Il momento è infine giunto e Captain America: Civil War è atterrato nei cinema italiani offrendoci uno spettacolo che difficilmente ci si poteva aspettare. Il film rappresenta l’apice del Marvel Cinematic Universe finora, un climax dopo ben otto anni diretto magistralmente dai fratelli Anthony e Joe Russo, già registi del precedente Captain America: The Winter Soldier, che riscosse un successo davvero buono di critica e pubblico andandosi a piazzare tra i più bei film dei Marvel Studios.
Ovviamente si tratta di un prodotto che differisce dalla Civil War fumettistica, ma da cui prende comunque parecchi spunti e in fin dei conti la trama si è rivelata essere non diversa da quella che avevamo ipotizzato in un articolo riguardo al secondo trailer del film che potete trovare cliccando qui. Il film è comunque un seguito del sopra citato The Winter Soldier ma rappresenta lo stesso un punto di svolta per tutti i film del MCU che verranno nei prossimi anni per via delle scelte compiute dai personaggi in questa pellicola.

C’è però un aspetto fondamentale su cui occorre focalizzarsi: il lato umano. Finora di rado nei cinecomics del MCU abbiamo visto i nostri eroi approfonditi e caratterizzati come persone normali al di fuori della loro attività supereroistica, per questo The Winter Soldier ha funzionato molto bene. Dopo un prologo ambientato nel 1991 e una missione degli Avengers dall’esito disastroso, ci viene mostrato un personaggio ormai iconico in questi film, Tony Stark (Robert Downey Jr.), ma c’è qualcosa di nettamente diverso in lui: al solo leggere il nome di Pepper Potts (solitamente interpretata da Gwineth Paltrow, ma nemmeno stavolta è presente) sul gobbo di una conferenza, vediamo nei suoi occhi che qualcosa è cambiato. Per la prima volta, infatti, Stark non ci viene presentato come uno strafottente megalomane che fa battutine sarcastiche ogni tre minuti, ma come un uomo sofferente e combattuto dalle conseguenze delle sue azioni, andando ad essere meno “macchiettistico” rispetto al solito lasciando le battute ad altri personaggi. La cosa non può che allietare anche coloro a cui la caratterizzazione di questo personaggio stava cominciando a stancare. L’approfondimento dei personaggi è dovuto a degli avvenimenti posti d’innanzi a loro (d’impatto è stato il funerale di Peggy Carter, interpretata da Hayley Atwell) ma il lavoro di sceneggiatura è davvero degno di nota perché sono stati in grado di dare il giusto spazio ad un gran numero di personaggi, includendo anche l’introduzione di Pantera Nera (Chadwick Boseman), Spider-Man (Tom Holland) ed Helmut Zemo (Daniel Brühl).

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“Boni, regà… mo’ li scasso de botte!”

Diversamente dal fumetto, il Trattato di Sokovia porta i due protagonisti Steve Rogers e Tony Stark ad assumere delle ideologie piuttosto diverse rispetto alla versione cartacea. Mentre in Civil War l'”Atto di Registrazione dei Supereroi” imponeva lo smascheramento ma lasciava comunque libertà di azione, in questo caso i supereroi devono sottostare al controllo delle Nazioni Unite. Si tratta di una restrizione assai più dura rispetto alla versione cartacea, ma mentre nei fumetti il lettore era spinto a parteggiare per Capitan America anche a causa degli obblighi dell’Atto, nel film le circostanze portano a dare ragione a Stark, e allo stesso tempo per altri motivi anche a Rogers. Tuttavia verso il finale del film le ideologie dei personaggi lasciano il posto alle decisioni drastiche e il colpo di scena porta ancora lo spettatore a schierarsi nonostante la pugnalata alle spalle, proprio quando la caratterizzazione di Tony Stark arriva al suo climax facendogli compiere un gesto dato dalla reazione più umana possibile.
Captain America: Civil War perciò non è soltanto l’ennesimo cinecomic, anzi si stacca dai canoni classici dei film Marvel Studios usciti finora per offrirci un film dalle tematiche più profonde di quanto appaiono, un thriller psicologico che sboccia nel climax del Marvel Cinematic Universe ad otto anni di distanza dal suo inizio con Iron Man (2008). La tensione e la pesantezza si fanno sentire come in The Winter Soldier, tenendo a bada la comicità puerile a volte presente nei film della Casa delle Idee. Comic relief di turno non ce ne sono (meglio così), ma ci pensa il personaggio di Spider-Man a risollevare i morali. Forse uno dei personaggi più attesi, Tom Holland si è dimostrato un validissimo Peter Parker con soli 7 minuti circa sullo schermo ed un ancor più perfetto Uomo Ragno. Se Andrew Garfield si stava rivelando un buon Spiderman ma un Peter Parker discutibile, Holland è addirittura migliore. Si tratta della trasposizione migliore del personaggio finora, lo Spider-man dei fumetti fatto e finito.

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Pantera Nera (Chadwick Boseman), uno dei personaggi più fighi mai introdotti in un film non stand-alone.

Il film ovviamente non è perfetto, nessun film è senza difetti. Ad esempio ci sono elementi nella caratterizzazione di Zemo (Daniel Brühl) che non sono questo gran ché, ma hanno detto che Zemo probabilmente comparirà in futuro nel MCU, perciò speriamo che diventi più simile alla sua controparte cartacea, anche solo per l’aspetto. Ad una prima occhiata, poi, un altro difetto è identificabile con gli ultimi minuti del film. Nonostante il fatto che siano montati in maniera piuttosto frettolosa come se dovessero chiudere all’improvviso il film, in realtà sono fondamentali: il team è finito, Cap e gli altri sono ormai dei criminali fuorilegge e chissà se lui fonderà i vendicatori segreti come nei fumetto o se Stark avrà i suoi. Ognuno dei personaggi subirà le conseguenze di questo capitolo nei film futuri, finché tutto il Marvel Cinematic Universe non vedrà il suo picco massimo in Avengers: Infinity War parte 1 e 2, diretti sempre dai fratelli Russo.

In conclusione, Captain America: Civil War si è rivelato essere una vera e propria perla nonostante tutte le paure e pregiudizi, da inserire subito nella top 3 dei film marvel riusciti meglio. Un prodotto che non può non piacere agli appassionati e che trascende gli schemi dei film targati Marvel Studios usciti finora per offrirci una pellicola dalle tematiche profonde.