Poter dare un parere obiettivo su The Town of Light è decisamente un compito arduo. Ognuno di voi, quando avrà di fronte a sè il titolo, si ritroverà a fronteggiare sentimenti e sensazioni diverse, stimolate da ricordi ed empatia verso il personaggio.

Il mio viaggio all’interno di The Town of Light e l’istituto di Volterra ha un sapore più profondo e meno superficiale di quel che può apparire, conoscendo il posto, avendo visitato il luogo protagonista di tutto ciò. L’esperienza è davvero difficile da descrivere e riviverla attraverso gli occhi di Renèe lascia decisamente senza fiato.

Partiamo dal principio per riuscire a spiegare cosa rende speciale questo titolo, ovvero la cruda realtà. Nell’ambito videoludico l’immaginario la fa da padrone, portando sui nostri PC e Console titoli fortemente ispirati ad avvenimenti o da autori che ci fanno dono della propria fantasia. Non è questo il caso. L’avventura che vivremo è reale più che mai, il manicomio di Volterra non è un’invenzione dell’autore e del team LKA, la straziante storia che vivremo è solo una delle tante che sono state raccontate e vissute all’interno di quelle mura isolate nel verde toscano. Renèe è il solo vincolo immaginario che fa da narratore a storie di vita spezzate, tormentate.

Il punto saldo del racconto è l‘ex ospedale psichiatrico di Volterra, nato nel 1887 nella zona di Borgo San Lorenzo, dove si trova tutt’ora completamente abbandonato e scalfito dalle intemperie, dalla natura che lo circonda. L’istituto cominciò ad ospitare i cosiddetti malati di mente, arrivando in pochi anni a superare il centinaio. Quello che va tenuto presente in ogni momento di questo speciale, entrando nel cuore del gioco, è il periodo storico di cui stiamo parlando. La medicina ha fatto passi da gigante abolendo pratiche che all’interno della struttura erano all’ordine del giorno. Per capire a fondo quanto questo “edificio” sia stato rinomato nella cronaca, basti pensare la propria organizzazione, tanto da diventare una vera e propria città, con panifici, lavanderie ed una propria moneta. Gli ospiti di Volterra non sempre erano dei veri e propri casi “da curare”, ma venivano considerati tali anche a causa di patologie come la depressione o la sola ideologia politica controcorrente.

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Con questo piccolo cenno storico, adesso inoltriamoci in The Town of Light. La trama si svilupperà capitolo per capitolo, lasciando inizialmente largo spazio all’ambientazione. Inizieremo il nostro viaggio in prima persona dall’esterno della struttura nelle condizioni attuali in cui versa. Raggiunto l’edificio principale inizierà la storia. Renée attraversando i corridoi, guardando le mura che l’hanno ospitata anni prima, ci racconterà quello che per lei ha rappresentato vivere la sua tenera età. Il racconto si farà sempre più straziante, dovuto dalla prospettiva con cui viene visto, attraverso gli occhi di una ragazzina, non consapevole di cosa Volterra e la sua struttura celasse.

Il primo impatto forte con la dolcezza, in mezzo al buio della narrazione, si ha con il ritrovamento di Charlotte, la bambola, l’unica vera amica. Questo incontro si tramuta in una stretta al cuore, grazie alle parole di Renée, al suo voler ancora proteggere e tenere al caldo e comoda la compagna di questa triste avventura, tenendola con cura tra le mani, intravedendo anche le piccole e fragili dita, dalle unghie smaltate consumate dal tempo e dalla paura.

Visitando l’ospedale psichiatrico riaffioreranno continuamente ricordi che andranno a completare la trama completa, le memorie di Renèe e la sua cartella clinica. Ma in questo gioco non è solo la ragazzina ad essere la voce di un passato che ha marchiato indelebilmente la cura di pazienti difficili. Troveremo stralci di documenti di altri pazienti che hanno vissuto lo stesso trattamento: solitudine, dolore, abbandono. Inoltre molti oggetti sono stati disseminati nelle varie location per rafforzare l’immagine di ciò che accadeva nelle rispettive stanze; scopriremo forbici, attrezzi chirurgici e macchinari.

Un altro degli aspetti che rendono il tutto più suggestivo è la ricreazione, permettetemi il termine, maniacale, dell’interno e dell’esterno. I murales, dipinti, poster e piani di evacuazione sono fedelmente riproposti sulle fragili mura. I graffiti che decorano lo stabile sono ancora visibili a Volterra, testimoni della prigionia. Perchè non solo le bravate dei ragazzini hanno scalfito il cemento. Gli ospiti, uno in particolare, descrivevano il loro umore con segni e scritte usando la cinghia della propria camicia contenitiva, variando da vere e proprie richieste di aiuto a deliri.

La versione Beta che abbiamo potuto provare ci ha lasciato un sensazione di sconforto, angoscia e oppressione, raramente vissuti con altri titoli. Il lavoro fatto dal team LKA è straordinario nel lasciare un messaggio forte e chiaro all’utente finale, veicolandolo attraverso emozioni che non ci abbandoneranno una volta chiusa la finestra di gioco. L’ambientazione e la definizione dei dettagli è molto accurata, non lasciando niente al caso, rendendo il tutto molto più speciale e coinvolgente.

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Quello che abbiamo provato non è esente da piccoli problemi, in alcune occasioni è stato necessario riavviare il capitolo per completare uno stralcio di storia ed in alcuni momenti la fluidità lasciava un po’ a desiderare. Resta fermo il punto che si tratta di una build provvisoria, di cui siamo sicuri che saranno apportate le dovute modifiche e rettifiche prima del lancio che ricordiamo avverrà il 26 febbraio di questo mese.

Mi sento di dire che The Town of Light è un gioco assolutamente da provare, forte della sua veridicità e immedesimazione nel personaggio. Non aspettatevi un gioco dalle meccaniche di gameplay complesse o con una difficoltà di risoluzione della storyline. Affronterete un viaggio intenso e profondo, in passati che hanno segnato delle vite ed hanno mostrato il peggio della cura medica, nonché l’abbandono nella peggior prigione; se stessi. Quindi il mio consiglio è di lasciarvi guidare in questo cupo racconto di un destino di una dolce ragazzina, dove scoprirete molto su quel che è stato e di quanto le emozioni non muoiono mai di fronte al dolore, lasciando sempre aperto il cuore verso la speranza che in fondo ad ogni storia ci sia un po’ di luce.

Nell’attesa del rilascio ufficiale il 26 febbraio 2016 per PC, vi consiglio di leggere il Diario di Renèe all’interno del sito ufficiale. Buona lettura!