Nel lontano 6 Agosto 1986 vide la luce una stella, un astro che brillava più intensamente rispetto agli altri: Samus Aran. Ed è in quella data che ebbe inizio la saga fantascientifica targata Nintendo, nata dalla menti di Yoshio Sakamoto, Gunpei Yokoi e Satoru Okada. Quest’anno ricorre il 30° anniversario della saga e in occasione di questa celebrazione faremo un tuffo nel passato, dando una rispolverata a tutti i capitoli di Metroid, uno degli universi più oscuri del mondo dei videogames.

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“EXTERMINATE ALL THE METROID ORGANISMS ON PLANET ZEBES AND DEFEAT THE MOTHER BRAIN, THE BIO-ORGANIC LIFE VEIN”

 

Soltanto con queste istruzioni iniziamo il nostro viaggio verso l’ignoto, una volta premuto il tasto START sul pad. Pubblicato prima per Famicom Disk System e solo in seguito per Nintendo Entertainment System,Metroid era il risultato tra l’unione dell’esplorazione di The Legend of Zelda e del platform di Super Mario, in chiave sci-fi. Il gioco presentava delle novità assolute per l’epoca in ambito di sviluppo dei videogiochi: si trattava di uno dei primi giochi a scorrimento orizzontale in ambo le direzioni. Il genere in cui possiamo catalogarlo è action platform shooting e per l’esplorazione (elemento chiave in tutta la saga) la possibilità di ritornare nei luoghi già visitati era strettamente necessario.
Una volta iniziato il gioco, veniamo catapultati in un pianeta totalmente ostile nei nostri confronti, dove ogni cosa cercherà di ucciderci. Non ci viene detto praticamente nulla della storia all’interno del gioco, se non tramite il libretto di istruzioni. Noi vestiamo i panni di Samus Aran, cacciatrice di taglie intergalattica famosa per aver portato a termine imprese e missioni dove nessun’altro era sopravvissuto prima. Questo fatto rappresenta un altro elemento di innovazione portato dalla saga: una protagonista femminile in un videogioco (all’epoca, prodotto diretto prevalentemente al pubblico maschile). Certo, c’era già Ms. Pacman ma lei effettivamente è nata da una “costola” di Pac-man, mentre in questo caso stiamo parlando di una protagonista a tutti gli effetti sin dal primo capitolo. Per di più, nel libretto di istruzioni ci si riferisce a Samus al maschile in occasione dello shock di fine gioco: se si porta a termine il tutto entro un determinato minutaggio, l’armatura di Samus si disattiva proprio per rivelare la sua femminilità. Bella mossa, Nintendo!

 

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Nel corso del gioco dovremo attraversare le varie aree del pianeta, cercando tanti potenziamenti e munizioni quanti ne servono per poter sconfiggere i boss. E in un certo senso il gioco stesso ci mette alla prova, dobbiamo scoprire noi stessi quale potenziamento fa cosa, quale passaggio segreto accorci la strada, quanti missili servono per aprire un nuovo tipo di portello. Nello scenario collettivo questi dettagli hanno instaurato una corsa allo speedrun tra i vari giocatori: finire il gioco nel minor tempo e meno strumenti possibile. Sfortunatamente il primo capitolo non era disposto di un timer finale e di una percentuale di strumenti raccolti, ma a partire dal secondo capitolo arrivato nel 1991 (Metroid II: Return of Samus) su Game Boy un timer venne inserito dopo i titoli di coda e nel terzo (Super Metroid) anche un contatore di strumenti raccolti. Ancora oggi lo speedrun sui vari giochi di Metroid è una sfida che appassiona milioni di giocatori e su YouTube si possono trovare anche video completi dei vari.

Nintendo ha dunque partorito il primo capitolo di una saga cult tra i giocatori che ancora oggi rappresenta una sfida piuttosto ardua alla prima partita (proprio per l’assenza di istruzioni). Molti sono gli analogismi tra i primi 4 Metroid e la quadrilogia di Alien, confessati anche dal creatore Yoshio Sakamoto che è un po’ il George Lucas di Metroid, tant’è che nel corso degli anni sono nati moltissimi concept,  hack e demo utilizzando i titoli in 2D della serie; un esempio molto famoso tra i fan è AM2R (Another Metroid 2 Remake), remake non ufficiale del secondo capitolo che però utilizza un motore grafico simile a quello di Metroid: Zero Mission, ma ne parleremo nella prossima recensione.

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Ovviamente questo gioco non è esente da difetti. All’epoca non c’era ancora la possibilità di salvare il gioco per l’assenza degli slot di salvataggio, ma mentre la versione per Famicom Disk System ne era provvista, quella per NES utilizzava, similmente a The Legend of Zelda, un sistema di codici forniti ad ogni Game Over per riprendere il gioco  all’entrata dell’area in cui si è morti, con i missili rimasti ma con solo 30 unità di vita. Perché solo 30? Già per poter riguadagnare tutta l’energia ci vuole molto tempo e in più, spesso e volentieri, durante il tragitto per recuperare energia vengono inflitti ulteriori danni dai nemici/lava/robe e ciò potrebbe causare nuovamente un game over. Per sconfiggere Kraid (il primo boss) la prima volta appuntatevi che morirete come minimo 3 o 4 volte, perché assurdamente il secondo boss è più facile del primo mentre invece il boss finale è un incubo a causa dell’ambiente circostante che non smette un attimo di spararvi addosso.

Insomma, si tratta dell’inizio di una saga che ancora oggi rappresenta uno dei capisaldi dello sci-fi. La serie videoludica Nintendo più matura ma che però non riceve dalla grande N l’attenzione che merita, sopratutto negli ultimi anni. Il principio di un viaggio verso l’ignoto che conserva dei privilegi ed un fascino che oggigiorno solo pochissimi titoli possono vantare. E una menzione speciale va alle musiche: se c’è un’altra cosa per cui è famosa la saga di Metroid è la colonna sonora dei vari capitoli, contenente musiche iconiche che hanno ispirato moltissimi talenti anche nel web.

Come già menzionato, la prossima recensione riguarderà il secondo capitolo Metroid II: Return of Samus uscito per il Game Boy nel 1991.