In principio è stato Quantum Break, poi è stata la volta di Gears 4 e Scalebound. Adesso pare che tocchi a Forza Motorsport 6. Questo è quanto si evince dalla news pubblicata da Windows Central il 15 febbraio scorso, nella quale si parla della strategia adottata da Microsoft sui titoli da proporre nel proprio store on line, titoli che, è inutile ricordarlo, sono stati a suo tempo presentati come esclusive Xbox One.

Questo susseguirsi di notizie ha scatenato una selva di proteste da parte della community, che accusa la casa di Redmond di “tradire” la piattaforma e i suoi utenti a favore del Pc. Che le esclusive siano fondamentali per la scelta di una console è evidente a tutti, ma prima di gridare allo scandalo credo sia opportuna una riflessione più accurata. Anzitutto non vedo proprio per quale motivo un utente Xbox dovrebbe sentirsi defraudato dalla nuova politica di Microsoft. Chiarisco subito che per quanto mi riguarda, le console war sono una colossale perdita di tempo. È vero, risalgono alla notte dei tempi: i più attempati ricorderanno quando il mercato era diviso tra Sega e Nintendo e all’ora di ricreazione l’argomento generava dibattiti brevi ma serrati. Oggi, l’amplificazione di internet e dei social media ha reso il tutto ancor più reboante, ma da qui a buttare nella mischia il Pc mi pare eccessivo, a maggior ragione considerando che stiamo parlando di due prodotti usciti dalla stessa casa.

Fosse stata annunciata la pubblicazione di Gears 4 su Playstation potrei anche capire, ma su pc… Stiamo parlando della piattaforma che ha dato i natali al videogame e che ne ha permesso gli sviluppi a cui assistiamo da sempre. È la più versatile e potente, non ha limiti, solo opportunità. Pensate veramente che appartenga al solito segmento delle console? Di fatto, le console sono solo un surrogato dei Pc, sono prodotti per la massa, pensati e ottimizzati per fare bene poche cose. E ho detto bene, non al meglio. Per quello ci vuole comunque il Pc…

Computer e console sono quindi prodotti diversi, quanto meno per il pubblico a cui sono diretti. Se pensiamo alla recente storia, queste ultime sono state pensate per un’utenza più casual e difatti hanno contribuito non poco alla diffusione dei videogame, togliendoli dalle camere degli “smanettoni” per darli in pasto al grande pubblico e questo è indubbiamente un bene perché ha permesso al media di svilupparsi sotto molteplici aspetti. Il costo di accesso abbordabile ai più, ma soprattutto l’immediatezza nell’utilizzo hanno piazzato una console anche nei salotti di quelle persone che altrimenti mai si sarebbero sognati di videogiocare. Il Pc richiede più tempo, soldi e più di ogni altra cosa conoscenze: saper scegliere e installare l’hardware e il software, ottimizzare e gestire i driver e tenere tutto in ordine, fare cioè quella manutenzione ordinaria e straordinaria che permette alla macchina di funzionare al meglio. L’atto stesso di lanciare un gioco richiede un minimo di conoscenza per poter impostare i parametri giusti per la configurazione su cui è montato. Con le console infili il disco e via. Gli aggiornamenti li fa da sola. Se si pianta, riavvii e ciao. Con un computer le cose sono sensibilmente più complesse, anche se negli ultimi anni di passi avanti ne sono stati fatti tanti (provate a far girare stabile Windows 98 ME e poi ne riparliamo!).

Quindi, quando parliamo di console e Pc, stiamo parlando di prodotti che fanno le stesse cose, ma non per le stesse persone. Se è vero che un possessore di un Pc da gioco può comprarsi una console, è molto raro che avvenga il contrario: quando succede, generalmente si è di fronte ad un ritorno di fiamma, a qualcuno cioè che torna al suo primo, vero, grande amore.

Assodato questo punto, permettetemi ancora una volta di sottolineare l’assurdità della fattispecie in esame. Pubblicare Quantum Break o Forza Motorsport su Pc nulla toglie alla console Microsoft. Anche pubblicarli per Playstation non toglierebbe nulla, ma in quel caso la reazione di sdegno sarebbe giustificata da una falsa informazione o da una promessa non mantenuta che influisce direttamente sulla libera scelta della piattaforma. Cosa a mio non parere non applicabile al Pc in quanto rivolto, come detto, ad un’utenza diversa.

Windows Media Center
Il Windows Media Center

Per chiarire ulteriormente la situazione, ritengo opportuno prendere in esame la nuova politica di Microsoft, che tanto nuova non è. Non vi è dubbio che il mondo stia assistendo ad una convergenza dei vari device della casa di Redmond. È un tentativo di creare un ecosistema integrato che affonda le radici addirittura nel Windows Media Centre prima maniera, una macchina con spiccate doti multimediali che avrebbe dovuto trasferire il pc dall’ufficio al salotto, integrando l’offerta di contenuti. Come ben sappiamo il progetto fallì o per meglio dire non fu nemmeno perseguito con costanza, probabilmente perché in Microsoft decisero di affidare questo compito alla loro console. A conti fatti, fu con la prima Xbox che il Live vide la luce. Con la 360 ebbe il vero battesimo del fuoco, creando una community fino ad allora appannaggio dell’ambito Pc. Se si pensa poi all’evoluzione dei contenuti della Xbox 360 dal lancio fino ad oggi, vediamo come la parte game, stabile ed immutata come è giusto che sia in una console, sia stata affiancata da una serie di servizi on line – digital delivery, noleggio film ecc. – tuttora in evoluzione e sviluppo sulla nuova generazione.

Windows 10
Questa immagine sintetizza la strategia di Microsoft per Windows 10 come fulcro di tutto l’ecosistema.

 

Il coronamento di tutto si è palesato con Windows 10, che forse più di ogni altro prodotto Microsoft ha rivoluzionato il modo di concepire il mercato. Prendendo spunto dalla strategia di Apple di creare una serie di prodotti perfettamente integrati tra loro e corredarli di uno store su cui vendere gli applicativi, Nadella e soci hanno pensato bene di perseguire il medesimo scopo. Con qualcosa in più. Mi riferisco alle Universal App, applicazioni che grazie alla condivisione su più dispositivi del medesimo sistema operativo, potranno accompagnare l’utente indipendentemente dal device utilizzato. Il progetto è appena agli albori ma sarebbe quanto mai strano se non includesse anche Xbox One. Come non citare poi la recente introduzione della possibilità di giocare alla propria console attraverso un Pc connesso alla stessa rete locale, feature forse non indispensabile, ma senz’altro utile ad avvicinare ulteriormente i due dispositivi. Anche la politica commerciale è stata investita da questa ondata di novità con l’annuncio del cross buy tra Xbox e Pc: comprando un titolo per una piattaforma si avrà il codice per scaricarlo sull’altra. Altro tassello del mosaico, quello che più influirà sull’evoluzione futura del progetto, è rappresentato dalle DirectX 12, le librerie grafiche che sono condivise tra i due sistemi. A lungo si è speculato su come quest’ultima introduzione avrebbe potuto colmare il gap prestazionale con Playstation 4, ma l’obiettivo primario è dato dalla possibilità di sviluppare un gioco che possa girare nativamente su entrambe le piattaforme, al netto di qualche piccola modifica. Un gradito regalo agli sviluppatori prima ancora che agli utenti. Immaginate cosa possa significare per una software house scrivere un codice che gira fin da subito su Xbox e Windows 10, senza la necessità di porting o adattamenti profondi. Con un notevole risparmio di tempo e risorse si può coprire una fetta di mercato molto più grande. Quindi, l’esistenza stessa delle DX12 prevede la convergenza dei due ambienti come naturale evoluzione di due espressioni del medesimo attore. In termini squisitamente commerciali, nel momento stesso in cui i due sistemi di Microsoft si fondono, gli equilibri globali di distribuzione delle piattaforme di intrattenimento verrebbero notevolmente mutati. Fino ad ora, infatti, si è sempre ragionato in termini di Xbox contro Playstation, con il Pc a guardare ridendosela sotto i baffi. Dopo sarà Microsoft contro Playstation, con la prima che sarà in grado di offrire agli utenti una scelta che ad oggi, di fatto, già c’è, ma abbattendo quelle barriere che ancora si ergono: vuoi giocare senza tanti pensieri spendendo una cifra ragionevole? Abbiamo la console. Non ti spaventa armeggiare con configurazioni e ottimizzazioni e dalla tua esperienza ludica vuoi trarre il massimo in termini di performance? Fatti un pc Windows. Questo scenario potrebbe, e sottolineo potrebbe, rappresentare la base da cui lanciare una serie di hardware scalabili e/o aggiornabili a piacimento, un po’ come le Steam Machine.

Per concludere, aspetterei a mettere alla berlina Microsoft per queste scelte. Probabilmente sono stati un po’ sibillini nella comunicazione, ma dubito che avessero le idee così chiare fin dall’inizio del mandato di Nadella e Spencer. Una cosa però è certa: l’attuale situazione di mercato che vede Microsoft arrancare dietro a Sony necessita di una risposta decisa e strutturata. Probabilmente non saranno in grado di recuperare quote in questa generazione e di conseguenza stanno gettando le basi per una rivoluzione che, semmai ci sarà, darà i frutti solo fra qualche anno. Bisogna piuttosto ritenersi soddisfatti da queste evoluzioni poiché sono la massima espressione della concorrenza di cui l’utente, cioè noi, ne è il principale beneficiario.

Non ci resta che attendere gli sviluppi di questo scenario, nella speranza che prevalga il buon senso sui facili campanilismi dei fanboy che, come evidenziano i fatti, si sono talmente estremizzati da germogliare persino all’interno della stessa famiglia.