Sono ormai otto anni che i fan (il sottoscritto incluso) del mercenario chiacchierone attendevano un film degno di questo nome che potesse riscattarlo dalla pessima figura fatta con “X-Men: Origins – Wolverine“, in cui Deadpool era stato trasformato in un mostro abominevole con le lame che gli uscivano dagli avambracci.
Ebbene, signori miei, sono riusciti nella loro impresa! Hanno centrato in pieno il punto! Questo film è una perla!
Credevamo che dopo così tanto tempo il film non si sarebbe mai realizzato, ma grazie ad un test footage girato in motion-capture diffuso in rete durante l’estate 2014 (forse caricato online dallo stesso Ryan Raynolds) che mostrava la famosa scena dell’autostrada ad inizio film, il riscontro positivo del pubblico ha spinto finalmente la 20th Century Fox a dare il via alla produzione del film.
Potete guardare il test footage leakato qui sotto:

Se comunque i dubbi riguardo alla realizzazione del personaggio, date le sue particolarità metafumettistiche, erano rimasti il trailer presentato al San Diego Comic-Con dell’anno scorso ha rimosso qualsiasi dubbio riguardo alla fidelizzazione di Deadpool e finalmente dopo una spasmodica attesa il film è approdato nelle sale cinematografiche Italiane lo scorso 18 Febbraio.
Si tratta senza ombra di dubbio una delle migliori pellicole supereroistiche basate sulle origini del personaggio realizzate finora (ovviamente manteniamoci sempre nella parte dei mutanti della Fox) e un esperimento ben riuscito! Una delle caratteristiche principali del personaggio infatti è stata mantenuta: la rottura della 4° parete. Per chi non lo sapesse, la 4° parete è un muro immaginario che separa lo spettatore dal media di cui sta usufruendo, film/videogioco/libro/fumetto e il personaggio di Deadpool, consapevole di essere un personaggio di un prodotto cartaceo, spessissimo si rivolge direttamente allo spettatore. Questo dettaglio è stato mantenuto anche nel videogioco a lui dedicato uscito nell’estate del 2013, dove si rivolgeva al giocatore spesso e persino prendendolo a parolacce. Lui stesso si gestisce le tempistiche del film, fungendo anche da voce narrante e stabilendo cosa mostrare al pubblico e in che sequenza.

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“Musica!”

Il film punta moltissimo sulle battute e riferimenti alla cultura pop, come nei fumetti, d’altronde. Bellissima l’esclamazione d’innanzi a Testata Mutante Negasonica (Brianna Hildebrand) dopo aver aperto la porta del dormitorio dell’istituto di Xavier “SIGOURNEY WEAVER DA ALIEN 3!!!!!” Ma onde evitare di trasformare questa recensione in un cumulo di citazioni dal film (e credetemi, sarei davvero tentato di farlo per quanto è stato divertente) manteniamoci solamente agli esempi. Il film usufruisce di questa comicità pungente e ironica sin dall’inizio, a partire dai titoli di testa, in cui i nomi del cast e dei creatori vengono sostituiti da descrizioni ironiche e superficiali (“Diretto da: Uno pagato troppo“) anche se si sono dimenticati di tradurne una: Dopo le scritte “20th Century Fox” e Marvel, si sono dimenticati di “Some Duchebag” che si potrebbe tradurre con “Un idiota a caso” o più letteralmente “Un qualche idiota”, per non cadere nel volgare. Oltre a ciò, molte battute si basano sulla rottura della 4° parete parlando proprio del film stesso. Per citarne una, quando Colosso trascina via Deadpool dicendogli che l’avrebbe portato a fare 4 chiacchiere con Xavier, lui risponde “McAvoy o Stewart? La linea temporale è confusa!“, riferendosi agli avvenimenti di “X-Men: Giorni di un Futuro Passato” (uno dei migliori cinecomics di sempre, a mio avviso). La cadenza di battute del genere dura fino alla fine del film (scena post-credits inclusa) e per quanto potrebbero risultare stancanti ad un certo punto, la cosa migliore da fare è andare al cinema con il cervello spento e consapevoli che ci saranno tali momenti.

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Essendo un film che tratta le origini di un personaggio, alcune delle critiche sono andate alla trama un po’ scontata. Ci può stare, ma lo scopo di un film come questo non è tanto di creare una chissà quale storia, ma anzi riuscire a trasporre un personaggio complesso come Deadpool sul grande schermo senza fallire nell’impresa. E questo è esattamente ciò che è successo: sono riusciti perfettamente a creare la versione fumettistica del mercenario chiacchierone al cinema. Il film poi si basa moltissimo sui flashback che narrano della sua storia prima di diventare il personaggio che amiamo e ho trovato molto positivo il fatto che queste scene ambientate nel passato si fanno prendere molto sul serio, sopratutto da quando a Wade viene diagnosticato il cancro terminale.
Un altra critica negativa è andata alla figura del cattivo Ajax/Francis Freeman (Ed Skerin), ma ad essere del tutto oggettivi ci sono stati dei villain molto meno caratterizzati di lui e un punto a suo favore è il puntiglioso scambio di battute che intercorre per buona parte del film “Come mi chiamo?” per far capire al nostro protagonista che sono guai se dice il suo nome.
Buona la regia e il montaggio e particolarmente gradita è stata la scelta delle musiche che si sentono per tutta la durata del film, che servono a spezzare il ritmo. Il confronto finale tra Deadpool e Francis risulta piuttosto d’intrattenimento, contrariamente a molte altre pellicole in cui il villain viene sconfitto con uno schiocco di dita, con un buon montaggio rapido e  la colonna sonora adrenalinica.

Gli altri personaggi al di fuori della splendida Vanessa Carlysle (Morena Baccarin), che dovrebbe essere la mutante Copycat ma per qualche strano motivo non lo è, sono tutti grossomodo sullo stesso piano, anche se non ci si lamenta del fatto che non hanno un chissà quale approfondimento perché in fin dei conti non se ne sente il bisogno. Assolutamente lieto di vedere che hanno preso spunto dai vecchi fumetti di Deadpool, riprendendo personaggi come appunto Weasel (T. J. Miller) e Al la cieca (Leslie Uggams) e persino un cameo di Bob, un soldato (nei fumetti facente parte dell’Hydra) che non perde occasione per essere malmenato da Wade, piuttosto che ai più recenti (Marvel Now) che hanno perso lo spirito di un tempo, rendendo il personaggio soltanto una macchietta.
Forse il basso budget si potrebbe far notare, ma ciò non è un guasto, poiché con molta probabilità al seguito (già annunciato dalla scena post-credits) ne verrà affidato uno maggiore. Il budget non molto alto è anche alla base di una delle battute più belle del film, ma se dobbiamo elogiare un particolare della realizzazione del personaggio è la scelta di rendere gli occhi di Deadpool in digitale, in modo da renderli animati esattamente come nel fumetto.

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In conclusione, si tratta di un esperimento ben riuscito. Un film di genere supereroistico che vuole uscire dai canoni gettai da tutti gli altri usciti finora, risultando godibile, politicamente scorretto, ironico, pungente, fuori dagli schemi esattamente come il personaggio di Deadpool dovrebbe essere!

P.S.: Spiegatemi perché diavolo siamo l’unico paese del mondo in cui il film non è vietato ai minori.