Dopo così tanto tempo è piuttosto superfluo continuare a soffermarsi sull’incredibile operazione intrapresa dai Marvel Studios ben 8 anni fa. Un universo composto da film che si legano capitolo dopo capitolo andando a formare una ragnatela multimediale. Dopo così tanti anni e parecchi cinecomics di origini dei supereroi, qualcosa è cambiato? Abbiamo di nuovo l’ennesima formula?
No, perché qualcosa finalmente si è smosso in casa Marvel. A partire da Guardians of the Galaxy, hanno deciso di prendere direzioni particolari da adattare a certi cinecomics, cercando di diversificarli nel genere aggiungendo la capacità di registi d’autore (se così vogliamo definirli). Il suddetto è una space opera dai toni scanzonati e scorretti in cui il timbro di James Gunn si fa sentie, in Ant-Man, nonostante il suo abbandono alla regia, si fanno sentire quei momenti tipici di Edgar Wright, mentre in questo caso abbiamo Scott Derrickson dietro la macchina da presa. Per chi non lo sapesse, è il regista di quel piccolo tesoro horror intitolato Sinister (non è di sua mano il secondo capitolo uscito l’anno scorso). La sua è una regia molto pulita e ciò si può notare perfettamente in Doctor Strange. Perfettamente chiare sono infatti le scene d’azione, gli inseguimenti e i momenti nel bel mezzo delle magie adoperati dai personaggi. Nonostante la massiccia presenza di movimento nelle inquadrature, lo spettatore riesce benissimo a vedere e a capire tutto ciò che viene ripreso. La cosa è maggiormente apprezzabile nelle scene di combattimento, sopratutto se guardiamo a moltissimi altri cinecomics o anche semplici film d’azione la cui regia non consente di mantenere una concentrazione costante in suddetti momenti. Anzi, spesso e volentieri viene creata solo confusione che agevola un fastidio agli occhi che se unito al 3D peggiora la situazione. Fortunatamente non è questo il caso. Le buone scene d’azione sono contornate da psichedelici momenti in cui gli effetti visivi la fanno da padrone, proponendo movimenti e acrobazie compiute dagli edifici ed elementi che circondano i personaggi rendendoli i veri e propri protagonisti. Un’altra lode va assolutamente, quindi, ai concept artist per la bravura nell’inventare cose del genere. Ovviamente i richiami ad Inception non mancano, ma è un palese richiamo.

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Quando usciranno i “Dietro le quinte” ci sarà da ridere!

Parlando degli attori, l’attesa di vedere Benedict Cumberbatch interpretare lo stregone è stata in parte soddisfatta, in parte non proprio. Lui è un attore fenomenale, capace anche con un’espressione facciale di far assumere alla sua battuta tutt’altra luce. Prima dell’uscita del film, infatti, l’estasi era tangibile: le foto e i trailer che lo ritraevano nei panni del personaggio fumettistico hanno convinto anche i più scettici. Il problema, però, è nello script. Il personaggio potrà essere anche chissà chi, ma la sua arroganza ed egocentrismo non lo rendono un soggetto molto godibile. A differenza infatti del film di Iron Man (esempio non a caso, dato che la Marvel sembrerà puntare molto su Doctor Strange una volta dopo la seconda parte di Infinity War), in cui Tony Stark (Robert Downey Jr.) ha un momento di epifania e dall’inizio del film passa da essere arrogante a un po’ più umile, Stephen Strange non ha questo cambio. Se c’è, è altamente impercettibile. Avrebbe potuto essere assai più profonda, invece sembra che la sua trasformazione e apprendimento di essere solo un minuscolo essere in un universo drasticamente enorme non gli abbia portato chissà quali conseguenze. Speriamo che questo cambio ci sia in un secondo momento, presumibilmente in Infinity War, data la conferma della sua presenza nel film.
Nel cast abbiamo inoltre Tilda Swinton nel ruolo dell’Antico. Come anche in altre occasioni di trasposizione, il personaggio in questione è stato soggetto ad un cambio di etnia, seguito ovviamente da commenti non particolarmente positivi da parte dei fan. Il fatto però è che non è solo il colore della pelle ad essere cambiato, ma l’intero personaggio è stato riscritto. Il dubbio teoricamente quindi non si pone. Ma allora perché il personaggio di Mordo, personaggio tibetano nei fumetti, mentre nel film è interpretato da Chiwetel Ejiofor (12 Anni Schiavo), attore di colore, non ha suscitato alcuno scalpore? Presumibilmente per ignoranza. Entrambi hanno comunque svolto il loro lavoro di personaggi secondari. Mordo sicuramente tornerà ma sotto una diversa luce per via del finale e della scena dopo i titoli di coda (senza fare spoiler).

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Arriviamo alla nota dolente. Come ogni Cinecomic Marvel che narra le origini, il difetto comune è il trattamento del villain. In questo caso abbiamo Mads Mikkelsen (Hannibal) nei panni di Kaecilius. Si presumeva che avrebbe interpretato Dormammu, cosa che avrebbe portato uno svantaggio, ma poi si è rivelato essere Kaecilius anziché l’entità mistica. Purtroppo, esattamente come per altri villain, si tratta di un personaggio piuttosto sciapo. Sicuramente è scritto meglio del Calabrone (Ant-Man) e le sue ragioni sono più chiare rispetto ad Alexander Pierce (Captain America: The Winter Soldier), ma rimane un villain non particolarmente memorabile se non per la sua grave congiuntivite. Non si tratta di un vero e proprio antagonista, ma di un personaggio che si è sentito tradito una volta scoperta la verità dell’Antico ed i cui piani effettivamente corrispondono ad un pensiero altruista: è convinto che il mondo sarebbe migliore se l’Antico non si tenesse tutte le conoscenze esclusivamente per sé.  Mads Mikkelsen però svolge bene il suo dovere per quanto possibile. La caratterizzazione di Kaecilius è proprio grazie a lui che funziona. Il suo modo di imporsi è comunque migliore del personaggio interpretato da Robert Redford in The Winter Soldier, il quale ha avuto più screen-time, ma comunque una confusa caratterizzazione e a film concluso ancora non si è capito da dove viene, quali fossero le sue motivazioni eccetera eccetera. Kaecilius invece ha ben due momenti in cui espone il tutto, pur non in maniera talmente esplicita da lasciare lo spettatore con qualche dubbio.
Se c’era, però, la possibilità di vedere Dormammu trasposto in maniera migliore in un sequel, la cosa è sfumata: le azioni di Kaecilius infatti porteranno a proiettare Dormammu stesso nel nostro mondo. Buona l’idea di utilizzare il volto dello stesso Cumberbatch come performance capture rendendo il personaggio quasi umanoide. Ma purtroppo così facendo hanno reso un’entità onnipotente l’ennesima sintesi di un personaggio. La parte peggiore è che non rimane nemmeno impresso nello spettatore se non fosse per la trovata del loop temporale. Viene a questo punto da chiedersi se mai lo rivedremo in maniera più seria.

Un altro problema che purtroppo bisogna puntualizzare riguarda le tempistiche. La prima parte del film è piuttosto lenta, focalizzandosi prevalentemente sull’addestramento di Stephen Strange, lasciando poi una seconda parte più ricca di contenuti, ma gestita troppo frettolosamente. Una cosa poco chiara, inoltre, è quanto tempo duri il suo addestramento al Kamar-Taj, perché effettivamente potrebbe essere passato da un mese ad anni. Altre questioni riguardano spiegazioni di determinate cose. Un esempio è la Cappa della levitazione (protagonista di qualche gag di troppo) che non viene assolutamente spiegata. Viene detto che sono le reliquie a scegliere i propri condottieri, ma anche soltanto una piccola frase su come funziona o cosa fa la suddetta Cappa sarebbe stata carina.
Nonostante il tono che hanno dato al film, ci sono pur sempre qualche paio di gag sparse qua e là e sfortunatamente un paio di queste sono anche sopra le righe.

Detto ciò, Doctor Strange è sì un altro film di origini supereroistiche targato Marvel Studios/Disney con qualcosa in più rispetto agli altri che lo pone sopra la media, ma comunque rappresenta un punto focale per quanto riguarda l’intero Marvel Cinematic Universe per via dell’introduzione della magia, del misticismo e del multiverso. Già con Guardians of the Galaxy si sono spinti oltre la stratosfera (con un accenno comunque in The Avengers), ma in questo modo arriveremo là dove nessun uomo è mai giunto prima.