Back In the 90’s…

Dopo gli alti picchi raggiunti con la terza stagione, Bojack Horseman si conferma nuovamente come la perla di Netflix nel suo essere un barlume negli angoli più bui della vita. Non serve sottolineare l’ovvio, l’espediente di donare un aspetto animalesco ai personaggi è la perfetta controparte per l’aspetto più efficace della serie: l’umanitá. Dopo il finale della scorsa stagione, aspettarsi la prima puntata in assenza del protagonista era d’obbligo. Il che è servito come set-up per gli archi narrativi che andranno avanti per tutta la stagione: la candidatura a governatore della California di Mr Peanutbutter, l’insorgere dei dubbi della vita di Diane ecc. Un aspetto negativo di questa stagione rispetto alle precedenti riguarda proprio l’accumulo delle storyline: alcune sono piuttosto carine e interessanti, ma mentre la serie pone i riflettori su quella dello stesso Bojack (la più toccante, tra l’altro), ci sono altre che purtroppo non reggono il confronto. Un esempio è quella di Todd: certo, a differenza delle stagioni precedenti, stavolta riesce ad andare fino in fondo e a creare un business, ma a livello di personaggio la sua evoluzione non è la più stuzzicante.

Per quanto riguarda Bojack, dopo la distruzione del suo personaggio in seguito agli eventi della terza stagione, culminando con un tentato suicidio in seguito alla morte di Sarah Lynn, questa stagione vede una ricostruzione dalle radici. Letteralmente. La sequenza iniziale del secondo episodio (perla della stagione insieme al penultimo) è di una malinconia struggente, specie con la canzone A Horse With No Name riadattata per l’occasione.

Sin dalla seconda stagione abbiamo avuto un ritratto poco piacevole della madre di Bojack, Beatrice, ma ancora non avevamo avuto una panoramica sul suo passato. Il suo ritorno come personaggio avrebbe dovuto sin da subito suggerircelo, ma la serie ha preferito prima porci i puntini per poi unirli tutti nell’episodio 12. In pieno stile Animali Notturni scopriamo che è proprio per influenze familiari che lei è diventata la cinica donna che la serie ci ha sempre mostrato. Proprio come Amy Adams nel film, Beatrice è diventata un’ombra del suo genitore, crescendo insoddisfatta della sua vita a seguito di un’illusione giovanile. Gioventù bruciata, come si suol dire, metafora rappresentata da un bambolotto dalla effige equina e unica ancora che lega la vecchia Beatrice ad una vita che non c’è più.

La tematica della famiglia è al centro dell’arco narrativo di Bojack anche per via dell’introduzione della diciassettenne Hollyhock. Diversamente da quanto ci si poteva aspettare, si tratta di un personaggio che non rivedremo nelle prossime stagioni, in quanto il suo arco narrativo si è concluso con l’ultimo episodio e con un plot twist piuttisto carino. Se l’avessero davvero resa la figlia di Bojack sarebbe stato piuttosto “cliché”, cosa che invece hanno evitato pur mantenendo l’espediente della corrispondenza del DNA. Il penultimo episodio, oltre quindi ad essere un gigantesto pugno nello stomaco, rappresenta il culmine dell’arco narrativo familiare di Bojack. Ora sappiamo davvero come sono andate le cose e non possiamo provare che compassione per Bojack, Hollyhock e da un lato anche per Beatrice.

In opposizione, l’arco narrativo di Princess Carolyne si focalizza sulla distruzione del suo personaggio. Il fallimento come agente e come fidanzata a causa della sua “sterilità”, causando la rottura col suo partner. E nel suo momento peggiore l’episodio ci dona un altro schiaffo in faccia, con un’espediente narrativo che va a richiamare una particolare puntata di How I Met Your Mother. A fine stagione sembra che sia lei, sia Bojack si stiano rimettendo sulla retta via per tornare “alla normalità”, con l’inizio dei lavori di una nuova serie televisiva. La cosa può risultare piuttosto interessante, che può scaturire in un nuovo inizio con la prossima stagione.
Tutt’altro discorso, però, si deve fare con l’arco narrativo di Mr Peanutbutter. Come parte la stagione, anche la sua stoyline sembra partire con le più grandi intenzioni con la sua candidatura a governatore della California (mica pizza e fichi), contro Coodchuck Woodchuck, il quale sembra avere più possibilità rispetto al labrador. Il problema è che quest’ambizione va scemando con lo scorrere degli episodi, fino a mettere Mr Peanutbutter quasi nel dimenticatoio verso la fine della stagione. Il tutto poi va a scaturire in episodi piuttosto evitabili come quello dello sprofondamento nel sottosuolo, il cui unico scopo è quello di far crollare psicologicamente Diane (ma senza vuotare il sacco al 100%) e introdurre Jessica Biel come avversaria alla candidatura. Non si può dire che Mr Peanutbutter compia un’evoluzione particolare, se non all’ultimo episodio quando Diane non riesce più a reggere il carico e confessa che non ce la fa più a sopportare il matrimonio, dopo qualche foreshadowing nei precedenti episodi.

In conclusione, si tratta di una stagione molto particolare di Bojack Horseman, in cui la storyline più interessante è affiancata da altre un po’ meno, ma questo non va a minare l’alto livello qualitativo e tematico che ha contraddistinto da anni questa serie. Come nella scorsa stagione, ci sono ben due episodi che si elevano al di sopra degli altri e ciò, naturalmente, ci rende bramosi di una nuova stagione in cui probabilmente molte cose cambieranno.