Star Wars VII è una figata mostruosa. Fine della recensione.
Ma torniamo un attimo indietro nel tempo: più o meno una settimana fa mi trovavo in un mistico stato di estasi e trepidazione, quando è comparsa l’inconfondibile scritta gialla in campo stellato accompagnata dalla musica di John Williams: era appena iniziata la proiezione del settimo capitolo della Saga, dieci anni dopo l’ultimo della trilogia prequel. (Argh, ho nominato l’innominabile trilogia prequel, non sia mai! E bla bla e bla bla, ha anche lei i suoi pregi e difetti, ma non siamo qui a parlare di lei). Prima di iniziare a parlare del film vero e proprio è necessaria una premessa sulla produzione: la sceneggiatura è di J. J. Abrams (Fringe, Armageddon) e Lawrence Kashdan (L’impero colpisce ancora, I predatori dell’Arca Perduta, Il ritorno dello Jedi) e Michael Arndt (Catching Fire), e la regia sempre di J. J. Abrams. Non esattamente una congrega di ubriaconi da balera.

In breve: personaggi di cui non si sa nulla, esplosioni, laser, battute, astronavi, la Forza, Chewbacca, sentimenti, inseguimenti, e ancora esplosioni: è un film della saga, non c’è che dire, ed è stato gestito con maestria.
Pur avendolo visto una volta sola –per ora– provo a spendere qualche parola in più: la fotografia è superba, ci sono sequenze intere paragonabili a opere d’arte, contrasti di colori magnifici e composizioni perfette. Tutto il lungometraggio è ben studiato, non sono due ore e mezza di quadri impressionisti, ma certamente le inquadrature più sceniche sono curate da mano esperta.

Tie Fighter, Star Wars
“Tie Fighters, Levar del Sole”, Claude Monet J. J. Abrams

Restando in tema scrittura passo ai dialoghi, una delle componenti più difficili in assoluto per far sì che il prodotto finito sia un bel film. Banali? Assolutamente no. Qualche battuta che sembra uno spiegone un po’ forzato? Quasi, ma sono davvero poche, e altrettanto poche sono le battute che sembrano stonare. Un elemento sfruttato alla grande è stata la giusta dose di humor, vuoi per lo zampino Disney, vuoi per lo stile di Abrams, ma non ho nulla da ridire a riguardo; fra le altre cose questo film è anche stato divertente. Un’altra caratteristica molto apprezzata nel nuovo episodio è stata la gran quantità di riferimenti alla vecchia trilogia –date una medaglia a chi li ha notati tutti alla prima volta, io non sono sicuro di esserci riuscito. Luoghi, oggetti, battute e personaggi che richiamano molto spesso la trilogia originale senza mai sfociare nel ripetitivo: un tocco di classe. Ah, e sono riusciti a rendere una palla di ferro con sopra una ciotola espressiva a livelli impressionanti. Se non è maestria questa.

BB-8, Star Wars
BB-8: il droide con più espressività di Steven Seagal. E di Kristen Stewart.

Per quanto riguarda i personaggi e la trama ho letto e sentito molte critiche e non ne condivido neanche una, o almeno non così pesantemente. Andando in ordine, ogni personaggio appartenente alla cerchia “importante” è caratterizzato come si deve, se non meglio. Porto come primo esempio il buon Kylo Ren (Adam Driver), quel simpatico nasone proprietario della tanto discussa spada laser con l’elsa: vediamo bene che è potente nel Lato Oscuro, ma vediamo ancora meglio che è instabile, cede molto facilmente all’ira in modo quasi animalesco, è incapace di controllarsi. FN-2187, meglio conosciuto come Finn (John Boyega), fa la sua comparsa come stormtrooper del Primo Ordine e parte della sua storia pregressa è rivelata dai dialoghi di altri personaggi. Una minuscola parte, ma pur sempre una parte. Poi abbiamo Rey (Daisy Ridley), la misteriosa mercante di rottami di cui davvero sappiamo meno di zero; la si vede in azione, ci viene mostrato ciò che sa fare e capiamo che ha qualcosa di speciale. E non solo dal fatto che compare sullo schermo per il 90% della pellicola. Questi sono solo tre dei tanti personaggi che danno il loro contributo alla storia, insieme a loro Poe Dameron (Oscar Isaac), il droide BB-8 (se stesso), l’inseparabile duo di contrabbandieri spaziali Han Solo (Harrison Ford) e Chewbacca (Peter Mayhew), Leia (Carrie Fisher) e tanti altri vecchi e nuovi. Ovviamente non ci viene mostrato tutto né detto tutto, allo spettatore rimangono una valanga di domande che per tutto il corso del film non trovano risposta. Sicuramente ci viene mostrato abbastanza perché, magari facendo un po’ di attenzione, possiamo apprezzare e considerare credibili le azioni dei personaggi (credibili all’interno del film, s’intende, è così che funziona). Dunque una delle parole chiave del film è coerenza, con se stesso, con il tono e con il resto della saga: solo perché non siamo in grado di capire le azioni e le scelte dei personaggi non significa che sia un errore di chi l’ha scritto. In più bisogna sempre tenere a mente che è il primo episodio di una nuova trilogia, ci sono ancora due terzi di storia che rimangono sconosciuti. Come ci ha insegnato il vecchio Ben Kenobi dobbiamo avere pazienza.

Rey, Star Wars
La giovane Rey, mercante di rottami, una dei nuovi personaggi principali.

Pur non avendo detto tanto causa monovisione (rimedierò con un’analisi più dettagliata quando lo saprò grossomodo a memoria, rispondendo anche alle critiche, magari criticando qualcosa a mia volta) provo a tirare una conclusione: il film è godibile, il ritmo fila e non c’è un momento che sia di noia; alcune parti della trama possono anche essere state un po’ prevedibili, altre già viste, ma ciò non ha diminuito la spettacolarità del resto: non è snaturato, è totalmente in tono col resto della saga, ha lo spirito di Star Wars a tutti gli effetti e la Forza è potente in esso.