Quando durante l’evento dell’E3 nel lontano 2015, in quel di Los Angeles, salì sul palco Guerrilla Games, in pochi si sarebbero aspettati un annuncio così importante, quanto rivoluzionario. Sullo schermo venne proiettato un filmato che ritraeva una strana eroina dalle fattezze primitive con indosso un equipaggiamento più evoluto rispetto al contesto. Ammirando successivamente quello che sarebbe stato il nuovo progetto del team olandese, in esclusiva su Playstation 4, fu chiaro che l’interesse si sarebbe ben presto spostato verso Horizon Zero Dawn, attendendo con trepidante curiosità la sua uscita futura.

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Iniziamo ad ammirare il panorama di Horizon Zero Dawn.

Quando il futuro incontra il passato

Immaginare un mondo totalmente diverso dal punto di vista realistico è un’impresa non sempre facile, ma la fantasia degli sviluppatori di Guerrilla Games ha fatto in modo di donare al videogiocatore un ambiente immersivo e ricco di sfaccettature che nell’immaginario umano è presente solo nei sogni. Dal punto di vista dello scenario, l’accoppiata fantascienza e fantasy ha sempre destato un naturale appeal verso gli amanti del genere, ragion per cui Horizon Zero Dawn prende a piene mani il concetto intravisto anche nella letteratura classica. La nuova IP di Guerrilla si basa soprattutto su un mondo futuristico dove la tecnologia è in contrapposizione con la nuova società radicata, a discapito dell’utilizzo stesso degli apparati meccanici immaginati in futuro, dove la loro creazione risulta del tutto ignara e lasciata dimenticare nel corso degli anni. L’essere umano, al contrario del mondo animale, possiede una caratteristica che pochi esseri portano con sé: la memoria collettiva. In un assetto sociale ben delineato, il tramandarsi di informazioni di soggetto in soggetto è possibile tramite l’esposizione delle esperienze grazie all’utilizzo di una lingua comune, che possa essere il solo uso verbale o tramite scrittura. Il concept utilizzato per ricreare l’ambientazione del titolo ricorda molto l’opera di Eric Van Lustbader, in particolar modo al ciclo dedicato a The Sunset Warrior, dove una futura civiltà è rilegata nelle viscere della terra a causa di guerre nucleari avvenute in passato e che la sua sopravvivenza è rappresentata da macchine che producono ogni genere di sostentamento, anche senza conoscere il loro passato, sia dal punto di vista del funzionamento che di creazione, ma la realtà riporta ad un contesto ben preciso. Inoltre le ambientazioni di Horizon si sovrappongono a quanto letto in Battlefield Earth di Ron Hubbard agli inizi degli anni ’80, per poi riscoprirlo visivamente nell’omonimo adattamento cinematografico. Questo perché abbiamo uno scenario comune rappresentato da un’epoca futuristica dove la società umana vive i propri giorni in uno stato primitivo, con la consapevolezza della convivenza forzata con strane macchine, tecnologicamente avanzate, che hanno costretto gli uomini a ricominciare un nuovo stile di vita, lontani da quella tecnologia che ne precede il progresso.

La scoperta del focus darà inizio all’avventura.

 La Terra non è più nostra

In questo modo parte la nostra avventura, con un mondo abitato da macchine senzienti, composte da metallo ed intelligenza artificiale, accompagnate da un’umanità ridotta a rivivere una seconda epoca preistorica, dove l’istinto regnava prima ancora della ragione. In questo scenario, la piccola orfana Aloy (pestifera dalla chioma rossa) si appresta a fare i primi passi verso quella che sarà la sua esperienza nel Nuovo Mondo, imparando dapprima i concetti fondamentali alla sopravvivenza per poi conoscere un’orribile verità che l’accompagnerà lungo tutto il suo viaggio. Apprendendo fin da subito che la maggior parte della popolazione mondiale è ridotta a vivere in piccole tribù, secondo una propria gerarchia sociale, tutto diventa ancor più ostico nel momento in cui il suo genitore adottivo, nonché mentore ed istruttore, Rost le inculca il concetto dell’emarginazione, ossia la costrizione per certi individui a non far parte della comunità, a causa di determinate leggi condivise. Aloy sarà dapprima protetta e istruita, per quanto il mondo possa offrirle ed i pericoli insiti fuori dalla sua sfera personale, per poi conoscere in prima persona quello che certi luoghi proibiti, secondo le esperienze degli attuali esseri umani, nascondano al loro interno.

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Artisticamente l’ambientazione risulta molto evocativa.

A incentivare questa scoperta, Aloy in maniera del tutto fortuita cade in uno di questi luoghi, trovando un compagno di viaggio, una sorta di auricolare bluetooth dei giorni nostri, che le dona delle capacità particolari, denominato Focus. Proprio facendo ricorso alla curiosità insita nei bambini, la piccola esploratrice indossa lo strano congegno sulla tempia, apprendendo in questo modo un meccanismo simile a realtà aumentata. Interfacciandosi al suo sistema neuronale, l’utilizzo del focus amplifica la percezione del mondo circostante, facendole immagazzinare una quantità di informazioni nascoste in quel luogo sconosciuto, ma permeo di segreti appartenenti ad una civiltà passata ed ormai estinta, quella stessa venerata dalle tribù e conosciuta con il nome di Precursori. Dopo un evocativo intermezzo, la vita di Aloy passa dalla sua infanzia fino a diventare un’affascinante, quanto mai letale, cacciatrice pronta ad intraprendere un viaggio che cambierà il destino del mondo.

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Occhio alle Sentinelle, non sono amichevoli…

Un mondo vasto e pericoloso

Horizon Zero Dawn rappresenta un punto di stacco per Guerrilla, lasciando alle spalle l’action dettato dal genere FPS, donato da Killzone Shadowfall, in virtù di titolo incentrato sulla terza persona, dal modus operandi più ruolistico, ma soprattutto percorrendo la strada all’open world. Siamo al cospetto di un’opera dall’enorme vastità, sia dal punto di vista narrativo che di immensa grandezza ambientale. Se la trama, come detto in precedenza, si rifà ai canoni letterari fantascientifici, la sua evoluzione muta a seconda dell’esperienza, dove la consapevolezza di non conoscere il passato dei personaggi o delle vicende favorisce una sensazione forte già nelle prime ore di gioco. Il Decima Engine è il fiore all’occhiello della casa olandese e dopo averlo ammirato su Shadowfall, nonché sull’altra esclusiva rappresentata da Until Dawn (prima di rivederlo col il prossimo Death Stranding di Kojima), il motore proprietario di Guerrilla ha subito un ulteriore restiling, concedendoci la possibilità di ammirare dei dettagli raramente visti in un open world, specie su console. Dal punto di vista artistico, le ambientazioni di Horizon Zero Dawn sono di una bellezza rara, con dettagli che rasentano quasi la perfezione, in virtù di un’alta densità poligonale associata ad illuminazione ambientale e cambi di palette cromatica del ciclo giorno/notte.

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La mappa di gioco è veramente enorme e visitare ogni posto richiederà del tempo…

Viaggiare per tutto il continente ci farà conoscere posti sempre differenti, con la sensazione di vivere in un mondo immenso dove sarà facile perdersi, soprattutto se fisseremo l’orizzonte alla ricerca del sorgere del sole. Che si tratti di pieno giorno, oppure attraverso la pioggia, nonché in preda al bagliore della sola luna, percorrere i sentieri montani o le rive dei fiumi rappresenterà una delle più belle esperienze mai provate, restando affascinati ogni volta che ci imbatteremo in un dettaglio ambientale che ci farà assalire dalla sensazione di immergerci nella fantastica atmosfera. L’idea di proporre un mondo differente e futuristico è facile, realizzarlo richiede un altro tipo di impegno, ma in questo caso Guerrilla supera tutte le aspettative, donandoci uno scenario difficilmente dimenticabile, quanto mai evocativo in quest’era videoludica.

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Occhio alle creature che pascolano in lontananza, meglio non disturbarle…

Sopravvivere non basta…

Dopo lo smarrimento iniziale provocato dall’ambientazione, saremo costretti a fiondarci nelle avventure di Aloy, ormai divenuta una giovane donna, facendo anche la conoscenza della sua personalità. Affezionarsi al suo personaggio sarà pressoché inevitabile e rivivere le sue gesta ci darà l’occasione di crescere insieme a lei. Concepito come un RPG, Horizon ci consentirà di viaggiare insieme alla nostra eroina per tutto l’ambiente circostante, camminando o procedendo in maniera furtiva, stando sempre attenti alle tante insidie rappresentate dalle creature meccaniche. La nostra missione principale sarà quella di scoprire i segreti che i precursori hanno portato nella tomba, lasciando solo il retaggio delle loro conseguenze. Per far ciò, ci muoveremo nella trama facendoci largo tra i pericoli ed alleandoci con i vari personaggi che incontreremo nel cammino, decidendo quali scelte sarebbero opportune anche in vista del bel caratterino di Aloy. Inutile ricordare quanto per il genere del gioco di ruolo i dialoghi siano fondamentali per apprendere sia la storia che aleggia, sia per conoscere e comprendere la vita nel mondo di gioco, compresi i dubbi e le paure di coloro che ci circondano. Proprio come un gioco di ruolo insegna, il personaggio di Aloy, superato il tutorial iniziale che ci rende partecipi delle meccaniche principali, per sopravvivere alle avversità dovrà far affidamento alla sua indole di cacciatrice. Sconfiggere gli avversari, sia di metallo che umani, sarà possibile solo tramite un adeguato equipaggiamento, comprensivo di lance, archi, frecce e qualche accessorio utile che ci permetterà di avere la meglio anche in circostanze meno fortunate.

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Il clima dinamico modifica l’ambientazione e ci consente di ammirare il panorama in ogni sua sfaccettatura.

Per questo motivo, il gameplay di Horizon Zero Dawn non si limita alla sola pressione confusionaria e compulsiva dei tasti, come nella maggior parte dei giochi di ruolo o action, bensì viene introdotto un concetto più ragionato e riflessivo, dato che i nostri nemici saranno ben più robusti di noi, con corazze protettive ed attacchi tecnologicamente più dannosi. Equipaggiamento a parte, personalizzabile in base alle esigenze, ma limitato al trasporto, dove Aloy può utilizzare un massimo di quattro armi simultaneamente, aventi differenti munizioni, questo può essere intercambiato nel corso di una battaglia, utilizzando al meglio il focus per scoprire i punti deboli dei nemici ed agire di conseguenza. Oltre a questo, la nostra eroina riceverà per il completamento di missioni un’esperienza spendibile per l’apprendimento di diverse abilità suddivise in tre rami: predatrice, audace e raccoglitrice. In base al proprio stile, potremo districarci nei vari assetti e decidere se affrontare le difficoltà con un approccio più stealth, oppure ritenere opportuno aumentare il danno derivante dagli attacchi, nonché ricevere più elementi raccoglibili derivanti da piante o animali. Ad ogni livello raggiunto tramite esperienza (o in base a determinate missioni), verrà attribuito un punto abilità da spendere per accrescere le caratteristiche del nostro personaggio. Un ulteriore aspetto fondamentale è rappresentato dalla verticalità dell’ambiente. Proprio come altri personaggi accostabili, nel caso di Lara Croft o Nathan Drake, sarà possibile sfruttare l’agilità di Aloy per raggiungere determinati punti della mappa, scalando o arrampicarsi sulle superfici per poter pianificare meglio gli attacchi o nascondersi. Ultimo elemento, ma non per importanza, relativo all’universo RPG, è dato dal fattore crafting. Lontano dagli standard più impegnativi, come ad esempio The Witcher, Guerrilla ha optato per un sistema ibrido, quasi riprendendo lo stesso concetto di Rise of the Tomb Raider, dove raccogliendo flora e recuperando elementi sparsi per la mappa, anche da creature selvatiche, Aloy sarà in grado di fabbricare pozioni curative, trappole, munizioni ed ampliamento delle sacche portaoggetti, il tutto senza risultare frustrante o troppo profondo.

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L’albero delle abilità ci consentirà di potenziare Aloy sulla base dello stile di gioco adottato.

Il metallo è stato creato per essere piegato, non adorato…

Inutile rimarcare come il lavoro di Guerrilla sia stato minuzioso anche per quanto riguarda il character design dei nemici, dove oltre a poter ammirare i modelli dei personaggi umani, la creatività dei game designer si è spinta oltre, dando libero sfogo alla propria fantasia, restando coerente con il mondo proposto. La quantità di poligoni che caratterizzano le varie creature è di altissimo livello, mostrando una varietà di texture e materiali difficilmente constatabili su altri titoli dello stesso genere. Invero, ogni dinosauro meccanico possiede caratteristiche uniche e comportamenti differenti. Le Sentinelle tenderanno ad ascoltare ogni suono ostile che verrà percepito, attaccando in maniera coordinata quasi con la stessa abitudine dei Velociraptor, così come il Cornalungo, evoluzione del triceratopo, fuggirà se messo di fronte al pericolo, ma reagirà se infastidito. Nel totale, attraverso il taccuino di Aloy, saranno presenti tutte le venticinque voci relative alle creature, ognuna con la rispettiva biografia e punti deboli, nonché il loro armamento particolare.

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Sentinelle e Corsieri… L’approccio stealth sembrerebbe il più appropriato.

A causa del divario tecnologico tra macchine ed esseri umani, questi ultimi le hanno dapprima venerate, credendole vere e proprie divinità, fino alla consapevolezza di una minaccia effettiva, oltretutto causata anche da uno strano comportamento ostile nei loro riguardi. L’uomo, da canto suo, sa esprimere benissimo il concetto di simbiosi con l’ambiente, per cui adattarsi alla natura è sempre stata una prerogativa. L’ecosistema in questo modo viene scombussolato, soprattutto dall’utilizzo dei focus e dalle abilità di Aloy. Tramite la sua lancia e le sue capacità tecnologiche, sarà in grado di eseguire un override per bypassare i controlli dell’intelligenza artificiale di alcune creature, permettendole anche di cavalcarle in modo da utilizzare una cavalcatura per spostarsi più velocemente tra una zona e l’altra. Non solo, come un qualsiasi Assassin’s Creed, per attivare una visione più globale delle risorse circostanti, Aloy potrà sormontare gli imponenti Collilunghi, simili a Brontosauri, e tramite override attiverà punti di interesse altrimenti sconosciuti.

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Scalando i Collilunghi ci permetterà di scoprire tanti punti di interesse, sparsi per tutta la mappa.

Capolavoro annunciato?

Sebbene artisticamente sia uno dei titolo più ispirati, il capolavoro assoluto effettuato da Guerrilla si ha dal punto di vista visivo, dove il team di sviluppo è riuscito a spremere (letteralmente) le risorse hardware di una console come Playstation 4, smentendo i più scettici su un possibile downgrade del titolo. Un open world con un numero così elevato di dettagli ed una resa poligonale degna dei titoli single player usciti fuori dal CryENGINE, come accaduto con Ryse: Son of Rome, oppure l’esperienza più cinematografica intravista con The Order 1886, raramente ha avuto l’opportunità di vedere la sua nascita. Avendo a disposizione una mappa enorme era quantomeno inevitabile, vista anche la piattaforma utilizzata, far uso di un aliasing accentuato o modelli meno dettagliati, ma in questo caso Guerrilla ha effettuato un’ottimizzazione promossa a pieni voti e l’impatto d’insieme risulta appagante, mantenendo le aspettative e mostrando i muscoli anche con la gestione dell’occlusione ambientale ed illuminazione dinamica. La splendida colonna sonora ci accompagnerà per tutto il viaggio, alternando melodie conformi all’ambientazione con un comparto audio più incalzante nei momenti più concitati, dediti agli scontri. Anche il doppiaggio in italiano si dimostra affidabile e di buon livello, benché alcune volte si son riscontrati problemi in merito alla sincronizzazione del labiale. Trovando davvero i pochi difetti che questo Horizon Zero Dawn porta con sé, possiamo tranquillamente affermare che le animazioni facciali non sono del tutto perfette, trovandoci alcune volte di fronte a dei manichini senza espressività, andando ad inficiare quella che sarebbe stata un’ottima interpretazione, dal punto di vista registico.

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Aloy sarà un’affascinante, quanto letale, cacciatrice, ma non disdegniamo fotografarla in ogni sua posa…

Oltre alle meccaniche già rodate nel corso degli anni, prendendo a piene mani quelle più riuscite ed utilizzate in altri titoli, i due attacchi primari di Aloy funzionano a fasi alterne, da una parte il combattimento dalla lunga distanza appare riuscitissimo, con meccaniche semplici e veloci, dall’altra un attacco melee più superficiale e meno ispirato, senza la possibilità di selezionare il bersaglio con conseguente difficoltà a gestire la camera. Lo stesso level design, seppur la verticalità è molto sfruttata, pecca di qualche ingenuità come la difficoltà a superare superfici più abbordabili a discapito di altezze più marcate. Essendo un titolo incentrato solo sul single player, portare a termine il compito principale richiederà dalle venti alle trenta ore di gioco, a seconda del tipo di difficoltà e dalla voglia di intraprendere la sola risoluzione della missione cardine. Successivamente vi si potranno spendere ulteriori ore come fase endgame, in modo da scoprire inedite location, intraprendere quest secondarie, sessioni di caccia e ricerca nei Calderoni, brevi avventure strutturate al pari di dungeon nei quali si potranno sfidare creature più potenti per ottenere delle ricompense migliori. Proprio per rendere certi momenti indimenticabili, vista anche la bellezza dell’ambientazione, Guerrilla ha inserito una speciale modalità Foto per immortalare, in quasi tutte le fasi, le scene più ispirate da qualsiasi angolazione, e probabilmente per permettere la creazione di wallpaper da utilizzare come tema.

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La modalità foto sarà comoda per creare wallpaper da utilizzare come sfondo.

A livello tecnico siamo in presenza di un titolo solido, dove la stabilità dei 30 fps resta tale anche durante le azioni più concitate ed in rarissimi casi ci son state delle indecisioni del motore di gioco. Un appunto del tutto eccezionale va fatto in relazione al binario narrativo seguito, nella fattispecie con un’impronta più JRPG, in quanto le decisioni del personaggio non influiscono minimamente sull’evoluzione del mondo di gioco, ma restano fine a sé stesse, con una storyline delineata e non mutevole. Ci rendiamo perfettamente conto che un titolo non sarà mai perfetto in tutta la sua interezza, ma Guerrilla ha dimostrato di saper lavorare al meglio nonostante si sia prodigata allo sviluppo per la prima volta di un genere open world e l’interessante comparto narrativo, raccontato con dovizia ed i giusti ritmi, può elevare Horizon Zero Dawn sulla vetta del mondo videoludico.

 

Conclusione
Voto
9.2
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Programmatore, analista software e scrittore, appassionato del mondo videoludico e cinematografico fin dalla tenera età. Iniziando con un Vic-20 ho cavalcato tutta l'evoluzione fino alla next-gen, riuscendo a mettere a disposizione tutta l'esperienza al servizio dei 17K.