Il primo capitolo della saga di Outlast ha scritto una importante pagina del mondo videoludico: il gioco, oltre a sancire l’inzio dell’indie-mania che ha portato molti titoli indipendenti all’apice della scena videoludica, ha rivoluzionato il genere del survival horror moderno che dopo qualche titolo sottotono ha trovato, grazie ad Outlast, nuova vita. Uno dei meriti più grandi del primo titolo, infatti, era quello dell’essere un titolo crudo, che puntasse meno sull’azione e più sulla tensione, immergendo completamente l’utente in una macabra avventura. Dopo quattro anni e un’espansione, il team indipendente canadese Red Barrels è tornato sulla scena con un sequel pronto a raccogliere l’eredità di uno dei maggiori crack videoludici dell’ultimo decennio. Outlast 2  si presenta, quindi, con una grossa eredità sulle spalle proponendo al pubblico un gioco controverso sulla falsariga del primo, che si promette di far luce negli angoli più oscuri della mente umana mostrando non solo la malvagità che alberga negli uomini ma anche le perversioni, le ossessioni e le paure di essi trattando delle tematiche tutt’altro che delicate come il suicidio e i culti pseudo-religiosi che lo rendono un titolo non adatto a tutti. Riuscirà Outlast 2 a rispettare l’eredità del suo predecessore e a soddisfare le aspettative del pubblico? Noi lo abbiamo giocato e questa è la nostra opinione.

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Benvenuto nell’oscurità…

Nonostante il titolo sia ambientato nello stesso universo del primo capitolo, Outlast 2 si lascia completamente alle spalle il manicomio di Mount Massive. In questo secondo capitolo, infatti, ci troveremo in uno spazio decisamente più aperto rappresentato da un villaggio situato tra le montagne dell’Arizona. Ma non mancheranno momenti in cui ci ritroveremo in spazi stretti, come le sessioni ambientate nella scuola media cattolica dove è cresciuto il protagonista.

In Outlast 2 giocheremo nei panni di Blake Langermann, camera al servizio di sua moglie Lynn, giornalista d’inchiesta. Entrambi si ritroveranno in un viaggio tra le montagne che fanno da setting al videogioco per motivi lavorativi: i due coniugi, infatti, stanno indagando sulla misteriosa morte di una giovane e sconosciuta ragazza incinta, chiamata all’occorrenza Jane Doe. Durante il viaggio che li sta portando nella dove dovranno indagare, l’elicottero che li trasporta precipita a causa di un’avaria al motore. Il povero Blake, al suo risveglio, nota la pesante assenza della moglie dal luogo dello schianto e decide, armato della sua fidata videocamera, di andarla a cercare partendo per il villaggio più vicino. Proprio in quel luogo, però, iniziano le peripezie del giovane protagonista che si ritroverà al contatto con una realtà distorta e plagiata dal falso profeta Papa Sullivan Knoth.
Durante il nostro viaggio ci imbatteremo continuamente in una serie di testi scritti che, tra le varie cose, delineano la figura di Knoth come quella di un folle santone assorbito totalmente dal proprio ego che violenta donne e uccide i loro figli in nome di un dio crudele. Quest’uomo ha un’importante influenza sugli abitanti del villaggio che proveranno continuamente a ucciderci per suo volere.
Allo scenario del villaggio, Outlast 2 alterna un’altra particolare storia che prende luogo negli incubi del protagonista. Le sessioni di gioco ambientate nella scuola cattolica, infatti, ci porteranno indietro nel tempo facendoci conoscere il vissuto di Blake che da giovane ha visto la sua compagna Jessica morire dopo gli abusi di un prete.

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In generale la trama è ben scritta e tratta, senza censure e senza scadere nel banale, tematiche molto delicate; entrando nel profondo della coscienza del protagonista e rappresentando, attraverso la comunità del villaggio, una realtà senza speranze, consumata da falsi dèi. Nonostante questo, molti dei personaggi secondari, dal background molto interessante, non sono approfonditi in maniera consona.


Corri, muori, ripeti.

Le meccaniche di Outlast 2 non si discostano molto da quelle del primo capitolo, saremo ancora noi armati della sola e fidata telecamera contro loro; pronti a ucciderci. Quest’ultima, però, ha subito qualche innovazione che rende più interessante il suo utilizzo: oltre alla classica modalità infrarossi, che ci permetterà di vedere nel buio, la telecamera è anche in possesso di un microfono, grazie a esso potremo sentire da nascosti l’intensità dei passi dei nemici che ci circondano per elaborare al meglio la nostra fuga. Oltre al microfono, però, la telecamera sarà dotata anche di batterie che prima o poi si scaricheranno. Nonostante non sia molto difficile trovare delle batterie di ricambio durante il corso del gioco, dovremo comunque razionalizzare l’utilizzo della telecamera per non trovarci in situazioni spiacevoli al buio.
Non mancheranno sparsi in giro i vari luoghi in cui ci dovremo nascondere per scappare ai cittadini del villaggio anche se l’ambientazione molto ampia ci porterà a un approccio meno attendista e più votato agli inseguimenti.
Oltre ai classici nemici da affrontare ci troveremo davanti anche particolari personaggi, molto meglio caratterizzati dei primi e più rilevanti ai fini della storia: Marta, in particolare, diventa un personaggio caratteristico che ci accompagnerà durante buona parte del gioco. La sua potenza straordinaria metterà in difficoltà i giocatori.

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Proprio questo tipo di approccio ci costringe ad usare molto spesso il metodo del trial and error facendoci tentare più volte la stessa scena prima di imboccare la strada giusta. Il gameplay, nonostante le ambientazioni vaste, risulta abbastanza lineare ma l’interesse suscitato dalla storia, in aggiunta al clima molto teso del gioco alleggerisce la ripetitività che prende sopravvento solo dopo numerose morti.

Il comparto grafico di Outlast 2, rappresenta un buon passo in avanti nei confronti del predecessore. Nonostante i personaggi secondari avrebbero meritato qualche spazio in più, la cura degli ambienti è quasi sempre meticolosa e riesce a far immergere adeguatamente il giocatore. Molto ben fatti, inoltre, sono quella serie di dettagli più crudi che, grazie anche a delle ottime ambientazioni, risultano quasi sempre d’impatto e mai troppo semplici. La colonna sonora di Outlast 2 è probabilmente la ciliegina sulla torta per il titolo, un sound design molto buono che si dimostra sempre più efficace provocando tensione nei momenti giusti. Nel complesso il comparto artistico di Outlast 2 è decisamente ben fatto: il connubio tra comparto visivo e sonoro è molto affiatato e riesce a rappresentare determinati temi senza mai sfociare nel banale, mantenendo sempre la tensione alta.

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Pro Contro
  • Storia intrigante e ben scritta
  • Gioco crudo e senza censure
  • Comparto artistico avvolgente
  • Gameplay troppo lineare
  • Poche novità sul piano del gameplay in confronto al primo
Conclusione
Outlast 2
8.3
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Studente di Relazioni Internazionali, appassionato di videogames, musica e serie TV. Riesco ad apprezzare vari generi videoludici anche se preferisco, decisamente, gli shooter, gli action e i platform.