A distanza di ben 7 anni dall’ultimo serial “Survival” della serie classica di Doctor Who, approda negli schermi televisivi il film tv nel tentativo di riavviare la saga. Chiamato semplicemente “Doctor Who“, spesso dai fan è sottotitolato come “The Enemy Within” e segna l’ultima apparizione di Sylvester McCoy nei panni del 7° Dottore e l’introduzione di Paul McGann nei panni dell’8°, prima ed unica sua comparsa fino al mini episodio speciale “The Night of the Doctor” nel 2013.

 

Nonostante il fatto che la trama del film non sia così male e Paul McGann si è rivelato essere un buon Dottore (e le audio-adventures di Doctor Who della Big Finish Productions lo dimostrano), il film non ha avuto il successo sperato e purtroppo la serie non è stata riavviata; finché nel 2005 non ci ha pensato Russel T. Davies. Il perché non ha avuto un grandissimo successo è riconducibile alla collaborazione tra la BBC e la americana Fox per la realizzazione. In primis perché vi sono alcuni stereotipi americani che non si affiancano molto bene alla cultura britannica, anche soltanto per il sense of humor; è come se avessero tentato di “americanizzare” Doctor Who. In secundis, il film è infatti andato in onda prima in America che in Gran Bretagna e non è stato accolto con grandissimo calore dagli spettatori a stelle e strisce. In parte perché il film è un seguito diretto della Serie Classica e quindi non di facile comprensione da parte dagli spettatori. La scena della rigenerazione deve essere stata di una confusione enorme sopratutto da parte di chi non sa nemmeno di cosa si tratti. Insomma, agli americani non è piaciuto perché troppo inglese e agli inglesi non è piaciuto perché troppo americano. Sta di fatto che se nel 2005 Russel T. Davies avesse richiamato Paul McGann nel ruolo del Dottore, anziché Christopher Eccleston, non sarebbe stata una brutta idea. Il Dottore di McGann è assai differente dai suoi 7 predecessori, in quanto è un gentleman piuttosto energico, che nonostante la calma apparente è in realtà un bonaccione. Possiede un carattere piuttosto inverso rispetto alla precedente incarnazione, molto saggia e spesso con un senso di amareggiamento in volto dovuto all’esperienza, ed è da questo momento che il Dottore comincia ad interessarsi al romanticismo, “il poter scambiare idee e opinioni con qualcuno ad un livello più personale e il bisogno di dire a qualcuno ciò in cui realmente si crede” (tratto dal libro “Interference – Book Two“). Inoltre è a partire da questa incarnazione che il Dottore comincia a provare sentimenti per i companion; nel film  bacia Grace Holloway e nelle prime avventure audio della Big Finish Production Charlotte Pollard prova amore nei suoi confronti, corrisposto da parte sua anche se sostiene sia meglio non andare oltre l’amicizia (dall’audio adventure “Neverland” e in parte da “Scherzo“).
L’Ottavo Dottore è inoltre unico perché sia nel momento della rigenerazione da 7° (Sylvester McCoy), sia nella rigenerazione verso il War Doctor (John Hurt), il suo corpo era in uno stato di “morte”. Poi con l’inizio della serie contemporanea nel 2005 non era chiaro se fosse considerato canonico o meno, dato che non ne veniva mai fatta menzione o apparizione, finché nell’episodio “Human Nature” della terza stagione il 10° Dottore (David Tennant) ne dipinge il busto nel suo diario.

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Artwork creato da Will Brooks, che ha collaborato come copertinista per alcuni dei fumetti di Doctor Who e Torchwood e alcuni episodi audio della Big Finish

Il film vede come co-protagonista Daphne Ashbrook nei panni della dottoressa Grace Holloway ed Eric Roberts nei panni del Maestro. Dando uno sguardo addietro a tutti i companion con cui il Dottore ha viaggiato nel corso della Serie Classica, Creare un nuovo companion che sia un dottore è stata una buona mossa, anche perché si crea quel parallelismo tra “colleghi”. Inoltre era chiaro che volessero dare una caratterizzazione differente rispetto ai companion Classici e una donna matura è stata un’eccellente scelta, contando poi che Daphne Ashbrook è stata molto brava nell’interpretare la prima donna verso cui il Dottore ha provato amore.

Certo, non è una delle companion più memorabili, soprattutto per la sua presenza in una sola storia, ma rimane comunque un personaggio molto bello. Daphne Ashbrook ha recitato di nuovo con Paul McGann nell’audiodrama di Doctor Who “The Next Life“, in cui interpreta un altro personaggio che purtroppo non ha alcun legame con Grace Holloway.

Dall’altra parte, Eric Roberts interpreta il Maestro, la nemesi storica del Dottore. Tuttavia non si tratta di una nuova rigenerazione, ma più un’incarnazione della sua essenza in un corpo umano (Bruce, un uomo che lavora nello stesso ospedale di Grace), infatti per impedire che il corpo si decomponga, deve assorbire le rimanenti rigenerazioni del Dottore (cosa nuova, proprio, eh). Spesso è ricordato come una delle peggiori interpretazioni del Maestro in tutta la serie (basta nominare ai fan la famosa frase “I always dress for the occasions“). Ciò per via della caratterizzazione un po’ sopra le righe, ma è anche vero che ancora non avevamo visto John Simm e Michelle Gomez… Perché in confronto a loro, il Maestro di Eric Roberts è una persona piuttosto normale.  Ci sono state delle critiche negative riguardo alla scelta di un attore americano per interpretare questo ruolo storico. Personalmente non è stata una scelta così malvagia, anzi, è una buona contrapposizione rispetto al “british” del Dottore di Paul McGann. Si potrebbe dire che per l’aspetto si siano ispirati all’Arnold Schwarzenegger del primo Terminator (1984). Un altro momento di ispirazione al film di James Cameron, più in particolare al secondo capiolo, è una scena di inseguimento su motocicletta.

Che sia piaciuto o meno, bisogna riconoscere che questo singolo episodio (perché non si tratta altro che di un episodio pilota) sia molto più cinematografico di tutta la serie classica messa insieme. A livello scenografico è molto buono, il redesign del TARDIS è davvero unico e nel suo stile steampunk è molto meglio rispetto al design trasandato che ha avuto dall’inizio della Serie Contemporanea. La trama, in fin dei conti, non è complessa e non sarebbe nemmeno così male, se il film non fosse arricchito da siparietti comici degni dei mediocri cliché dei film americani. Senza di essi sarebbe risultato assai migliore. Certo, c’è anche la questione del Dottore che sarebbe umano per metà (da parte di madre), ma nonostante le smentite, nei recenti tempi Steven Moffat è tornato a ridosso di questa teoria, menzionandola nell’episodio “Hell Bent”, finale della 9° stagione di Doctor Who contemporaneo. Per quanto odiata dai fan, c’è da dire che per mantenere fresca una mitologia (specie se gigante come quella di questa serie), bisogna aggiungere dei nuovi aspetti.

Di certo la cosa migliore che questo film ha offerto, nonostante il fallimento, è stato la serie di audiodramas della Big Finish Productions dedicate all’8° Dottore, sempre interpretato magistralmente da Paul McGann. Ma che cosa sarebbe accaduto se il film avesse avuto successo? Nei primi momenti di produzione del film, la Universal Television e la Amblin Entertainment scrissero una rosa di sceneggiature per gli episodi futuri, basandosi sui lavori di John Leekley e sarebbero state storie che non avrebbero seguito la storyline della Serie Classica e per lo più americanizzazioni di episodi noti come The Talons of Weng-Chiang ma ambientata a New York, Earthshock con i Cybs (versioni piratesche dei Cybermen), The Sea Devils ambientata su una piattaforma petrolifera in Louisiana e molti altri remake. Ma ciò che spicca di più all’occhio è il voler basare questa nuova storyline seguendo le origini del Dottore con il Maestro come suo fratello (e nonostante tutto, in origine doveva essere così) alla ricerca di suo padre signore del tempo chiamato Ulysses attraverso vari periodi temporali: Gallifrey governata dal Maestro dopo la morte di Borusa, l’Inghilterra durante il Blitz, l’antico Egitto, Skaro durante la creazione dei Dalek (remake quindi del più celebre “Genesis of the Daleks”), il Dottore che si allea con Barbanera ecc.
Quindi forse è stato un bene che questo film non abbia avuto il successo sperato e che il Dottore di McGann sia poi passato nelle mani dell’a Big Finish Productions.

In conclusione, Doctor Who The Movie, o Doctor Who: The Enemy Within, in realtà non così male come sembra. Certo ci sono dettagli che sarebbe stato meglio evitare o siparietti comici che era meglio non montare, ma comunque sia rimane un must per tutti gli appassionati della serie. In Italia è stato distribuito doppiato direttamente in edizione home video in videocassetta, ma non è possibile trovarlo in dvd, eccetto in lingua originale.