Il 22 aprile la elefantiaca gestazione de Avengers – Age of Ultron è finita.

La grande macchina dei supereroi di pellicola torna sui grandi schermi diretta e sceneggiata da Joss Whedon, così come per il precedente film. Ma qui il ritmo e la storia si fanno addirittura più avvincenti e coinvolgenti; i personaggi sono ormai noti al grande pubblico e Whedon è libero di far partire il film in corsa già dai primi secondi, dove il team dei Vendicatori è ormai collaudato e affiatato.

Whedon, padre di serie come Buffy l’Ammazzavampiri, Angel e Agents of S.H.I.E.L.D., è esperto nel tratteggiare con dovizia i personaggi e nel far sì che lo spettatore riesca facilmente a creare un legame con loro. I sentimenti sono il fulcro di questo film, l’amore (in tutte le sue sfumature – non di grigio) è il protagonista principale.

Tutto parte quando il genio, miliardario, (ormai non più) playboy, filantropo Tony Stark decide di creare, coadiuvato dall’amico nerd-geek Bruce Banner, un programma di pace per proteggere l’intero mondo da future minacce. Stark, memore delle esperienze e dei mondi altri scoperti durante il primo capitolo della saga, è spinto dalla voglia di difendere l’umanità da quegli eventuali mostri che neanche gli Avengers riuscirebbero forse a sconfiggere.

Il problema viene a crearsi inaspettatamente quando da questo progetto si autogenera Ultron (che nella realtà fumettistica è creato da Henry Pym alias Ant-Man/Giant-Man/Golia/Calabrone), robot pazzoide con grande mente, ma senza cuore, che ha come unico scopo quello di annientare la razza umana.

Il team è dunque costretto a rindossare l’armatura e difendere il mondo, ma piccole crepe sembrano iniziare ad intaccare l’unità del gruppo. Intriganti alleanze si creano  nel corso del film e gli Avengers vengono infine affiancati dai gemelli Maximoff (in arte Quicksilver e Scarlet Witch) e dall’androide Visione.

Avengers: Age of Ultron

 

La lotta si dipana tra combattimenti spettacolari, acrobazie che sembrano balletti, immancabili battute pungenti e ironiche. Gli effetti speciali a tratti stordenti e i frenetici piani sequenza lasciano comunque ampio spazio all’aspetto umano dei nostri supereroi. Dietro l’armatura ci vengono presentati esseri fragili e pieni di paure, ma con la voglia di amare e di lottare per coloro ai quali tengono. Se già con gli altri film Marvel avevamo imparato a conoscere un po’ meglio questo lato di alcuni di loro, qui trovano grande respiro Natasha Romanoff/Vedova Nera, Bruce Banner/Hulk e, a sorpresa, Clint Barton/Occhio di Falco.

Al di là del conflitto villain/supereroe e del topos del rapporto uomo/macchina, Whedon compie qui un ulteriore passo rispetto a The Avengers,  mostrandoci che, nonostante tutto, ciò che spinge l’uomo all’azione è il cuore, proprio quello che manca ad Ultron.

Il montaggio e la sceneggiatura sembrano far volare molto più velocemente i 141 minuti del film, facendoci desiderare di essere già a maggio 2018 per poter gustare la prima parte de “Avengers: Infinity War”.

A cura di:
Eleonora Di Nucci