Era il 1979 quando negli schermi cinematografici sbarcava il primo lungometraggio della saga creata da Gene Roddenberry (1966) intitolato “Star Trek – The Motion Picture“. La pellicola riscosse un buon successo anche se non alla pari con l’eterno rivale “spettacolare” Star Wars, tuttavia permise il proseguimento del franchise sia nel piccolo che sul grande schermo. Altri 10 capitoli seguirono al cinema con il cast originale fino a “Star Trek – Generations” (1994) con l’introduzione degli attori della serie televisiva “Star Trek: The Next Generation“. L’ultimo film di questo ciclo è stato “Star Trek – Nemesis” (2002), che per via del basso successo al botteghino, la Paramount decise di chiudere la produzione di altri film accantonando la scrittura di quello che sarebbe stato il capitolo finale con la sceneggiatura firmata da Brent Spiners e John Logan, il creatore del recente Penny Dreadful.
In Italia, nonostante la serie madre sia arrivata in ritardo rispetto agli USA, i film hanno comunque riscosso un discreto successo di pubblico. Sfortunatamente alcuni capitoli hanno subito delle manovre di marketing poco gradevoli. Per alcuni capitoli nel titolo italiano è stato elminato il riferimento alla serie lasciando solamente il sottotitolo per evitare l’allontanamento di quella parte di pubblico non appassionata al franchise o, come nel caso di “Star Trek – The Final Frontier“, il film è stato distribuito direttamente in edizione home video per via degli scarsi incassi in America.

A distanza ormai di ben 30 dal primo lungometraggio, J. J. Abrams e la sua Bad Robot productions approdano sugli schermi con “Star Trek“, a volte chiamato “Star Trek – Il Futuro Ha Inizio” in Italia. Rappresenta un riavvio della saga al cinema, con un nuovo cast protagonista e vede la formazione ed i primi viaggi dell’equipaggio della Enterprise.

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Soltanto un membro del cast originale torna per un ruolo in questo film: Leonard Nimoy riveste ancora una volta i panni del suo leggendario personaggio Spock. Partendo da questo punto, infatti, il film non è semplicemente un reboot, ma a livello di trama rappresenta una storia ambientata in un’altra linea temporale dove Spok-Nimoy è finito a causa del suo conto in sospeso con Nero. Un continuum che non va ad intaccare le serie precedenti, in sostanza.
Il film, nella sua durata di poco più di due ore, non si perde in tempi morti o momenti lenti. Si prende il tempo necessario per presentarci sia Jim Kirk (Chris Pine) e Spock (Zachary Quinto) durante la loro crescita e i loro contrasti nella Flotta Stellare sia altri personaggi come Uhura (Zoe Saldana) e il dottor Leonard “Bones” McCoy (Karl Urban). Nel suo grande universo espanso, tuttavia, il film riesce a farci inquadrare i personaggi anche senza presentarceli con un identikit. D’effetto è stata la scelta di voler iniziare il film con un’incipit in cui possiamo vedere i genitori di Kirk. Certo, al giorno d’oggi può essere piuttosto scontato iniziare un film in questo modo, ma il caso qui è diverso perché serve anche a presentarci il quadro della situazione. Nero (Eric Bana) non sarà il più carismatico dei cattivi, ma il film ci descrive piuttosto precisamente qual’è il suo potenziale e di cosa è disposto a fare pur di raggiungere il suo obbiettivo. Tuttavia il personaggio è raccontato anche in due testate fumettistiche di Star Trek uscite nello stesso anno: Star Trek: Countdown e Star Trek: Nero. Si tratta di una mossa commerciale piuttosto comune nel cinema d’oggi: narrare eventi e raccontare di personaggi attraverso media al di fuori del cinema. Una mossa che non funziona il più delle volte. In Italia, poi, siamo ancora più svantaggiati poiché non è detto che tali fumetti e media arrivino anche nel nostro paese.
Molte scene sono state tagliate dal film. Oltre a scene di vita di Spock e Jim nella loro gioventù, avremmo dovuto vedere anche un interrogatorio di Nero da parte dei Klingon (storica razza aliena nella serie tv) e qunidi ci sarebbe stata la possibilità di approfondirlo ulteriormente. Occasione sfumata.

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Frame tratto dalla scena di tortura di Nero per mano dei Klingon.

Una questione tuttavia urge trattarla. Ci sono state alcune critiche rivolte questi nuovi adattamenti di Star Trek che riguardano il ritmo e le tempistiche. Secondo queste critiche, i nuovi film sarebbero una versione bastardizzata del franchise, che avrebbero poco e nulla di Star Trek poiché si concentrano più sull’intrattenimento (che può essere anche d’azione) rispetto all’esplorazione. La serie era per l’appunto caratterizzata dall’esplorazione dello spazio e dai viaggi a bordo dell’enterprise ed il 75% era così mentre il restante 25% era action. Bisogna sottolineare ed evidenziare col mercurio cromo che ciò che funziona in tv non è detto che funzioni anche sul grande schermo. Star Trek è stato caratterizzato spessissimo dalla risoluzione di problemi che si presentavano puntata dopo puntata, che involvessero l’introduzione di un pianeta sconosciuto o meno. Al cinema è assai difficile che questa formula funzioni. Si, andava bene per i film del vecchio ciclo, ma con l’avanzare del tempo il pubblico ha cominciato ad avere nuove pretese e nel cinema odierno questa formula non basta più. Con ciò non bisogna fraintendere che Star Trek debba essere orientato sull’action, ma un equilibrio come quello presentato in questo e nel capitolo successivo “Star Trek: Into Darkness” va più che bene. Il panico arriva quando annunciano che il regista di Fast and Furious dirigerà il terzo capitolo… il 21 luglio ci sarà da impensierirsi.

Concludendo, Star Trek – Il Futuro Ha Inizio rappresenta un buon riavvio per il franchise. Una modernizzazione della storica saga che stava soffrendo da invecchiamento con un buon cast e la cara e vecchia USS Enterprise. Nonostante non sia un film eccezionale, ha permesso il riavvio e ciò non esclude che i capitoli a venire non saranno degni di nota.