Ieri abbiamo avuto la possibilità di vedere in anteprima il nuovo film Pokémon – Scelgo Te!, ventesimo lungometraggio dedicato al celebre mondo dei Pokémonannunciato il 15 dicembre 2016 e distribuito in Giappone il 15 luglio 2017. La distribuzione del film in Italia è gestita da Nexo Digital, che lo ha porterà nei cinema italiani aderenti all’iniziativa il 5 e il 6 novembre. La lista delle sale in cui sarà proiettato è disponibile sul sito ufficiale.

Pokémon – Scelgo Te! ripropone i punti chiave della prima serie animata: la storia originale di Ash Ketchum di Biancavilla, personaggio che tutti conosciamo fin troppo bene, il suo primo incontro con Pikachu e le vicende che coinvolgono Charmande, Butterfree e gli altri. Il nostro protagonista sarà però accompagnato dai nuovi personaggi: non vediamo più quindi Misty e Brock con Psyduck e Onyx, ma il giovane Allenatore sarà accompagnato da Amina e Sami con i loro Piplup e Lucario nel suo viaggio alla ricerca del leggendario Ho-Oh, dopo averlo visto nello stesso giorno della sua partenza da casa. Nel corso del film fa la sua comparsa anche l’immancabile Team Rocket, che a dir la verità, risulta ininfluente per lo sviluppo degli eventi e fuori luogo nel riproporre la sua classica scenetta comica nel momento del fallimento.

I temi e i messaggi sono affrontati in linea con il target del franchise Pokémon.

Il film si sviluppa in modo semplice e lineare, diretto evidentemente ad un target infantile. I temi affrontati sono proposti con la spensieratezza quasi ingenua tipica del franchise: l’amicizia è la vera forza e il bravo Allenatore è colui che lotta mantenendo vivo e sincero il legame con i propri Pokémon. Inoltre, non mancano certo i momenti di comicità genuina, né i dialoghi archetipali dell’animazione giapponese (meglio conosciuti come “dire a voce alta ciò che sta succedendo”), ma più volte nel corso del lungometraggio vi sono diversi momenti in cui la storia sembra voler fare un passo più in là, alzare l’asticella per rendere il film più godibile anche per le altre fasce d’età pur mantenendolo adatto a un pubblico di bambini. Sembra, infatti. Poi si tira indietro e torna sui propri passi, senza osare nulla di particolarmente nuovo.

Il problema non è tanto “so già come va a finire”, sarebbe da immaturi pensarlo. È un film per ragazzi, non stupiamoci se la conclusione è ovvia fin dal principio. La nota di amarezza va su quei momenti che paiono sprecati, le occasioni mancate. Ash si ritrova in una dimensione onirica, sogna un mondo senza Pokémon, ma più in là non c’è nulla, non c’è un dialogo allo scopo di farci riflettere sulla loro presenza nel mondo. Viene dato uno spunto per pensare “cosa faremmo senza di loro?”, ma è sviluppato a partire da altre premesse, meno interessanti; viene toccato anche il tema della morte, che prova a dare un tocco di maturità, ma anch’esso non è risolto nel migliore dei modi.

L’animazione, la fotografia e la musica sono frutto di un lavoro coi fiocchi.

Nonostante tali caratteristiche —perché no, non sarebbe consono chiamarli difetti, è semplicemente lo stile classico dei Pokémon Movies, che seguono questa linea da quasi vent’anni— la realizzazione artistica è impeccabile. I colori sgargianti e accesi accentuano la spensieratezza e i temi positivi, contrapponendosi alla bassa saturazione momenti più malinconici, il tutto accompagnato da una colonna sonora di musiche avvolgenti.

Manca la spinta, il salto necessario per osare qualcosa di più, pur senza abbandonare lo stile caratteristico.

Vi è solo un’ultima considerazione da fare, sorta spontaneamente durante la visione di questo film: i fan di Pokémon, quelli che hanno iniziato giocando se non a Rosso e Blu almeno ad Argento, Oro e Cristallo, oggi hanno un’età compresa fra i 20 e i 30 anni. Da un lato è giusto quasi doveroso continuare a creare contenuti per le nuove generazioni, avvicinando al mondo dei Pokémon bambini della stessa età di quelli che bambini lo erano 15-20 anni fa. Dall’altro lato c’è una grande porzione di fan che ad un certo punto inizierà a sentirsi abbandonata, stancata tanto dalla ripetitività dei temi proposti e di come sono affrontati, quanto da quella dei personaggi e delle storie proposte. Si sente il bisogno di novità, di una produzione che voglia osare di più.