Dopo aver portato la nuova companion Bill (Pearl Mackie) nel futuro, come da rito ora è il turno del passato. Come avevamo potuto vedere già dal trailer e da diverse foto, questa puntata è ambientata nella londra del 1814 sull’ultima fiera sul Tamigi congelato, evento realmente esistito a constatare il fatto che nonostante Doctor Who sia una serie di fantascienza, è bello che ci informi su fatti realmente accaduti. Una cosa che forse i fan della serie contemporanea non sanno è che spesso ci sono state delle puntate e serial nella serie classica e negli audiodrama della Big Finish Production puramente a livello storico. Niente mostri, niente eventi fissi che sono in realtà opera di alieni. Ne sono un esempio Black Orchid col 5° Dottore (Peter Davison), Other Lives con l’8° (Paul McGann) o The Fires of Vulcan con il 7° (Sylvester McCoy). Quest’ultima è un audiodrama puramente storico ambientato nelle ultime ore di Pompei prima dell’eruzione, uscita anni prima dell’omonima puntata col 10° Dottore (David Tennant) e non c’è nessun alieno a causare l’eruzione, tutto si basa sull’impossibilità di fuggire dall’imminente eruzione perché il TARDIS è stato seppellito da una valanga di macerie. Qui infatti il forte degli audiodrama: suscitare nella mente dell’ascoltatore domande come “Oddio! Come diavolo faranno ora?” e senza il finale buonista della puntata con Tennant.

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Tornando a noi, la puntata (che stranamente riprende il nome dell’audiodrama “Thin Ice“, a sua volta realizzazione di una storia mai prodotta con il 7° Dottore) ha una prima parte molto gradevole, con il Dottore (Peter Capaldi) e Bill che visitano la fiera sul ghiaccio. Il ritmo è molto stabile, rendendo le varie scene assai piacevoli da assistere. Il tutto ricorda alla lontana l’inizio della puntata The Rings of Akhaten con l’11° Dottore (Matt Smith), ma stavolta sembra essere Bill a trascinare il Signore del Tempo in mezzo alle varie attrazioni. Se c’è infatti un pregio (uno dei tanti) da attribuire alla nuova arrivata è la spiccata vitalità e ciò si nota sopratutto in questa prima parte. Più avanti, invece hanno dovuta metterla di fronte ad altre 2 facce del Dottore: davanti alla morte degli altri, ormai lui ha 2000 anni e giustamente si è desensibilizzato, e d’innanzi ad uno dei suoi potenti discorsi. Pearl Mackie con sole 3 puntate è stata in grado di darci un quadro preciso del suo personaggio in molte sfaccettature. Ciò per forza di cose: questa sarà l’unica stagione in cui la vedremo perciò non c’è tutto il tempo, ma va bene così.
Peter Capaldi continua a mostrarci il suo Dottore più vissuto, con più esperienza. Ormai riveste il ruolo molto più a suo agio e sarà davvero triste dovergli dire addio nello speciale natalizio di quest’anno. In questa puntata ci ha regalato un altro dei suoi discorsi da stamparsi sulle magliette, al pro del fatto che questa è un’incarnazione molto più matura con l’età e l’esperienza, ma ogni tanto un pugno in faccia ci vuole.

Il “monster of the week” stavolta non è al centro della vicenda. Un po’ come per la puntata “Meat” della seconda stagione di Torchwood, la creatura aliena è sfruttata da qualcun’altro per i propri scopi. Non c’è infatti una chissà quale identificazione della creatura: si trova semplicemente sulla terra come tante altre. Il pericolo infatti è rappresentato dallo stesso Lord Sutcliffe (Nicholas Burns) che intende sfruttare le ripercussioni che avrebbe Londra tramite la creatura. Lui non vene nemmeno approfondito più di tanto semplicemente perché non c’è bisogno: non ha altro scopo che fare soldi, un parassita se vogliamo.
Non si tratta comunque di un episodio di Doctor Who perfetto: se la scorsa 10×02 “Smile” aveva un concept che si faceva man mano più interessante ma con un finale un po’ affrettato, stavolta nella parte finale si sente un qualcosa di trascinato, come se l’episodio avesse arrancato per arrivare a quel punto. Si potrebbe dire che un episodio del genere era tranquillamente evitabile? Diciamo di si, in fin dei conti però con una storia più interessante si sarebbe salvato. Essendo poi la Londra vittoriana sarebbe stato carino ripescare la paternoster gang. Tra l’altro, la stessa ubicazione, l’ultima fiera sul Tamigi gelato del 1814, è un riferimento a River Song, la quale ha avuto un appuntamento lì con l’11° Dottore (Matt Smith).
Una puntata di transizione, che ha solidificato il rapporto tra il 12° Dottore e la nuova companion.
Staremo a vedere cosa ci riserverà la prossima puntata “Knock Knock” con lo special guest David Suchet nel cast. Per quei pochi che non sapessero chi è dico solo Poirot. [ndr.]