Lunedì 10 Giugno 2013. Sul palco della Ubisoft Press Conference nell’ambito dell’E3 2013, una intera platea di giornalisti rimaneva a bocca aperta dopo la presentazione di Tom Clancy’s The Division, gioco di ruolo online ambientato in una New York distrutta da un’epidemia mortale che ha lasciato la città a sè stessa. L’8 Marzo 2016, quasi tre anni dopo l’annuncio ufficiale da parte di Ubisoft, The Division è arrivato sulle nostre console e sui nostri PC, pronto a renderci protagonisti della riconquista della Grande Mela accanto ai nostri amici. The Division sarà valso l’attesa di tre lunghi anni? La risposta ve la diamo subito: si. Il titolo pubblicato da Ubisoft e sviluppato da Massive Entertainment riesce a soddisfare molte delle aspettative che erano nate attorno al formato ambizioso di un gioco come questo, che vuole portarvi a spasso per una midtown Manhattan realizzata in scala 1:1, con un gameplay particolare come quello che può essere di un gioco di ruolo sparatutto in terza persona. Andiamo a vedere perché il lavoro di Massive Entertainment va premiato e si candida ad essere uno dei successi più imponenti del 2016.

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Io Sono Leggend – wait for it!

Durante il Black Friday, il giorno in cui ogni americano si reca a fare shopping per le incombenti feste natalizie, un virus denominato Veleno Verde si diffonde aggressivamente per tutta New York, causando un’epidemia mondiale in pochissimi giorni. Il virus, una versione geneticamente modificata del vaiolo, si trasmette tramite le banconote ed ha una mortalità del 90% tra coloro che sono colpiti dalla malattia. In breve tempo, l’intera società moderna collassa e la Grande Mela è lasciata completamente a se stessa. Il protagonista è un membro della Strategic Homeland Division, anche denominata semplicemente la Divisione. I membri della Divisione sono selezionati in diversi ambiti della società, tra soldati, medici, membri delle forze dell’ordine e tecnici di prim’ordine, ed una volta completato l’addestramento rimangono silenti fino all’avverarsi delle condizioni per cui sono stati reclutati: reagire al crollo della società assicurando il prosieguo dell’ordine civile e dell’attività governativa. Una prima ondata di Agenti fu attivata a New York, ma gran parte di loro morirono o risultano scomparsi nel nulla, nel dedalo di strade della città. La nostra avventura da Agenti della seconda ondata comincia nel quartiere di Brooklyin per un veloce tutorial sulle meccaniche di gioco, prima di trasferirci a Manhattan con un comodo elicottero che esploderà in aria, lasciandoci però illesi. Saremo subito chiamati alla nostra prima missione, quella di stabilire la Base Operativa nell’ormai fatiscente Ufficio Postale James A. Farley, che farà da vero e proprio Hub delle operazioni per tutta la durata del gioco. La JTF, Joint Task Force composta da ex membri delle forze dell’ordine, pompieri e soldati e che ha il ruolo di vegliare su New York è altamente impreparata e disorganizzata, quindi risulta vitale l’intervento della Divisione per evitare di perdere per sempre l’intera città. Da qui in poi comincerà la faticosa riconquista di New York, isolato dopo isolato, contro molteplici fazioni che grazie alla mancanza di leggi hanno preso il controllo di intere aree di Manhattan.

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Tu la fai la differenziata?

I primi che incontreremo saranno i Ribelli (Rioters), criminali di bassa lega riunitisi in bande per sfruttare ciò che la caduta della civilità può offrire. Tra saccheggi ed omicidi, i Ribelli non presenteranno una seria minaccia per un Agente ben equipaggiato, ma fanno del numero la loro forza. I Purificatori (Cleaners), sono per lo più ex operatori ecologici della Grande Mela, caduti in una sorta di misticismo che venera il fuoco come unico modo per salvare la razza umana dall’estinzione. Joe Ferro, il leader dei Cleaners, sostiene fermamente che soltanto le fiamme possano debellare il virus per sempre, e guida la sua fazione nell’intento di bruciare l’intera città. I Rikers invece sono ex detenuti del carcere di Riker’s Island, evasi grazie all’incedere dei disordini e determinati a vendicarsi per come la società li abbia rinchiusi, a loro parere, ingiustamente. Guidati dalla instabile Larae Barrett, i Rikers si macchiano di orrendi crimini contro la popolazione ed i membri della JTF, e risultano una delle più violente ed efferate fazioni di Manhattan. Per concludere incontreremo l’Ultimo Battaglione, una forza mercenaria privata inizialmente assunta per difendere il Financial District, che in breve tempo si ritrova prigioniera sull’isola decidendo di stabilire un ferreo ordine militare per riportare i quartieri alla normalità, non importa a quale costo di vite umane. Addestrati alla perfezione e con un equipaggiamento di prim’ordine, il tenente colonnello Bliss ed i suoi uomini sono sicuramente la fazione più pericolosa che incontreremo durante la riconquista di Manhattan. Massive Entertainment ha fatto un gran lavoro su questo aspetto, presentandoci degli antagonisti molto ben caratterizzati e con una storia personale convincente e realistica. Ogni fazione è mossa dalle proprie motivazioni, tutti i nemici posso essere facilmente riconosciuti e questo porterà il giocatore a scegliere diversi approcci per affrontare i diversi gruppi che tenteranno di fermarci tra una Avenue ed una Street. I Cleaners sono sicuramente gli avversari più riusciti, artisticamente molto ben realizzati ed estremamente affascinanti. L’idea di cogliere dal tessuto urbano di una grande città una categoria come quella degli operatori ecologici, personaggi quasi invisibili nella quotidianeità ma con un ruolo fondamentale per una metropoli da milioni di persone, trasformandoli in villain decisi a pulire New York con fuoco e fiamme, è semplicemente geniale.

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Come si sviluppa in laboratorio la fine del mondo?

La campagna principale di The Division si delinea in 15 missioni principali, cinque per ogni distretto della Base Operativa. I distretti sono sezioni della JTF che richiedono supporto nella riconquista della città, e si dividono in Medico, Sicurezza e Tecnologico. Per ognuno di questi distretti avremo un personaggio di riferimento ma non una quest line separata. Ogni missione infatti disegnerà una trama integrata, coinvolgente ed immersiva, lungo la quale saremo chiamati a salvare la popolazione e ad indagare sul virus, sulla sua diffusione e su di un possibile vaccino (Dipartimento Medico), sgominare le fazioni criminali che tengono sotto controllo la città (Dipartimento Sicurezza) o riattivare di volta in volta i servizi di base della metropoli americana (Dipartimento Tecnologico). Accanto a queste missioni principali, troveremo in ogni quartiere una serie di missioni secondarie e di incontri. Gli incontri, così come le missioni principali, saranno divisi per distretti e ci permetteranno di guadagnare scorte utili a riscattare diverse abilità del nostro agente. Tornando a parlarne, durante tutto l’arco della campagna ci si accorge che alcune missioni principali sono sicuramente più riuscite di altre, e tirando le somme l’esperienza offerta da Massive nelle quindici quest proposte non farà strappare i capelli dall’emozione a nessun giocatore che avrà l’opportunità di mettere le mani su The Division. Se è vero che alcune ambientazioni delle missioni si distinguano per orginalità e game design, mancano dei veri e propri momenti “what the fuck” che ci lascino senza parole sul divano. Siamo sinceri. La main quest del titolo Ubisoft è dimenticabilissima, ed al netto di pochissimi esempi che propongono variazioni nel gameplay, tutto si riduce ad ore ed ore di combattimenti che hanno l’unico scopo di far procedere il giocatore stanza dopo stanza, isolato dopo isolato, fino alla conclusione della missione. La scelta di Massive di optare per un third person gameplay aiuta notevolmente il giocatore ad immedesimarsi nell’ambientazione e a sentirsi circondato dai grattacieli di una New York realizzata ad arte, con arte. Ma d’altro canto ciò amputa pesantemente la spettacolarità degli scontri a fuoco di cui saremo protagonisti in The Division. Il sistema di coperture che è al centro dell’offerta ludica proposta dal titolo rende i combattimenti molto tattici, e proprio per questo lenti, fin quasi allo sfinimento. Alcuni di voi potrebbero addirittura annoiarsi, durante lo svolgimento di una missione, soprattutto impostando le difficoltà più alte dove ci vogliono diversi caricatori per eliminare un nemico. Ovviamente, The Division ha una formula tale che l’opaca brillantezza della campagna passerà in secondo piano alla maggior parte dei giocatori, ma siamo certi che Massive potesse fare molto di più per rendere le missioni della campagna variegate, emozionanti, spettacolari e meravigliose. Del resto, dovremo farle solo decine e decine di volte, anche giornalmente, nella speranza di ottenere il loot che cerchiamo. A sopravvivere in una campagna già definita dimenticabile è la trama, che risulta interessante ed originale grazie anche ad alcuni contenuti video dal forte impatto emotivo sul giocatore. Le clip che ricostruiscono le origini del virus del Veleno Verde sono le più affascinanti, e scatenano nel giocatore la volontà di saperne di più su ciò che ha effettivamente distrutto la civiltà. Per carità, questi contenuti si contano sulle dita di una mano e saremmo stati molto contenti di averne altri che approfondissero ancor di più le vicende della Divisione e di Manhattan stessa, ma ci accontentiamo del risultato raggiunto dalla story line proposta. A fine campagna, ci siamo sentiti appagati per i risultati raggiunti dal nostro Agente e tutto ciò che rimane di incompiuto siamo certi che troverà una conclusione nei DLC successivi al lancio.

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I want to be a part of it

Se c’è qualcosa per cui il lavoro di Massive Entertainment rimarrà memorabile per tanti anni a venire, è sicuramente l’ambientazione. La Grande Mela, la città dalle mille luci, la capitale del mondo. Mai a memoria di chi vi scrive era stata realizzata in un videogame una metropoli in scala 1:1, ricostruita in modo da rasentare la perfezione architettonica del rinomato Borough di Manhattan, con tantissimi dettagli e, nonostante il virus, così viva. Ogni virgola della città, dai bicchieri di caffè sui marciapiedi, ai semafori, all’immensa distesa di auto distrutte, tutto ci avvolge e riesce ad essere ciò che ogni copia del vero deve riuscire a dimostrarsi: convincente. Non vi capiterà mai di sentirvi fuori posto, o all’interno di un videogioco: l’intera ambientazione è stata studiata per essere innanzitutto verosimile, per poi procedere a modificare la Grande Mela in modo di calarla nel caos, nella distruzione, nella morte. Il concept artistico è classico, la letteratura e la filmografia mondiale sono piene di storie ambientate in grandi città distrutte da epidemie ma The Division si distingue per la capacità di dipingere il crollo della civilità con crudezza e realisticità. Se mai dovessimo immaginare New York in quarantena, la immagineremmo proprio come i ragazzi di Massive l’hanno costruita. L’inverno ci mette del suo, perché chiunque sia stato dalle parti della foce del fiume Hudson, sa bene che non ci sia niente di più bello di questa città durante il periodo natalizio. Ci ritroveremo a perderci tra una Street e l’altra affrontando condizioni climatiche estreme, tra bufere di neve e nebbia fittissima, tra alberi di natale e decorazioni distrutte. La New York di The Division ha qualcosa di artistico, è una gioia per gli occhi, un dipinto visitabile mano nella mano con i nostri amici. Grazie Massive.

 

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Niente draghi, gnomi o alieni

The Division è un TPS con sistema di copertura, ma anche un GDR Online. Ed un bel GDR, aggiungiamo noi. La struttura scelta da Massive, non ce ne vogliano gli sviluppatori, risalta subito essere molto simile a quella di Destiny, che riscontrò un ottimo successo portando per la prima volta su console alcune meccaniche MMO in un titolo tripla A. The Division è la naturale evoluzione di Destiny, un titolo che necessita di essere giocato in compagnia per essere goduto appieno, e che fa del loot il vero e proprio core dell’esperienza di gioco. Come ogni gioco di ruolo che si rispetti, l’aspetto del nostro Agente sarà personalizzabile con decine e decine di capi di vestiario, divisi per categoria tra cappelli, sciarpe, maglioni, pantaloni e scarpe. Come già accennato, avremo un albero delle abilità diviso tra Abilità Mediche, Tecnologiche e di Sicurezza, sbloccabili entrando in possesso di una serie di scorte dei diversi distretti. Le abilità permetteranno di specializzare il nostro Agente in un compito specifico, ed ogni team che voglia concludere una missione con successo avrà almeno un medico ed un addetto agli esplosivi. Le abilità risultano interessanti e variegate, ed offrono un approccio tattico alle diverse situazioni che saremo chiamati a fronteggiare insieme ai nostri compagni. Le abilità di Sicurezza risultano vagamente più deboli e meno utili di quelle degli altri due distretti, ma siamo certi che alcune di essere si riveleranno fondamentali affrontando le missioni ad altà difficoltà. Come Agenti, avremo tre statistiche base che dovremo costantemente tenere sott’occhio essendo forse quelle più importanti e che realmente ci differenzieranno all’interno di un team affiatato; Armi da Fuoco, Vigore e Parti Elettroniche sono tre modificatori che andranno ad incidere pesantemente rispettivamente sui DPS (un indicatore semplificato di danno), sulla quantità di salute e sulla potenza delle nostre abilità. Ogni parte di equipaggiamento aumenterà una o più di queste caratteristiche, per cui sarà fondamentale scegliere la giusta armatura che ci aiuti a compiere il nostro dovere nel party. Accanto alle abilità troviamo Talenti e Vantaggi, i primi equipaggiabili per ottenere l’incremento di alcune abilità ma anche un generale aumento di prestazioni, i secondi forniranno alcuni bonus passivi che saranno costantemente attiviti durante la nostra esplorazione di Manhattan. Il sistema di abilità scelto è notevolmente profondo, permettendo ad un Agente di specializzarsi e di potenziarsi nel suo ruolo anche grazie all’equipaggiamento, che sarà possibile ricalibrare per dotarlo di bonus a diversi attributi. In generale, The Division offre delle meccaniche GDR interessanti e studiate, che si integrano perfettamente con le abilità a volte dagli effetti spettacolari, fondamentali per farci strada contro le diverse fazioni che hanno preso il controllo delle varie zone di New York. Promuoviamo in pieno il lavoro Massive e Ubisoft!

 

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Quoque Tu

Ad affiancare il concetto di campagna principale in co-op, The Division presenta la Dark Zone, un’intera sezione di Manhattan completamente devota al multiplayer dove saremo chiamati a scontrarci non solo contro gruppi di NPC, ma anche con altri giocatori a caccia di prezioso equipaggiamento di Alta Gamma. La Dark Zone è la parte più colpita dal virus di New York, ed è stata completamente sigillata lasciandola abbandonata a se stessa. Ciò significa che nella Zona Nera, questo il nome nella localizzazione italiana, il crimine ha potuto tranquillamente proliferare e nessuna regola limita l’operato degli Agenti che la visiteranno. Il setting cambia completamente, e se per l’intera Manhattan osserviamo una città in rovina, nella Zona Nera la desolazione farà spazio alla distruzione, con interi palazzi squarciati, elicotteri abbattuti ed enormi cimiteri a cielo aperto. Potremo attaccare altri giocatori e rubare ciò che possiedono, al costo di diventare Agenti Rinnegati e di essere ricercati dall’intero server per un intervallo di tempo stabilito dalla gravità dei crimini commessi. Ciò porterà spesso ad essere spettatori di violenti scontri a fuoco e di vere e proprie caccie all’uomo, con intere squadre di Agenti pronte ad uccidersi per accaparrarsi denaro e loot. Tutto l’equipaggiamento che otterremo nella Dark Zone sarà infetto, e potrà essere utile solo dopo averlo estratto chiamando un elicottero nelle zone di estrazione predisposte in specifiche aree della mappa. Queste zone d’estrazione sono il luogo preferito degli Agenti Rinnegati, che sono certi d’incontrare altri giocatori con del bottino pronto da spedire al proprio inventario. Inutile dire quanto i novanta secondi di attesa dell’arrivo dell’elicottero diventino lunghi quando si ha da estrarre il loot che cercavamo, in veri e propri stalli alla messicana dove chiunque accanto a noi potrebbe tradirci ed attaccarci senza pietà. Il concetto di Dark Zone si avvicina molto a quello di Open PvP, tanto diffuso nei GDR su PC ma poco esplorato su console, e ci sentiamo di premiare la scelta di Massive che si dimostra coraggiosa ma decisamente molto, ma molto azzeccata. Siamo certi che l’idea alla base della Zona Nera coinvolgerà moltissimi utenti che si troveranno di fronte a meccaniche mai visitate in un titolo tripla A. The Division, dopo Destiny, batte la strada per questo genere di videogiochi su tutte le piattaforme e confidiamo che sempre un maggior numero di software house presenterà titoli con formule non dissimili agli enormi successi MMO finora esclusive del mercato PC.

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The Division mantiene le enormi aspettative che si erano create durante i tre anni di attesa, presentandosi completo ed appagante sotto la maggior parte dei punti di vista. Naturalmente è un titolo dalla forte componente multigiocatore, e ci sentiamo di consigliarlo esclusivamente a chi ha la possibilità di giocare in compagnia. Il titolo di Massive si dimostra rivoluzionario per più di un aspetto, primo tra tutti la fantastica riproposizione della città di New York dipinta ad arte e lasciata scivolare nel caos e nella distruzione con sapiente abilità e talento artistico. Le fondamenta del titolo Ubisoft si poggiano sulla meccanica del loot, così come faceva Destiny nel 2014, ed è proprio per questo motivo che la ripetitività di The Division è insita nella sua stessa natura. Questo non giustifica però una main quest dimenticabile e senza picchi emozionali di alcun tipo, che insieme ad un gameplay non proprio brillante potrebbero stancare alla lunga anche i giocatori più accaniti. La realizzazione tecnica, al netto di polemiche trascinate per anni dall’hashtag #Downgrade, sale in cattedra e dona a The Division una solidità fondamentale per un titolo di questo tipo, regalandoci colpi d’occhio meravigliosi ed emozionanti. Massive si prende questa rivincita contro le tante chiacchiere da bar girate tra gli addetti ai lavori, confezionando una delle migliori grafiche mai realizzate per le console di attuale generazione, nonostante l’enorme ambientazione che saremo chiamati ad esplorare. Nota di merito per i server Ubisoft, intelligenti, stabili e potenti, mentre non ci sentiamo di promuovere in pieno l’intero comparto sonoro ed il doppiaggio italiano, che risultano forse un po’ piatti. The Division, insieme a Destiny, è il precursore di una serie di videogames che prenderà piede tra gli utenti console molto presto, visto l’enorme successo raggiunto con i 300 milioni di dollari incassati in meno di una settimana, proponendo un esperienza completa ed appagante che si candida ad essere una delle migliori del 2016. Ora che Massive ha dimostrato che si può fare, la nostra speranza è quella di ritrovarci quanto prima a visitare altre grandi città del mondo, pad alla mano. Videogiocare significa spesso addentrarsi in nuovi mondi ricchi di fantasia. Chi ci dice che non possa significare anche esplorare il nostro, di pianeta?