Sin da quando è iniziata nel lontano 2000 la saga cinematografica dedicata ai mutanti si è saputa distinguere rispetto agli altri cinecomics. Gli X-Men realizzati da Brian Singer, in particolare i primi due, hanno parecchia carne al fuoco oltre a ciò che si vede in superficie: i temi sulla diversità e sul razzismo sembrano purtroppo passare in sordina quando si parla di questi film. Si tratta pur sempre di trasposizioni da materiale fumettistico e quindi il pubblico medio è più propenso a ricercare la spettacolarizzazione piuttosto che gli altri contesti, ma le suddette tematiche non sono da dimenticare. Certo, la strada non è stata sempre in discesa e ci sono state purtroppo delle buche e dossi che hanno gettato fango sulla saga. Tra questi ovviamente troviamo i primi due spin-off dedicati a Wolverine e X-Men 3: Conflitto Finale, però quest’ultimo per quanto non sia riuscito come i precedenti capitoli e sia comunque superiore agli spin-off, aveva pur sempre una visuale sull’accettazione e arrivare addirittura a modificare sé stessi per poter essere visti in maniera “normale” dalla società.

In tutti questi il fattore comune è Hugh Jackman: l’attore ha un ruolo in ognuno dei film usciti finora, sia come parte principale, sia come cameo, ma la sua immagine si è radicata a tal punto nel personaggio che nei fumetti le fattezze del mutante canadese col tempo sono divenute più simili a Jackman. Anche nell’immaginario collettivo Wolverine viene attribuito a lui e viceversa, un po’ come sta succedendo con Robert Downey Jr. e il suo Iron Man.
Dopo ben 8 film (camei compresi), l’attore australiano ha deciso di abbandonare la parte, accettanto di interpretare il personaggio per un ultima volta nel film Logan. Questo terzo spin-off a lui dedicato rappresenta dunque una degna conclusione per Wolverine e una decente uscita di scena per Jackman? Ebbene, sì.

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Parlare di questo film come un cinecomic non è abbastanza. Logan è radicalmente diverso rispetto a tutti gli altri film Marvel/Fox usciti finora. Non si tratta nemmeno di un film sulla figura di Wolverine, ma su Logan stesso. La sopravvivenza in un futuro in cui la presenza dei mutanti non è è più una costante è al centro di tutto: l’anno è il 2029 e per quanto la causa della loro estinzione non ci venga detta nello specifico, una scena in particolare che riguarda Charles Xavier (un Patrick Stewart in ottima forma) aiuta ad illuminare la questione. Quando uscirono i primi trailer rumor volevano che Xavier non fosse che una proiezione mentale di Logan stesso, ma in realtà la situazione è più semplice ma allo stesso tempo più drastica. — SPOLER — Lui in realtà è vivo ed è un personaggio fisico: sappiamo che gli eventi della prima trilogia sono stati alterati da X-Men: Days of Future Past (anche se il successivo Apocalypse non ne tenne così conto), perciò anche se sappiamo che lui è sopravvissuto alla sua morte nel terzo film (scena post-credits), qui è ancora nel suo corpo… ma la sua mente si sta degenerando. Citando il Dr. Zander Rice (Richard E. Grant), “una malattia cerebrale degenerativa nella mente più potente al mondo… un bel mix“.  Questa sua situazione gli provoca delle crisi che vanno ad intaccare telepaticamente tutte le persone in un raggio molto ampio ed è stato questo, stando alle sue parole, ad aver ucciso un alto numero di mutanti (X-Men inclusi) in un incidente avvenuto a Westchester.

Logan ha quindi il compito di badare a lui (insieme a Calibano, un altro mutante interpretato da Stephen Merchant), ma prima ancora deve preoccuparsi della sua salute. Qui entra in gioco l’introspezione: l’immortale sta morendo. Il suo fattore di rigenerazione non funziona più come un tempo a causa dell’adamantio stesso all’interno del suo corpo che lo sta avvelenando. Una lenta e dolorosa strada verso la morte che non può essere evitata: ciò che lo sta uccidendo è anche il suo tratto distintivo. Un film dal tono amaro, in cui la sopravvivenza in una sorta di America distopica è l’obbiettivo primario, senza dimenticare il tentativo di apparire normali. Di fatti nei primi minuti vediamo Logan alle prese con un lavoro (l’autista) con cui guadagna soldi per acquistare le medicine necessarie a Xavier. Si tratta di un mestiere che lo mette a contatto con un gran numero di persone pur mantenendo una sorta di “distacco professionale” necessario a mantenere celata la sua natura di mutante.

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Una menzione d’obbligo va a Dafne Keen. Sarebbe stato facilissimo rendere il personaggio di Laura semplicemente la solita spalla del protagonista e in più irritante essendo un bambino e trasformare così un film del genere in un buddy movie (basti vedere Iron Man 3, ma questa è un’altra storia), ma grazie al cielo non è stato così. Lungo l’arco del film la vediamo in 3 modi diversi: la riservata e muta da inizio film, quando è in preda al berserker e trucida i nemici e poi nella parte finale del film, quando finalmente decide di rivolgere la parola a Logan e dimostrando di essere persino più matura sotto certi aspetti pur avendo quasi il suo stesso carattere. Non è una stata parte facile, considerando poi che in alcune scene è stata in grado di assumere dei toni da badass senza cadere nel ridicolo e così rovinare il film. Considerando in oltre che questo è il suo primo film (nei titoli di testa è specificato “debutto di Dafne Keen“) lei è stata davvero la scelta più azzeccata. Davvero notevole, speriamo di vederla spesso al cinema in futuro.

Ovviamente non è un film esente da difetti, anche se alcuni punti di trama con un minimo di ragionamento si possono risolvere. Un esempio è “Chi è la madre di Laura?“. Nel film sappiamo che questi bambini mutanti sono nati tramite la donazione di geni (seme incluso) e da donne anonime che non hanno la minima rilevanza a livello di trama; Logan ha a che fare con questa situazione per via della scena post credits di X-Men: Apocalypse, in cui la Essex Corp. prelevava i geni di Weapon X. Nell’arco del film non viene mai fatta menzione di Nathaniel Essex (Sinistro) o della sua società, ma gli esperimenti compiuti sui bambini possono avere a che fare con lui. Altrimenti, quando viene spiegato che questi bambini sono nati in vitro tramite la donazione di seme, vediamo Logan fare una faccia strana tipo “Ecco, lo sapevo che non dovevo farlo!“, quindi con lo scopo di fare altri soldi potrebbe aver venduto il suo seme anche se è una scelta piuttosto irresponsabile. Quindi la vera domanda è: ha importanza sapere chi sia la madre di Laura? No. Si tratta sempre di una figura anonima che non porterebbe nulla alla trama dato che lui nemmeno la conosce.
Nemmeno il villain principale ha questa imponente presenza, ma è giustificata: contrariamente da molti altri film, il Dr Zander Rice non viene introdotto fin da subito come un cattivo supremo con una scena in cui mostra tutta la sua spietatezza, anzi! Viene mostrato di nascosto e poco nei filmati realizzati tramite un cellulare, come se il film ci dicesse di non concentrarci su di lui, che non si tratta dell’ennesimo film in cui c’è un cattivo che si oppone al protagonista. Il film vuole che noi ci concentriamo unicamente sulla figura di Logan, riuscendoci in pieno.

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Probabilmente è un giudizio che non a tutti piacerà e che potrebbe essere considerata blasfemia, ma questo film è il corrispettivo del The Dark Knight di Christopher Nolan nei film Marvel/Fox. Come già detto, non si tratta di un altro film di supereroi, il ruolo ricoperto dal film è infatti sulla stessa lunghezza d’onda della pellicola Nolaniana. Va sicuramente data lode al regista e sceneggiatore James Mangold: ha avuto probabilmente un’illuminazione mistica dato che ha diretto il precedente spin-off The Wolverine (da noi arrivato come Wolverine – L’immortale), film dimenticabilissimo che ha aggiunto poco e niente alla saga. In questo caso invece non solo la storia e le atmosfere cambiano radicalmente, ma anche determinate scelte registiche aiutano a far distinguere questo capitolo da tutti gli altri X-Men. Inutile mettersi a paragonare Logan con quelli dei Marvel Studios per ovvie ragioni, ma questo film stravolge le convenzioni dei cinecomic del genere usciti finora.
Sarà difficile raggiungere tali altezze da altri cinecomics, ma non è nemmeno un’impresa impossibile. Vedremo cosa ci riserva il futuro.