Occorre fare una premessa, prima di parlare di The Last Jedi. Che lo desideriamo o meno, che ci piaccia o meno, esistono due realtà: oggettiva e soggettiva. Le cose di tutti i giorni ci arrivano e noi ne rispondiamo in modo diverso a seconda del fatto che riusciamo a scindere l’esistenza di una realtà oggettiva e soggettiva o meno. Questo ovviamente include il cinema. Oggettivamente un film come Suicide Squad ha innumerevoli difetti (scritto male, montato peggio, utilizzo della colonna sonora imbarazzante ecc.) e, nonostante qualche pregio, è impossibile lodarlo su un livello cinematografico da manuale. Eppure, ad un livello soggettivo, è piaciuto ad una parte del pubblico. Ma nonostante le lodi e gli apprezzamenti da parte di coloro a cui è piaciuto, i difetti sono sempre lì. Se dipingiamo d’oro un mucchio di spazzatura, sempre spazzatura rimane.
Questo preambolo è per precisare che Star Wars – The Last Jedi può anche essere piaciuto a tal punto da essere stato definito “tra i migliori della saga”… ma i suoi difetti rimangono. Non è comunque un film da buttare, ma per ogni cosa positiva ce ne è una negativa. Il che va a posizionare questo film nella media, con qualche picco nella terza parte del film che però non va a migliorare il resto della pellicola.

Chiudiamo subito la questione del titolo: contrariamente alla traduzione ufficiale, The Last Jedi avrebbe dovuto chiamarsi “L’Ultimo Jedi“, al singolare, perché per tutto il film c’è la tematica dell’ultimo, di uccidere il vecchio, di far morire la religione Jedi ecc. Anche perché ritroviamo un Luke Skywalker (Mark Hamill) piuttosto diverso da quello che ci ricordavamo e afflitto da uno scisma interno dovuto al passato che coinvolgeva Ben Solo/Kylo Ren (Adam Driver). Si ipotizzava che fosse diventato uno Jedi Grigio, una figura nata dall’ex universo espanso prima dell’abiura da parte della Disney, ma non si tratta di questo. Hamill ha svolto un bel lavoro, c’è da dirlo. Ma, proprio come Episodio 7, i punti di forza derivano proprio (direttamente o indirettamente) dai personaggi della vecchia trilogia. A proposito, non c’è quel massivo fan service che imperversava ne Il Risveglio della Forza che arrivava a distrarre e irritare dopo mezz’ora. E anzi… probabilmente una scena di fan service (non sono sicuro che si possa chiamare così, visto che in fin dei conti è funzionale all’arco narrativo di Luke, ndr.) salva l’intero film con 2 minuti.

Per quanto riguarda i nuovi personaggi, invece, hanno più o meno problemi a seconda di chi prendiamo in considerazione. Poe Dameron (Oscar Isaac) ha avuto più spazio rispetto al capitolo precedente e risulta il personaggio più riuscito della nuova trinità Rey-Finn-Poe, contrariamente all’ex stormtrooper che purtroppo non ha uno sviluppo e anzi sembra che gli sceneggiatori si siano resi conto di non sapere più cosa farci, affibbiandogli una storyline che rappresenta il punto più basso e inutile di tutto The Last Jedi. Per quanto riguarda Rey (Daisy Ridley), invece, lungo l’arco del film la vediamo percorrere una parabola che poi viene bruscamente interrotta come se nulla fosse successo. Questo a livello spirituale, mentre per quanto riguarda il suo background, le informazioni forniteci non aiutano ad aumentare l’interesse verso di lei.
Per quanto riguarda Ben Solo/Kylo Ren, lo vediamo cambiato… ma non abbastanza. Sì, questo è comunque un episodio di transizione, che di solito in una trilogia corrisponde allo step evolutivo di un personaggio, ma in Episodio IX come minimo dovrà avere un’evoluzione caratteriale ancora più matura, perché per quanto riguarda il ruolo nel film siamo a buon punto.

Luce verde, ragazzi: i Porg non sono i nuovi Ewok

Per quanto la regia di Ryan Johnson non abbia particolari pregi o difetti (senza lode e senza infamia), una cosa che purtroppo non sembrano essere stati in grado di regolare è la gestione dei tempi comici. Sì, in Star Wars ci sono stati sin dalla trilogia originale i momenti con le battutine, ma in The Last Jedi ci sono stati alcuni momenti che hanno spezzato troppo l’atmosfera. C’è da ammetterlo, alcune funzionano e una ha spiazzato tutti per l’imprevedibilità, ma in certi momenti se lo potevano risparmiare.
The Last Jedi, poi, ha il privilegio di essere il film più lungo dell’intera saga. E si sente, sopratutto nei primi 2/3 del film. Se avessero tolto di mezzo buona parte della storyline di Finn, ci saremmo risparmiati anche qualche minuto in più. Il tutto va poi a decollare con un terzo atto in cui il film si ricorda di chiamarsi “Star Wars” e offre un bello spettacolo, pur non privo di momenti in cui si sarebbero lanciati i termosifoni allo schermo.

Che aggiungere d’altro? Senza fare spoiler non molto. Tant’è che stiamo preparando un apposito articolo che analizzerà più nel dettaglio determinate scene e scelte di sceneggiatura. In conclusione, Star Wars Ep. VIII – The Last Jedi è un film che sicuramente farà parlare di sé anche per la direzione tematica che ha intrapreso, che non è un messaggio esattamente positivo nonostante le buone intenzioni. Dopo una seconda visione, alcuni dei difetti trovati nella prima sono andati scemando (perché già ci si sa a cosa si andrà di fronte). Ma nonostante tutti i pregi attribuibili a questo film e un buon terzo atto, i difetti non sono trascurabili e questo va ad inficiare il voto. Soggettivamente potrà anche esserlo, ma oggettivamente non è il migliore capitolo della saga.