Il 23 Novembre 2013 la serie fantascientifica Doctor Who ha festeggiato il suo 50° anniversario, mantenendo a tutti gli effetti il titolo di “serie più longeva della TV generalista”. Dopo 26 anni di ininterrotta programmazione, dal 1963 al 1989, e 7 interpreti del Dottore lo show venne interrotto per molteplici cause; nel 1996 ci fu un tentativo di ripresa con il film per la TV (spesso viene sottotitolato dai fan “The Enemy Within”) con Paul McGann nel ruolo dell’8° Dottore. Si trattava di un pilota, collaborazione tra BBC e l’americana Fox, per cercare di riesumare la serie e al tempo stesso andando avanti con la storia, tuttavia non ottenne un grandissimo successo e il progetto venne accantonato.

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Gli 8 Dottori della ormai chiamata “Serie Classica”

 

Nel 2005 la serie ha ripreso la programmazione ordinaria, grazie alla direzione di Russel T. Davies e con Christopher Eccleston come 9° Dottore. Siamo nel 2015 ormai e dopo già altri 4 Dottori si sono aggiunti alla lista (contando anche John Hurt come War Doctor nello speciale del 50° “The Day of the Doctor”) l’ultimo arrivato, Peter Capaldi, ha portato la serie contemporanea ad una svolta che probabilmente la maggior parte dei fan non si aspettava. Qualcosa è cambiato? Si, la domanda è lecita quanto è positiva la risposta. Dal 2005 al 2013 gli interpreti del protagonista sono stati tutti piuttosto giovani, il che ha portato la serie a delle novità come i sentimentalismi tra il Dottore e la compagna di viaggio, ultimamente sempre e costantemente femminile. Di conseguenza, ciò ha portato l’avvicinamento del “pubblico sbagliato” alla serie, ovvero quella purtroppo abbondante fetta di fan che guardano la serie soltanto per la bellezza e gioventù dell’attore protagonista, più precisamente con David Tennant (10° Dottore) e Matt Smith (11° Dottore).
Prima che comincino a volare gli insulti, vorrei precisare che una ricerca da parte mia c’è stata e subito dopo c’è stato principalmente il mio osservare quasi ogni giorno, sia fuori che nella rete, questo fenomeno dalle dimensioni nazionali. Si, è brutto da dire ma vedere che un buon numero di pubblico abbandona Doctor Who non appena il Dottore si rigenera soltanto perché non soddisfa le loro pretese fascinose non fa altro che affermare la tesi.

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Con l’arrivo di Capaldi sin dalla prima sua puntata, “Deep Breath”, i produttori e Steven Moffat (scrittore e showrunner della serie dal 2010) hanno voluto mettere in chiaro le cose. Innanzitutto prendendo un attore non giovane: lui aveva 56 anni, ovvero la stessa età di William Hartnell (il primo Dottore) quando cominciò nel lontano 1963. Hanno fatto la cosa migliore, per quanto mi riguarda; sicuramente è stato un bello scossone per coloro convinti che un Dottore vecchio sia ormai soltanto una cosa del passato legata alla serie classica. Il discorso che il Dottore fa a Clara (Jenna Coleman) sul finale dell’episodio è anche rivolto ai fan: “Ho vissuto più di 2000 anni e non tutti sono stati anni buoni. Ho commesso degli errori ed è ora che io faccia qualcosa a riguardo: Clara, io non sono il tuo ragazzo” proprio per intendere che il Dottore ha un ruolo importante e col peso dell’universo sulle spalle non deve impicciarsi sentimentalmente con delle umane. Ed è anche vero che lui è un alieno, in fin dei conti. Hanno fatto la cosa migliore a puntare ad un Dottore diverso da quelli che abbiamo visto finora, se ci fosse stato un altro interprete giovane ci sarebbe stato un paragone facile con il predecessore. Già con Matt Smith è successa la cosa per molto tempo e ancora oggi molti continuano a metterlo a confronto con David Tennant, ma è inutile perché sono 2 personaggi diversi tra loro. Sin dai suoi albori Doctor Who è stata sinonimo di cambiamento ed è nostro dovere accettarli, che ci piacciano o meno.
Si, la scorsa stagione non è stata brillante ed è un peccato, dato che ha segnato l’esordio del nuovo Dottore. La serie ha iniziato a tendere verso un’atmosfera più dark, con la nona stagione ancora di più, presentandoci un protagonista più riflessivo e intellettuale dei precedenti che tuttavia conserva ancora quel suo lato giovanile nonostante l’aspetto scorbutico e cinico. Si differenzia di netto rispetto ai giovanili e charming precedenti: un personaggio condizionato dall’esperienza, ancora più degli altri. Tuttavia c’è da aggiungere che la scorsa stagione non era prevista essere per Capaldi: doveva originariamente essere la stagione finale di Matt Smith. Immaginate dunque che confusione può essere stata modificare gli script per riadattarli ad un Dottore ex-novo. Non stupisce, quindi, che sia venuta così incasinata. Un altro aspetto è che dall’anno scorso, i ritmi delle puntate sono diventati più lenti. Gli episodi non sono più frenetici come una volta, puntando ad intrattenere in maniera diversa rispetto a corri-alieni-spara-navette. Bisogna impegnarcisi mentalmente, in alcuni episodi sopratutto, per poter cogliere appieno il senso di determinati aspetti.
Con la nuova stagione c’è stato un cambio di puntamento di pubblico: inizialmente la serie classica era diretta solo ai bambini, ma andando avanti hanno modificato i contenuti, puntando ad un pubblico più cresciuto. Con la serie contemporanea c’è un cambio simile: se fino a 2 anni fa le puntate erano dirette ad un pubblico giovane, dall’anno scorso la maturità dei contenuti ha innalzato il livello del tutto, puntando ad un pubblico ancora più cresciuto.

Un dettaglio fondamentale che stanno imponendo sempre di più e che vogliono inculcare nelle teste dell’audience è che non esiste o Serie Classica o Serie contemporanea. Esiste un’unica serie televisiva: Doctor Who. Nelle puntate in onda in questo periodo ci sono molteplici riferimenti agli episodi con i vecchi Dottori e mi dispiace molto notare che in molti non li colgono nemmeno, solo perché non hanno visto altro che gli episodi dal 2005 in poi. Un ulteriore avvicinamento alla serie classica può essere rappresentato dai ritmi più lenti sopra-citati. Se guardate al giorno d’oggi, le puntate con i primi Dottori erano molto, ma molto lente; questo perché il montaggio non era molto all’avanguardia all’epoca e pressoché ogni scena era come ripresa in tempi reali. Con l’avanzare delle stagioni il montaggio migliora, con l’aggiunta di effetti e computer grafica negli ultimi anni, ma stiamo comunque parlando di un prodotto realizzato in modo diverso rispetto al giorno d’oggi.

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Doctor Who, per cui, deve cominciare ad essere guardata con un occhio diverso da come l’abbiamo vista finora, un occhio più paziente e riflessivo. Il cambiamento consiste anche in questo. Accettate le novità, non snobbatele paragonando qua e là. Cogliete il nuovo modo d’intrattenimento che la serie ci sta offrendo e, last but not least, date una possibilità ai nuovi interpreti del Dottore, perché che vi piaccia o meno, si tratta sempre dello stesso personaggio che abbiamo ammirato fino ad oggi.
Chissà se la serie arriverà al traguardo dei 100 anni. Sarebbe davvero bello potervi assistere.