Quando nel 2015 trapelarono notizie relative al prosieguo della serie horror più amata degli ultimi anni, un brivido corse lungo la schiena dei vecchi videogiocatori, immaginando un ritorno di Resident Evil adeguando l’attuale generazione al modo di vivere l’avventura. Ecco che durante l’E3, tenutasi l’anno successivo, Capcom confermò l’uscita imminente di Resident Evil 7: Biohazard e l’emozione dei fan originari non tardò ad arrivare.

Resident Evil 7
Non male l’evoluzione delle vecchie macchine da scrivere… Iniziamo a registrare!

Sono tornati… Sono affamati… e NON sono vegetariani

Le avventure horror si sono avvicendate nel corso di numerosi anni, già da quando i primi videogames facevano la loro comparsa sugli allora home computer con i vari Project Firestart o la serie dedicata ad Elvira, fino al raggiungimento di Alone in the Dark ed Ecstatica, sfruttando le nuove tecnologie hardware dei primi anni ’90. Zombie e creature spaventose si avvicendavano in quell’universo in cui il videogiocatore, oltre alla scoperta della trama, veniva fagocitato dall’ambientazione, rendendo il suo percorso più arduo. Tutto cambiò con l’avvento delle console, in principal modo dal quella targata Sony con PSX, dove la nuova architettura hardware permetteva un realismo ancora maggiore ed una profondità di gameplay innovativa. Anche i personal computer si adattarono ai tempi e mai momento migliore si presentò nel lancio di Resident Evil. Per il suo utilizzo fu reso necessario l’adeguamento in ambito grafico, rappresentato da schede Matrox Mystique o Millennium, nonché precisi acceleratori reincarnati nelle periferiche 3dfx Voodoo. Nacque in questo modo il culto per questa serie mai del tutto tramontata, dato che Capcom rese possibile l’integrazione delle nuove feature grafiche con un mondo di gioco mai visto prima di allora. Il concept si rifaceva ai più gettonati generi cinematografici dell’epoca, passando dalle creature di Romero fino a transitare da quell’ambiente trattato da Sam Raimi col suo Evil Dead mortificato dal Necronomicon. Il risultato fu senz’altro un connubio che soddisfaceva gli amanti del genere action con chi prediligeva un’avventura dalle tinte horror in combinazione ai forti contenuti violenti. Inutile dire che Residenti Evil rappresentò un autentico successo, facendo parlare di sé anche dopo molti anni, in quanto il susseguirsi di ulteriori titoli hanno di fatto portato la serie sull’Olimpo dei videogames, fino a quando il meccanismo ha cominciato ad incepparsi, nonostante Capcom abbia cercato di oliarlo, nel vano tentativo di svecchiarlo col passare del tempo.

Ormai gli zombie, come la moda, cominciavano ad assumere un ruolo prepotente nel mercato videoludico e la nascita di petizioni o associazioni contro lo sfruttamento insensato di queste creature in ogni ambito, ha portato Capcom verso un bivio ben preciso. Con il quarto capitolo della serie vi fu un abbandono del cliché e l’inizio di una nuova generazione. Si abbandonano le credenze legate ai virus per spostarsi verso la pandemia provocata dai parassiti, inventando in questo modo nuovi esseri denominati Los Ganados. Una mossa senz’altro innovativa, ma che cominciava a far storcere il naso ai fan, seppur la trilogia seguente riprendeva i soliti canoni anche se con sostanziali modifiche. Più gli anni passavano e più l’eredità dei vecchi capitoli cominciava ad essere invadente, tanto che gli ultimi prodotti fecero un po’ scemare l’interesse, fino all’arrivo di Resident Evil 7: Biohazard.

Resident Evil 7
“No, non venirmi a cercare…”, invero sappiamo come andrà a finire dopo frasi del genere.

Era una casa molto carina…

Quando un uomo, rassegnato dalla perdita della propria moglie, passa tre anni tormentato dai pensieri più cupi e da una lontananza profonda verso una persona che ormai non gli è più accanto, certamente l’unico motivo che può sostenerlo è ancora rappresentato da un barlume di speranza, quella stessa sensazione che gli stringe la mano per accompagnarlo nella vita quotidiana. D’un tratto riceve un messaggio video, tramite laptop, nel quale riesce a scorgere la visione di quel senso di salvezza; sua moglie Mia, creduta morta ormai da tempo, si scusa con lui per le tante menzogne e bugie costretta suo malgrado a raccontargli, forse per proteggerlo o chissà, per tenerlo al sicuro da qualcuno o qualcosa. Purtroppo il messaggio non è rassicurante e rappresenta un chiaro segno di un lieto fine non potrà mai avverarsi, perciò Ethan Winters capisce già da subito che Mia si trova ancora in pericolo, forse ben più grande di quanto egli stesso avrebbe potuto immaginare. Deciso a riportarla con sé e recuperare il tempo ormai perduto, parte per riabbracciarla, in quel di tenebra rappresentato dalle paludi fatiscenti della Louisiana. Al pari di un investigatore privato, Ethan riesce a localizzare la posizione di sua moglie, situata all’interno di una grande magione di proprietà della famiglia Baker.
Quella che sembrava un’impresa semplice, si trasformerà in un incubo per Ethan, il quale dovrà affrontare una paura ben più grande rispetto al semplice dolore fisico e che metterà a dura prova il suo sistema nervoso, stando ben attento a non lasciarsi inghiottire dall’oscurità presente nella residenza del male.

Resident Evil 7
La bella e ridente Villa Baker, dove il benvenuto non è di casa…

Il RE è tornato!

No, non stiamo parlando di DOOM, sappiamo che le etichette sono difficili da utilizzare, ma in questo caso stiamo parlando proprio dell’essenza originale che caratterizzava il primo capitolo di Resident Evil. Quando Capcom ammise di lavorare sul nuovo sequel, nessuno si sarebbe immaginato un simile cambio di rotta. Come ripreso in precedenza, gli ultimi lavori inerenti alla serie hanno sì fornito ulteriore materiale, sia narrativo che concettuale, ma al tempo stesso si è rivelato un’arma a doppio taglio, snaturando quella sensazione di ansia instaurata nella prima trilogia. In questo Resident Evil 7: Biohazard vi è un taglio netto a tutto il riferimento precedente, lasciando anche perplessi sulla scelta del nome. La trama principale non prosegue ciò che è avvenuto negli anni scorsi, benché ci sia qualche riferimento velato, ma può essere affrontata in maniera stand-alone.
Si passa da una visuale in terza persona ad un’esperienza in soggettiva, quasi per rafforzare quel senso di immersione che le sfaccettature action avevano fatto perdere nel tempo. In realtà l’accostamento iniziale con un titolo simile è ben palpabile; Outlast rappresenta un punto in comune con l’avvio dell’avventura, mostrandoci il lungo cammino in auto di Ethan attraverso le paludi della Louisiana, fino ad arrivare alla casa dei Baker in piena luminosità. Lo scenario permea il tutto di un déjà-vu non indifferente, ma basta addentrarsi tra i fitti rami e raggiungere l’ingresso secondario della precaria villa per accorgersi che quel senso è già svanito, sostituito da uno strano sentore di disagio. Ascoltare il cigolio della porta che si richiude alle nostre spalle, lasciandoci in balia della penombra, avvertendo lo scricchiolio del pavimento solcato dai nostri cadenzati passi, alimenta un’inquietudine senza precedenti.

Resident Evil 7
L’interno della villa forse necessiterebbe di un restauro, ma quei muri sembra che respirino…

Bisognerà lasciarsi alle spalle il carattere dei personaggi che ci hanno accompagnato negli anni, riponendo nelle memorie i vari Leon, Chris e protagoniste dagli abiti succinti con uno spiccato carattere coraggioso, e farci trasportare nella follia, al pari di un qualsiasi pittore maledetto alle prese con le proprie paure, percorrendo la valle di lacrime di Layers of Fear. L’idea di mostrare un nuovo Resident Evil in prima persona ha portato un po’ di disorientamento, ma in verità non si tratta propriamente di una modalità inedita. Già tempi addietro Capcom tentò di intraprendere questa strada, seppur con un concetto totalmente differente, attraverso i capitoli di Gun Survivor. L’approccio arcade, dettato anche dal divertimento di impugnare una GunCon, non ha portato ulteriore fortuna alla serie, anzi la decadenza è stata più profonda. Non avendo quindi un vincolo particolare, lo svecchiamento è stato ancora più netto, fondendo un ritorno alle origini, rappresentato dall’ambientazione claustrofobica ed il senso di soffocamento, in sintonia alle nuove meccaniche dovute al cambio di prospettiva. Il risultato può far gridare, in tutti i sensi, al miracolo per aver dato vita ad un nuovo inizio, lasciandoci alle spalle vecchi ricordi e paure iniziali.

Resident Evil 7
Generalmente le cantine non sono mai state accoglienti e sicure…

Non è morto Ciò che in eterno può attendere. Con il passare di strane ere anche la morte può morire.

Parafrasando Lovecraft, una volta varcata la soglia dei casa dei Baker, che sancirà l’inizio dell’incubo nel quale ci infileremo, verremo pervasi dalla sensazione di volerne uscire nel più breve tempo possibile. Ci ritroveremo a seguire una via precisa, attraverso un percorso delineato dal classico tunnel rappresentato dai soliti walking simulator odierni. Quella stessa paura iniziale si trasformerà in scontatezza e banalità, capace di farci intuire il prosieguo della (dis)avventura. Percorrendo i primi stretti corridoi con decisione e fermezza, cambieremo subito opinione dopo una manciata di minuti e quella sicurezza svanirà immediatamente. Lo scenario cambierà non appena faremo la conoscenza dell’allegra famiglia Baker, composta dal capofamiglia Jack, sua moglie Marguerite, il figlio Lucas e la simpatica nonnina, insomma dei tipici residenti della Louisiana, se solo non fosse per qualche piccolo difetto caratteriale ed abitudinario. Ci costringeranno a cenare in loro compagnia, con tanto di tavola apparecchiata con ogni sorta di scarto umano e vista la loro verve psicolabile, tenderanno anche ad essere meno indulgenti con noi, obbligandoci a banchettare senza elemosinare sulle torture.

Resident Evil 7
L’allegra famiglia Baker riunita per la cena, volete unirvi a loro?

Non lasciandoci prendere troppo la mano, rivelando colpi di scena o elementi che potrebbero far sminuire la curiosità di chi tenterà l’impresa, anche perché la trama parte in maniera anonima ma tutte le risposte arriveranno a tempo debito, la soggezione della famiglia Baker è ben poca cosa rispetto allo stato di ansia che gli stessi membri ci riserveranno nel corso dell’avventura, non dandoci un attimo di tregua ed opprimendoci più di quanto la casa non faccia già abbastanza. Il senso di soffocamento ed apprensione ci accompagnerà in ogni angolo che sbirceremo, lasciandoci un po’ di rilassamento solo entrando nelle stanze sicure, ricordando però che non lo si è mai veramente. A complicare ulteriormente le cose, quando ci sembrerà di aver seminato gli aguzzini e tutto apparirà calmo e tranquillo, ci penseranno i Micomorfi (forse parenti dei Mitocondri di Parasite Eve, vista l’assonanza, ndr), creature impregnate da un raccapricciante bitume che non lascia intravedere la loro fisionomia facciale, in grado di trascinarsi fino a noi per porre fine alle sofferenze provate.

Resident Evil 7
E’ inutile chiamare, tanto non risponderà nessuno…

E adesso dove vado?

Se l’atmosfera ansiogena non fosse abbastanza insofferente, potremo addirittura ritrovarci in un cono di bottiglia, nella cosiddetta morsa a tenaglia, dove l’indugiare sarebbe deleterio. Decidere se proseguire, ed affrontare immancabilmente orrori sempre nuovi, oppure rivisitare luoghi già calpestati, alla ricerca di ulteriori indizi, può mettere alla prova le nostre scelte, preferendo affrontare l’ignoto con il nemico sempre alle spalle pronto ad afferrarci. Questo è il vero ritorno alle origini, quella sensazione che ci prende per mano dal momento in cui intraprendiamo il viaggio fino al termine dell’agonia di ogni personaggio incontrato. Le similitudini però non terminano qui. L’intera dimora sarà il parco giochi di Resident Evil 7: Biohazard, con annessi scorci esterni rappresentati dal podere, quindi è indubbio incontrare degli enigmi che si rifanno alla vecchia logica del primo capitolo, come ad esempio serrature speciali che richiedono determinati oggetti per essere aperte, leve che attivano meccanismi a contrappeso e tutto il necessario per rendere la casa una confortevole cassaforte a combinazione.

Resident Evil 7
Sarà mica una trappola? Nel dubbio…

Ovviamente, avendo con noi solo un paio di tasche, l’inventario sarà ridotto al minimo, concedendoci la fortuna di portare con noi un numero esiguo di oggetti, casualmente selezionati per essere utili in determinate situazioni, ma in nostro aiuto ritroviamo le care casse dove riporre il materiale in eccesso, ritrovandolo in ogni stanza sicura. Abbinato alle casse, ci sarà il compianto attrezzo fonte delle nostra salvezza, dove al posto delle redivive macchine da scrivere vi sarà un mangianastri dove poter attivare i salvataggi e riprendere con calma la partita dopo un breve attacco di cuore, dovuto a qualche jumpscare amichevole. Anche le erbe medicinali faranno la loro ricomparsa, però questa volta non verranno mangiate al pari di un erbivoro qualsiasi, causandoci ulcera nello stomaco, ma tramite un apposito sistema di crafting sarà possibile combinarle con soluzioni chimiche particolari, in modo tale da creare dei miscugli che potranno salvarci dalle situazioni più tristi. Resident Evil 7: Biohazard non va preso alla leggera, anche se presenta differenti livelli di difficoltà, ciascuna con le proprie caratteristiche, in virtù della presenza di scontri abbastanza impegnativi, dove anche il trial&error fornisce la soluzione giusta al completamento del duello. Munizioni, erbe e pasticche sono disseminate ovunque, basta ricordarsi di sapere che non si trovano in quantità industriale e dosare quelle (poche) risorse a disposizione ci farà terminare l’avventura più agevolmente. Un approccio più ragionato, nascondendosi come conigli, potrà facilitarci il compito quando le cose si metteranno veramente male e l’uso della forza bruta, tra colpi di fucile e scatti di piromania convulsa, rappresenterà l’unica via di scampo.

Resident Evil 7
L’orologio a pendolo non rintoccherà la mezzanotte, ma servirà comunque a qualcosa.

Un nuovo inizio

Come detto, questo Resident Evil 7: Biohazard ha tutte le carte per essere addirittura equiparabile al capostipite, anche cambiando il punto di vista del personaggio ed inevitabilmente modificando le meccaniche. Il RE Engine, motore proprietario concepito in occasione del titolo, non ha deluso le aspettative, ricreando con maniacale cura gli interni di una villa raccapricciante e mostrando i muscoli anche nelle occasioni concitate, mantenendo fluidità senza mai cedere a cali di frame rate. Alcune volte, però, la validissima resa grafica degli interni è sporcata da quella qualità di texture che non sempre è in alta definizione, così come l’illuminazione dinamica rende l’ambientazione terrorizzante ed inquietante al tempo stesso, ma deficitaria in alcune situazioni generando ombre non all’altezza puntando la nostra torcia verso qualsiasi oggetto. Anche l’occlusione ambientale ne risente particolarmente, mostrando suppellettili e dettagli che sembrano fluttuare e non dando la sensazione di essere appoggiati ad una superficie.

Resident Evil 7
Occhio alle scale, nessun posto è veramente sicuro…

Di certo le circa 12 ore che serviranno per completare la terrificante esperienza (sempre tenendo conto della difficoltà impostata) si sono rivelate più che dignitose, anche perché con l’ansia sulla pelle e vari infarti notturni, la sensazione che si avverte è quella di completarlo in molto più tempo. Ai fini della rigiocabilità c’è da precisare che bonus a parte, da armi speciali a munizioni infinite, concessi tramite sfide opzionali o il raggiungimento del termine, sarà possibile recuperare collezionabili in giro per Villa Baker, rendendo più interessante anche iniziare l’esplorazione con la modalità Manicomio. Tutto sommato il risultato generale è più che soddisfacente, accompagnato da una colonna sonora ed effetti audio che rasentano la perfezione, restando fedeli al contesto ed obbligandoci a drizzare le orecchie. Una piccola mancanza rilevante è rappresentata da una limitazione dei modelli dei nemici, in quanto risultano, oltre che artisticamente ispirati, anche di carente tipologia ed una maggiore varietà avrebbe certamente giovato al titolo.


Pro Contro
  • Un ritorno terrorizzante alle origini
  • Trama ben narrata e coinvolgente
  • Ottimo comparto sonoro
  • Ambientazione eccellente
  • Buona rigiocabilità
  • Character design limitato
  • Presenza di alcuni difetti grafici
Conclusione
Resident Evil 7: Biohazard
9.0
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Programmatore, analista software e scrittore, appassionato del mondo videoludico e cinematografico fin dalla tenera età. Iniziando con un Vic-20 ho cavalcato tutta l’evoluzione fino alla next-gen, riuscendo a mettere a disposizione tutta l’esperienza al servizio dei 17K.