento e rari momenti di frustrazione, il tutto coadiuvato dall’impegno di affinare la nostra navicella per falcidiare con maggiore facilità le orde di nemici.

E’ presente una mappa di gioco con le quest giver evidenziate e che possiamo sbloccare mano mano che avanziamo nel gioco; ognuna di esse mostra un numero che rappresenta la difficoltà specifica di quella missione. Questo ci permette di pianificare una partita con le dovute cautele prima di cimentarci con essa. Le missione completate possono essere rigiocate per accumulare esperienza e crediti, ma alcuni oggetti non saranno ottenibili più di una volta.

Inoltre possiamo potenziare le tre statistiche principali quali strutture, navigazione e potenza, che andranno a modificare le caratteristiche di volo e di fuoco dell’astronave oltre che consentire l’equipaggiamento di particolari componenti i quali richiedono appunto un certo valore di questi parametri. Questo spinge parecchio il farming e, di conseguenza, la longevità del gioco.

Questioni tecniche.

Partiamo subito con i complimenti, in primis per la qualità artistica: sia il design generale degli sprite che quello dei fondali sono una manna per gli occhi. Anche l’interfaccia all’interno dell’hangar risulta piacevole e di facile lettura, sebbene l’utilizzo del cursore non sia una scelta felice per chi usa tanto il pad.

Tecnicamente Drifting Lands non cede il passo a particolari critiche, il gioco mantiene un framerate costante di 60 fps anche nelle scene più concitate. La tecnica mista dei fondali 2D e degli oggetti in 3D regala un impatto visivo davvero notevole. Solo in sporadici casi abbiamo avuto qualche difficoltà a localizzare la nostra navicella in mezzo a nemici e proiettili. L’utilizzo del pad è molto consigliato, tuttavia dovremo utilizzare il grilletto per il fuoco e ciò risulta più macchinoso e stancante se avete i dorsali analogici o non avete un pad Elite di Microsoft con il quale potete diminuire la corsa.

Sebbene Alekmi si vanti di ben 100 livelli, non tutti hanno un boss finale o sottosezioni valide, tuttavia per completarlo sono necessarie molte ore, passate anche nell’hangar a smanettare con abilità e componenti. Consuetudine che avviene quasi ad ogni fine livello.

La colonna sonora è davvero esaltante, e sopratutto perfettamente calibrata al gioco. Un bell’alternarsi di metal, rock e techno che non stanca mai.

Il geniale mix creato da Alkemi con questo Drifting Lands è davvero vincente, ore di sano divertimento passato a far sudare la mani sul pad, ed elucubrazioni se usare cannoni potenti e sottili o ampi, nella speranza di colpire qualcosa mentre si schivano centinaia di proiettili.
I boss invece restano un po’ anonimi, e nemmeno troppo ostici da affrontare, relegandoli presto all’oblio.
Qualche piccola difficoltà l’abbiamo avuta nel comprendere come funziona la hitbox che non è la classica dei giochi di questo genere.

 

Conclusione
Drifting Lands
8.5
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Gioco ai Videogames dal 1986, e ne scrivo dal 1995. Il mio primo articolo era per una fanzine stampata in casa: X-Game. Ora scrivo, orgogliosamente, anche per 17K.