Questo è stato l’anno dei Pokémon, l’anno in cui il brand giapponese ha conseguito il ventesimo anno di vita. Non è cosa da poco, dato che spesso vediamo saghe nascere e morire in archi di tempo decisamente minori. Dopo Pokémon GO, un Pokémon leggendario in regalo ogni mese e l’uscita del titolo che andremo a recensire in seguito, possiamo certamente affermare che questo è l’anno più fastoso per la storia del brand dei Pokémon. Analizziamo ora, invece, l’ultimo prodotto nato da Game Freak, Pokémon Sole e Pokémon Luna, ambientati nell’esotica regione di Alola e che senz’altro portano una ventata di aria fresca nella serie di giochi, che da qualche anno a questa parte iniziava a odorare di chiuso.

La regione di Alola

Alola è composta da quattro isole: Mele Mele, dove inizieremo la nostra avventura, Ula Ula, Akala e Poni, più un’isola artificiale appartenente ad un’organizzazione che vedremo meglio in seguito, l‘Æether Paradise. Nonostante la regione sia composta da isole, che, grossomodo, possiamo immaginare come ambienti tutto sommato simili, gli ambienti si differenziano in maniera netta e mantengono la loro identità. Tuttavia, possiamo scorgere ugualmente l’impianto topico dei giochi Pokémon: all’inizio passeggiamo allegramente per percorsi lineari, con zone d’erba alta smossa appena dal vento, a metà avventura ci addentriamo in regioni vulcaniche, mentre invece, alla fine, attraversiamo regioni montane e innevate per giungere alla Lega Pokémon. Alola è una regione viva, dove l’idea di staticità e di squadratura non sono presenti, invece, come lo sono negli altri titoli del brand. Non possediamo più, ad esempio un gioco ambientato in una regione modellata dall’uomo, in tutti i sensi: Alola presenta un taglio volutamente poco industrializzato e urbanizzato (tratti presenti, invece, nella futuristica e ipertecnologica Unima) e, in più, non risente delle vecchie influenze del brand che portavano gli sviluppatori a creare città e percorsi dall’aspetto squadrato. Adesso ci troviamo fra le mani, finalmente, percorsi e strade tortuose e città verosimili: non più composte da 4 case, tutte, tra l’altro, senza camere da letto, che sembravano essere prerogativa e privilegio del protagonista. Gli stessi percorsi sono dinamici: vediamo il vento che muove l’erba su cui camminiamo, udiamo i versi dei Pokémon provenire dai cespugli e, finalmente, esistono molti più modi per incontrare Pokémon selvatici: che sia che ci cadono in testa dagli alberi, che ci tendano agguati da insenature nella parete rocciosa che stiamo costeggiando o che piombino su di noi dal cielo.

alola-region-e1464876207169

Insomma, tutto sommato, Alola è la più autentica regione Pokémon modellata fino ad ora ma presenta un grosso difetto: non possiede tanti ambienti memorabili come una Hoenn, che presentava un’indimenticabile Cuordilava, una stupenda Ceneride, una maestosa Torre dei Cieli e molto altro. Tuttavia, si tratta sicuramente della regione più realistica mai creata. Infine, Alola si presenta al pari, se non più in alto in classifica, a livello di complessità, dato che ci sono numerosi ambienti che spesso ci chiederemo come sia possibile raggiungere.

Finalmente i mostri!

Probabilmente si tratta di ciò che determina il successo di un gioco Pokémon o la sua disfatta: i Pokémon della generazione a cui appartiene. Alola, oltre ad essere casa di Pokémon di settima generazione, ospita anche vecchie conoscenze in nuove vesti, infatti, molti mostriciattoli presentano una “Forma Alola”, un’aspetto e, soprattutto, tipi differenti rispetto alla loro versione originale. Talvolta queste rivisitazioni non sono molto azzeccate ma nel caso di Exeggcutor, Marowak e Vulpix/Ninetales, Game Freak ha veramente donato nuovo fascino a Pokémon già noti dai primi anni di vita del brand. I Pokémon originari di Alola hanno, invece, tutti un aspetto esotico, in perfetta tinta con l’ambiente: Pokémon come Passimian e Orangoru sono i primati che possiamo trovare nelle zone tropicali, Pyukumuku è un cetriolo di mare, tipico delle barriere coralline e Tucannon è, chiaramente, un tucano, un uccello tropicale. Il vero punto di forza sta proprio in questa caratteristica: i Pokémon, benché molti fan nostalgici continuino a definire “finiti” con la seconda generazione, è sufficiente che siano coerenti nell’ambiente in cui sono inseriti, nonostante l’estetica non soddisfi i canoni del primi, storici, capitoli, perché è chiaro che dopo venti anni di brand, non si può avere la stessa vena creativa di un tempo, quando tutto doveva cominciare e le idee erano molteplici. Nel complesso, i Pokémon di Alola sono degni portatori del loro nome e si meritano una chance da chiunque sia un appassionato di vecchia data.

208721_screenshot_01_l

“È quello dell’Alola!”

In definitiva, Sole e Luna si promuovono come titoli più innovativi di sempre, per quanto riguarda i giochi canonici, senza contare gli spin off imagesdunque, assistiamo al più grande stravolgimento di sempre: non esistono più le palestre, il rivale non prende lo starter avvantaggiato di tipo rispetto al nostro e sono state introdotte le mosse Z. Il vero tasto dolente sta nel fatto che non esistono più le palestre, emblema dei giochi Pokémon, anche nella serie animata. Esse vengono sostituite dalle “Prove” e dalle “Grandi prove”, quest’ultime sono ciò che più si avvicina ad una sfida con un Capopalestra, in questo caso chiamato Kahuna, un sorta di “capo-isola”. Le Prove e le Grandi Prove sono decisamente troppo banali e semplificate in confronto ai veri e propri puzzle delle palestre dei giochi precedenti e, più, le prove consistono sempre nel cercare un Pokémon dominante, con statistiche aumentate, e sconfiggerlo: un solo Pokémon e, dunque, spesso basta anche solo una mossa Z per mandare K.O. l’avversario e risolvere il tutto. Il fascino delle Palestre, punto che, a nostro avviso, fra tutto quel che poteva essere cambiato, non doveva essere toccato, invece, è stato stravolto e, da formula vincente che donava identità al gioco, è diventato una barzelletta.

Le mosse Z, invece, sono state ben implementate, a differenza delle Mega-evoluzioni, in quanto, queste ultime sono Pokémon con statistiche fuori scala e veramente forti, che difficilmente il gioco riuscirà a contrastare, mentre le mosse Z sono sì molto potenti ma potranno essere utilizzate una singola volta per duello: un compromesso decisamente più bilanciato delle Mega-evoluzioni che stravolgevano un’intera lotta.

pok-mon-sun-moon-all-26-z-moves
Posa del giocatore che fa eseguire al Pokémon una mossa Z. Ogni riferimento a Jojo è puramente casuale

Infine, Game Freak ha voluto fornire, come al solito, un’attività ancillare al gioco principale, che ha sempre a che fare con il proprio rapporto fra il giocatore, l’allenatore e i suoi Pokémon, che si tratti di Gare o passeggiate in un parco. Questa volta tocca al Poké Resort, dove potremo far aumentare il livello di amicizia con i nostri mostriciattolo preferiti, nutrirli con i Pokégioli, dei fagioli che serviranno a migliorare anche le statistiche della nostra squadra, oltre che il morale.

Abbiamo una trama? (Allarme spoiler)

Come accade da qualche anno a questa parte, i giochi Pokémon posseggono una trama che non sia un semplice pretesto per catturare il leggendario sulla copertina per poi sconfiggere il team di cattivino di turno e dirigersi a paletta verso la Lega. Detto ciò, anche con un incipit del tutto avulso e staccato dalla trama principale del gioco e si tratta di una storia incentrata sulla follia della presidentessa della Aether Foundation, Samina, fondazione con scopi nobili che si preoccupa della sicurezza dei Pokémon in difficoltà, la quale vorrà dominare il potere delle Ultra Creature, Pokémon di un’altra dimensione, per poterle proteggere come una madre. Il team Skull, guidato da Guzman, il team criminale di turno, sarà ai servizi della Aether per sviare i sospetti. Con il Giro delle Isole, la tradizione di Alola per i giovani allenatori che porterà il protagonista a sfidare la lega Pokémon appena costruita dal professor “Surfistacaliforniano” Kukui, il professore Pokémon del gioco, il giocatore verrà coinvolto, come sempre, nei loschi affari dei criminali: il collante della storia è Lylia, che sceglie di proteggere Cosmog, un Pokémon che permette agli umani di raggiungere le UC e quindi importante per gli scopi dell’Aether Foundation e del team Skull. L’impatto emotivo della trama risulta vincente, infatti, il giocatore si affeziona subito a Lylia e a Cosmog, che sono prova di ciò che il brand Pokémon promuove da anni: l’armonia e il reciproco rispetto fra uomo e Pokémon/natura.

poke1
Già abbiamo incontrato i rapper dei peggiori bar di Caracas nel provato

Endgame

L’endgame, ovvero, ciò che si può fare dopo la vittoria alla Lega Pokémon consiste nel contattare Bellocchio, un personaggio ricorrente nella saga dei Pokémon, introdotto ai tempi di Pokémon Platino nel 2008, che, con il suo capo, Alberta, ci incaricherà di catturare tutte le Ultra Creature rimaste nel nostro mondo dopo gli eventi all’Aether Paradise, l’isola artificiale dell’omonima fondazione. Si tratta di un’attività decisamente ripetitiva, dato che spesso i dialoghi saranno ricopiati e la procedura per passare allo step successivo della quest sarà sempre la stessa e, a tratti, si rivela essere anche snervante, dato che non è molto utile, concettualmente, forzare il giocatore a catturare ben quattro Pokémon identici, tutti con statistiche molto alte e, dunque, fastidiosi. Vi è, poi, l’Albero Lotta, a Poni, ed è l’equivalente di una Torre Lotta: si tratta di un’attività molto longeva che spinge il giocatore ad allenarsi al meglio per vedere quanti allenatori riesce a sconfiggere di fila. Prima dell’Albero Lotta, il giocatore, incontra due vecchie conoscenze, Rosso e Blu, ma potrà decidere di affrontare solo uno dei due. Infine, gioca assolutamente a favore il fatto che il giocatore si sente davvero Campione della regione e peraltro si ritroverà a sfidare alcuni personaggi incontrati durante la storia per difendere il titolo.

pokemon-sun-and-moon-legends-1-902x507

Conclusione

In conclusione, nonostante Game Freak voglia collegare il gioco nel mondo dei Pokémon riempiendolo di riferimenti a Kanto e le altre regioni già note (fatto assolutamente incomprensibile se si guarda a tutti i cambiamenti radicali a cui il gioco è andato incontro), Pokémon Sole e Luna si posizionano ben distanti dai giochi differenti, soprattutto per il fattore difficoltà, che di questi ultimi tempi va sempre scemando (la presenza dell’efficacia delle mosse accanto alle stesse durante la lotta è una semplificazione enorme, benché appaiano solo dopo aver fronteggiato un Pokémon) soprattutto per l’idea di avventura che la serie ha sempre voluto suggerire e che qui, gravemente, manca: la presenza di una mappa incorporata nello schermo inferiore con tanto di punti di navigazione fanno sentire il giocatore eccessivamente guidato e, dunque, il “Giro delle Isole”, il grande viaggio in cui ci cimentiamo, non risulta veramente un’avventura vero l’ignoto ma un semplice “segue le bandierine”, come se fossimo in un grande percorso rettilineo da seguire con diverse diramazioni che possiamo decidere di esplorare o meno. Tuttavia, il gioco risulta fresco, nuovo e assolutamente godibile sotto molti aspetti anche se non sempre le innovazioni di Game Freak centrano il bersaglio. Infine, l’unico difetto tecnico riscontrato consiste nel calo di framerate, mai visto nei giochi Pokémon, durante le lotte in doppio.