Non si può di certo dire che il nuovo film di Star Wars non fosse atteso. Sin dal suo annuncio nel 2013 però il pubblico è stato spaccato in 2: i pro e i contro. Inizialmente, anzi, sembrava che coloro che fossero contrari alla creazione di tale pellicola fossero addirittura di più rispetto agli altri. Ora, invece, a film uscito, la situazione è cambiata? Beh… non esattamente. Perché il film stesso ha spaccato nuovamente in 2 il pubblico: a chi è piaciuto e a chi non è piaciuto, però tra questi ultimi ci sono notevoli quantità di critiche ingiustificate e quantomeno sciocche date da persone che probabilmente dovrebbero fare un ripasso dell’intera saga attentamente. Diretto e co-sceneggiato da J. J. Abrams (noto ai più per titoli come Lost, Super 8 e i recenti film reboot di Star Trek), Star Wars: Il Risveglio della Forza può metaforicamente essere paragonato alla montagna che ha partorito un topolino. Si tratta di un bel film? Diciamo di si, ma a causa dell’enorme e anche stressante campagna di marketing che c’è stata di recente prima dell’uscita in sala (Disney Pre-Show negli Uci-Cinema a parte…), è stato pompato così tanto da sembrare il film del secolo che nemmeno Quarto Potere. E invece non è stato così. Non del tutto.

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Il nuovo design degli Storm Trooper, la cui mira è nettamente migliorata

Si tratta di un discreto film che, come tutti gli altri, ha i suoi pregi ma anche i suoi difetti. La regia di Abrams è magistrale, la scelta di voler girare il tutto in pellicola è stata una bella mossa perché (esattamente come per Interstellar di Christopher Nolan) il tutto assume una colorazione molto particolare che a seconda dell’ambientazione ci immerge ancora di più nella veridicità della scena. Questo però non c’entra nulla con gli effetti al computer: si, in post produzione deve comunque essere digitalizzato per poterci lavorare, ma in casi come questo si tratta di una scelta estetica che al giorno d’oggi è apprezzabile anche dai nostalgici. E a proposito di effetti, da lodare la decisione di voler utilizzare più effetti speciali (non effetti visivi) e modelli tangibili possibile. Con questo ovviamente non intendo dire che non vi è la CGI, ma dove possibile è stata evitata e in un periodo in cui la computer grafica sembra la soluzione più comune per qualsiasi cosa in un cinema dove la pigrizia sta aumentando, tale scelta è assolutamente gradita. Per mantenere comunque il legame con gli altri film sono state mantenute le tipiche transizioni alla Star Wars, i cambi scena verticali, orizzontali eccetera che abbiamo visto sin da Una Nuova Speranza. Nemmeno il marchio di fabbrica di Abrams, ovvero i lens flare, han dato fastidio. Non ce ne erano così tanti e meno male, dato che nel suo ultimo film (Star Trek-Into Darkness) ve n’erano quasi ad ogni inquadratura e la situazione a quel punto è davvero seccante. Detto ciò direi di parlare di un dettaglio che è al centro della maggior parte delle lamentele.

Tanto tempo fa, in una storia lontana, lontana…

Una delle critiche che è stata mossa dalla maggioranza è che questo film è come un remake dell’ormai lontano “Star Wars Episodio IV: Una Nuova Speranza“. Si, è vero: ci sono degli elementi in comune con lo storico film, ma circostanze parecchio differenti. Come R2-D2, anche BB-8 ha come missione quella di portare file segreti alla ribellione, ma mentre nel vecchio film trovare un modo per distruggere la morte nera era uno dei motori del film, qui il nuovo arrivato ha un pezzo di mappa stellare che POTREBBE essere d’aiuto per trovare lo scomparso Luke Skywalker (Mark Hamill riesumato e rimesso in forma per il film). E’ vero: c’è un pianeta simile a Tatooine. E’ vero: c’è una sorta di Morte Nera ancora più letale. Si, ci sono delle palesi citazioni e riferimenti (o fan-service, se volete). Tuttavia vorrei riportare la vostra mente ad un video uscito esattamente il giorno del mio compleanno nel 2013. No, non l’ho fatto io. Il video ha raggiunto una fama mondiale e moltissimi erano d’accordo. “Chiedete e vi sarà dato“, disse il saggio:

 

https://www.youtube.com/watch?v=_joDNOpeWWo

Forse molti sembrano essersi scordati quale fosse la “quest” principale di “Una Nuova Speranza” e la risposta è tanto semplice quanto banale: salvare la principessa. Una delle storyline più antiche e tradizionali della storia. Solo che ad abbellire il tutto c’è stato costruito attorno un universo intero di possibilità. Tuttavia per le necessità di un film stand-alone (in origine non v’erano progetti per seguiti o altro) ciò è stato sufficiente per costruire un prodotto dal successo planetario. Ne “Il Risveglio della Forza” la situazione, nonostante le somiglianze, è assai diversa. La donzella in pericolo in questo film è tutt’altro che fragile, anzi, riesce a cavarsela benissimo da sola. La base Starkiller, per quanto possa avere un nome figo (il nome era la versione originale di Skywalker), è una cosa diversa rispetto alla morte nera ed anzi è un’ulteriore dimostrazione di quanto l’impe il Primo Ordine sia potente e pieno di risorse; a tal punto da creare un’arma di distruzione ancora più micidiale dell’ormai cara e vecchia Morte Nera. Purtroppo si: ha il solito punto debole e collocato più o meno nello stesso punto dell’originale, in un modo che unisce Ep. IV e VI. Ma per il resto sono tutte cose piuttosto diverse che al massimo possono richiamare o riportare alla memoria dei dettagli della vecchia trilogia.

Chi non muore si rivede… e nuovi volti

Quando venne annunciato nel lontano 2012 il nuovo film di Star Wars gran parte dei pregiudizi riguardava l’età degli attori storici. Stolti fan tradizionalisti già si immaginavano Luke col bastone della vecchiaia e Chewbacca che cambia il pannolone ad Han Solo. Per nostra fortuna, la Disney non è stupida e, come prevedibile, hanno affidato agli storici Mark Hamill, Harrison Ford e Carrie Fisher dei ruoli piuttosto secondari, spianando la strada ai nuovi protagonisti di questa nuova trilogia sequel. La protagonista Rey è interpretata in maniera molto brillante dalla bella ed esordiente Daisy Ridley. Non sappiamo ancora molto sul suo conto e questo è un punto a favore del film: in questo modo, perlomeno, abbiamo ancora dei misteri rimasti irrisolti che ci invoglino a scoprirne ancora guardando i seguiti. Sappiamo però che lei ha in qualche modo ereditato (forse) la Forza, ciò potrebbe suggerirci che è la figlia di Luke Skywalker? Lo scopriremo solo vivendo. Molte lamentele piuttosto sciocche riguardano proprio il suo personaggio: nel combattimento finale riesce a sconfiggere Kylo Ren (Adam Driver) con la spada Laser senza averne mai impugnata una e secondo molti questa è una cosa scandalosa, forse non ricordando che lei ad inizio film ha amabilmente atterrato 2 predoni del deserto in procinto di rubare BB-8, con la sua asta (non se la porta dietro per motivi estetici).

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I nuovi protagonisti del film: Rey (Daisy Ridley), Poe Dameron (Oscar Isaac) e Finn/FN-2187 (John Boyega)

Stessa lamentela nei confronti del secondo protagonista Finn (John Boyega): più volte nel flim lo vediamo lottare impugnando la spada laser un tempo appartenente ad Anakin e poi a Luke Skywalker (che ricordiamolo: era finita negli scarichi della città nelle nuvole in Ep. V e Mes giustifica il tutto con “è una lunga storia”) e forse gli spettatori si sono scordati di un dettaglio fondamentale del personaggio di Finn: è un soldato addestrato al combattimento e da quanto è emerso in questo film i nuovi Storm Trooper vengono addestrati ad utilizzare anche le armi bianche. E a proposito: una scena degna di nota è proprio quella in cui Finn combatte contro TR-8R. Un difetto di questo personaggio è che dopo la sua liberazione, nell’arco dell’intero film, ogni tanto esplode in siparietti da “giovane d’oggi”, come se finora si fosse dovuto trattenere. In effetti è stato così, però tali exploit possono risultare fastidiosi e fuori luogo, sopratutto in momenti di tensione. Però, di tutti e 3 i nuovi protagonisti è quello che è stato approfondito di più: in fin dei conti non sappiamo molto di Poe Dameron (Oscar Isaac), soltanto che è un generale nonché uno dei migliori piloti di X-wing della ribellione e risponde direttamente a Leia Organa.
Ma il personaggio cardine del film è un altro.

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Kylo Ren (Adam Driver) è l’antagonista di questo nuovo film. Anticipato molto per via dei vari spot e trailer pubblicitari usciti di recente, come se fosse lui lo stesso protagonista. Eppure anche lui ha ricevuto commenti sia positivi sia negativi. Prima di tutto, abbiamo già parlato in maniera approfondita di questo personaggio in un articolo speciale che potrete trovare cliccando qui. Kylo Ren a livello di villain non è stato concepito come un Darth Vader 2.0, anche perché era l’ultima cosa di cui avevamo bisogno: hanno invece osato costruire un personaggio dal passato ancora a noi sconosciuto (sappiamo solo la sua parentela) e per buona metà del film lo abbiamo visto come questo potente essere ma a suo modo parecchio diverso dal vecchio Anakin. Lui è in realtà un ragazzo ancora immaturo nell’uso del lato oscuro della forza, non riesce a dominare le sue emozioni e quando si arrabbia si sfoga scatenando la sua spada laser contro tutto ciò che gli capita a tiro eppure lui idolatra la figura di Darth Vader, attenzione non Anakin Skywalker, come signore oscuro e vuole essere come lui in tutto e per tutto; la sua maschera gli conferisce più sicurezza perché si rifà al suo idolo, non perché lo mantiene in vita come suo nonno. Dopo aver analizzato più approfonditamente la psicologia di tale personaggio, bisogna riconoscere che la scelta di prendere un attore dalle sembianze un po’ “difettose” è azzeccata: un belloccio di turno non avrebbe avuto lo stesso impatto psicologico e visivo.
Il suo passo decisivo verso il lato oscuro, anche a cammino intrapreso da tempo, è stato proprio il gesto di uccidere suo padre Han Solo, la cui presenza lo intimoriva e lo rendeva ancora meno sicuro della scelta da lui compiuta di passare al lato Oscuro, percependo il richiamo della Luce. Le sue parole infatti sono perfette e bellissime per l’occasione. La sua deformità è aumentata in seguito al confronto contro Rey, la quale gli sfregia il volto con la spada laser. Dato che il suo addestramento nell’uso del lato oscuro della forza è ancora incompleto e non sapendo cosa è successo da quando è passato al male fino all’entrata nei Cavalieri di Ren, nemmeno questi sappiamo cosa sono con precisione, sicuramente nei film a venire questo personaggio verrà approfondito maggiormente.

In conclusione, Star Wars VII: Il Risveglio della Forza è un buon film d’intrattenimento (e in fondo è questo lo scopo principale di Star Wars), anche se non così magistrale come i media l’hanno dipinto, il quale se visto con occhio superficiale può non sembrare sto gran ché e anzi può sembrare pessimo, ma in realtà c’è molto più di quel che si vede e il trucco per ciò è semplicemente prestare attenzione ai dettagli. Coraggio, se abbiamo potuto accettare e sorvolare sull’immacolata concezione di Anakin Skywalker ne “La Minaccia Fantasma” ed altri elementi simili a questo presenti anche nella trilogia classica, possiamo benissimo accettare questo film che in fin dei conti non presenta delle scemenze di tali proporzioni.

E ricordate:

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