Destiny 2 è indubbiamente uno dei titoli, se non il titolo, più atteso di questo 2017; dopo il reveal-streaming di Los Angeles, l’utenza si è divisa in due, due gruppi con posizioni abbastanza differenti: i primi ritengono che Destiny 2 segni un miglioramento, seppur mantenendo gli elementi tipici del primo, i secondi ritengono che sia troppo simile a Destiny, quasi fosse una sorta di espansione.
Dove si trova la verità? Non sta a me giudicare, tuttavia da questa due visioni può scaturire una riflessione riguardo le sfide che esistono nel realizzare il sequel di un titolo di grande successo.

Il secondo capitolo della saga di Destiny, vi ricordiamo che la serie dovrebbe attestarsi come trilogia, rappresenta una grande sfida per Bungie, la quale deve replicare o addirittura superare il successo del primo capitolo, cercando di soddisfare sia gli utenti fedeli sia i nuovi giocatori, in particolare coloro intenzionati ad acquistare il titolo su PC.
Come ha reagito l’utenza al primissimo gameplay di Destiny 2? Come dicevo in apertura, alcuni sono rimasti colpiti dagli elementi di novità, apprezzando contemporaneamente l’atmosfera familiare: Destiny 2 è chiaramente un Destiny in sintesi, ciò soddisfa coloro che volevano appunto vedere un seguito e non una rivoluzione.
Altri invece, facendo proprio perno sulle somiglianze, ritengono che Bungie sia rimasta troppo ferma, non abbia voluto o potuto osare di più, portando la serie su nuovi lidi più originali.
Questa posizione, che potremmo definire quanto meno insoddisfatta se non addirittura apertamente critica, a volte però porta ad un esito piuttosto strano: quando si interrogano coloro che ritengono che Destiny 2 sia un “copia-incolla” del primo riguardo cosa avrebbero voluto vedere, le risposte risultano piuttosto evasive, genericamente replicano invocando novità e simili.

Come possiamo spiegare una reazione del genere? La spiegazione più semplice chiama in ballo un diffuso fenomeno psicologico legato al desiderio di qualcosa di diverso.
Quando viene annunciato un sequel, che si tratti di un videogioco o di un film, gli appassionati cominciano spesso a volare con la fantasia, sperando nell’introduzione di elementi nuovi che andrebbero a soddisfare i propri gusti.
Nel momento in cui viene svelato l’oggetto del contendere, in questo caso appunto Destiny 2, queste speranze vengono magari disilluse: ciò provoca sconforto, delusione e persino rabbia. Insomma il soggetto va a perdere lucidità, una analisi “logica” diventa davvero difficile, lasciando spazio quindi a emozioni più negative che influenzano l’intero giudizio.
Questo atteggiamento è da condannare? Naturalmente no, ognuno è libero di trarre le proprie conclusioni in base ai propri pensieri ed emozioni, tuttavia spesso si generano conflitti anche piuttosto forti in quanto, alcuni utenti insoddisfatti, si fanno portavoce di una specie di consapevolezza maggiore, come se solo loro avessero realmente aperto gli occhi.
Va segnalato come alcuni invece riescano a mantenere una posizione logica, seppur insoddisfatta, senza quindi cadere nella trappola dell’ipercriticismo.

Bungie quindi come si muove in questo terreno così difficile? A mio parere, la compagnia di Seattle ha deciso di percorrere la strada della coerenza, Destiny 2 è coerente nei confronti del suo predecessore: riprende gli elementi cardine con alcune doverose aggiunte (per fare un esempio, la dinamica dei dungeon che è totalmente assente in Destiny 1).
In che senso Destiny 2 risulta coerente? Pensiamo all’universo di gioco e alla possibile introduzione di una nuova classe oltre al Cacciatore,Titano e Stregone. Alcuni utenti sono rimasti profondamente delusi dal fatto che non sia stata annunciata una quarta classe, tuttavia la scelta di Bungie si basa appunto sulla coerenza: tutto l’universo di Destiny, soprattutto a livello di lore, si basa sulla presenza di tre classi (pensiamo ai tre mentori dell’Avanguardia per fare un esempio); non avrebbe avuto molto senso lanciare così dal nulla una nuova tipologia di guardiano solo per puntare sull’effetto novità.
La stessa cosa vale per i nemici: proporre da zero una nuova specie avversaria era ovviamente possibile, ma ancora una volta poco coerente con l’universo di gioco.

Concludo la mia analisi con un’ultima riflessione riguardo il concetto di trilogia.
Le trilogie, di solito, si articolano in questo modo:

  • Primo capitolo: introduzione dei personaggi, creazione dell’universo, basi della trama.
  • Secondo capitolo: stravolgimento, proseguimento della trama con gli elementi dell’universo creati nel predecessore.
  • Terzo capitolo: gran finale, la trama arriva ad una conclusione.

Destiny 2 ha quindi il compito di portare avanti gli elementi del precursore, sia a livello di trama sia a livello di gameplay, migliorando quanto è stato fatto in precedenza. Lo stravolgimento si ha soprattutto a livello di trama, cosa presente in D2, senza però snaturare l’anima del titolo.

Voi siete rimasti soddisfatti da Destiny 2? Vi aspettavate qualcosa di diverso?