Netflix colpisce ancora. Tra le serie che tale piattaforma ha offerto ai suoi consumatori, possiamo notare che non ci sono moltissimi adattamenti di opere preesistenti di qualsiasi genere, che si tratti di film ma anche di libri e fumetti. Questo prodotto ha suscitato l’interesse degli utenti in maniera particolare per via del suo passato nel cinema: stiamo ovviamente parlando di Lemony Snicket – Una Serie di Sfortunati Eventi, che sin dal suo annuncio è riuscita a far parlare di sé. Dopo il rinvio (doveva uscire originariamente nel 2016), abbiamo potuto finalmente assistere alle disavventure dei fratelli Baudelaire. Ecco a cosa ne pensiamo.

Inevitabilmente, il paragone con il film del 2004 sorge sin dal primo episodio, anche se non dovrebbe andare fatto. Si tratta di due trasposizioni differenti e andrebbero viste singolarmente per ciò che sono, ma purtroppo, come più volte nella storia, i confronti con le opere originali vengono fatti fin troppo spesso. Mentre il film copriva i primi 3 libri della serie di libri alterando l’ordine cronologico del primo e andando ad annullare sottotrame assai interessanti, la serie televisiva si propone di rappresentare gli eventi in maniera più dettagliata. Così facendo, la prima stagione è composta da 8 episodi di cui 2 per volta coprono uno dei romanzi, andando a trasporre i primi 4 sotto la regia di Barry Sonnenfeld (per chi non l’avesse mai sentito, ha fatto diretto film iconici per la nostra gioventù quali Man In Black, Wild Wild West e la Famiglia Addams), il quale era anche produttore del film del 2004, mentre la sceneggiatura è stata curata dallo stesso Daniel Handler, il vero nome di Lemony Snicket.

La scelta di un libro per ogni 2 episodi è stata buona per quanto riguarda lo sfruttamento del format seriale e la fedeltà verso l’opera originale. La presenza dell’autore alla sceneggiatura è un punto di forza non spesso sfruttato nel mondo dei film/serie tv: essendo loro stessi i creatori, sanno meglio di chiunque altro che atmosfera dare al prodotto. Per il ruolo intrapreso dall’autore, ossia quello di narratore onnisciente e saggio intento a spiegare diversi elementi del racconto, si è optato per una tecnica meta-narrativa. Lemony Snicket infatti ha il volto di Patrick Warburton ed è inserito all’interno delle vicende con tecniche di montaggio o green screen molto carine, andando anche a inserirlo in un contesto molto più vicino alla situazione degli orfani Baudelaire anziché come membro totalmente esterno. La cosa purtroppo non è del tutto positiva. Capita che gli interventi di Lemony Snicket spezzino il ritmo della scena o la tensione, andando a guastare la visione in quei casi. La situazione tuttavia si ribalta sulla questione Conte Olaf. Ad interpretarlo è Neil Patrick Harris, ai più conosciuto per il suo ruolo in How I Met Your Mother. Si tratta di uno degli attori più bravi di questa generazioni e più volte è stato dimostrato non soltanto nei ruoli attoriali, ma sfortunatamente guardando la serie non sembrava di guardare Neil interpretare Olaf, quanto Barney Stinson interpretare Olaf. C’è molto, ovviamente, del carattere di Neil dietro a Barney, ma sembra che sia un ruolo che gli sia rimasto addosso fino a tal punto. Forse gli sceneggiatori hanno pensato proprio ad Harris durante la scrittura di Olaf nella serie televisiva. Nel corso degli episodi, purtroppo, la presenza del Conte Olaf non viene enfatizzata a dovere per via della regia. Il ribaltamento sopracitato riguarda proprio questo: Lemony Snicket ruba la scena ad Olaf e più volte viene voglia di vedere presto un suo nuovo intervento.

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Per quanto riguarda i tre protagonisti, non sono stati colpiti dalla maledizione odierna dell’essere insopportabili per via della giovane età. Hanno svolto il loro dovere, ma non sono all’altezza degli interpreti nel film del 2004. Un caso curioso vuole che Malina Weissman, l’attrice che interpreta Violet Baudelaire, abbia qualche tratto somigliante con Emily Browning, l’allora interprete della ragazza nel film.
L’atmosfera dark comedy viene mantenuta, mostrando un’attenzione maniacale ai dettagli nella serie anche se al di là della sigla iniziale (scelta particolarmente gradevole quella di modificarla per ogni libro trasposto), non possiamo dire di giovare di una colonna sonora memorabile. Sicuramente gli spettatori che hanno già letto i romanzi potranno godere di più del prodotto: resta una serie non indirizzata a coloro che da giovani hanno letto i libri e ora sono cresciuti, bensì come una riproposizione dell’opera originale. Vengono mantenute le sotto-trame (totalmente assenti nel film) in aggiunta alla trama orizzontale degli orfani Baudelaire, il che rende tutto più intrigante. Moltissime cose sono state lasciate in sospeso naturalmente in attesa della prossima stagione, tra l’identità di certi personaggi, il simbolo oculare e il cannocchiale; inoltre ad eccezione delle ultime 2 puntate, questa prima stagione è caratterizzata dal “già visto” a causa del film. Era un passo obbligatorio e necessario da fare, ma dalla prossima stagione sarà tutto “nuovo”.

In conclusione, Lemony Snicket – Una Serie di Sfortunati Eventi è l’ennesimo colpo di Netflix. Otto puntate in cui con tutta calma assisteremo alle disavventure degli orfani Baudelaire intenti a sfuggire alle grinfie di Barney Stin del Conte Olaf. Non vi sono ovviamente misteri e interrogativi ai livelli di Westworld, ma comunque almeno una visione se la merita in ogni caso.
L’operazione di salvataggio di Netflix ha portato un altro franchise sotto la sua ala.

 

Un ringraziamento speciale alla pagina Una Serie Di Sfortunati Eventi – Netflix