Di certo Crytek non avrà bisogno di presentazioni, ma Far Cry e la trilogia di Crysis sono ormai un lontano ricordo. La breve parentesi, con l’apertura della next-gen su Xbox One, in favore dell’action pseudo-storico Ryse: Son of Rome non ha sortito fortuna per la casa di sviluppo tedesca, rea di aver esordito con un titolo avente come punto debole proprio un gameplay privo di innovazione. Non è andata meglio nemmeno con la controparte Sony, dove Robinson: The Journey non è stato proprio idilliaco. Dopo le tante voci sulla chiusura degli studi, Crytek tenta di risorgere dalle ceneri mettendo in campo la sua esperienza e canalizzando la fenice in Hunt: Showdown.

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La caccia è aperta

Il cambio della guardia riguarda solo un diverso concept, il CryENGINE invece continua la sua vita e dimostrando ancora una volta di essere un motore grafico di tutto rispetto. C’è da dire che il gemello Dunia ha preferito seguire le orme della saga di Far Cry, ma squadra che vince non si cambia (almeno sulla carta tecnica). Potendo contare sull’engine rodato ed affidabile, Crytek mescola le carte e ci propone un titolo che concettualmente può assomigliare a tanti altri pubblicati negli altri. Avendo ricevuto l’invito per provare la versione chiusa della Beta, ci siamo subito fiondati seguendo l’istinto e la curiosità, fino al passaggio sull’accesso anticipato.

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Lo sviluppo di Hunt: Showdown risale al lontano 2014 con il titolo Hunt: Horrors of the Gilded Age, poi ovviamente rimaneggiato. Allo stato attuale delle cose, un battle royale è la tipologia che attira molti giocatori, allettati da dinamiche in stile Hunger Games e tra i vari Players Unknown Battleground o Fortnite, tanti altri cloni hanno la possibilità di offrire la stesso concetto. Una moltitudine di giocatori gettati nella mischia, in una mappa più o meno vasta, pronti ad eliminarsi a vicenda fino a restare unico superstite (come diceva il più grande fan del Clan MacLeod). Tra le varianti di questo filone ritroviamo Dead by Daylight, Friday the 13th: The Game o lo stesso Evolve, reduci del genere survival horror a stampo cooperativo. Proprio nel mezzo si inserisce Hunt: Showdown. Cinque squadre differenti avranno il compito di esplorare una mappa ed scacciare il boss che la abita. Una volta esorcizzata la bestia, il recupero del bottino darà inizio alla caccia vera e propria tra i membri rimasti, fino al recupero completo nella zona sicura.

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Cooperazione o survival?

Seguendo questo interrogativo, Hunt: Showdown è tanto semplice quanto efficace. All’inizio ci sarà l’opportunità di selezionare il nostro cacciatore tra quelli disponibili. Ogni cacciatore possiede abilità differenti ed equipaggiamento che ricalca il suo background. In cambio della valuta virtuale possiamo reclutare il nostro alter ego e selezionare meglio le armi da portare con noi. Successivamente la modalità di gioco si divide in caccia solitaria o in compagnia di un amico (nonché selezione randomica tramite matchmaking). In concomitanza potremo scegliere il contratto da portare a termine, ossia la selezione del boss da sconfiggere. Nella fase di caricamento avremo l’opportunità di coordinarci con il nostro aiutante e organizzare la strategia, prima di affrontare le fasi distinte di gioco.

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La prima fase di gioco ci vedrà andare in giro per la mappa ad affrontare creature di ogni genere, controllare qualsivoglia abitazione presente e ricercare indizi, fino a quando non incontreremo la creatura selezionata da contratto. Bisogna tenere in considerazione che l’obiettivo è conteso da altri quattro gruppi di cacciatori (per un massimo di due membri ciascuno sulla base della modalità scelta inizialmente), per cui ci si ritroverà a collaborare anche con loro (il libero arbitrio esiste sempre, per cui fidarsi è bene…) per stanare il nemico principale. Una volta sconfitto il ributtante essere ed aver fatto incetta del bottino rilasciato, ci ritroveremo ad affrontare la seconda fase di gioco, la più impegnativa e ansiogena. Non appena prenderemo possesso del trofeo, ci verrà indicata la via d’uscita, così come agli altri giocatori verrà fornita la nostra posizione in modo da darci la caccia e rubare quello che ci appartiene. Inutile dire che avremo contro tutti i cacciatori rimasti, non facendosi scrupoli e agendo senza pietà pur di vincere la partita. La particolarità dell’intero round si basa sulla morte del nostro cacciatore. In ogni modo possibile non dobbiamo permettere la dipartita del povero pistolero, pena il cosiddetto permadeath. Tutti gli oggetti e le abilità acquisiti dai contratti passati verranno persi e saremo costretti, nostro malgrado, ad acquistare i servigi di un nuovo cacciatore. Per fortuna il livello e l’esperienza restano a disposizione del giocatore.

 

Semplice e indolore

Hunt: Showdown potrebbe apparire scarno di contenuti, nato da un’idea semplicistica che però funziona, diverte ed instilla nel giocatore un’ansia così pesante da farlo quasi soffocare. Tecnicamente Crytek ha fatto un buon lavoro, partendo da una base solida e modellando il tutto in maniera più coerente possibile. L’ambientazione gioca un ruolo chiave rispetto a tutto il resto. La palude salmastra ci riporta in quello che mostrava l’opera di Turner con Dead Birds. L’atmosfera lugubre, con pantani e canneti che si stagliano sullo sfondo è a dir poco spettacolare ed immersivo, oltre a trasmettere quella sensazione inquietante. L’audio ambientale ci permetterà di avvertire passi, latrati, suoni gutturali e crepitii giusto in tempo per favorire qualche sussulto a chi è debole di cuore. Le creature presenti rappresentano un geniale background e sono ben modellate, insomma visivamente parlando Hunt: Showdown è una gioia per gli occhi.

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Peccato che i difetti siano strutturali, oltre ovviamente a soliti bug e compenetrazioni varie (ma siamo ancora in Early Access e restiamo col beneficio del dubbio). Se il permadeath può creare lo stimolo giusto per un’esperienza più ragionata, questo può rivelarsi un’arma a doppio taglio, con cacciatori nascosti a fondo mappa nell’attesa che qualcuno prenda il bottino per poi procedere all’imboscata. Stesso interrogativo viene formulato sulla modalità di gioco, in quanto nel tempo potrebbe rivelarsi noioso (Evolve insegna). Anche se le prime partite appaiono divertenti, complice anche un gunplay che regge alla perfezione, bisognerà vedere in futuro se la monotonia possa soppiantare l’adrenalina. Tecnicamente Hunt: Showdown ha ancora bisogno di evolversi, dove i caricamenti biblici invogliano il giocatore a fraternizzare con il collega del matchmaking e ammazzare il tempo studiando la strategia iniziale. Non da meno i cali di frame rate e i vari freeze durante le azioni più concitate. Le speranze per il titolo sono positive, ma bisognerà vedere come Crytek supporterà il titolo una volta lanciato sul mercato.