Ogni titolo alla sua uscita, come ben tutti sappiamo, più o meno divide il pubblico: chi contro, chi a favore, e salvo alcuni casi eccezionali è compito del gioco stesso mettere tutti d’accordo  su una sola opinione: o deludendo e dando ragione ai detrattori, oppure mostrare i muscoli di prepotenza e spazzare via ogni scetticismo. Ebbene Dawn of War III ha ben deciso di dare un colpo sia al cerchio che uno alla botte, mostrando una rinnovata forza grazie all’ingresso di Sega Corporation ma anche non riuscendo a convincere a pieno i puristi della saga.

 

 

Puristi che con questo capitolo non riescono più a cogliere quella connessione forte che si era venuta a creare tra il titolo, sviluppato sempre da Relic Entertainment, e l’iconico gioco da tavolo omonimo creato da Games Workshop, la quale invece era più forte che mai soprattutto con il primo capitolo della saga e le sue derive.

Titolo dunque che ha fatto discutere e non poco gli appassionati della saga sin dai primi video gameplay, poiché è bastato poco per far storcere il naso ai giocatori, i quali, senza nemmeno aspettare la versione Beta del comparto multiplayer, si sono scagliati contro la software house canadese accusandola di tradimento e di aver distorto quella che era la tradizione RTS che accompagnava il gioco sin dagli albori.

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In Dawn of War III non mancheranno spettacolo e morti, ma tante morti

Ecco, queste sono le premesse con cui Dawn of War III è esordito sul mercato, e solo il tempo ci dirà chi, fra pubblico o sviluppatori, avrà ragione, ma nel frattempo vorremmo spendere due minuti per fare una piccola osservazione e far riflettere chi leggerà questa recensione e/o chi ha ancora dubbi sulla qualità del titolo che forse andrà ad acquistare.

Come nella vita reale anche nel mondo videoludico esistono termini come rinnovamento e cambiamento, essi sono due fattori fondamentali per non far finire un titolo nel dimenticatoio e dunque farlo stare al passo con i tempi, ma anche dimostrare che una software house è ancora importante sul mercato, mostrandosi essere viva e vegeta. È quindi doveroso, anzi obbligatorio, per un titolo rinnovarsi e cambiare e ciò, a discapito di quello che alcuni pensano, non è sempre tendente al negativo.

Se ci siamo innamorati di una saga che con la sua formula, nella nostra gioventù, ci ha catturato per ore e ore non dobbiamo per forza ricercala ad ogni nuovo capitolo, è appunto un qualcosa di passato che rimane lì nella nostra memoria e che ricorderemo sempre con gioia, ma che non per forza deve essere un mantra che si ripete per anni e anni. Ciò che piace troppo arriva poi a stancare si sa, ed è quindi sbagliato criticare chi cerca di cambiare le cose e dare una boccata d’aria fresca ad una saga ormai immobile da troppo tempo.

Noi quindi ci riserviamo il parere di concordare con la coraggiosa scelta di Relic, che ispirata dalla nuova collaborazione con Sega (che per intenderci ha sostituito la fallita THQ) ha deciso di dare una netta svecchiata al gioco, andando forse di fatto ad aprire nuovi orizzonti del tutto attuali e perseguibili.

Detto ciò, sperando di aver fugato in voi eventuali pregiudizi, andiamo ad analizzare oggettivamente nel dettaglio il nuovo capitolo della saga firmata Relic ed ambientata nell’aspro mondo perennemente in guerra del 41esimo millennio.


I vecchi eroi non muoiono mai

Ad inizio recensione avevamo detto che Relic ha deciso di dare sia un colpo al cerchio che uno alla botte, e se da un lato ha rivoluzionato totalmente la modalità multiplayer, dall’altra ha deciso di tornare decisamente alle origini sviluppando una modalità campagna dal sapore decisamente retrò. Molte erano state infatti le critiche mosse al secondo capitolo della saga che aveva imposto un sistema semi-ruolistico nella modalità single player, e quindi gli sviluppatori hanno ben deciso di raccogliere questi feedback e di trasportarli tutti in quest’ultima iterazione della serie.

Vedremo dunque il ritorno del classico sistema strategico tipico degli RTS, con una componente di base building e la necessità di controllare punti strategici per il guadagno di risorse, ma di questo ne parleremo dopo in maniera più dettagliata.

Il gameplay, per la felicità degli appassionati della saga, non è l’unica componente legata al passato che Relic ha deciso di inserire, ma anche gli stessi personaggi della storia saranno figure che abbiamo già imparato a conoscere nel corso degli anni.

Il maestro capitolare dei Corvi Sanguinari (che per inciso sono presenti dal primo capitolo) Gabriel Angelos, la Veggente Macha dell’Arcamondo Eldar di Biel-Tan e Gorgutz, Kapoguerra aztuto degli Orki, sono di nuovo i protagonisti della nostra avventura, e noi andremo a vestire i loro panni vedendo la guerra in arrivo da ogni punto di vista missione per missione.

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Di nuovo sul campo di battaglia i protagonisti storici di Dawn of War rivedranno i loro destini intrecciarsi in una oscura profezia

La trama è delle più classiche, proprio come piace a noi nostalgici: i Corvi Sanguinari, con in testa il maestoso Angelos, accorrono sul pianeta di Cyprus Ultima in aiuto della casata Varlock messa sotto assedio dagli Orki e apparentemente snobbata dall’Inquisizione. Ma durante le loro battaglie per respingere gli invasori pelleverde gli Space Marine scopriranno ben di più, e la presenza degli Eldar solleverà più di un dubbio al maestro capitolare, visto anche il torbido comportamento tenuto dagli alleati imperiali.

Da questi dubbi partirà la nostra avventura, impersonando ciascuna delle tre fazioni e i loro eroi, per arrivare alla scoperta del vero obiettivo di ogni esercito: mettere le mani su un prezioso manufatto Eldar in grado di sovvertire le sorti dell’universo.

La trama potrebbe a primo impatto sembrare piatta e scontata, ma è proprio qui che Dawn of War III ci mostra la prima boccata di aria fresca con un arrangiamento ed una caratterizzazione degli eserciti, e dei personaggi soprattutto, tale da imprimere una profondità assolutamente inaspettata all’intera narrazione. Verità nascoste, insurrezioni, un’oscura profezia e tanto altro, ecco cosa ci aspetta nella campagna single player che, oltre ad essere un ottimo lavoro a livello narrativo, permette al giocatore di conoscere ogni eroe nel singolo dettaglio, fungendo quasi da lungo ‘tutorial’ sul come utilizzare ciascun élite e le proprie abilità, oltre ad essere un’ottimo campo di battaglia dove tutti i giocatori, anche i novizi, possono impratichirsi con lo stile di gioco RTS.

Pure la longevità è una carta a favore di questa modalità: più di 15 missioni di vario stampo a difficoltà variabile ma che in ogni caso rappresenteranno una sfida non indifferente per il giocatore, il quale dovrà spendere non poco tempo e tentativi per studiare la strategia giusta prima di conquistare la vittoria. Longevità dovuta, oltre allo stile narrativo, anche alla volontà degli sviluppatori di esporre tutte e 3 le razze in ogni loro peculiarità, in modo tale da mostrare punti di forza e debolezze di ogni fazione in vista del vero cavallo di battaglia del titolo targato Relic: il multiplayer.


La strategia vincente

 La decisione della software house canadese di riallacciarsi al passato, per alcuni fondamentali aspetti, è stata dunque la strategia vincente per provare a riconquistare il cuore di tutti gli appassionati della saga che avevano reagito in modo scettico a Dawn of War II, ma non è finita qui.

Questa decisione, infatti, non è stata solamente incarnata nella scelta dei protagonisti della campagna single player ma, soprattutto, il ritorno alle origini per quanto riguarda il gameplay è il vero materializzarsi della volontà di Relic di staccare dal passato burrascoso del secondo capitolo della saga, per venire incontro alle richieste della propria community.

Il ritorno della componente RTS sarà infatti prepotente sia nella modalità single player, dove praticamente farà da padrona indiscussa, ma anche nella modalità multiplayer dove andrà a fondersi in modo sapiente con il filone MOBA che fa da spina dorsale alla rinnovata modalità online.

Sarà nostro compito quindi costruire una base ben organizzata, gestire in modo oculato le risorse che guadagneremo conquistando punti strategici sulla mappa e mantenendoli, creare un esercito equilibrato e controllare il campo di battaglia seguendo varie strategie per soverchiare ogni avversario, utilizzando le abilità dei nostri élite nei momenti più opportuni per favorire le nostre truppe.

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Una buona componente di base building fornirà il giusto supporto alle nostre armate

Un vero e proprio ritorno alle origini per Relic che da sempre è portavoce del genere, e che in questo capitolo è riuscita a creare un RTS profondo e difficile che accontenta anche il purista più pignolo, ma che non si risparmia di apportare novità e migliorie allo stile di gioco.

Se da un lato infatti avremo il riproporsi, in modo massiccio, di una gran parte di meccaniche presenti già del primo capitolo, dall’altra avremo l’introduzione di alcuni dettagli che costringeranno anche il giocatore più esperto a rivisitare il proprio stile di gioco.

Prima novità su tutte è l’introduzione dei punti élite, fondamentali per poter schierare i propri eroi. Essi saranno acquisibili durante la partita sia col passare del tempo che conquistando punti strategici ben precisi, i quali permetteranno di velocizzare il procedimento e dunque di acquistare un vantaggio consistente sul campo di battaglia perché ogni eroe non solo avrà un impatto sul campo di battaglia in base alla sua caratterizzazione, ma anche in base a quali bonus, o dottrine, peculiari apporterà all’esercito. Questi due fattori sono anch’essi fondamentalmente due grandi novità introdotte con questo titolo, rendendolo in modo ancora più accurato simili al suo corrispettivo gioco da tavolo da cui prende ispirazione.

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La scelta degli eroi e delle dottrine sarà un punto chiave per decidere la strategia da seguire

La sopracitata caratterizzazione degli eroi sarà anch’essa fondamentale per gestire al meglio le nostre strategie, poiché in base ad esse ogni élite avrà un preciso pregio e compito sul campo di battaglia, e questo risulta dunque essere un’ottima componente per dare ancora più profondità alla vecchia formula RTS. Caratterizzazione che non si applica solamente al singolo personaggio ma che, in maniera più distesa e comprensibile anche per i non avvezzi al gioco da tavolo, viene applicata anche agli stessi eserciti comportando conseguenti stili di gioco differenti in base alla fazione scelta, permettendo ad ogni giocatore di trovare la propria identità di gioco e la propria razza in base ai propri gusti personali.

Il bilanciamento tra eroi/unità e tra le varie unità stesse, anche fra varie razze, risulta davvero essere ‘da manuale’, non mostrando superiorità nette e garantendo dunque eque possibilità ad ogni giocatore di prevalere in ogni scenario, mostrando una netta importanza alla strategia scelta e premiando dunque i giocatori più tattici ma andando anche a penalizzare i classici ‘giocatori riccio’ che tendono a rintanarsi in basi arroccate e difese allo stremo, elemento molto presente invece nella prima interazione del capitolo. Questo garantisce un gameplay fluido e dinamico, soprattutto nella modalità multiplayer, e quindi mette in risalto un’attenzione quasi spasmodica del team di sviluppo a mettere sul tavolo un gioco profondo e difficile, tattico e studiato, in grado di catturare e tenere sempre sul pezzo il giocatore se vuole puntare alla vittoria.

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Ogni eroe avrà un impatto deciso sulla battaglia ma non sarà immortale

Altra importante novità introdotta nel gameplay di Down of War III sono le Dottrine, ovvero i bonus che andremo ad applicare al nostro esercito. Questi bonus (avremo al massimo tre slot) non saranno altro che abilità, attive o passive, che andremo ad aggiungere al nostro esercito oltre a quelle apportate dagli eroi stessi e che andranno ad influenzare specifiche unità della nostra armata. Sbloccabili grazie all’utilizzo di Teschi (praticamente la moneta in gioco guadagnabile tramite varie modalità), il carnet di possibili Dottrine copre ogni strategia pensabile, ogni unità giocabile e ogni minima sfumatura tattica del pensiero del giocatore, tutto ciò è un vero passo avanti per Relic che va dunque ad aprire nuovi orizzonti per gli amanti del genere RTS rendendo ancora più profonda questa rinnovata formula per il genere.

L’esperienza e la strategia saranno dunque fondamentali in questo ‘vecchio’ gameplay rinnovato che si propone in una veste davvero complessa ma che promette ore e ore di divertimento.

Degna di nota è anche la nuova modalità Tutorial che spiega passo per passo ogni singola sfaccettatura del nuovo gameplay e permette anche ai novizi di calarsi alla svelta in questo stile di gioco.


MOBA o non MOBA?

Eccoci finalmente a parlare dell’oggetto di discussione che ha diviso i vari appassionati della saga, la mela della discordia di Dawn of War III: il comparto multiplayer. Comparto che vede in questa iterazione della serie un netto stravolgimento, dato anche dall’ingresso di Sega nel progetto, e che si rinnova dalla classica formula che ha accompagnato più o meno la saga fino ad oggi.

Dawn of War III vede infatti l’inserimento di una forte componente tipica dei MOBA nel proprio competitivo online e che di fatto va a comporre la portata principale offerta dal gioco, vero fulcro dell’esperienza proposta da Relic, e garantendone longevità nel lungo periodo. Tuttavia non è solo questa la componente che va a alimentare il comparto multiplayer, infatti essa, anche se preponderante, si va a mescolare in maniera del tutto omogenea e azzeccata con il gameplay e la mentalità RTS.

Avremo dunque una mappa composta principalmente dalle classiche ‘tre vie’, dovremo scegliere tre eroi da schiera e l’obiettivo sarà distruggere il nucleo avversario senza obbligatoriamente annientare l’avversario, ma tutto ciò è stato decisamente rivisitato in salsa strategica: avremo comunque una componente di base building e di gestione delle risorse, le ‘truppe’ non saranno comandate autonomamente da una IA ma sarà il giocatore a creare il proprio esercito e a deciderne le mosse.

Insomma un mix che non definisce in modo preciso a che categoria appartenga il multiplayer di Dawn of War III ma che di fatto è una novità assoluta sia per la saga che per Relic, che con questa sferzata vuole aprire nuovi orizzonti e stili di gioco. Scelta coraggiosa (quasi geniale possiamo dire) che spinge i giocatori a confrontarsi con nuove realtà e modalità di gioco e tutto questo, giusto per riagganciarci alla premessa fatta all’inizio, è sinonimo di innovazione.

Questa decisione da parte del team di sviluppo è sicuramente encomiabile poiché va a creare (quasi) di fatto un nuovo genere, ma purtroppo non è esente da critiche. Il comparto multiplayer infatti, puntando molto su questa nuova componente MOBA, lascia poco spazio ad ulteriori modalità o rivisitazioni di quest’ultima, e di conseguenza l’offerta è parecchio stringata offrendo solo partite 1vs1, 2vs2 e 3vs3 senza ulteriori scelte.

Degna di nota è anche la nuova meccanica Escalation Phases inserita esclusivamente per questo comparto, la quale andrà a suddividere l’intera durata della battaglia in 3 fasi ben distinte. Questa meccanica andrà ad influenzare nel tempo la resistenza e l’efficienza dei nostri edifici, oltre alla quantità di risorse raccolte, per evitare quel fastidioso ‘effetto valanga’, tipico dei giochi RTS, che spesso e volentieri decreta sin dal primo scontro il finale della partita. Questa meccanica dunque non solo renderà l’early game meno punitivo, ma garantirà anche un finale pirotecnico, aggiungendo ulteriore verve e qualità a questa nuova formula ibrida.

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Tenere sott’occhio l’indicatore di fase è fondamentale per ottenere il massimo effetto da ogni strategia

Tecnicamente parlando

Per quanto riguarda il lato puramente tecnico il titolo mostra la solita e solida prestazione del Essence Engine, motore grafico sviluppato in-house da Relic, che ha contraddistinto tutti i titoli della software house canadese con risultati davvero eccellenti, sia a basse che ad alte prestazioni. La scalabilità è infatti uno dei pregi tecnici di Dawn of War III permettendo a quasi tutti di poter godere di un gameplay fluido sia single player che online, senza che i frame ne risentano persino nei momenti più conciatati della battaglia dove esplosioni e valanghe di proiettili riempiono l’aria.

La scelta di Relic di sviluppare gli intramezzi narrativi della campagna con immagini e scene statiche risulta più che mai oculata per garantire uno sforzo per nulla eccessivo della scheda grafica e garantire a tutti di godersi la narrazione senza problemi tecnici. Anche se con il senno di poi questa scelta può risultare meno spettacolare, l’utilizzo di intermezzi così ruvidi e nudi è anch’esso un ritorno ai primi capitoli della serie e stilisticamente risulta davvero una decisione azzeccata.

Tuttavia alcuni dettagli fanno mugugnare non poco gli amanti del mondo dark fantasy futuristico in cui è ambientato il titolo, poiché se da un lato c’è l’apprezzabile cura del dettaglio di ogni singolo eroe ed unità, riproducendo in maniera fedele le miniature reali, dall’altra parte si può notare una scarsa attenzione all’ambientazione, con una grafica quasi cartoonata della mappe che va troppo a riprendere lo stile MOBA e stride con la dettagliata cura posta invece da Games Workshop nelle riproduzioni reali.

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I dettagli certo non mancano e il comparto grafico è un vero fiore all’occhiello di Dawn of War III

Pur soffrendo della tipica mancanza di dettaglio nelle texture del terreno, la quarta incarnazione dell’Essence però vanta nuovi effetti grafici particellari, visibili soprattutto nei dettagli in combattimento, e il buon level design posto nella conformazione delle mappe va a sopperire questa mancanza di dettagli in maniera piuttosto egregia.

Il comparto sonoro risulta anch’esso un piccolo ritorno alle origini e rappresenta una piccola perla che si adatta alla perfezione al titiolo. La nuova colonna sonora, composta da Paul Leonard-Morgan, già autore della soundtrack del film Limitless, della relativa serie televisiva e del remake di Dredd, nonché di Battlefield Hardline, risulta semplice ma efficace, con uno stile molto asciutto senza cori o arrangiamenti “complessi”. Il risultato è un accompagnamento ruvido ed essenziale che ben si adatta ad un mondo perennemente in guerra.

REQUISITI MINIMI

  • Sistema operativo: 64-bit Windows 7 with latest updates
  • Processore: 3GHz i3 quad logical core or equivalent
  • Memoria: 4 GB of RAM, 1 GB of VRAM MB di RAM
  • Scheda video: NVIDIA GeForce 460 or AMD Radeon 6950 or equivalent DirectX 11-card
  • DirectX: Versione 11
  • Rete: Connessione Internet a banda larga
  • Memoria: 50 GB di spazio disponibile

REQUISITI CONSIGLIATI

  • Sistema operativo: 64-bit Windows 10 with latest updates
  • Processore: 3GHz i5 quad core or equivalent
  • Memoria: 8 GB of RAM, 2 GB of VRAM MB di RAM
  • Scheda video: NVIDIA GeForce 770 or AMD Radeon 7970 or equivalent DirectX 11 card
  • DirectX: Versione 11
  • Rete: Connessione Internet a banda larga
  • Memoria: 50 GB di spazio disponibile

 

Pro Contro
  • Tecnicamente spettacolare
  • Narrativa non banale e avvincente
  • Grande caratterizzazione di eserciti ed eroi
  • Ottima integrazione delle novità
  • Componente strategica profonda e difficoltosa
  • Modalità Single player cospicua e utile
  • Gameplay dalle enormi possibilità….
  • …ma non amato da tutti
  • Scarsezza di contenuti al lancio
  • Titolo non facile per i poco avezzi
  • Scarsa spiegazione della lore relativa ai personaggi
  • Costo elevato
Conclusione
Warhammer 40.000: Dawn of War III
9.0
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Studente di Ingegneria prima e appassionato di videogame poi, possessore di una PS4 ha concretizzato la sua passione per il mondo videoludico sposando il progetto del 17KGroup.