Dopo il successone riscosso dal primo film era inevitabile che il team più stravagante dei Marvel Studios sarebbe tornato sul grande schermo con un secondo capitolo. E non solo perché durante i titoli di coda c’era la scritta “I Guardiani della Galassia torneranno“!  La scommessa, come per ogni sequel, è quella di riuscire a fare un film che possa essere ai livelli, se non migliore, del precedente. Come sappiamo nel corso degli anni la maggior parte dei seguiti sono peggiori, più insipidi e poveri rispetto ai capostipiti. Ci sono delle eccezioni, ovviamente, ma obbiettivamente la situazione è la suddetta. Com’è, quindi, questo Guardiani Della Galassia Vol. 2? Non è all’altezza del suo predecessore, ma non è nemmeno un brutto seguito. Si trova semplicemente sotto al primo e si propone con una linea narrativa diversa.

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Mentre Guardiani della Galassia aveva una trama che girava intorno ad un McGuffin rappresentato dalla gemma dell’infinito, collegandosi quindi al resto del ciclo del Marvel Cinematic Universe, stavolta il film si concentra prevalentemente sullo sviluppo dei personaggi. Non c’è alcuna gemma a fare da ponte con gli altri film, infatti questo sembra quasi un film a sé stante, slegato dal contesto MCU. Per un espediente narrativo, i personaggi vengono separati in due gruppi e ciò consente l’approfondimento di ciascuno. Rocket (doppiato da Bradley Cooper) e Yondu (Michael Rooker) in particolare vengono messi sullo stesso piano  e veniamo a conoscenza del passato del secondo e ciò va ad influire sulle scelte che lui ha compiuto nel primo film. Allo stesso tempo viene esplorato il rapporto tra Gamora (Zoe Saldana) e sua sorella Nebula (Karen Gillan) viene approfondito, scoprendo le sofferenze che la seconda ha dovuto subire da parte dell’altra e di Thanos. Quest’ultimo non viene minimamente mostrato ma si presume che Nebula avrà un ruolo di rilievo in Avengers: Infinity War per la sua volontà di vendicarsi.
Paradossalmente, il personaggio che viene approfondito meno è lo stesso Peter Quill/Star-Lord (Chris Pratt), sin dai trailer sappiamo che ci sarebbe stata una scoperta del suo rapporto con il padre. Ciò ha fatto sì che la trama passasse in secondo piano. Infatti questo film non ha una trama corposa, ma è anche vero che per l’intento mostrato nemmeno ce ne era troppo bisogno. Se guardiamo indietro, anche il primo Guardiani Della Galassia non aveva una chissà quale trama: impedire che la gemma dell’infinito finisca nelle mani di Ronan l’accusatore. Fine. Non era di certo il suo punto forte.

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Rocket (Bradley Cooper) e Yondu (Michael Rooker) in una delle sequenze più memorabili del film

Senza fare spoiler, la questione villain: non è una novità che un difetto comune dei film Marvel Studios sia l’assenza di un antagonista ben scritto e degno di questo nome. Sopratutto nei film che servono ad introdurre i nuovi eroi, i villain sono semplicemente sullo sfondo, in modo da non rubare la scena ai protagonisti. Captain America, Ant-Man, lo stesso Guardiani Della Galassia, Doctor Strange sono solo alcuni esempi. Stavolta il villain non è male. Non è nulla di fantasmagorico ma allo stesso tempo non è trattato come un outsider e le sue motivazioni, considerando la sua natura, ci possono stare. Se, poi, fosse stato interpretato da un altro attore, magari anche meno capace, il tutto sarebbe risultato molto meno sostanzioso. Riguardano lui, infatti, alcuni plot twist che avvengono nella seconda parte che generano empatia nei confronti di Peter Quill.

La folle regia di James Gunn si fa sentire parecchio. Ne va lodata la sua mano: non c’è una scena in cui non si capisca cosa stia succedendo: è tutto piuttosto chiaro e ci sono in particolare due sequenze accompagnate dalla musica scelta per l’Awesome Mix Vol. 2 che sono un vero e proprio spettacolo visivo. In entrambe i ritmi, assai diversi essendo due scene di natura diversa, sono trattati con estrema cura e le immagini rimangono impresse nella mente dello spettatore. Lode a Gunn anche per la sua decisione di rimanere anche per dirigere Guardiani Della Galassia Vol. 3: in un’intervista ha dichiarato che non vuole comportarsi come quei registi che fanno due capitoli e poi abbandonano il terzo per poi lamentarsi della decisione. Tra l’altro la serie è già diventata un cult, anche tra chi non è appassionato di fumetti. Il tutto è grazie alla sua gestione del tutto: oltre alla regia, la sceneggiatura (sia del primo che del secondo) è curata da lui ed è molto bello quando tanta dedizione traspare dal creatore (sopratutto dai suoi post della pagina Facebook).

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Draxx (Dave Bautista) e la nuova aggiunta al cast Mantis (Pom Klementieff)

Un piccolo difetto che però occorre appuntare è l’eccessivo uso delle battute. Contrariamente al resto dei film Marvel Studios in cui spesso c’è un umorismo infantile, in Guardiani Della Galassia c’è un umorismo più scurrile, non esattamente adatto ad un pubblico di minori. Ma non è questo il punto: la critica va al fatto che ogni tanto hanno esagerato con le battute basate sulle parolacce.
La colonna sonora dell’Awesome Mix Vol. 2 invece è davvero straordinaria. Pur l’assenza di sprint come Hooked on a Feeling del primo film, stavolta le musiche puntano più sul “Siamo tornati!“. Carina è la canzone Guardians Inferno che si sente durante la parte finale dei titoli di coda con la partecipazione canora di David Hasselhoff, citato un paio di volte e di cui c’è un cameo nel corso del film.

In conclusione, si tratta di un sequel scanzonato ad un film leggermente meno scanzonato. Il punto di forza che aveva il primo era la novità: nessuno sapeva cosa aspettarsi dal film perché erano personaggi conosciuti da una cerchia ristretta di lettori e nemmeno fedelissimi alle controparti cartacee. Anche se la critica lo sta accogliendo piuttosto bene, ci sono anche coloro che sono un po’ più aspri, puntando sul “già visto”. Guardiani Della Galassia Vol. 2 è un buon film che punta su una struttura diversa rispetto al primo e che ha parecchi punti di forza, ma che presenta forse qualche punto debole.

“In questi tempi difficili, ricordate: noi siamo Groot.”