In corrispondenza con l’america, come ormai da tradizione per la piattaforma, è uscita la nuova serie televisiva firmata Marvel Netflix “The Defenders“. Si tratta effettivamente del primo crossover televisivo per la casa dei fumetti, perché tutte le altre serie prodotte (Agents of S.H.I.E.L.D., Agent Carter e il prossimo Inhumans) sono di per sé degli spin-off. Stavolta invece hanno fatto la stessa operazione che abbiamo già visto al cinema. Hanno dedicato una serie a ciascun personaggio per poi realizzare il crossover dove tutti si uniscono per affrontare una minaccia comune. Sono comunque serie ambientate nel Marvel Cinematic Universe, ma possiamo azzardarci a dire che si è andato a creare un microverso del piccolo schermo.

La vicenda vede protagonisti i quattro eroi introdotti finora con le rispettive serie (le due stagioni di Daredevil, Jessica Jones, Luke Cage e Iron Fist). Ciascuno di loro ci viene presentato come lo avevamo lasciato e ci viene ricordato che ognuno è in primis un essere umano, con la propria vita e i propri problemi da affrontare. Una peculiarità che è stata apprezzata, infatti, è la volontà di mostrare situazioni con i piedi per terra, più realistiche in confronto alle controparti cinematografiche. New York è un campo di guerra, in ognuno dei vari distretti mostrati finora ci sono minacce molto più contenute rispetto a invasori alieni, stregoni da altri piani dimensionali ecc. E questo va a riflettersi sugli antagonisti. Finora ognuno ha affrontato un avversario potente sul piano sociale, offrendoci performance assai buone come quella di Vincent D’Onofrio come Kingpin o David Tennant come Killgrave. Anche stavolta dietro alle redini abbiamo un personaggio potente, Alexandra interpretata da un’incantante Sigourney Weaver la quale va ad aggiungersi ai due sopra citati. The Defenders non rappresenta un punto d’incontro solo per i quattro eroi, ma anche per le organizzazioni che abbiamo visto in Daredevil e Iron Fist, ossia la Mano e il K’un-Lun. Alexandra ha sotto la sua ala Madame Gao e altri personaggi con cui intende spazzare via New York. Il ritratto del suo personaggio viene offerto allo spettatore pezzo dopo pezzo sin dal primo episodio, anziché aspettare gli episodi inoltrati della serie per mostrarci il suo vero aspetto. Sublime è la scena al secondo episodio del suo ascolto di un brano classico eseguito da un quartetto d’archi. Un ritratto del genere però è indice di un problema che la serie non ha avuto il fegato di riparare, cadendo nel cliché e nella conseguente frustrazione.

[INIZIO SPOILER]

Dopo un ritratto simile del personaggio di Alexandra, è normale aspettarsi molto da lei. Il suo piano, in concomitanza col suo passato, sembra suggerire che la serie abbia in serbo qualcosa di grosso per lei. Si tratta inoltre dell’unico tra i potenti 4 della Mano che abbia davvero portato a termine qualcosa con l’aver riportato in vita Electra come Black Sky e l’averla usata per rapire Iron Fist. Un bel personaggio che però nemmeno abbiamo il tempo di inquadrare al 100% perché la serie decide di farla fuori in modo davvero vergognoso che nemmeno Killgrave nel finale di Jessica Jones, facendola uccidere da Electra a 3 puntate dalla fine, senza nemmeno dopo aver dato il via alla parte finale del piano. E ci sono rimasto male da fan di Sigoruney Waver [ndr.]

[FINE SPOILER]

Parlando invece dei protagonisti veri e propri, la serie si prende il suo tempo per far sì che i personaggi si incontrino e sopratutto sono degli eroi che fanno tutto ciò a discapito dei propri interessi personali. Ognuno seguiva un determinato “caso” prima di trovarsi costretti a combattere contro la Mano. Matt Murdock (Charlie Cox) e Jessica Jones (Krysten Ritter) non se la cavano male e hanno un’intesa che scaturisce anche in momenti piuttosto d’intrattenimento. Luke Cage (Mike Colter) è stato sfruttato come potevano: una critica che la sua serie ha ricevuto spesso è stata quella di cadere in momenti di film di serie B per l’assurdità di determinate scene. Stavolta cose del genere non sono così ovvie, ma ciò è dovuto anche alla particolarità del suo potere che fa in modo di cadere facilmente in situazioni simili. L’anello debole rimane Danny Rand (Finn Jones). Il suo personaggio è stato gestito in maniera migliore rispetto alla sua serie originale, ma tra i 4 è quello che ha convinto meno, nonostante funzioni discretamente in alcune scene. Un altro problema di The Defenders risiede nel fatto che nonostante ciò, Iron Fist rappresenta un tassello fondamentale nel piano degli antagonisti. Anche quest’ultimo non è un piano rivoluzionario, perché in fin dei conti questa scelta serve principalmente per mettere sotto i riflettori tutti quanti i protagonisti della serie, ma lascia un po’ inquieti e con un “Ah, ok…” in piena faccia allo spettatore.
Particolarmente gradevole la scelta di utilizzare filtri diversi corrispondenti al personaggio protagonista della scena, cosa che ha aiutato a rendere il tutto un po’ più fumettistico offrendo anche alcune scelte di inquadratura in modo da ottenere risultati somiglianti a delle vignette.

Tirando le somme, The Defenders è una serie che fa il suo dovere. Promossa? Sì, ma non è priva di difetti, molti dei quali però non sono dovuti al fatto che sono solo 8 puntate (anziché le consuete 13) e nemmeno per il fatto che occorreva tenere i riflettori puntati sui 4 protagonisti, ma bensì sono tutti derivanti da scelte discutibili nella sceneggiatura e che si potevano tranquillamente evitare. Ciò nonostante si riprende dai cali di Luke Cage e Iron Fist, cosa di cui i fan avevano bisogno. Come da tradizione per la Marvel, vi consigliamo di restare anche dopo i titoli di coda del finale.