Il fenomeno della console war è stata, ed è tutt’oggi, una caratteristica del mondo dei videogiochi. Con Nintendo contro Sega, prima, e con Microsoft contro Sony, ora, senza contare il fenomeno del PC Masterrace, siamo sempre davanti all’eterna lotta fra fazioni che, in fin dei conti, appartengono, per mantenere termini bellici, allo stesso schieramento.

Con questo articolo, tuttavia, non si vuole dimostrare la superiorità di una console rispetto all’altra ma si vuole tentare di dare una spiegazione all’origine del fenomeno “Console War”. Non si prenderanno in esame, dunque, le scelte di mercato dell’una piuttosto che dell’altra azienda, non si considereranno il numero di esclusive né l’hardware per il confronto tecnico fra di esse. Nel modo più assoluto non vi è un intento fazioso.

Come principio primo, si trova l’alimentazione. Ebbene si, la console war viene alimentata progressivamente tramite diversi escamotage sia della stampa, per attirare i click degli utenti, sia dalle aziende stesse che accendono il conflitto tramite frasi, frecciate, provocazioni ma in quest’ultimo caso avviene più per il fatto che viene mobilitata molta utenza, non per vera e propria malizia. Le aziende quindi, in partenza, non hanno creato la console war ma semplicemente ne cavalcano l’onda. L’utenza sbriga il lavoro sporco.

In ogni caso, si tratta di un luogo comune del web, molto popolare in quanto gode di numerosi memes che lo ritraggono in molteplici vesti: si tratta del cosiddetto “clickbaiting”. Letteralmente significa “esca per click” e serve ad attirare, diciamocelo, in maniera piuttosto becera e degradante, l’attenzione di un lettore o potenziale acquirente.

Un grande ed eclatante episodio di clickbaiting per console war è stata la festa di San Patrizio di quest’anno: durante tale festività irlandese, famosa perché sia in Irlanda che in altri paesi, in tale occasione le persone organizzano feste a tema con i simboli e i colori nazionali Irlandesi, Sony ha pubblicato un tweet ironico e scherzoso che ha scatenato sia i fan di Xbox, che hanno visto nel tweet un attacco, sia i fan di Playstation, che hanno iniziato ad inveire contro i giocatori Xbox. Anche se si può, e si dovrebbe, prendere sul ridere tale scambio di battute, la maggior parte degli utenti hanno frainteso scatenando una vera e propria shitstorm.

     

Dunque, perché l’utenza accetta tutto questo? Perché accetta di schierarsi e perché è così aggressiva? In teoria non dovremmo stupirci di fronte a questo genere di atteggiamenti, passatemi il giudizio, infantili a dir poco. Da che mondo e mondo i bambini non si identificano completamente con quanto posseggono? Di fatto, è la loro realtà: i loro giocattoli, i loro libri, la loro bicicletta e il loro videogioco. L’azienda punta, per motivi di vendita, a rassicurare l’acquirente del proprio acquisto. ll marketing è il primo punto in cui inizia la fidelizzazione di un cliente ma questi fa il passo immediatamente successivo: inizia a fidelizzarsi a tal punto da identificarsi con il prodotto.

Ciò che, in questa tappa, commette l’azienda è accompagnare il cliente nella sua auto convinzione di aver fatto la scelta giusta: è un fenomeno psicologico naturale dell’uomo, il quale ha bisogno di convincersi, dopo aver fatto una scelta non revocabile, di aver preso una decisione corretta. Anche se nel caso della console non si parla in nessun modo di “irrevocabilità della scelta”, perché è un acquisto e si può facilmente rivendere la propria piattaforma di gioco, per molti lo è proprio perché alla console, come nel caso dei bambini, è stata attribuita importanza tale da considerarla alla strenua di una realtà in cui immergersi totalmente.

Il bisogno di difendere la propria console è proprio questo bisogno portato alla luce: il bisogno di difendere il proprio acquisto, irrevocabile: pena il tradimento dei propri valori e l’alterazione di una realtà consolidata, fissa e, dunque, rassicurante. Un utente che ha sempre posseduto Xbox quindi, con molte probabilità, non contemplerà fra i suoi acquisti altri prodotti, come anche un acquirente fedelissimo di Sony, come è molto più probabile qui in Italia, non si sentirà certo incentivato a provare qualcosa di nuovo cambiando piattaforma. E no, non si parla del discorso che tratta la mancanza di esclusive, discorso che fa cadere l’utente in una sorta di elitarismo sfrenato. Si parla di conoscere un’unica realtà e allontanare tutto ciò che vi è di estraneo o alieno. Da che mondo e mondo, la maggior parte delle persone preferisce affidarsi a cose e luoghi che già conosce come, ad esempio, lo stesso posto in cui andare in vacanza, lo stesso bar dove fanno quel delizioso milkshake da 5$ o quella fumetteria, appunto, di fiducia. È lo stesso principio per cui nel III secolo avanti Cristo aveva più successo la commedia di stereotipi di Plauto rispetto ad altri commediografi come Terenzio.

La diretta conseguenza dello schieramento in questa faida, facilitato dalla propria autoconvinzione di aver fatto l’acquisto migliore, è proprio la sterilità mentale e la cecità critica dei videogiocatori, ormai abituati a fruire di un unico prodotto su un unica piattaforma. Si sviluppa un’avversione a priori, sbagliatissima, nei confronti di qualsiasi titolo appartenga unicamente ad un sistema di gioco differente.

Di fatto, il fenomeno della console war non ha di certo origini recenti. Quanto vediamo adesso non è che una versione fortemente edulcorata e blanda rispetto all’aggressività che il clima aveva assunto all’epoca delle liti fra gli acquirenti fanatici di SEGA e Nintendo. E possiamo parlare per ore di quanto gli utenti discutano in interminabili commenti su Facebook, Youtube o qualsiasi altra piattaforma di condivisione.

Ad oggi, con l’arrivo del Play Anywhere e Playstation Now, che rispettivamente abbattono il concetto di esclusiva console su Xbox One e Playstation 4, questo genere di discussioni stanno gradualmente perdendo senso: il sistema di videogaming si sta veramente amalgamando rendendo sempre più labili i confini del concetto di esclusiva. Il giocatore potrà davvero giocare a ciò che preferisce, dove preferisce, in un futuro prossimo, in base alle dimensione del suo portafoglio, in base alle sue esigenze, preferenze e gusti. Oggi siamo giunti ad un vero e proprio spartiacque. È possibile che siamo dinanzi alla fine dell’elitarismo che avvolge il mondo delle esclusive console proprio grazie ai servizi sopracitati che, forse, verranno ampliati proprio per abbattere questi concetti che sussistono da anni.

Per concludere, si indica come l’utenza, principalmente, ignora quasi totalmente le esclusive. Lo dimostrano diversi dati che provengono direttamente dai siti ufficiali o di grandi siti stampa. Sia che si tratti di Playstation 4 che di Xbox One, fra i giochi più scaricati o fra i giochi più giocati, non certo figurano le esclusive. Qui il link per PS4 e qui per Xbox One. Ciò implica il fatto che la maggior parte dei giocatori fa battaglia giusto per il gusto di farlo difendendo esclusive che non gioca o non acquista.

Questa lista proviene da Gamespot e mostra i giochi più scaricati dell’anno passato su PS4

 

In conclusione: di per sé il fenomeno è di natura fumosa e inconsistente e prende radici su puri concetti di marketing e di visibilità. Inoltre, dati i più recenti sviluppi con Play Anywhere e Playstation Now, è un fenomeno che è destinato a scavarsi la tomba e piazzarsi sopra una lapide.