La settimana scorsa, dal 2 al 7 Febbraio si è tenuto il Terminillo Film Festival e nella serata di sabato 6 hanno proiettato in anteprima il film opera prima di Gabriele Mainetti “Lo Chiamavano Jeeg Robot“. Il film, già presentato al Festival del Cinema di Roma ad Ottobre scorso, rappresenta un nuovo esperimento riguardo l’approccio ad un genere cinematografico che in Italia non ha mai fatto scintille: il genere supereroistico. Sarà perché il nostro cinema è rimasto poco sviluppato rispetto alle capacità oltre-oceano e forse anche per i gusti del pubblico italiano, tuttavia l’altro esperimento di genere più recente risale proprio al 2014, “Il Ragazzo Invisibile” di Gabriele Salvatores e per quanto potesse essere una novità non ottenne un grandissimo successo.
“Lo Chiamavano Jeeg Robot” invece riesce perfettamente nelle sue intenzioni, regalandoci uno dei film italiani migliori degli ultimi anni.

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Il protagonista interpretato da un Claudio Santamaria come non si era mai visto prima.

I trailer non rendono giustizia al film, spacciandolo quasi per una trashata alla “The Lady” e non presentano minimamente la situazione. La vicenda è ambientata in una Roma odierna, ma al tempo stesso distopica a causa degli attacchi e bombardamenti per mano da clan in lotta per il comando della città. Il protagonista è Enzo Ceccotti (Claudio Santamaria), letteralmente un nessuno che vive in condizioni pietose e si guadagna da vivere con dei piccoli furti, scappando sempre per non essere catturato. Proprio in una delle sue fughe si tuffa nel Tevere per sfuggire alla polizia e per errore cade in un barile di materiale radioattivo abbandonato tra i rifiuti sott’acqua. Ora, ammettetelo anche voi (romani che state leggendo questa recensione), quante volte nella vostra vita avete fatto battute riguardo all’inquinamento del Tevere? “Se finisci nel Tevere riscappi co’ le branchie!!” “Se cadi nel Tevere non esci più“. Ecco, io sostengo che sia stata semplicemente una mossa geniale.
La scena della sua trasformazione, poi, al contrario di tutti i film supereroistici, non è trionfante o magistrale e anzi è piuttosto tragica perché il protagonista sembra quasi essere sfiorato dalla mano della morte.
Comunque, Enzo ottiene dei superpoteri e la diversità rispetto a tutti i film supereroistici sta proprio qua: lui ha dei poteri e che fa? Va a rubare, ovviamente! Perché è un essere umano e deve sopravvivere. Non vuole immischiarsi in nulla perché rischierebbe di mettere in pericolo la sua fragile linea d’equilibrio e più volte nel corso del film dimostra la sua superficialità e disinteresse, nonostante in fin dei conti anche lui vorrebbe poter vivere una vita normale. Il film esplora moltissimo il lato umano, grazie alla caratterizzazione dei tre personaggi principali.

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Ilenia Pastorelli, nella sua prima e magistrale esperienza attoriale.

Il personaggio di Alessia, interpretata dalla emergente Ilenia Pastorelli, è già un personaggio più complicato. Figlia di un “contrabbandiere”, ha uno squilibrio mentale a causa di un trauma infantile e trova rifugio nel suo palazzo mentale costituito proprio dall’anime Jeeg Robot D’Acciaio e da allora la sua visione del mondo è influenzata proprio dalle vicende della serie d’animazione giapponese, tanto da crederla reale. Presumibilmente lei ha anche subito violenza sessuale da parte del padre e ciò ha peggiorato di molto la sua stabilità mentale. A seguito della morte di quest’ultimo, lei si aggrappa ad Enzo in maniera morbosa arrivando persino a chiamarlo Hiroshi Shiba (il protagonista dell’anime) e a considerarlo un vero super eroe.
L’approfondimento del lato umano scaturisce proprio dall’interazione tra Enzo ed Alessia, due personaggi totalmente diversi eppure entrambi hanno qualcosa da insegnare all’altro. Il loro legame viene esplorato anche dopo un determinato punto di rottura, le cui conseguenze sono più reali che mai grazie alle interpretazioni degli attori e possiamo vedere che entrambi ne sono usciti disturbati.

L’altro personaggio principale è stata una vera sorpresa. Conosciuto semplicemente con il soprannome di  “Zingaro”, è interpretato da un mostruoso Luca Marinelli (che conoscevo per film come “Tutti i santi giorni“) ed è un uomo ossesionato dall’avere controllo ed appassionato della musica popolare italiana che va da sottofondo ad alcune delle scene più esilaranti dell’intero film. Infatti lui è spesso colto da momenti di follia interpretati magistralmente. Lo stesso Marinelli ha dichiarato di essersi ispirato anche al Joker per la caratterizzazione del suo personaggio e infatti soni degni di menzione i punti del film in cui la serietá e tensione sono spezzati in favore di momenti esilaranti che non pesano per niente non avendo delle battute infantili o dirette ad un pubblico di minori. Indimenticabile la sua esibizuone in un pub a inizio film.

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Un incredibile Luca Marinelli nella parte dello “Zingaro” durante l’esibizione nel pub

Puntualizziamo dunque che questo non è un film per tutti e sicuramente non è un caciarone supereroistico. Si tratta di uno dei punti massimi del cinema puro, sotto gli aspetti di scrittura dei personaggi, sceneggiatura e regia complessiva. Non è un film fatto per spegnere il cervello durante la visione e  anzi deve essere preso seriamente. C’è violenza? Si, ce n’è parecchia e anche cruda; alla Tarantino, si potrebbe ostentare a dire. Non è di certo un film per bambini per i suoi contenuti diretti ad un pubblico maturo e francamente mi dispiace parecchio che all’anteprima dietro di me ce n’erano ben due che si stavano rompendo le scatole a più non posso, perché mi sentivo in imbarazzo per i loro genitori che li hanno portati a vedere un film non adatto a loro e che la giovane età non permette di comprendere a pieno.