Lo scorso autunno abbiamo potuto ammirare Westworld, la nuova serie sci-fi targata HBO. Se desiderate, potrete trovare la nostra recensione cliccando qui. Con molta probabilità anche voi avrete provato a consigliarla ad un amico, del resto una serie di questo calibro merita molta più attenzione di quella riscontrata. Se la risposta che ci è stata data, forse anche più volte, è “Ma cos’è? Jurassic Park?” non c’è da stupirsi. Come è apparso nei titoli di testa del pilota, la serie televisiva è basata (solo come idea di partenza) da un film del 1973 intitolato “Il Mondo Dei Robot” (in originale Westworld) scritto e diretto da Michael Crichton. In un parco futuristico, attrazioni robotiche sono a disposizione dei visitatori ma ad un certo punto qualcosa va storto e i robot impazziscono. Sì, potrà sembrare simil-Jurassic Park ma è scritto e diretto da Michael Crichton. E chi è Michael Crichton? Lo scrittore di Jurassic Park, per l’appunto! Quest’uomo è fissato con i parchi.

Durante il corso della serie più volte c’è stato il desiderio da parte mia di guardare il film (ndr.). Tuttavia c’era la possibilità che avrebbe potuto guastare la visione degli episodi futuri. Fortunatamente la serie prende il film solo come idea di partenza. Non c’è quindi il rischio di imbattersi in eventuali spoiler. Dato quindi il più che soddisfacente esito e l’attesa fino al 2018 per la seconda stagione, tornare alle origini è un buon metodo per ingannare il tempo.
Alla sua uscita nel 1973 il film riscosse un buon successo di pubblico e critica, tanto da diventare un cult. Tuttavia Michael Crichton si prese una pausa anche per via della parziale insoddisfazione delle reazioni del pubblico. Risate dove non ci dovevano essere, tensione dove non avrebbe dovuto riscontrarsi, sono bastati a non far dirigere a lui il sequel. Sì, perché nel 1976 uscì “Futureworld – 2000 Anni nel Futuro” (Futureworld), seguito diretto del film sempre con Yul Brynner nel cast come il pistolero e nel 1980 una mini-serie tv in 5 episodi intitolata “Alle Soglie Del Futuro” (Beyond Westworld). Non ebbero ovviamente il successo del capostipite, tant’è che quest’ultima è stata cancellata addirittura dopo solo 3 episodi trasmessi.
Andiamo tuttavia a rispolverare l’originale Westworld, come tutto ebbe inizio.

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Peter e John, i protagonisti visitatori del parco

In un futuro rappresentato dal 2000, l’ultima frontiera è Delos, un enorme parco a tema diviso in tre aree ciascuna con una propria “identità”: Westernlandia (Westworld… che belle le traduzioni italiane dei film anni ’70), Romamunda (Roman World) e Medio Evo. Ognuno è popolato da dei robot totalmente somiglianti ad un essere umano e programmati per essere semplicemente degli svaghi. Queste attrazioni sono a disposizioni dei turisti i quali pagano ben 1000 dollari al giorno, non esattamente alla portata di tutti, diciamo. Il tutto ovviamente sotto osservazione dei sorveglianti e tecnici adibiti alla riparazione e reset del parco. I protagonisti del film, attraverso cui vediamo più precisamente determinati aspetti delle attrazioni, sono interpretati da Richard Benjamin e James Brolin; il padre di Josh Brolin! Non hanno una chissà quale caratterizzazione o approfondimento, anzi sono piuttosto generici come personaggi. Forse giusto John (James Brolin) è un po’ più ingenuo rispetto al suo amico e stenta a credere che tutto sia una finzione. Non è sullo stesso piano di William (Jimmi Simpson) della serie odierna, perché è più un comportamento ingenuo da “Ma posso veramente farlo?!“, un po’ innocente contrariamente alla spavalderia del suo amico Peter (Richard Benjamin).

L’icona del film però è e rimane Yul Brynner, nel ruolo del robot pistolero. A quanto pare i suoi abiti di scena sono gli stessi che lui ha utilizzato anni prima nel film I Magnifici Sette, di cui era protagonista. Nemmeno questo è un personaggio approfondito, ma ci si ricorda di lui per lo stesso motivo per cui ci si ricorda di altre icone del tempo. Il suo è un ruolo da antagonista, se vogliamo considerarlo tale, data sopratutto l’ultima parte del film in cui insegue Peter per ucciderlo. Un personaggio quasi enigmatico, dato che capiamo le sue intenzioni senza nemmeno che lui proferisca parola. Sicuramente è stato modello d’ispirazione per l’Uomo in Nero nella serie odierna interpretato da Ed Harris, sia nel ruolo sia nel modo di vestire, pur rimanendo due personaggi totalmente diversi.

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Il pistolero rimane il personaggio più memorabile del film anche per la sua natura robotica

Ad un certo punto del film qualcosa va storto. Ovviamente. Qualcosa causa il guasto delle centraline dei robot in tutti i parchi di Delos e inizia così un massacro che provocherà un buon numero di vittime. A seguito di questo infatti abbiamo la scena più memorabile del film e la ragione della memorabilità del pistolero di Yul Brynner. Il suo malfunzionamento provoca l’ostilità verso John (che ci rimane secco) e Peter, che viene inseguito dal robot per tutta la parte finale del film con l’intento di ucciderlo. Un po’ come Predator, sostanzialmente: è diventato un personaggio iconico per il suo tortuoso scontro finale contro Arnold Schwarzenegger. Anzi, i confronti finali dei due film non sono nemmeno così lontani: nel film, Arnold si camuffa con del fango freddo per sfuggire al rilevatore termico dell’alieno; similmente, Peter si avvicina inconsciamente ad una torcia accesa provocando confusione con la visione termica del robot. Citazioni? Può essere, anche perché Il mondo dei Robot è uscito prima, ma il caso di Predator ha avuto assai più successo perché la visione termica dell’alieno è usata sin dall’inizio, mentre il pistolero solo alla fine ricorre a tale risorsa. In sua difesa, la visuale in pixel in prima persona del pistolero che vediamo poche scene prima dona a Il Mondo Dei Robot il merito di essere uno dei primi film ad utilizzare effetti visivi in CGI.

Tuttavia il problema sta alla base: si tratta di un film del 1973. Ovviamente non può essere guardato come guardiamo determinati film oggigiorno e non dobbiamo aspettarci epicità da questo film. Si, è diventato un cult, ma purtroppo col tempo è invecchiato male. Certe scene sono ancora ad effetto, ma purtroppo molte situazioni non riescono ad essere prese seriamente e la musica presente nelle scene western non è d’aiuto. All’epoca forse si, ma l’aura generale del film è piuttosto superficiale. Il budget a disposizione del film era pure piuttosto scarso quindi sono stati molto bravi a realizzare un film con tali proporzioni, costumi e scenografie senza i soldi da kolossal cinematografico.
Problemi di trama ce ne sono, nonostante tutto: assistiamo a questo malfunzionamento dilagante dei robot da parco a parco come un’infezione (si tratta di uno dei primi casi mediatici in cui venne utilizzato il termine “virus”), ma non vi viene spiegato cosa ha causato il tutto. Si tratta di un’ingenuità di sceneggiatura dei film di quegli anni, se ne potrebbero fare esempi a bizzeffe. Le reazioni umane dei personaggi sono un altro punto: quando il pistolero uccide John, Peter resta a fissarlo per un attimo e poi si da’ alla fuga. Era pur sempre suo amico, una reazione più tragica (anche in piccola misura) sarebbe stata d’aiuto. Certo, sta comunque allo spettatore come prendere determinate cose sopra citate.

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In conclusione, per quegli spettatori che la serie targata HBO ha appassionato, andare a riscoprire come tutto è nato è pur sempre piacevole. Non si tratta di un brutto film: Il Mondo Dei Robot è semplicemente un film cult che purtroppo il tempo ha reso meno bello rispetto alla data di uscita. Conserva ancora il suo fascino e mistero, ma se gli enigmi che vi hanno tenuto incollati allo schermo sono il vostro motore, mi spiace ma non vi sono situazioni simili. Gli unici personaggi che il film vuole che noi prendiamo in considerazione sono i suddetti. In ogni caso, merita almeno una visione dato che è comunque uno dei capostipiti cinematografici delle macchine che si ribellano all’uomo.

Un ringraziamento particolare a Westworld Italia.