Un saluto a tutti e ben tornati dopo questa pausa estiva al nuovo numero della mia rubrica! Io sono Daniele Bassanese e questa è Terra di Nessuno, che ci porterà direttamente nei temi più scottanti del settore videoludico e dell’intrattenimento senza fronzoli e convenevoli. Se state cercando opinioni sincere e dirette su argomenti caldi siete nel posto giusto. Dopo il primo numero dedicato allo sfortunato e travagliato sviluppo di Mass Effect Andromeda, torneremo oggi a parlare ancora del titolo, in seguito alle ultime dichiarazioni rilasciate da BioWare e da Patrick Soderlund, vice presidente esecutivo di Electronic Arts.

Mass Effect Andromeda

Ah, ovviamente, spoiler allert.

L’ultima patch

Era da mesi che la notizia aleggiava nell’aria, in un’eterna oscillazione tra le indiscrezioni e le smentite che si susseguivano in un ritmo ciclico. Mass Effect è morto, no, vive ancora. I DLC sono stati cancellati, no, non è vero, sono in sviluppo. Qualche giorno fa è arrivata la sentenza definitiva, direttamente dal portale di Mass Effect Andromeda.

Il team di BioWare dietro allo sviluppo di Mass Effect Andromeda ha ringraziato per prima cosa la propria community per il feedback ricevuto nel corso dei mesi, che ha portato a diverse patch correttive per il gioco riguardanti il miglioramento delle animazioni e l’espansione delle opzioni personalizzabili, che hanno indirizzato il tutto verso ciò che i giocatori stessi desideravano

Poi, la conferma: Il nostro ultimo update, 1.10, è stato l’ultimo update per Mass Effect Andromeda. Non sono pianificate future patch per il single player o contenuti storia in-game.

Solo il supporto al comparto multiplayer continuerà, sancendo così definitivamente la parola fine sul ciclo narrativo di Andromeda. Qui potete leggere l’update completo.

Niente Arca Quarian, sorry

Da qui è partita la consueta shitstorm. La notizia che un gioco che dovrebbe essere incentrato sulla lore e sulla narrazione abbandoni qualsiasi futuro contenuto o aggiornamento per il single player per concentrarsi soltanto sul comparto online e multiplayer ha turbato non poco i fan. I quali si sono prontamente divisi tra chi ha riconosciuto le effettive mancanze di Mass Effect Andromeda e chi si è scagliato contro giocatori e critica, rei di non aver capito e apprezzato il titolo.

La colpa è di chi non apprezza

Internet è un posto meraviglioso, non mi stancherò mai di ripeterlo. Da grande fan della saga di Mass Effect frequento diverse community online dedicate alla saga di BioWare che in questi giorni si sono infiammate come paglia secca.

Cosa strana il fandom, capace di accecare le persone e privarle di ogni capacità di giudizio nel valutare ciò di cui sono appassionati. Ho visto seriamente gente che incolpava la mancata localizzazione del doppiaggio in italiano di Mass Effect Andromeda come causa del suo fallimento commerciale e di critica. Sembra quasi una storia da raccontare ai propri nipoti, in una scena onirica come le sequenze dell’uomo e del bambino di Mass Effect 3.

“Ma è successo tutto per davvero?” “Sì, anche se nel tempo alcuni dettagli sono andati perduti. È successo tutto molto tempo fa…”

Potrei continuare con la citazione ma è meglio che mi fermi.

Battute a parte, questo tipo di reazioni serve solo a mostrare come certi tipi di fandom non siano in grado di accettare uno stato reale delle cose, anche quando è conclamato, arrivando sempre a scaricare sugli altri le responsabilità e le proprie frustrazioni.

Vi ricordate il discorso sullo sviluppo di Mass Effect: Andromeda che abbiamo affrontato nel primo numero della rubrica?

I problemi di Mass Effect Andromeda non sono dati dall’essere stato di fatto sviluppato in diciotto mesi, dall’avere una trama che perde qualsiasi mordente dopo tre ore di gioco. Non è colpa di una narrazione e di una profondità dei dialoghi lontane anni luce da ciò che era la prima trilogia (e da quella che dovrebbe essere universalmente considerata la sufficienza) o di un comparto tecnico che al lancio era qualcosa di atroce. Né tanto meno di feature e innovazioni che, seppur funzionali, fanno fatica a coesistere tra di loro rovinando il feeling sul prodotto finito.

No, certo che no.

Ovviamente è colpa di chi non acquista il gioco perché manca il doppiaggio in italiano che Andromeda è stato un fallimento. È colpa di chi si è fatto traviare dalle recensioni e dai video su YouTube che collezionavano le atroci animazioni facciali del titolo se ora non avremo alcun DLC Storia. Colpa loro che sono abituati a giochi infimi, commerciali, e non capiscono la grande poesia trasmessa da un titolo come Mass Effect.

Peccato che questo titolo di poesia ne abbia ben poca. Tutta quella presente è legata alle relazioni (e neanche tutte) e al character designer (ancora una volta nemmeno in tutti i casi) dei personaggi della Tempest (quando BioWare imparerà a fare membri del party maschili umani decenti? Kosta va dritto accanto a Kaidan Alenko e Jacob Taylor).

Limiti e potenzialità

Mass Effect Andromeda ha indubbiamente tutta una serie di elementi che funzionano e funzionano bene. Il combat e il Nomad in primo luogo. La componente di gunplay del titolo è molto valida e il feeling che trasmette molto soddisfacente. L’introduzione della copertura automatica all’inizio mi ha fatto un po’ storcere il naso ma alla fine non ha influito più di tanto sulla godibilità delle meccaniche di shooting.

Altro punto a favore di BioWare è stato il superamento del sistema Eroe/Rinnegato utilizzato nella prima trilogia, che ti costringeva a giocare o come un lecchino sottomesso o come l’incarnazione del male. Il tutto precludendoti diverse scelte cruciali se tentavi di adottare una via di mezzo (vero Mass Effect 2?).

Con il sistema di Andromeda si è tentato di andare oltre la divisione buono/cattivo, in funzione di una moralità diversa, un sistema di scelte basato sul carattere del giocatore che avrebbe costruito in modo più realistico la personalità del nostro personaggio.

Anche il cambio di taglio che si è voluto dare alla saga di Mass Effect è, sulla carta almeno, qualcosa di estremamente interessante. Non più soldati d’elite, attrezzatissimi e preparati per ogni evenienza, come Shepard, destinati a salvare la Galassia, ma giovani esploratori, inesperti e impreparati per il ruolo che viene messo sulle loro spalle. Un carattere e una formazione ancora tutta da costruire tramite l’esperienza. Una prospettiva diversa che privilegia non più la guerra, seppur per la sopravvivenza, ma l’esplorazione, la maturazione personale e interpersonale, la cooperazione, la scoperta e l’integrazione. Esploratori e coloni sì, ma anche emigranti, alla scoperta di una nuova Galassia e alla ricerca di una nuova vita.

D’altra parte Andromeda soffre di una serie di difetti strutturali che arrivano a intaccare persino ciò che in teoria dovrebbe funzionare bene. Sarebbe ridondante soffermarsi ancora su cose come i modelli dei volti e le relative animazioni, concentriamoci più sul core del gioco.

L’esplorazione, che dovrebbe ricoprire un elemento centrale nell’economia del tutto, alla fine risulta assolutamente povera. Certo, Andromeda ci presenta pianeti vasti quanto tutte le intere mappe dei capitoli precedenti. Ma alla fine è solo un numero, perché i pianeti sono dannatamente vuoti.

Tolto Harval, che per altro non è nemmeno un pianeta-hub poiché esplorabile solo a piedi e quindi molto più piccolo, gli altri, con l’esclusione parziale di Kadara, sono delle lande desolate di niente. Voled, Eos ed Elaaden sono degli immensi deserti di nulla, ghiaccio o sabbia che sia. Kadara spezza la monotonia degli altri mondi grazie ai rilievi montani e a una cura del paesaggio più accentuata, ma alla fine dei conti non presenta nulla di memorabile al di fuori di Port Kadara. Certo, ci sono gli avamposti, i punti di interesse, le cripte Remnant, le pattuglie Kett… Solo che sono tutti dannatamente uguali gli uni con gli altri. Esplorato Eos ci si renderà conto che tutto quello che c’è da fare esplorando la mappa sarà esattamente lo stesso sugli altri pianeti. Unica differenza è la missione unica che contraddistingue i mondi (la base Kett su Eos, la cittadella su Voled ecc). Un po’ poco per un gioco che dovrebbe spingere all’esplorazione e alla scoperta.

Harval, come detto, è l’unico mondo dal design veramente interessante. Il fatto di avere un hub di gioco molto più ristretto e affrontabile solo a piedi ha permesso agli sviluppatori di curarlo in ogni suo angolo, rendendolo di fatto l’unico pianeta veramente bello e godibile in ogni suo aspetto. Chiaro esempio di come la quantità non è sinonimo di qualità e che forse era davvero meglio avere mondi più piccoli ma molto più curati nei dettagli.

La vastità di vuoto che caratterizza gli altri pianeti e la struttura esplorativa da open world influisce negativamente anche sul gameplay. Andromeda soffre il grosso problema di avere un level design pessimo dato proprio dalla sua struttura di base. Solo durante le missioni storia e quelle relative alla fedeltà dei compagni ci troviamo davanti a del level design, che in alcune missioni risulta anche veramente interessante, come durante la lealtà di Kosta.

Per il resto i grandi deserti dei mondi di gioco offrono una ripetitività e un level design blando, se non addirittura assente, per affrontare i piccoli scontri casuali. I quali, alla fine dei conti, se si decide di dedicarsi alla componente esplorativa rappresenteranno la maggior parte dei combattimenti affrontati nel gioco. La scarsa varietà dei nemici da il colpo di grazia al tutto.

Quello che doveva essere un punto di forza del titolo si è rilevato alla fine un grosso limite per via della ripetitività e della poca qualità anche in fatto di combattimenti.

Anche il farming e la ricerca di materiali risulta poco stimolante per via di un crafting che seppur presente, non è per nulla incisivo sull’economia del gioco, tanto che può essere ignorato senza particolari problemi. In Mass Effect 2 se non setacciavi la Galassia alla ricerca dell’ultima goccia di Palladio o di Elemento Zero rischiavi di non riuscire a potenziare la Normandy e di perdere così membri del team durante la missione suicida. In Andromeda nulla di tutto questo accade. È come se feature, anche quelle ben funzionanti, non riescano a coordinarsi tra loro, come se tanti piccoli elementi siano tenuti insieme con il nastro adesivo, senza però riuscire a integrarsi e a funzionare come si deve.

Vai a Kadara Port. Caricamento. scendi nei bassifondi. Caricamento. Completa il task e torna a Kadara Port. Caricamento. Sali sulla Temest. Caricamento.Vai ad Eleaaden. Caricamento. Atterra sul pianeta. Caricamento. Completa il task e torna sulla Tempest. Caricamento. Ora vai sul Nexus. Caricamento. Tutto questo ripetuto all’infinito per ogni dannata quest

Una piccola menzione va fatta anche a come sono strutturate le side quest, che ci costringono in continuazione a fare la spola tra un sistema all’altro, avanti e indietro svariate volte per completare una singola quest, per poi ripetere la stessa cosa con quella successiva. Per nulla efficiente e alquanto fastidioso per via dei continui tempi di caricamento. Un’ottimizzazione più attenta delle side avrebbe resto questo aspetto del gioco decisamente più gradevole.

Il discorso relativo al sistema di scelte dei dialoghi va affrontato assieme a quello sull’ambientazione e sulla narrazione. Il meccanismo di moralità, come detto, è estremamente interessante, solo che purtroppo non riesce a svilupparsi a pieno per via della mancata struttura narrativa di supporto. Mass Effect Andromeda non ha scelte che influiscano seriamente sulla storia, non ha spessore, non ha qualità narrativa.

Una delle poche scene cariche di quella poesia che ci si aspetterebbe da un Mass Effect

Tutte le scelte che il gioco ci porta a fare sono marginali, assolutamente secondarie, prive del dilemma morale che sin da Mass Effect 1 abbiamo imparato ad affrontare. L’unica scelta che pone un dilemma etico in Andromeda (salvare i Krogan dagli esperimenti Kett o salvare il Pioniere Salarian) è senza conseguenze realmente tangibili nel gioco. Scegliere i Rinnegati o il Collettivo su Kadara è assolutamente indifferente per il finale, creare l’avamposto su Eos per dare un imprinting scientifico o militare all’Iniziativa è totalmente ininfluente per lo sviluppo della storia.

Anche il discorso “sono scelte che avranno le loro conseguenze nel futuro, nei prossimi titoli lascia il tempo che trova. Va bene gettare le basi per sviluppi futuri, ma le conseguenze delle mie scelte le vorrei vedere anche adesso, che sto giocando. Dove sono le ambiguità, la difficoltà di prendere una decisione e le pesanti conseguenze di una scelta, cose a cui BioWare ci aveva abituato già dieci anni fa? In tutto Mass Effect Andromeda non c’è un momento neanche lontanamente vicino a quello che è stato Virmire.

I bei ricordi

L’ambientazione stessa, promettente e ricca sulla carta, non si rivela all’altezza delle aspettative. Il tema dell’esplorazione, della scoperta e dell’integrazione è trattato con una banalità e con una superficialità disarmanti. Il primo contatto con gli Angara ne è la rappresentazione perfetta. Non ho altre parole per definirlo se non ridicolo. Sarebbero questi i protocolli da primo contatto? Quattro chiacchiere e due dialoghi sulla fiducia fatti con una razza autoctona appena incontrata? Seriamente?

Va bene voler affrontare la storia dal punto di vista di un Pathfinder giovane, inesperto e non preparato per il ruolo che l’aspetta ma tutto ciò deve essere sostenuto da una struttura qualitativa all’altezza. Andromeda non riesce a dare profondità e spessore, anzi tratta il tutto molto superficialmente. Come livello di maturità e profondità l’avventura del Pathfinder in Andromeda sembra la gita dei boy scout. Sembra tutto un gioco, quasi uno scherzo. Lontano dalla maturità a cui la trilogia di Shepard ci aveva abituati.

Niente pathos, niente sentimento, niente di quella poesia sci-fi che sempre ha contraddistinto Mass Effect. La prima e più importante cosa che manca in questo titolo è proprio la qualità narrativa. Il senso di mistero è l’unica cosa che rimane a dei buoni livelli nel titolo che però viene puntualmente rovinato dalla narrazione. Memorabile (o meglio dimenticabile) come viene affrontato il plot twist finale sull’origine degli Angara. Emotività e coinvolgimento zero. D’altronde sono queste le conseguenze di aver costruito un gioco di questa portata in diciotto mesi

Il senso di mistero davanti alla tecnologia Remnant è sicuramente una delle cose buone del titolo

Scappati con il bottino

Torniamo alla nostra situazione iniziale e alla reazione del fandom. Diversi hanno accusato BioWare ed Electronic Arts di aver gettato la spugna, di essersi arresi davanti alla prima difficoltà e, implicitamente, di essere metaforicamene scappati con i soldi. Il problema è che i difetti di Mass Effect Andromeda sono strutturali e sistemarli avrebbe richiesto di rifare praticamente il gioco da zero. La qualità delle animazioni e i modelli poligonali dei volti possono essere sistemati tramite patch, ma come risolvere i problemi endemici del titolo legati alla narrazione e all’open world?

D’altro canto quanto è corretta la scelta di BioWare di interrompere gli aggiornamenti e le patch su Mass Effect Andromeda? Il gioco è ancora carente dal punto di vista tecnico e una serie di contenuti extra quali DLC importanti avrebbero potuto aiutare a risollevare le sorti del gioco. Persino Ubisoft, dopo il disastro di Assassin’s Creed Unity, è corsa ai ripari, sistemando il gioco dal punto di vista tecnico e offrendo DLC gratis ai giocatori. Cioè, Ubisoft, rendiamoci conto.

Forse però è davvero meglio che sia andata così. Patrick Soderlund, vice presidente di EA, ha commentato durante la Gamescom il suo disappunto su come Mass Effect Andromeda sia stato recepito da pubblico e critica.

“Non sono solito fare questo tipo di considerazioni, ma la mia opinione personale è che Mass Effect: Andromeda sia stato criticato un po’ più di quanto meritasse. Penso si tratti di un gran bel gioco. Certo, siamo consapevoli del fatto che alcuni aspetti avrebbero potuto godere di maggiore attenzione, assolutamente. Ma in generale, se oggi uscite e andate a comprare Andromeda, con tutti gli aggiornamenti rilasciati, credo sia un prodotto che vale l’acquisto.
La seconda cosa che vorrei dire è che Mass Effect, come franchise, vanta un’enorme fanbase e ho visto gente dire ‘Oh, EA non farà un altro episodio.’ Ebbene, non vedo motivi per cui dovremmo abbandonare Mass Effect. Perché farlo? È un universo straordinario, la serie è amata, ha tantissimi fan e si tratta di giochi che hanno fatto molto per Electronic Arts e BioWare. Dobbiamo semplicemente fare attenzione: quando faremo tornare Mass Effect, dobbiamo assicurarci di farlo nel modo giusto, in una veste rinnovata ed entusiasmante. È questo il mio lavoro, è questo il lavoro di Casey Hudson e dei team di BioWare e Mass Effect: capire come muoverci per il prossimo capitolo. Ancora non lo sappiamo, ma ci arriveremo.”

Le parole di Soderlund dimostrano ancora una volta che chi tira le redini dell’industria o non ha capito nulla di quello che sia successo o semplicemente fa orecchie da mercante e fa carte false pur di venderci il suo prodotto.

Non siamo noi ad avervi venduto un gioco non finito, siete voi che non lo avete saputo apprezzare

Come abbiamo appunto detto i problemi di Mass Effect Andromeda sono endemici nella struttura portante del gioco stesso, trascendono il semplice comparto tecnico che, nonostante sia stato migliorato dal lancio, è ancora lontano da quello che sarebbe considerabile la sufficienza per un franchise di quelle dimensioni.

Nelle conclusioni del primo numero della rubrica esponevo che il totale disinteresse da parte dei publisher dei giocatori stia iniziando a stancare. Rilasciare giochi non finiti per rispettare scadenze dettate dal mercato con la scusa del “tanto verranno patchati più avanti” non viene poi digerito più di tanto dai consumatori. Soprattutto quando poi le patch non arrivano perché noi utenti siamo stati troppo cattivi verso il gioco. Mettersi a piangere sarà il prossimo passo? Fa senso vedere un comportamento così infantile anche da parte degli sviluppatori e dei publisher. Mai che qualcuno si prenda la responsabilità e ammetta “abbiamo fatto una cagata, scusate”. No, quello sarebbe un suicidio commerciale, meglio continuare a fare giochi a cannone, rispettando scadenze allucinanti e sbatterli sul mercato non finiti, tanto di gente che preordina a occhi chiusi per restare poi delusa è pieno il mondo.

Disappointment

Almeno la seconda parte del messaggio di Patrick Soderlund fa ben sperare. Se all’inizio sembri far finta di nulla sul reale stato di Andromeda, poi pare mostrare un minimo di coscienza sulla situazione, promettendo che la saga di Mass Effect ritornerà ma lo farà solo quando avranno i mezzi e le idee per farlo nel modo migliore possibile. Ci mancherebbe altro, aggiungo io. Forse che abbiano imparato qualcosa da tutto questo?

La rabbia di un fan

Fa male vedere un franchise come quello di Mass Effect ridotto in questo modo. E lo dico da fan, con decine di run e svariate centinaia di ore di gioco sulla prima trilogia alle spalle. Andromeda stesso l’ho spulciato fino in fondo, completandolo al massimo ed esplorandone ogni angolo e possibilità. Ma è proprio perché fa male che noi fan dobbiamo essere il più severi possibile verso gli sviluppatori e i publisher. Perché siamo noi i consumatori finali ed è nostro sacrosanto diritto pretendere qualità, proprio perché amiamo Mass Effect e il suo universo. Proprio perché sono un fan della saga, perché ne amo l’universo che sono rimasto così deluso da Mass Effect Andromeda. In caso contrario avrei semplicemente ignorato il titolo ma così non è. Io ho amato Mass Effect e vederlo ridotto in questo modo mi fa decisamente arrabbiare.

Molto più che arrabbiata

Difendere a spada tratta BioWare ed EA ignorando i problemi del titolo non porterà mai gli sviluppatori a migliorarsi, a perfezionare il prodotto. Essere accondiscendenti è contro produttivo, porta ad adagiarsi sugli allori e non a migliorarsi. Come consumatori, come fan, ci dobbiamo incazzare, dobbiamo far sentire tutto ciò che non funziona nel gioco. Il che non vuol dire fare i capricci ma riconoscere i limiti e i difetti reali di un titolo. E se ciò porterà Electronic Arts a sospendere la saga perché questa non ha venduto abbastanza e quindi non più remunerativa… Beh, forse meglio non avere più altri Mass Effect che averne altri come Andromeda.

 

Promesso, dal prossimo articolo cambiamo argomento.