Non si tratta certo di avere chissà quale gusto o sensibilità se si tiene in considerazione il comparto sonoro di un videogioco nella sua valutazione. In questo filone (lungo la bellezza di due articoli) di “Clappy Dice” analizzeremo le migliori colonne sonore dei videogiochi.

Senza spendere troppe parole su come il pathos, l’emozionarsi o, comunque, il vivere in prima persona le scene del gioco a cui assistiamo, sia pesantemente influenzato dal background musicale, si deve porre l’accento su come la musica in sé, quindi il brano singolo decontestualizzato, resti comunque un’opera d’arte.

Ciò che troverete in questa lista, oltre a rispecchiare i pareri personali dell’autore dell’articolo, è una lista delle migliori colonne sonore appartenute ad un videogioco uscito tra il 2006 e oggi.
Non si tratta dunque di una classifica, non saranno presenti enumerazioni, medaglieri o vincitori, perché si tratta di generi fra loro molto diversi. Se si dovesse stilare una classifica, una “top X”, andrebbe fatta quantomeno fra i diversi brani di una stessa opera, tenendo presente come vengono utilizzati, la qualità generale e la loro composizione.

Questa lista, inoltre, prende in esame titoli usciti dal 2006 in avanti, in modo tale da comprendere tutti quei titoli console, ma anche PC, perché no, usciti nella scorsa generazione. La classifica perciò riguarda il videogioco che possiamo definire “moderno” senza dover comprendere titoli di generazioni precedenti, raggruppati in un categoria nota come “retrogaming”.

In questa lista, dunque, non saranno presenti i singoli brani ma, per l’appunto, le intere soundtrack di un titolo o addirittura brand. Il criterio di selezione adottato è piuttosto semplice e, come già anticipato, assolutamente soggettivo e personale. Infatti, sono state selezionate quelle colonne sonore in grado di resistere al di fuori del contesto del gaming, come se le si prendesse in esame in qualità di opere a sé stanti, quasi come fossero un qualsiasi album di un gruppo musicale. Il vero valore artistico, a mio avviso, di una soundtrack, risiede proprio nel fatto che questa possa risultare bella all’ascolto senza che svolga la mera funzione di supporto, o peggio, che si tratti di semplice sottofondo per il gameplay. Possono esistere brani che funzionano solo se abbinati alla cutscene o, addirittura, solo se abbinati con una particolare sequenza di gameplay.
Ecco perché, reputo che questi giochi abbiano la migliore colonna sonora.


Bastion

Rilasciato il 16 agosto 2011, Bastion è il perfetto candidato per questa particolare lista assieme a suo “figlio” Transistor, sviluppato dallo stesso team e uscito il 20 maggio 2014.

Tuttavia, fa decisamente più presa la colonna sonora del primo capitolo sviluppato da Supergiant Games. Per fornire un’infarinatura di base a coloro non conoscessero il titolo, si tratta di un GDR d’azione in grafica isometrica in cui il protagonista usa una varietà di armi e skills per farsi strada fra dungeon molto ispirati.
Salta subito all’orecchio quanto Bastion tenga al comparto sonoro e di come la colonna sonora tenda ad assumere toni fortemente steampunk, donando un’identità solida fin da subito.
L’identità di questa soundtrack sta nel fatto che sono presenti quasi sempre un misto di strumenti acustici e strumenti elettronici, che rendono un perfetto feeling folk-steampunk. Fanno da protagonisti la chitarra acustica e il sitar misti a percussioni sia naturali, con bongo o batteria oppure ottenute tramite software, chitarre elettriche e bassi.

Là dove è presente, la parte vocale funziona egregiamente e regala brani del calibro di Build That Wall. Non dilunghiamoci ulteriormente, passiamo in rassegna gli altri titoli.


Brütal Legend

Tim Schafer ha lasciato la sua impronta in molti titoli. Spesso il suo nome invoglia molti giocatori all’acquisto del nuovo gioco che porta il suo nome, lo stesso nome che apparve dietro giochi storici del calibro di Grim Fandango, Day of the Tentacle, Psychonauts o il più recente Broken Age.

Uniamo l’immaginario dell’heavy metal classico e le creatività di Schafer per ottenere Brütal Legend, l’hack and slash classe 2009 ibridato con lo strategico. Un gioco metal con un personaggio metal, creato sulla base, e doppiato, del mitico Jack Black, noto per aver recitato in contesti simili. (non si dimentica School of Rock, I Love Radio Rock e Tenacious D: The Pick of Destiny) Una colonna sonora metal in un mondo metal.
La musica non può che essere ispirata ai grandi pezzi del metal classico (si intende l’heavy metal suonato dai gruppi storici, prima degli sperimentalismi tipici degli anni ’90, anni in cui emerse il NU Metal che fu fra i primi a introdurre nuove sonorità in un genere che si rivelerà, nel futuro, fra i più versatili. Basti pensare alle innovazioni che portarono gruppi come i System of a Down o i KorN, giusto per citare due esempi). Poco da dire, il richiamo all’epoca d’oro, dove i musicisti possedevano folte capigliature ricce e piene di boccoli, è fortissimo. Ogni brano esprime tutta la personalità del titolo e ci fa capire subito perché il gioco si chiami Brütal Legend. Passiamo ai prossimi.


Crypt of the Necrodancer

Probabilmente chi fra voi non bazzica nell’ambiente indie non conoscerà questo titolo risalente al 2015. Il semplice motivo per cui Crypt of the Necrodancer rientra in questa lista sta nel fatto che l’intero gioco è basato sulla propria colonna sonora. Dovendo fondarsi su questo elemento, di certo non poteva essere trascurato il comparto sonoro ricoprente un ruolo così fondamentale.
La colonna sonora scritta da Danny Baranowsky è totalmente techno per un gioco, anch’esso, in salsa techno-discoteca.

Il titolo può essere riconducibile ad un dungeon crawler-rhythm game con elementi rogue-like. Tralasciando questo scioglilingua di generi (che, per inciso, si sposano perfettamente ma non è questa la giusta sede per un commento approfondito sull’economia del gioco o su una recensione dello stesso), vi basta tener conto che il giocatore deve superare i diversi piani dei dungeon a ritmo di musica. Ad ogni piano corrisponde un brano, un’ambientazione e dei nemici specifici che si muovono a ritmo di quel brano ma non disperate, un sistema molto simile ad un metronomo vi aiuterà a mantenere il ritmo.

La soundtrack varia, come già detto, da piano a piano: se nei primi tre piani (la prima “trance”, la prima “sezione”) abbiamo tre brani techno-dance classici, nei successivi tre troveremo brani con uno stile e contaminazioni diverse che variano dal funk allo swing, per poi arrivare a brani, in livelli sempre più inferiori del dungeon, che si rifanno al rock ’n roll o al blues.

Ogni mini-boss ha la sua musica personale: uno scheletro andrà affrontato a ritmo death metal, un altro boss con sembianze di polpo a tema blues, un altro boss ancora addirittura a ritmo di Konga!

Una notevole e ricca varietà viene garantita dalla terza sezione, dove, a seconda delle mattonelle su cui cammineremo, la canzone di sottofondo cambierà arrangiamento, ovvero, mantiene le stesse note ma cambia l’esecuzione.
Il picco massimo della varietà della soundtrack incredibile di questo titolo consiste nelle parti vocali, che si attiveranno soltanto in prossimità dei mercanti i quali, appunto, faranno sentire la loro voce sovrapposta al brano corrente. Di sicuro vale la pena l’ascolto almeno una volta.


DOOM

Qui posso tranquillamente lasciar parlare la musica. Non esiste soundtrack che dia più adrenalina di questa.

C’è da specificare che si tiene in considerazione il DOOM uscito un anno fa, nel 2016, in cui figurano interi brani in cui esiste la sola parte vocale che, per come è stata distorta e per i dialoghi, lascia scorrere copiosi i brividi lungo la schiena, così come il pezzo più brutale dell’intero gioco: Rip and Tear. Questo genere di colonna sonora è un vero e proprio fenomeno, che tutt’oggi imperversa nei commenti sotto ai video di YouTube, dove gli utenti si abbandonano a commenti particolarmente fantasiosi riguardo l’effettiva potenza ed energia che la soundtrack comunica.

Questi brani particolarmente forti sono affiancati da altri più “ambient” o che giocano di più sulla parte digitale. Come abbiamo visto per Bastion, anche qui assistiamo alla coesistenza di strumenti e software, anche se in questo caso i suoni degli strumenti risultano decisamente distorti e sporchi. Queste sonorità rendono perfettamente il tipo di gioco in cui sono inserite: un gioco adrenalinico, truculento e brutale, un gioco in cui non è il giocatore ad essere intrappolato in una stanza con i demoni ma sono i demoni ad essere intrappolati in una stanza con il giocatore.


Bloodborne

Come avete notato, non ho ancora inserito opere sonore da orchestra. Questo perché nel panorama moderno ne esistono molteplici e trovarne una che si distinguesse dalla palude sterminata di questo genere di OST è difficile. Infatti più un genere si arricchisce di produzioni, più risulta difficile mantenere una propria identità, un proprio stile, una propria idea.

Non risulta difficile, però, conoscere il nome di Bloodborne. Così come è stato per DOOM, titolo molto conosciuto e popolare, non mi dilungherò nello spiegare in cosa consiste il titolo e a quale genere appartiene per ovvi motivi.

Dal punto di vista musicale, basta pensare che all’opera decadente di Dark Souls si aggiunge una componente ancora più cupa. Il gioco può quasi essere classificato horror e le colonne sonore riflettono perfettamente questa idea, sembrando quasi degli inni ad una qualche entità mostruosa oppure l’arrivo o l’evocazione di un orrore. Non a caso, sia per l’arte in generale ma anche per la musica, Bloodborne viene ricordato fra i videogiochi che traggono maggiore ispirazione ai racconti e i romanzi dello scrittore americano di Providence H. P. Lovecraft.

Così come fa il gioco, vi sono brani che rispecchiano la parte gotica/vittoriana del titolo e altri che riflettono appieno quella parte più arcana, ancestrale e cosmica del titolo. Entrambe le parti della colonna sonora sono un vero e proprio pezzo d’arte, meritevoli dell’ascolto. Fra tutte emergono i brani riprodotti durante la bossfight con Father Gascoigne, la Cleric Beast e la Moon Presence o addirittura l’agghiacciante Ninna nanna di Mergo. Altro gioco del 2015, con un comparto sonoro incredibile.


The Witcher 3

Detesto ripetermi ma The Witcher 3 merita rispetto sotto molteplici punti di vista. Sembra quasi ridondante riproporlo ancora una volta ma la qualità, come si suol dire, paga.

Non pare necessario, anche qui, dilungarsi in cosa consista il gioco, dato che si tratta di uno dei titoli più premiati e apprezzati degli ultimi anni.

The Witcher 3 presenta, a monte del lavoro, musicisti specializzati in musica folk con veri strumenti che sembrano provenire da un’altra epoca. La parola d’ordine per la soundtrack è, dunque: autenticità.
Sono stati coinvolti i Percival e molti altri come Rober Jaworski, un vero e proprio musicista a tutto tondo, parte del gruppo folk Zwiolak. La produzione sonora, come potrete intuire, ha ricevuto notevole attenzione ma c’è di più: parte della colonna sonora è addirittura improvvisata. Il team si è ritrovato per qualche giorno in studio per molto tempo e, avendo a disposizione praticamente tutto il giorno, ha prodotto dei pezzi notevoli dando sfogo alla loro creatività. Sicuramente, tali pezzi si sono inseriti perfettamente nell’opera finale.

Il risultato finale è di ineccepibile bellezza: il sonoro rende perfettamente possibile l’immedesimazione ed è piacevole da ascoltare. L’accuratezza, sia nell’esecuzione sia nella scrittura, ha dato i suoi frutti e ha permesso di confezionare una delle colonne sonore più belle degli ultimi anni. Ennesimo titolo figlio del 2015 che ha saputo regalare notevoli soddisfazioni alle orecchie del sottoscritto.


Red Dead Redemption

Non poteva mancare ovviamente la magnifica soundtrack di Red Dead Redemption composta principalmente da Bill Elm e Woody Jackson, con la partecipazione di altri incredibili compositori quali José Gonzàlez, Jamie Lidell, Ashtar Command e William Elliot Whitmore.

Rockstar non ha badato a spese per quanto riguarda il comparto sonoro di questo titolo. I brani ci riportano alla mente quelle immagini del vecchio west anche grazie all’uso di strumenti tipici del panorama americano di metà XIX secolo, prevalentemente a fiato come armoniche e percussioni come tamburi e tamburelli. Il tratto musicale ricorda moltissimo, e per ovvie ragioni aggiungerei, il cinema western hollywoodiano che ha contribuito a far rimanere quelle sonorità nell’immaginario comune facendoceli associare a quel particolare periodo storico. Un soundtrack degna di Ennio Morricone, in parole povere.
Inoltre i brani presentano parti vocali molto interessanti: l’echeggiare incessante di voci in sottofondo possono ricordare dei canti messicani o, per quanto riguarda la parte strumentale, lo scrosciare periodico e ritmato di un tamburello ricorda molto il suono dei serpenti a sonagli.
Insomma, nulla all’interno del gioco è lasciato al caso, nemmeno le minime particolarità nelle varie tracce.


Undertale

C’è poco da dire, Undertale è fra i titoli che non si meritano il fandom che posseggono. Inutile girarci attorno, si tratta di un ambiente che si consiglia caldamente di evitare, soprattutto per le fanart… sconvenienti. Il punto è che Undertale stesso, uscito nel 2015, è stato creato da un’unica persona, un musicista, che ha saputo veicolare perfettamente le emozioni sia attraverso i dialoghi sia, soprattutto, attraverso i brani.

Siamo davanti ad un’opera con brani molto diversi, realizzati sia con mezzi digitali, sia da strumenti ma che non sempre si fondono assieme e talvolta rimangono separati (vedere Megalovania, la più popolare canzone della colonna sonora ma non la migliore, a mio avviso, che possiede chitarra elettrica e suoni elettronici in contrapposizione con Home, realizzata interamente con la chitarra acustica).
Figurano come strumenti pianoforte, chitarra acustica, strumenti a fiato e chi più ne ha più ne metta. Laddove interviene il digitale, il feeling risulta deliziosamente retrò, portando alla memoria molti giochi a 8, 16 e 64 bit.
Alcune volte si pensa di aver a che fare con un gioco Nintendo, talmente è ispirata la musica: non è da escludere che l’autore abbia ricevuto alcune influenze dalla casa nipponica in questione o comunque dal mondo dei videogiochi orientali, soprattuto per quanto riguarda gli incontri casuali  con i vari mostri.
Ciò che viene subito all’orecchio è che spesso i vari strumenti elettronici usati da Toby Fox vengono usati proprio in sostituzione a strumenti reali: alcuni ricoprono il ruolo della batteria, altri del basso e così via.

Si passa da brani come Ruins in cui il piano fa da padrone a canzoni decisamente più atipiche come il tema di Napstablook, o il suo remix Dummy, realizzato con strumenti elettronici ma a ritmo di swing, che inevitabilmente portano il giocatore più sensibile a tenere il tempo.

Ciò che è di veramente grande dietro questa soundtrack è che mantiene uno schema che viene ripreso più volte: sequenze di note vengono riprese in diversi brani delineando una fortissima identità. Addirittura molti brani risultano un rimaneggiamento di altri mentre altri ancora risultano a sé stanti ma comunque molto efficaci. Spider Dance, Bonetrousle, Death by Glamour, Hearthache, Asgore’s Theme o Undyne’s Theme risultano fra le più efficaci ma anche i brani che ascolteremo a Snowdin o nelle altre aree saranno veramente toccanti, più fra tutte la canzone che verrà riprodotta all’epilogo.


Che conclusioni possiamo trarre (a parte il fatto che il 2015 si è rivelato essere un anno più che notevole per i videogiochi)? Raccontateci della vostra esperienza con le colonne sonore o commentate con la vostra colonna sonora preferita!

Un ringraziamento speciale al collega Lorenzo De Marco per aver offerto un contributo nella stesura dell’editoriale