Videogiochi e Olimpiadi: un abbinamento che sembra quasi un sogno per tutti gli appassionati del gaming a livello competitivo. Questo sogno potrebbe divenire realtà, o almeno si sta assistendo a un incoraggiante cambio di mentalità -Italia a parte- verso l’entità “Videogiochi”, spesso maltrattata o relegata a un qualcosa di infantile.

Andiamo con ordine e citiamo le parole di Thomas Bach (Presidente del CIO): “Gli e-sports competitivi – è scritto nel comunicato del Comitato internazionale olimpico – possono essere considerati un’attività sportiva, e i giocatori coinvolti si preparano e allenano con un’intensità che può essere paragonata a quella degli atleti delle discipline tradizionali”.
Bach si concentra subito su una tematica fondamentale quando si parla di e-sports, ossia la preparazione e l’allenamento, pilastri fondamentali dei team che intendono partecipare ai tornei più impegnativi. Certo, può suonare strano che ci si debba allenare per giocare ai videogiochi ma, in questo caso, si parla del livello più alto dell’attività videludica, che passa da semplice attività appunto e vero e proprio sport.
Esaminiamo la definizione di Sport che da l‘Enciclopedia Treccani: “Attività intesa a sviluppare le capacità fisiche e insieme psichiche, e il complesso degli esercizi e delle manifestazioni, soprattutto agonistiche, in cui tale attività si realizza, praticati nel rispetto di regole codificate da appositi enti, sia per spirito competitivo (accompagnandosi o differenziandosi, così, dal gioco in senso proprio), sia, fin dalle origini, per divertimento, senza quindi il carattere di necessità, di obbligo, proprio di ogni attività lavorativa.”
La definizione di Sport può serenamente applicarsi alle realtà competitive del gaming: porta con sé uno sviluppo delle facoltà psichiche (concentrazione, coordinazione, multi-tasking, pensiero tattico nonché rapido) insieme all’incremento -seppur in misura minore- di alcune capacità del nostro corpo come la mobilità occhio-mano.
Uno sport che può essere assimilato al gaming è il tiro con l’arco, o in generale le attività di tiro, dove la differenza non la fanno il fiato o l’atletismo in senso stretto, bensì la concentrazione, la coordinazione e l’uso dei sensi.

Insomma tutto sembra filare liscio, senza intoppi e con una buona dose di logica a rafforzare il tutto, ma si sa, niente è mai scontato quando si parla di Videogiochi e dei preconcetti ad essi correlati.
Essendo un attento osservatore dei Social Network, un po’ per passione e un po’ per lavoro, ho esaminato le reazione del pubblico italiano all’annuncio del CIO. Le reazioni possono essere riassunte in tre categorie: favorevoli, scettici e critici.
Tralasciando la prima categoria per ovvi motivi, concentriamo l’attenzione sugli “scontenti”, partendo dagli scettici. Essi non condannano in toto la possibilità il connubio Videogiochi-Olimpiadi, ma si lamentano del fatto che anche altre attività andrebbero aggiunte alle discipline olimpiche. Di quali discipline parlano? Scacchi, biliardo, poker e via dicendo, insomma attività che hanno ormai da anni una costellazione di tornei, associazioni, sponsor e dirette TV. La più profonda differenza tra queste attività che abbiamo appena elencato e gli e-sports è la dinamica del team: la maggior parte dei titoli (con varie eccezioni) che vengono giocati a livello competitivo sono titoli dove si lotta in squadra. Questo fattore può risultare piuttosto accattivante nell’ottica delle Olimpiadi, dove l’orgoglio nazionale esalta ancora di più il valore delle squadre, che rappresentano, in quel contesto, la propria nazione.

Se gli scettici sembrano tutto sommato propositivi, i critici invece offrono davvero un brutto spettacolo basato su pregiudizi e mentalità arretrata, forgiata da anni e anni di cattiva pubblicità riguardo i Videogiochi.
Scorrendo Facebook, mi sono imbattuto nel commento esemplare per quanto concerne questo tipo di atteggiamento: “Perfetto, le attività giuste per una generazione di ritardati: rimbambiti sempre di più, una volta si usciva di casa per giocare!!!”
C’è davvero la summa della mentalità più nefasta che, ahimè, ancora domina in Italia. Dall’idea che i giochi rimbambiscono, al ricordo dei “bei vecchi tempi” in cui si stava meglio, l’utente indignato dimostra gli effetti nocivi della propaganda negativa che, spesso e volentieri, i mass media hanno riversati in tv, alla radio e sui giornali.
Per fortuna non ho trovato qualche commento che tirasse in ballo il fantomatico assioma “i videogiochi rendono le persone violente”, ma, con un po’ di pazienza, si troverebbe qualche sparata simile.
L’Italia è quindi pronta ad accogliere ed investire nel mondo dell’e-sport e del gaming competitivo? Sì e no. Indubbiamente, molti ragazzi ma anche adulti sarebbero molto interessati ad un risvolto “olimpico”, che si porrebbe come massimo punto d’arrivo di una carriera dedicata ai videogiochi come attività sportiva; d’altro canto, l’inserimento del circuito gaming nel CONI provocherebbe un’ondata di polemiche massicce, che potrebbe scoraggiare lo Stato ad investire fondi per strutture idonee e per la crescita della realtà competitiva.
Ancora una volta, il Bel Paese, rischia di rimanere indietro, non solo contro i paesi dell’Asia da sempre molto evoluti in tal senso, ma anche contro le altre nazioni europee quali Germania, Francia, paesi dell’Europa Orientale etc.

A livello meramente economico, un fattore che va sempre tenuto in considerazione, gli e-sports sono una gallina dalle uovo d’oro. A tal proposito citiamo un articolo del Sole24Ore:Quello degli esport è un fenomeno che si sta consolidando, ricco di tornei online con gironi da cui emergono i migliori cyber atleti che si affrontato in finali seguite da milioni di appassionati. In Europa occidentale, per importanza è il secondo mercato al mondo dopo l’Asia, sono quasi 48 milioni gli appassionati di cui 22,6 “entusiasti” e generano ricavi di poco superiori ai 151 milioni di dollari meno di un quarto dei 696 milioni (+41% sul 2016) mossi a livello mondiale.”
Cifre indubbiamente notevoli che testimoniano come la realtà del gaming competitivo si stia consolidando anno dopo anno. Nel nostro paese, il tutto resta ancora un po’ frammentato, con accese rivalità tra gli organizzatori degli eventi, ciò indubbiamente nuoce all’intero universo esport. Per maggiori informazioni, vi segnaliamo questo interessante articolo di Wired.it.
A livello di consumi, l’italiano sta spendendo, mediamente, sempre di più per console, accessori e videogiochi in generale, sintomo di un interessamento diffuso e non relegato solo ai giovani/giovanissimi.
Riassumendo: a livello economico, inserire i videogiochi nelle contesto degli sport olimpici potrebbe essere una mazza azzeccata, corroborata da un diffuso interesse e da un vasto pubblico interessato.
A quando, quindi, i videogiochi alle Olimpiadi? Appare possibile che già nel 2024 alle Olimpiadi di Parigi potrebbero comparire i primi e-sports. Si parla quindi di circa sei anni, un buon lasso di tempo per organizzare le basi di una disciplina sportiva. Certo, se ci dovessero essere le immancabili polemiche (che potrebbero arrivare fino in Parlamento), i sei anni passerebbero tra sterili dibattiti, rinvii e soluzioni di comodo che non accontentano nessuno.
Cosa possiamo fare, noi giocatori appassionati e intelligenti? Favorire il cambio di mentalità evidenziando, in ogni occasione, i sani valori che i videogiochi portano con sé. Abbiamo già parlato del lavoro di squadra, ma possiamo anche nominare il rispetto per l’avversario, la crescita come gruppo, il fattore di aggregazione per soggetti timidi o che faticano a relazionarsi. Questi sono solo alcuni esempi, ma rendono l’idea del “bello” del gaming, senza citare il valore artistico e culturale che certi titoli incarnano.
Alcuni alzeranno il dito accusatore e diranno: “I videogiochi stimolano la rabbia, portano a litigi etc”. Bene, quale sport non porta a scaldare gli animi? Non mi pare che i campionati di calcio siano stati boicottati per le risse in campo o per qualche discussione post partita.
La crescita culturale del Paese verso i Videogiochi passa, anche e soprattutto, attraverso noi giocatori.
Secondo voi, Videogiochi e Olimpiadi son un’accoppiata vincente oppure ritenete che sia ancora troppo presto?
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  • Alessia Pace

    Trovo che sia un notevole passo in avanti, e spero davvero che questo possa essere il primo passo per un futuro più aperto nei confronti del gaming, perché, come tutta la tecnologia in generale, è necessario che si smetta di marcare la differenza tra virtuale e reale. Al giorno d’oggi, quella differenza è sempre più inesistente.
    E la gente deve imparare che interagire con qualcuno online, non è tanto diverso dall’interagire con qualcuno “nella vita reale”, e per questo non dovrebbero esserci “atteggiamenti” differenti tra le due modalità d’interazione.

  • PoPe

    Io sono un pelo più disilluso e a mio avviso la conquista delle Olimpiadi non l’ha fatta tanto il videogames e il videogiocatore (avviso che gioco sin dalle sale giochi quando le console non esistevano poi play 1, xbox original con Halo CE nel 2002 e via dicendo) ma il business di milioni di dollari che ci stà dietro, influenze di sponsor che i giochi Olimpici non disdegnano, certo son soldoni.
    Tutte le dicerie dei Social sui videogiochi sono balle, però se si esagera si esagera, va bene giocare on line, bellissimo, ci ho speso molte ore della mia vita ma ci sono tante altre cose da fare, un giusto equilibrio è la migliore delle situazioni.